18 giugno 2014

Bafoulabe the band - Kankouran Ba


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Bafoulabe è un luogo geografico e mitico al tempo stesso. A Bafoulabé - vicino Kayes, in Mali - il fiume Bafing, che viene dalla Guinea ed è anche chiamato il fiume nero, si incontra con il Bakoy, il fiume bianco, e insieme formano il fiume Senegal, che sfocia nell’Atlantico dopo aver percorso più di 1700 km tra le terre aride del Sahel. Pur unite nello stesso corso, le acque del Bafing e del Bakoy restano separate per diversi chilometri, mantenendo il loro differente colore.

Ma Bafoulabé è anche un luogo magico ove sono ambientate antiche storie, uno spazio simbolico che rappresenta l’incontro fecondo tra soggetti diversi. I griot raccontano che fu a Bafoulabe che un’avvenente e giovane ragazza, recandosi al fiume per riempire d’acqua la sua calabassa, incontrò Mali Sadio, l’ippopotamo nero dalle zampe bianche. Ciò accadde molto, molto tempo fa, in un tempo che più che alla storia appartiene al mito. Nonostante i due non potessero comunicare a parole, fra loro nacque un’amicizia intensa e indissolubile, fino a quando un cacciatore innamorato e geloso uccise l’ippopotamo rivale. Qualcuno racconta che quel cacciatore fosse di pelle chiara, ma probabilmente ai tempi di quegli accadimenti gli europei non si erano ancora spinti cosi dentro all’Africa. La storia è una delle più antiche della tradizione manden, tanto che in alcune versioni l’ippopotamo rinacque successivamente come lo stesso Soundjata, il re dei re che nel XIII° secolo riunì i popoli manden in un unico grande impero.

Bafoulabe simboleggia quindi l’incontro tra persone e culture diverse, all’inizio difficile, ma che con il tempo ricompensa generosamente chi ha coltivato un sincero interesse. Quell'incontro è accaduto più volte, e qui se ne presenta uno dei molti frutti.

Il gruppo dei Bafoulabé è un progetto meticcio, nel quale le radici dell’antica cultura orale mandinga e sussu dell’Africa occidentale si incontrano e si intrecciano con le modalità espressive della nuova musica popolare del nord del mondo, che si nutre di rock, di elettronica, di musica afro-americana e dei suoni globali del rap e del reggae che riempiono l’aria nei ghetti di Londra e Parigi.


Artefice e direttore ideale del progetto è Alessandro Ciaccini, personalità poliedrica e originale, ascoltatore accanito e osservatore sensibile di ogni fenomeno musicale associato alla modernità, ideatore di progetti che lo resero alchimista della scena musicale elettronica durante gli anni novanta e, più recentemente, appassionato e studioso della musica del continente africano, con un interesse specifico e quasi maniacale per la tradizione musicale mandinga e le sue evoluzioni contemporanee.

Alessandro lavora già da qualche anno con l’artista senegalese Madya Diebate, virtuoso della kora – l’arpa mandinga a ventuno corde – autore dei brani e degli arrangiamenti del gruppo dei Bafoulabé assieme al guineiano Naby “Economie” Camara, maestro dell’antico xilofono denominato balafon. Madya è un mandinka della Casamance – la regione del Senegal meridionale stretta tra la Gambia e la Guinea Bissau – mentre Naby è sussu originario di Conakry, la cui realtà urbana negli ultimi anni sta producendo alcuni tra i progetti più interessanti della nuova frontiera musicale africana.

Entrambi i musicisti hanno nella loro terra d’origine un nome che suscita rispetto e un ruolo sociale riconosciuto: sono djeli – o griot. E’ grazie alle famiglie dei djeli che, nella società africana, i saperi orali e la storia dei popoli vengono diffusi tra la gente e trasmessi inalterati nel tempo dai genitori ai figli. Essi sono ambasciatori della loro cultura, guardiani della tradizione e custodi della musica e della fabbricazione degli strumenti musicali. Per questo quando Madya e Naby suonano insieme la loro capacità di fondere le linee melodico-ritmiche dei loro strumenti in strutture particolarmente complesse e tuttavia di ritrovarsi sempre e continuamente è il risultato naturale e misterioso di quell’antica e comune eredità, praticata nelle loro famiglie e assorbita sin dalla nascita.

A completare il fronte sonoro ricco e aricolato dei Bafoulabé troviamo il percussionista Ady Thioune e il bassista e polistrumentista Djibril Gningue, entrambi senegalesi – il primo di etnia wolof e il secondo serere – provenienti entrambi dall’area di Dakar. Ady suona i tamburi tradizionali della sua terra - il djembe, oramai famoso anche fuori dall’Africa - il caldo e avvolgente bougarabou, dal suono più simile a quello di una conga - il tama, il tamburo parlante a clessidra capace di modulare il timbro grazie alla tensione variabile delle sue corde. Djibril suona il basso elettrico e il xalam, liuto senegalese a quattro corde strettissimo parente del djeli ngoni dei bambara del Mali.

Per anni gli artisti che compongono i Bafoulabé hanno affidato la loro sopravvivenza in Italia alla musica. Nel loro percorso si sono incontrati più volte con mondi musicali paralleli - la musica classica, il jazz, la musica popolare, il rock – imparando in tali occasioni a dialogare con sensibilità musicali molto diverse.


Kankuran Ba (WCD03) - la maschera della circoncisione - è il loro primo lavoro in studio, nato dopo qualche anno di frequentazione e concerti dal vivo. L’impostazione che guida il progetto deriva dalla volontà di rendere accessibili il senso e la magia dei significati originali della rappresentazione musicale grazie alla ricerca di una nuova estetica, basata sulla grammatica universale delle musiche urbane del mondo globalizzato: il rock, il reggae, il rap.

In sostanza la loro impostazione non è poi così dissimile da un classico quartetto rock, composto da chitarra – sostituita dalla kora, tastiere – qui balafon, basso e batteria/percussioni. Tuttavia la struttura è africana. Ciò implica che la melodia non prevale sul ritmo, che non si possa individuare un protagonista ma piuttosto singole parti che compongono il tutto, che lo scheletro sia un intreccio ritmico che induca alla trance, che la maggior parte dei brani abbiano un significato etico. Si tratta quindi di una ridefinizione della rappresentazione, ma non della multidimensionalità e del senso originale della musica.

Al progetto hanno partecipato anche altri musicisti. il batterista ivoriano Philippe “Kassi” Lago, che ha saputo sottolineare con efficacia e in un linguaggio ritmico comprensibile dimensioni della musica che sarebbero rimaste altrimenti implicite, e Maèil Belly alla viola, che ha aggiunto un tocco di poesia europea. Infine sono intervenuti il cantante giamaicano Charley Anderson – ex Selecter – e il maliano Kassemady Diabate, detto anche “la voce del Manden”, che ai Bafoulabé hanno regalato le loro straordinarie interpretazioni.

In veste di produttore Alessandro Ciaccini ha curato la trasformazione del linguaggio, la scelta di musicisti e ospiti, il mixaggio, il mastering e ogni altro aspetto logistico. Se il disco può suonare sui nostri sistemi stereo è grazie al suo amore e alla sua volontà. Maurizio Ribichini ha curato invece il progetto grafico ed è l'autore delle suggestive illustrazioni.

Bafoulabé rappresenta un sogno, immaginare cioè che la musica possa superare la barriera della diversità e unire i cuori delle genti in una sorta di fratellanza concreta. Oggi finalmente è anche in vendita, su CD Baby in formato MP3 o direttamente quì su TP Africa (guarda in alto a destra) in formato CD.




Autore: Bafoulabé The Band
Titolo: Kankouran Ba
Anno: 2014
Label: Whallai Records

Brani:
1. Duwa Den (Homage a Aby Bamba)
2. Allah Tento Kila Tento (Honesty Is Not for Everyone)
3. Farafina Nganà (Africa)
4. Fanta (Friendship)
5. Kanù (Somebody to Love)
6. Domà (Power Corrupts)
7. Kilagnima (The Prophet)
8. Kankouran Ba (A Hard Appointment)
9. Senò (Dignity of Labor)
10. Julà (Moving Forward)
11. Karan Balià (Ignorance Is Oblivion)
12. Gabu Dread (Gabu's Blood)

BRANI IN ASCOLTO:
1. Duwa Den (Homage a Aby Bamba)
2. Farafina Ngana - pre-mix (unreleased) version

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