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02 aprile 2014

Ibibio Sound Machine


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Ibibio Sound Machine è dance elettronica con discendenza africana, neonato esperimento meticcio coltivato in casa Soundway – che oltre alla nostalgia sa anche come sostenere il presente – e proposto alla platea degli ascoltatori europei stanchi che chiedono ai DJ – i nuovi profeti dell’iperuranio musicale - di placare la loro fame di sensazioni nuove.

Nel panorama dance il progetto è una collaborazione raffinata e ben assemblata, in cui l’afrobeat sintetico sostenuto da una massiccia sezione fiati – c’è persino il baritono - è potenziato dalle nuances tenebrose che richiamano i talking drums yoruba e dal canto modale decentrato da ogni equilibrio armonico tipico della tradizione tropicale africana.

Prodotto londinese, non può che avere molte anime. Dall’Africa la cantante Eno Wiliams, di etnia ibibio proveniente dalla Nigeria sud-orientale e il sofisticato e maturo chiatarrista ghaniano Afred “Kari” Bannerman, guerriero dell’afrojazz alle cui spalle ha tra gli altri E.T. Mensah e gli Osibisa, e dalle cui dita il groove fluisce potente e naturale. Alle percussioni il bahiano Anselmo Netto. All’elettronica afrodub e fiati i londinesi Scott Baylis and Tony Hayden.

Dalle molte anime discendono molte facce, da quella disco funky di Let’s dance The Talking Fish e The Tortoise - le Lijadu Sisters in cattedra - al gospel galattico di Voice of the Bird e Ibibio Spiritual, che aprono e chiudono l’album, ai brani più torbidi e sperimentali, come Uwa the Peacock, la sognante Woman of Substance, Got to Move o la splendida Prodigal Son. C'è anche un highlife trasfigurato tra il rock e la mbaqanga sudafricana, puro prodotto dei sobborghi della metropoli oltre Manica. Il suono è sofisticato, massiccio e scuro, quasi antracite. Tecnicamente impeccabile, anche nel mettere in scena l'ingenuità tecnologica che fa suonare il tutto vagamente nostalgico.

Se dietro alla macchina del suono Ibibio ci sia un cuore ognuno può provare a capirlo. Io il battito lo sento, non rimbomba ma è ben udibile. Non è un cuore africano però, non siamo certo di fronte alla frenesia stralunata e altamente infettiva di Shangaan Electro. Africana è la sete di festa, è la voce sempre sul beat di Eno Williams e il sound della lingua del delta del Niger, sono le figure ricorsive e sfuggenti dei riffs alla chitarra. Il cuore - e la testa - sono però nella produzione, saldamente in mano a Max Grunhard, già dietro all'altro progetto Soundway chiamato Konkoma e che qui suona il sax alto, a Leon Brichard al basso e sinth e a Benji Bouton alla batteria e alle tastiere. Sono loro il cervello della Sound Machine, sono loro che hanno cucinato la pietanza, usando l'Africa come ingrediente predominante, ma senza nascondervici dietro. Nell'arena dello showbiz globale lo fanno in molti, e non tutti riescono a creare una sintesi riuscita come questo Ibibio. Un incontro rispettoso e felice, e aggiungo: finalmente.


Autore: Ibibio Sound Machine
Titolo: Ibibio Sound Machine
Anno: 2014
Label: Soundway Records

2 commenti:

LYSERGICFUNK ha detto...

Complimenti per il tuo blog, molto interessante

lysergicfunk.blogspot.it

Anonimo ha detto...

FANTASTICO PER CORPO E ANIMA !!!

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