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16 aprile 2014

Aminata Wassidje Traore - Tamala


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I popoli delle sabbie del Mali si chiamano Songhay, Fula (Peul), Woodabe, Hausa, Tamashek. Abitano terre aspre e difficili, fornaci di giorno e frigoriferi di notte, avare di acqua e di cibo, di ombra e di ripari. In quelle aree la gente si concentra nelle città di sabbia non distanti dal fiume, Mopti, Timboctou, Gao. Fuori da esse le carovane di nomadi viaggiano nel nulla, come navi nell’immensità dell’oceano i cui capitani annusano il vento.

La musica del nord del Mali è oramai riconoscibile dagli ascoltatori di tutto il mondo soprattutto grazie alla fama ottenuta dal vecchio leone Alì Farka Toure – che vinse un Grammy assieme a Ry Cooder con il suo Talking Timbuktu – e ai guerriglieri tamashek Tinariwen, che sostituirono le chitarre elettriche ai fucili.

Si tratta di una tradizione musicale non facile da digerire. Nenie vocali ossessive e incomprensibili, liuti dal suono sordo, linee percussive semplici e ipnotiche, flauti sfiatati, violini stridenti a una sola corda, battiti di mani. Niente a che vedere con le melodie dolci della kora e del balafon suonate appena un pò più a sud. Sono stati la chitarra elettrica e la forte assonanza con il blues a rendere quelle musiche prima digeribili, poi addirittura affascinanti. Le sensibilità lontane furono alla fine educate, le orecchie domate, e le produzioni euroamericane accesero la luce e si misero in cerca di artisti da lanciare sulla scena internazionale. Dopo Alì Farka e Tinariwen arrivarono i Tartit, Afel Bocoun, gli Etran Finatawa e i Mamar Kassey dal Niger, Kahira Arby, Baba Salah, Bombino dalla Mauritania, Vieux Farka Toure.

Alcuni di quei lavori furono adattati per aver successo altrove – sono gli artisti stessi, soprattutto se con esperienze internazionali, a comprendere l’importanza di aggiungere un beat, di introdurre la variazione giusta, di addolcire un suono troppo aspro o pompare il basso, di affidarsi a uno studio di registrazione e mixaggio capaci di enfatizzare ogni suono e creare un disco rock.

Aminata Wasidje Traoré è una songhay di Diré, villaggio non lontano da Timbouctou. Tamala è il suo debutto, prodotto dalla sconosciuta Simart e pubblicato da Mali K7 in Mali nel 2008. Io l’ho trovato all’intramontabile negozio di Mali K7, proprio di fronte allo studio Bogolan di Bamako, e mai mi sarei aspettato che sei anni dopo la sua uscita venisse pubblicato da Glitterbeat Records in tiratura limitata di 1.000 copie in vinile 180 grammi per audiofili, e proposto anche in formato digitale da Akwaba Music. L’operazione è stata condotta da tal Paul Chamber, che in Mali ha dato vita alla produzione Studio Mali e alla ONG Instruments4Africa, la cui missione è la preservazione della ricca tradizione musicale di quel pezzo d’Africa.

Come sia il suono del vinile non lo so e non lo saprò mai. Probabilmente l'originale è stato rimasterizzato, nonostante suonasse naturalmente bene già nella versione prodotta localmente.Il disco viene lanciato da tutti i recensori come “musica suonata per gli ascoltatori locali”, e ciò dimostra implicitamente che molta della produzione che ci arriva da laggiù viene "adeguata" ai gusti dei palati nostrani.

La musica è un equilibrio di voci, strumenti tradizionali – la calabash, il n'goni, il violino a una corda – ed elettrici: chitarra, basso, batteria e tastiere. E' musica urbana, con un occhio alla tradizione e un altro più malandrino al mercato. La title track è persino ballabile, una sorta di desert zouk che scuoterà sicuramente i corpi dei giovani maliani del nord nei festival locali o in improvvisate piste da ballo all'aperto. Noi ve ne facciamo ascoltare qualche brano nella versioni "originale" dell'edizione maliana, senza alcun intervento in fase di missaggio e mastering, perché crediamo ne valga la pena. E intanto in rete già compaiono i primi remix ….


Autore: Aminata Wassidje Traore
Titolo: Tamalaanno: 2008 (Mali) 2014 (International)
Label Mali K7 / Glitterbeat

2 commenti:

ReeBee ha detto...

bello!
ma una copia digitale per gli amichetti?

GM ha detto...

quando vieni a prendertela?

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