04 marzo 2014

Tiecoro Sissoko - Keme Borama


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Anche io, come gli amici della KSK System Krush, ho conosciuto Tiecoro Sissoko all’Hogon di Bamako, un club nel quartiere di N’Tomikoro Bougou dove tutti i venerdì sera si esibiva Toumani Diabate e la sua Symmetric Orchestra.

Erano serate incredibili, in cui uno a uno sfilavano sul palco alcuni tra i principali talenti della scena musicale malinke e bambara di Bamako. Sulla possente trama sonora prodotta dalla Symmetric Orchestra – oltre a Toumani c’erano Fantamday Kouyate alla chitarra e Lassana Diabate al balafon - era usuale che alle voci si alternassero djeli e artisti del calibro di Mangala Camara, Kassemady Diabate, Soumayla Konate.

Tra le voci della Symmetric Orchestra quella di Tiecoro Sissoko si distingueva per il timbro alto, intenso e leggermente nasale, che tanto ricorda i djeli mandinka, i gawlo tukolor o i gewel wolof del Senegal.

Nato in una famiglia di djeli nel 1946 a Kenieba, un villaggio della regione di Kayes, Tiecoro rappresenta la tradizione della djeliya della sua terra, un area selvaggia nell’ovest del Mali che costituisce una tappa forzata sul percorso di viaggio che da Dakar e dall’oceano Atlantico porta a Bamako, al centro dell’Africa mandinga. Gli echi del Senegal si odono nelle vibrazioni delle sue corde vocali.

Come accade a moltissimi djeli, oltre ad essere un cantante Tiecoro Sissoko è anche un polistrumentista. Avviato da giovanissimo al tamani – il tamburo parlante – e al djeli n’goni – il liuto mandingo a quattro corde- ben presto Tiecoro dedicò la sua attenzione alla chitarra, che come la maggior parte dei musicisti africani suona pizzicando le corde con il solo pollice e indice, usando una tecnica mutuata dal n’goni, il cui stile inconfondibile si riflette nei suoi arpeggi dalla densità asimmetrica.

Nonostante abbia suonato con molti dei musicisti più famosi della scena di Bamako, Tiecoro non aveva mai registrato un album solista. Keme Borama e il suo primo ed ultimo album, in quanto purtroppo l'naziano - ma non troppo - griot è deceduto nel maggio del 2012, prima che uscisse il disco.

Egli vi canta e suona la chitarra, accompagnato dal n’goni di Adama Tounkara e dalla kora di Madouba Camara, in un delicato e intenso trio acustico di corde che rappresenta e riassume l’essenza del bajourou, un set musicale acustico e non amplificato che nasce quando i djeli si incontrano la sera intorno al fuoco, all’ombra di un albero durante un pomeriggio assolato o in un chiassoso cortile abitato da molte famiglie. Registrare il bajourou è possibile solo se si frequentano i djeli e le loro case. Dischi leggendari di bajourou che hanno fatto conoscere al mondo quelle tessiture di corde furono “Mali music” di Fanta Sacko, registrato nei primi anni ’70, e Bajourou dai cosiddetti Big String Theory – al secolo Lafia Diabate, Bouba Sacko e Djelimady Tounkara - registtrato da Lucy Duran nel 1993. Keme Borama ripercorre quella stessa strada, ed è stato registrato nel 2009 nel cortile di un certo Abdoul Doumbia, in uno qualsiasi dei quartieri popolari di Bamako, in cui i compounds condivisi da più famiglie si allineano uno dopo l'altro sulle strade rosse e polverose.

Gli struggenti giochi di corde e la voce intensa del vecchio djeli fanno di quest’album un piccolo gioiello musicale e una testimonianza di quella fulgida eredità artistica e culturale da non perdere. Io dal canto mio continuo a seguire gli amici virtuali della Kanaga System Krush, così simili a TP Africa per spirito e intenti, e ad attendere con ansia il loro documentario in lavorazione “Music in Mali: Life is hard, music is good”.









Autore: Tiecoro Sissoko
Titolo: Keme Borama
Anno: 2013
Label: Kanaga System Krush

1 commento:

ReeBee ha detto...

veramente bello!

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