24 febbraio 2014

ROB - Funky Rob Way


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Durante il lungo letargo di TP Africa sono usciti alcuni piccoli capolavori del sound africano d'annata e contemporaneo, alcuni dei quali passati forse inosservati ai più distratti tra gli ascoltatori. Riprenderli oggi, riascoltarli e proporli a chi non se ne è accorto è un piacere intimo, oltre che una delle funzioni "istituzionali" di questo blog, un dovere dettato in parte anche dal senso di colpa di non averlo fatto al momento giusto.

Con quel l'equivocamente torbido "Make it Fast, Make it Slow" incluso nella raccolta Ghana Soundz vol.1 dell'allora neonata Soundway Records di Miles Cleret, Rob "Roy" Randorf si era già ritagliato uno spazio nel mio immaginario musicale. Si trattava di funky grezzo e radicale, sul quale una voce sordida simulava un lungo amplesso maschile.

L’omologo album da cui era tratto quel brano è stato pubblicato in versione integrale dalla stessa Soundway nel 2011, mentre in contemporanea l’Analog Africa di Samy Ben Rejeb faceva uscire Funky Rob Way, il primo album di questo folle e misterioso musicista ghanese seguace di James Brown, Otis Redding e Wilson Pickett.

Nato ad Accra nel 1949, Rob si diplomò in pianoforte in una scuola di musica a Cotonou, e in seguito si inserì come musicista secondario in gruppi locali del calibro dei Black Santiago e dei Poly-Rhithmo. Completato il suo addestramento e tornato in Ghana dopo qualche anno, mr. Raindorf si mette alla ricerca della band giusta per poter suonare il suo funk. Con una fissazione: la band deve essere non solo in grado di creare il giusto groove, ma deve avere una robusta sezione di fiati che fornisca un'adeguata punteggiatura.

Finalmente a Takoradi conosce il chitarrista Amposah Rockson e i suoi Mag-2, l’orchestra militare del secondo battaglione della città. Erano perfetti, e possedevano gli strumenti che Rob cercava. Batteria, percussioni, basso, una chitarra Hoffner, una tastiera Yamaha e - soprattutto - una sezione di fiati degna di una banda militare.


Il tempo necessario a provare le sue scarne composizioni, e i Mag-2 erano pronti a suonare dal vivo. La priorità naturalmente erano i palchi delle caserme, dove la band aveva il compito di allietare la vita dei soldati. Poi venivano i concerti per i civili. Infine lo studio di registrazione, il mitico Essiebons di Accra, dove nel 1977 furono registrati entrambi gli album di Rob. Negli anni successivi prese piede in Ghana e Nigeria il sound più educato del disco boogie, e Rob non era certo in grado di addomesticare la sua furia. Così dopo aver tentato e registrato un altro disco – si dice più “gentile”, ma vorrei ascoltarlo prima di credervi – la necessità lo spinse ad aprirsi il suo ristorante ad Accra, dove lavora ancora oggi.

Che dire della sua musica? E' roba scolpita con l'accetta, rozza, povera, non certo musica per palati fini. Quattro suoni sgraziati che lasciamo molto al silenzio, e sopra una voce declamante da profeta che razzola malissimo. Potrà sembrare materia grezza e grossolana, ma un altro modo di ascoltarla e considerarnela sua nudità. Le composizioni e gli arrangiamenti di Rob hanno la capacità di rimandare alle sorgenti della musica nera, di evidenziare l'anarchia primordiale della grammatica funk e della sintassi blues combinandola con la follia estatica da predicatore di un’imminente apocalisse.

Come è accaduto molte volte – e ogni volta in modo diverso - il funky torna in Africa e vi trova la sua casa. La sua arte è sottrattiva, in senso zen. La musica si spoglia di tutto ciò che non serve e che – anzi – costituisce ostacolo a percepirne l'essenza, che non è nella perfezione della struttura o nell’armonia di note e accordi, ma nella vitalità stessa di quel beat primordiale. Credetemi: questa roba è energia pura che arriva direttamente da sotto l'ombelico.

Autore: ROB
Titolo: Funky Rob Way
Anno: 2011 (1977)
Label: Analog Africa (Essiebons Records)

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