31 gennaio 2014

Musique Sans Paroles (1976)


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Abbiamo scritto molte volte delle meraviglie del catalogo Syliphone, l'etichetta discografica di stado della Guinea Conakry creata dal primo presidente Sekou Toure come sostegno al suo programma Authenticité per la promozione dell'orgoglio culturale. La Syliphone ha una storia che lunga quasi vent'anni, durante i quali sono stati pubblicati un'ottantina di LP e svariate centinaia di 45 giri.

Musique Sans Paroles è uno dei dischi più oscuri e curiosi di quel catalogo, in quanto contiene solo brani strumentali. Ciò è particolarmente strano - o si dovrebbe dire "innovativo" - in un contesto e in un periodo in cui la musica era vista soprattutto come supporto e accompagnamento della parola, o del racconto, utilizzato dai griot per trasmettere quell'antica cultura che doveva cementare una nazione con alle spalle un lungo periodo di dominazione coloniale.

Il disco fu pubblicato nel 1976, e fu presentato da Justin Morel Junior - che scrisse le note di copertina - come un boccone ghiotto per DJ radiofonici e  musicologi, i quali avrebbero avuto l'occasione di ascoltare finalmente il puro suono degli strumenti musicali - la kora, la chitarra, il flauto, il tam-tam e il sassofono - nonché la sensibilità artistica di quei musicisti che sapevano farli parlare.

L'album si apre come un treno in piena corsa, con lo splendido brano jazz-rock dei Sambory Jazz, un'orchestra poco conosciuta proveniente dalla piccola città di Fria, nella Guinea occidentale, capitanata dal chitarrista e sassofonista Moise Camara, che in seguito divenne uno dei protagonisti del sound micidiale dei Camayenne Sofa. Poi si placa, grazie alle atmosfere affascinanti e sofisticate deli fuoriclasse del Quintette Guineienne, un gruppo nato da una costola dell'orchestra nazionale Balla et ses Balladins con la missione di accompagnare dal vivo Miriam Makeba, e guidati dal gigante della chitarra mandinga Sekou "le docteur" Diabate. Il Quintette suona senza cantanti due brani tratti dalle epiche antiche - Douga e Massane Cissé - che grazie alla loro interpretazione restano sospesi in aria.

I Ballets Africains - la più famosa e longeva ensamble di musica e danza tradizionale africana, nata negli anni '30 e tuttora attiva - è presente anch'essa in Sans Paroles con il flauto parlante dei peul - l'etnia dei pastori nomandi che proprio in Guinea - nel Fouta Djallon - ebbe uno dei suoi regni più potenti - e il djembé di Tam-Tam Emporte moi. Il trio di Papa Kouyate, il djembefolà dei Balladins e del Quintette Guineienne che fu anche compagno di Miriam Makeba durante gli anni guineani, suona due brani che ruotano intorno ai solidi ritmi suonati dell'allora giovane percussionista. Ospite speciale di Sans Paroles è il sassofono ruvido e vitale di Momo Wandel, il più jazz tra gli splendidi musicisti guineiani di quell'epoca aurea, che suona, accompagnato dalle sole percussioni, una lunga improvvisazione brutale e ispirata. Tam-tam sax, e non djembé, nonostante l'orgoglio e l'autenticità.


Autore: AAVV
Titolo: Musique Sans Paroles - SLP54 (320 kbps)
Anno: 1976
Label: Syliphone

1 commento:

LYSERGICFUNK ha detto...

Complimenti, molto bello e interessante questo blog, da me scoperto (con rammarico) solo ora. Comunque, meglio tardi che mai.....
Sarebbe possibile il download di questo album ?
Ti ringrazio in anticipo, e ti invito a visitare il mio blog :

lysergicfunk.blogspot.it

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