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15 dicembre 2012

Madya Diebate - Jaliya


ASCOLTA (Vedi "Tracce in ascolto")


Jaliya è l’ultimo disco registrato da Madya Diabate in una unica sessione all’House Studio di Roma nella calda estate del 2012.

Madya Diebate è un griot proveniente dalla Casamance, regione nel sud del Senegal, e residente a Roma ormai da molti anni. Gli amici di TP Africa lo conoscono bene. Madya è un korafola, un virtuoso della kora tra i più abili e sensibili della diaspora africana in Europa. Attento interprete della cultura mande, suona sia da solo che in gruppi tradizionali che in progetti di fusione che esplorano le possibili sinergie tra jazz italiano, musica popolare e tradizione orale dell’Africa occidentale.

La kora è uno strumento che unisce la terra al cielo. Fondamentalmente un’arpa a ventuno corde, la musica che ne vien fuori è uno dei miracoli più intimi e stupefacenti dell’arte africana. Chiunque la ascolti ne resterà incantato, e stenterà a credere che quei suoni possano provenire dalle antiche tradizioni di un continente famoso per i suoi tamburi.



Musica spirituale e rarefatta, è sempre difficile catturarne l'impalpabile bellezza con un microfono e un registratore, ogni volta sembra che quelle note vogliano fuggir via senza lasciare tracce permanenti. Ma Jaliya è una caccia riuscita, il cui merito va ad Andrea Candeloro, che ha prodotto questo disco di kora solo con la velocità di un fulmine persino troppo improvviso. Il risultato è un disco immediato e istintivo, quasi una sorta di field recording.

Jaliya vuol dire l’arte e l’essenza di essere griot, che nelle lingue mandengue si dice jali o djeli. Il significato di essere jali nella società mandengue è ben espresso nelle parole dello stesso Toumani Diabate, con cui Madya condivide una stratta parentela : “Jali in malinke vuol dire il sangue che scorre nelle vene. Se l’Africa mandengue fosse una persona noi saremmo il sangue di questa persona. Noi siamo gli ambasciatori della nostra cultura, siamo i guardiani della tradizione e della storia. Jali si nasce, non lo si può diventare. Puoi essere un buon musicista, ma essere un jali è un’altra cosa, è una questione legata alla famiglia e alla storia del mio popolo.” (conversazione privata).

Jaliya è un disco tradizionale, ma allo stesso tempo innovativo, in cui Madya esprime con coraggio l’evoluzione artistica alla quale si è dedicato in questi anni italiani. Le melodie sono frutto di una nuova accordatura da lui creata che sulla base dell’accordatura tradizionale chiamata hardino. Per uno strumento come la kora, che prevede un set di note fisso e non modulabile mentre si suona, creare una accordatura vuol dire esplorare uno spazio armonico nuovo, un nuovo mondo musicale che si materializza attraverso alcuni classici tra i brani tradizionali dell’antico Gabu (Allah lake, Simbomba e Chedo ), ma anche in composizioni originali (Kebaya, Kelanima, Dunya e Africa).

Il disco è aperto dal brano Allah lake, una delle più famose e più interpretate canzoni della tradizione classica. Abitualmente i griot intonano questo canto per consolare gli animi e introdurci nel mistero e nello stupore della creazione divina, il destino e le sue leggi eterne, temi questi molto apprezzati dalle genti del Mande.


Il secondo brano del disco Kebaya, composizione originale, canta della condizione dell’uomo che sempre deve vivere in armonia con gli altri; ci ricorda che quando nasciamo siamo accuditi e sostenuti ad ogni passo così come nella vecchiaia, quando ormai le nostre forze ci abbandonano. Ricordatevi quindi quando siete giovani e forti che questo è solo un momento di passaggio e dobbiamo sempre aiutare l’altro perché anche noi ne avremo bisogno.

Kelanima, il titolo della terza traccia, è il nome con cui i mandingo del Senegambia usano chiamare il profeta Maometto. E’ una composizione originale e probabilmente il brano di maggiore impatto del CD. Kelanima ha il potere di trascinare chi ascolta in dimensioni oniriche antiche come solo i griot e la kora riescono a fare. Rifs insistenti che si rincorrono, ipnotici, meditativi, nervosi e aggrumati.

Simbomba è un brano tradizionale appartenente all’Inno all’Arco, l’insieme di canzoni e faasa dedicati a Soundjata Keita e a tutti i cacciatori e i guerrieri valorosi. Il brano è suonato in stile gambiano, più sincopato e ritmico di quello maliano o guineiano. In particolare Simbomba è dedicato alla figura leggendaria di Mamady Kani (Konaté) detto Kanimany (o Kanimané), uno dei primi re del Mandé. La leggenda vuole che Mamady Kani sia stato il figlio di Bilal, schiavo nero del profeta Mohamed. Questo stesso Bilal sarebbe diventato, grazie alla sua bella voce, il primo muezzin dell'islam.

Chedo, è un brano tradizionale con cui i jali trasmettono la tradizione orale sull’impero di Gabu, incentrata sulle vicende della sua tragica fine, avvenuta nel XIX° secolo. La famiglia di Madya ha una relazione di sangue e parole con i griot dell’ultimo re Mama Janke Waali, e la sua kora suona ancora le stesse armonie dolci e acide di quei tempi. La versione di Madya è una delle più attente alla tradizione che possiamo ancora oggi ascoltare.

Dunya, è una composizione originale che parla dell’universo in relazione alla mistica dell’islam e agli antichi saperi e segreti. E’ una danza dal ritmo lento e stregante.
Africa, il brano conclusivo del CD, canta della nostalgia insita nel vivere lontani da casa. Africa è anche un brano che Madya dedica al suo jatigui – il benefattore che sostiene un jali – che lo ha aiutato a resistere lontano dalla sua casa e dalla sua famiglia. “La forza che unisce le persone si chiama amore - canta il jali spezzando la quiete - vuol dire essere attenti a chi ami e a chi ti è amico, per questo amare vuol dire scegliere “. Africa sceglie di parlare di tutte le sofferenze che incontrano i migranti per raggiungere un sogno o più semplicemente del peso che assumono per dare una migliore possibilità a chi rimane a casa, giù in Africa.

Aspettate la notte e suonate questo CD. Il tempo si farà incerto, la mente sembrerà acquietarsi e diverrà leggera. Lasciate che voli via, lontana. Questo è il miracolo della kora suonata da Madya Diebate, suo straordinario interprete.

Buon ascolto!

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Autore: Madya Diebate
Titolo: Jaliya
Anno: 2012

Tracce
1) Allah lake
2) Kebaya
3) Kelanima
4) Simbomba
5) Chedo
6) Dunya
7) Africa

Madya Diebate: Kora, voce e percussioni
Andrea Candeloro: Kora in 1), 3) e 6)

Registrato, mixato e masterizzato da Mattia Candeloro a M. House Studio, Roma - Estate 2012.

Tracce in ascolto
1) Kelanima
2) Simbomba
3) Africa

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Il grande Madya che ho avuto il piacere di conoscere a Roma! Che stupende composizioni! Che eleganza! Che poesia! E' difficile riemergere alla realtà quotidiana dopo tanta bellezza. Complimenti anche ad Andrea Candeloro, e all'ottimo e interessante articolo.

Africolombia ha detto...

Hola
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