pulsanti

28 gennaio 2012

I canti dei djeli

TP Africa riparte, o almeno ci prova. Molti discorsi sono stati lasciati indietro, molta musica è giunta alle nostre orecchie e molti eventi che meritavano un commento sono accaduti. noi ripartiamo dall'esplorazione del repertorio dei djeli mande, canzoni suonate tra i Maninka ( o Malinke) di Mali e Guinea, tra i Bambara (o Bamana) del Mali e tra i Mandinka di Senegal e Gambia: i canti del Mandé.


ASCOLTA: (Vedi "Tracce in ascolto")


"I Canti dei Djeli" sono le canzoni dei korafolá (suonatori di kora), dei ngonifolá (suonatori di ngoni) o dei báláfolá (suonatori di balafon) dedicate ai personaggi epici che hanno fatto la storia del Mandè.

I canti qui proposti sono stati composti tra il XIII° e il XIX° secolo ma ancora oggi esercitano il loro fascino e sono ripetuti integralmente o in parte rielaborati dai musicisti contemporanei nei loro repertori e lavori discografici. Oggi la “musica del mandè”, soprattutto dopo le attenzioni di Scorsese, Ry Cooder e dei leader dei gruppi brit pop, ha raggiunto un particolare successo e visibilità arrivando addirittura a cambiare le politiche nazionali e il ruolo stesso dei griot. Se è vero infatti che il ruolo dei griot e dei loro canti si è oggi trasformato riducendosi alle volte al solo ambito dello spettacolo, osserviamo che l’identità resta avvinghiata al concetto di casta e la jeliya (l’arte dei griot) viene ancora trasmessa di padre in figlio con il compito di conservare, cantandola, le antiche storie. Così se i principi dell’antico mandè avevano il loro griot che andava di villaggio in villaggio, se poi i despoti del post colonialismo li fecero assumere alla radio, oggi anche grazie alle nuove tecnologie della comunicazione arrivano a noi questi canti che hanno comunque inalterato il loro tono omerico e che qui tenteremo di riportare.

Nella presentazione dei i canti e dei personaggi epici ad essi dedicati, non sarà seguito un ordine temporale o alfabetico ma saranno raggruppati in:

- Inno all’Arco. Tutte le canzioni, faasa, dedicati a Soundjata e quindi a tutti i cacciatori e i valorosi guerrieri.
- il regno del Gabu e l'islamizzazione del Mandé; i canti dedicati ai re Janké Wali e Alfa Yaya Diallo.



Mamadì Kora, re di Tambasansang – Gambia.

Il primo canto, così come fanno i djeli korafola, in particolare quelli delle Senegambia, sarà per consolare gli animi e introdurci nel mistero e nello stupore della creazione divina, il destino e le sue leggi eterni, temi questi molto apprezzati dalle genti del Mandé. Allah L'a Ké è una delle più famose e più interpretate canzoni della tradizione classica.

C’è chi dice che sia stata composta all'epoca di Sundjata e che era suonata al balafon e al ngoni e che poi fu adattata alla kora, ma non è così.

In Gambia nel villaggio di Tambasansang abbiamo ascoltato un'altra storia. Innanzitutto ... “Tutto quello che esiste viene da Dio" – disse il vecchio Mamadou Suso del villaggio di Tambasansang, non appena si spensero le ultime note di Allahlake da lui suonate . E poi, “Allahlakè è suonata da tutti i djeli mandé, in Casamance, in Mali e in Gambia – continua il vecchio Mamadou - ma Allahlakè è stata composta il secolo scorso per Mamadì Kora, re di Tambasansang ".

Mamadì Kora, figlio di Julabà Falai, era re all’epoca di Moussa Molò [figlio del capo Fulani Alpha Yaya Molo Balde fondatore del regno di Fouladou; 1846-1931].



"Finita l’epoca di Moussa Molò arrivarono i bianchi, e lui, Mamadì Kora, era ancora re. Nella sua casa c’era un palazzo di pietra, e questo palazzo l’ha costruito Mamadì Kora. Allahlakè è il suo brano".

"Tutto proviene da Dio. Se devi iniziare una cosa, devi dire che Dio l’ha fatta e non la gente. Tutto può non avvenire, ma se Dio vuole accadrà. Quando Dio ha creato il mondo e le genti, non siamo stati fatti tutti uguali. I centomilaventiquattro santi sono stati creati da Dio. Tutti veniamo da quelle creature".

Letteralmente, significa : Dio (Allah) ha così (L' a) deciso (Kè). L'autore del brano viene fatto risalire a Kunkung Kanute detto anche Hamadi.

La storia racconta in realtà di una lite tra due fratelli per il diritto al trono di Fouladou, dopo la morte del padre. Il fratello minore aveva usurpato il trono, con l’aiuto dei colonialisti, ma ristabilito l’ordine tradizionale il legittimo erede invece di punire il fratello, come il popolo voleva, chiese solo delle semplici scuse dicendo che questa era la volontà di Allah: Allah la ke!
La canzone è stata composta per l'occasione.



_________________________________________________________________

Principali interpreti di Allah L'a Kè:

Alhaji Bai Konte : Kora Melodies : Music from Gambia, 1979.
Sidiki Diabate, Batrou Kouyate - Mali : Cordes Anciennes, 1970.
M'Bady Kouyate Guinee : Kora et Chant du N'Gabou, vol. 1, 1997.
Djeli Moussa Ballake Sissoko, Kora Music From Mali, 1997.
Toumani Diabate, Kaira, 1989.

_________________________________________________________________


Sundjata Keita, il re leone fondatore dell’impero del Mali.

"Canti dei Djeli" è un modo molto approssimato di riferirsi al repertorio dei griot.
Esistono brani (julo), come Allaha La Ke, o canti (donkili), e poi faasa (da fa, padre e siya, lignaggio), relativi alla narrazione cantata delle genealogie, della storia e delle leggende delle dinastie dei mandingo.

Il faasa per eccellenza è quello di Sundjata , la canzone più famosa della tradizione Mandé.

È una canzone tratta del panegirico "Sundjata faasa" dedicato al fondatore dell'impero del Mandén e della dinastia dei principi Keita.

Il Sundjata faasa include, quasi sempre: molti parti del “Soumaworo faasa” (o anche chiamato Sumanguru o Sumaoro faasa), cioè il panegirico di Soumaworo Kanté, il suo principale avversario e capostipite della dinastia dei fabbri Kantè, grande mago e stregone ; molti versi della canzone “Suba"; alcune partite della canzone “Janjon”, che sviluppa i panegirico del Kamara e di Fakoli Kourouma, nipote di Soumaworo Kanté e alleato in guerra con Sundjata, e quello di Tira Manghan, altro generale di Sundjata.



Secondo la tradizione la canzone dovrebbe comprendere due versi composti da Bala Faseke Kouyate, amico d'infanzia e suo griot. Il ritornello, invece, dovrebbe essere la creazione di una griotte, Tumu Manian, che ha seguito Sundjata quando questi fu esiliato dal Mande dal suo fratellastro Mansa Dankara Tuman.

Di seguito una sintesi dell'epica di Sundjata , a cui si è ispirato il regista burkinabé Dani Kouyaté per il film Keita, l'Heritage du Griot.

Nel regno del Mande (Mali), il sovrano Maghan Kon Fatta "Konatè" aveva due mogli: Sasuma Bereté e Sogolon Konde (detta "Kediugo" o "Kédjougou, "la brutta").
Ambedue ebbero un figlio maschio, Dankaran Touma nacque dalla prima moglie e la seconda generò Sundjata (letteralmente "leone affamato").
Le donne divennero rivali in quanto i due primogeniti aspiravano al trono.
Ma quando il re mori, Dankaran Touma ascese al trono e Sundjata fu costretto all'esilio assieme alla madre.
Sumanguru Kanté, convintosi della manifesta debolezza di Touma, conquistò il Mande e vi instaurò un regime dispotico. In seguito, il popolo, cui era arrivata voce delle capacità militari di Sundjata , lo richiamò in patria. Sundjata tornò a liberare il regno dei Mande, sconfisse i Sosso di Sumanguru Kanté nella battaglia di Kirina (1235), – città che sorgeva sulla riva sinistra del Niger di cui non è rimasta traccia – e fu proclamato “Mansa" (re).
Morì intorno al 1255.
Secondo la leggenda, Sundjata si sarebbe gettato nelle acque del fiume Sankari (Sankarannin) dove si sarebbe trasformato in ippopotamo (mali in malinké significa "ippopotamo" ma anche "dove risiede il re").


Sumanguru Kante and Sunjata; the mighty king vs. the cripple child (webafriqa.net)

______________________________________________

Principali interpreti di Sundjata:
Keletigui et Ses Tambourinis (1970)
Sira Mori Diabate (1971)
Sidiki Diabate and Batrou Sekou Kouyate (1970)
Bazoumana Sissoko (1971)
Rail Band with Salif Keita (1970)
Rail Band with Mory Kante (1977)
Foday Musa Suso (1972)
National Badema (1983)
Kandia Kouyate (Mandenkalou, 1999)
______________________________________________

L’epica di Sundjata e tutte le canzoni ad esso dedicate continuano a suscitare forti emozioni tra le genti del mandè. In particolare Simbo, conosciuta anche come Sinbon, Soumbo, Simbong o Simbonba o ancora come "Inno all’Arco".

All'origine, il "simbo" è il fischio del cacciatore anche se ha finito per designare il cacciatore stesso, quindi "il cacciatore" per eccellenza: Sundjata.

Simbo viene accostato anche alla figura leggendaria di Mamady Kani (Konaté) detto Kanimany (o Kanimané), uno dei primi re del Mandé. La leggenda vuole che Mamady Kani sia stato il figlio di Bilal, schiavo nero del profeta Mohamed. Questo stesso Bilal sarebbe diventato, grazie alla sua bella voce, il primo muezzin dell'islam. Grande cacciatore e guaritore Mamady Kani, inventò questo fischio di caccia particolare con il quale entrava in comunicazione con gli spiriti della boscaglia. Mamady Kanie ebbe tre figli, diventati tre cacciatori leggendari del Mandé: Lawali Simbo, Kaninyongo Simbo, e Kani Simbo . I nomi dei figli di Mamady ricorrono spesso negli elogi dei griot. Due generazioni più tardi, il nipote di Mamady si nominavano Naré Maghan Kon Fata Konaté, detto Frakro Maghan Keïgni (Maghan da Frakro "il Bello"), padre di Sundajta.
______________________________________________

Pricipali interpreti:
Jali Nyama Suso, Art of kora, 1996.
______________________________________________




Fakoli Doumbia, il terribile Djandjon Koli , generale di Sundjata.

Grande condottiero e stratega, Soundjata potè contare sulla preziosa alleanza e amicizia con Fakoli Doumbia per unificare e portare pace nei paesi del Mandé.

Janjon è l'elogio ai Kamara, regnanti del Mandé; più comunemente un "faasa" dedicato a Fakoli, l'antenato dei Kuruma, dei Dumbuya e quindi dei Kamissoko, dei Cissokho, o Danssokho.

"Janjon, Djan Djon, Djanjon, Djandjon, o come altro è trascritta, è quindi la canzone dei Sissoko e dei Suso, come vengono chiamati in Gambia.

Sorà ! Fakoli-kunba, Fakoli-da-ba questo è il ringraziamento ai nostri amici Omar Suso, a "ongolo" Cherif Sissoko dai quali abbiamo ascoltato la storia di queste famiglie di djeli.

Janjon non è solo un faasa, è anche una danza: un passo avanti, un passo "sul posto". La gente la balla molto lentamente, armati di una spada o di un fucile. Questa danza è molto popolare presso i cacciatori.

Janjon è la paura che tutti i guerrieri hanno prima della battaglia è la vittoria sui propri nemici, sulla paura: è il trionfo!

Janjon é un’epica mandé dedicata al lignaggio di Fakoli Doumbia, il terribile Djandjon Koli vissuto nel XIII secolo e a tutti i suoi discendenti: i Camara, i Kamissoko, i Bagayogo, i Sinayogo, i Dagnon, i Doumbia i Sissoko e i Kourouma.

Questo brano, che è uno dei più popolari in Mali, è in memoria di Fakoli-kunba, Fakoli-da-ba, compagno d’armi di Sounjata, figlio di Kankuba Kante e nipote di Sumangurun o Soumaorò potentissimo re, capostipite della dinastia dei fabbri Kantè, grande mago e stregone.

Nel XIII° secolo grazie all’alleanza con Fakoli, Soundjata Keità, il re leone, riuscì a sconfiggere Soumaorò Kantè che aveva instaurato un regime dispotico nelle terre del Mandé e fondare quello che è conosciuto come l’Impero del Mali.
Fakoli rappresenta la pazienza e la caccia.

Molti storici ritengono che la canzone Janjon sia addirittra originaria dell’impero del Ghana (che fra il IV e l'XI secolo dominava gran parte dell'Africa Occidentale) e che i malinke e l’impero del mali la abbiano da loro ereditata. Sembra infatti che in origine la storia si sia svolta in Burkina Faso ed é proprio da lì che vengono i nomi, citati negli elogi, della famiglia reale di Ougadougou, Les Boula, venuti dall'Egitto.

« Fakoli kumba ani Fakoli daba, jumujan Koli », vuole dire "cacciatore aquila dalla testa grande e bocca grande, un grande cacciatore !“

Dopo i griot cantano: «Bula ka mogolandi-Bula te fennadi-Bula te karaba », che appunto descrive i Boula come cortesi, generosi e che non hanno paura di nulla !

Come in molte altre canzoni associate ai cacciatori, vi è in Janjon un costante rimando all’aquila considerato come simbolo di conoscenza occulta, di pazienza e infallibilità.

Janjon ai nostri giorni ha cessato di essere un faasa, cioè una storia consacrata agli antenati, per divenire una canzone dedicata a tutti coloro che si sono distinti con brillantezza in una qualunque azione.

Assieme alle epiche di Taara e Duga, Janjon è oggi cantata con passione dai griot e spesso dedicata ai viaggiatori e canta della nostalgia dello stare lontani da casa.

______________________________________________

Principali interpreti di Janjon:

El Hadj Djeli Sory Kouyate, Anthologie du balafon mandingue, 1998 .
Lamine Konte, Songs of the griot, 1986.
Mamadou Diabate, Tunga, 2000.
Keletigui Diabate, Sandiya, 2004.
______________________________________________



Un’altra epica, che la tradizione fa risalire alla fine del regno di Sundjata è Suba, conosciuta anche come Sùbà, Souba o Soubaga.

Suba celebra il potere dell’azione.

La leggenda racconta che fu composta da Kalajula Sangoi Diabate "Tubaka" per annunciare a Sundjata un affronto che il re Serer, Jolofin Mansa, avrebbe fatto ai suoi messaggeri, impadronendosi dell'oro destinato all'acquisto di cavalli dei Serer. Questo insolenza era il pretesto e il punto di partenza della lunga campagna di espansione verso ovest di Tiramankan (Tira Manghan), generale di Sundjata, dove stabilì le fondamenta del regno fiorente del Gabu.

La parola "Suba" di per sé significa: "il potere, genio guardiano della notte", o incarnazione di questo potere, vale a dire: "stregone oscuro della notte". In questa canzone, la parola "Suba" è sempre legato al concetto di "mansaya" (il regno), che deduce un dibattito tra il potere temporale e spirituale, la forza e la stregoneria. In altra parte, variando l’intonazione, la parola "Suba" assume una connotazione opposta che può evocare la forza o la debolezza, la grandezza o bassezza, ecc .
Anche se l’origine è controversa anche Duga, conosciuta come Dougha, Douga o Duwa, è in onore del sovrano unificatore dell’impero del Mali, Sundjata.

Alcune storie raccontano che Duga sia invece in onore del re "Koré Duga Koro" della regione di Ségou (poi rinnovata nell'onore del suo vincitore il re "Da Monzon"). Comunque aldilà se in onore di Sundjata o di Da Monzon, questa canzone è sempre stata cantata ai funerali dei valorosi guerrieri e ballata solo da chi porta ferite guadagnate in battaglia.

Sacko Dugu, anche conosciuta come Saxo Dugu o Sahkhodugu è ispirata e ripresa da Duga.



Sundjata Keità fu il più grande condottiero della storia africana. La sua figura viene dagli storici paragonata a quella di Alessandro Magno, d’altronde anche lo stesso Sundjata ne era profondamente affascinato. Julu Kara Nayni è una canzone che evoca le gesta del grande condottiero e conquistatore Alessandro Magno e del suo cavallo Bucephale; “non bastano quattro redini ("nayni") per rallentare il cavallo preferito del macedone”.

Julu Kara Nayni era la canzone preferita di Sundjata; nel faasa a lui dedicato, sono stati inclusi i seguenti versi :

"Per Julu Kara Nayna,
abbiamo suonato una tromba
ricavata da un osso umano.
Per Julu Kara Nayna
Abbiamo suonato con una tromba d'oro ... " .

______________________________________

Principali interpreti di Suba:
Sory Kandia Kouyaté

Principali interpreti di Duga/Sacko Dugu:
Mama Sissoko, Amours Jarabi, 1997
Keletigui et Ses Tambourinis (1967)
Fanta Damba (1971)
Sidiki Diabate and Djelimady Sissoko (Musiques du Mali 1995)
Sory Kandia Kouyate (1990)
Orchestre Nationa1"A" du Ma1i(1970)
Orchestre Régional de Kayes (1970)
Balla et Ses Balladins (1967)
Ami Koita (1995)

Principali interpreti di Julu Kara Nayni:
Toumani Diabaté 2008
______________________________________



Il re Janké Wali e il regno del Gabu.

Dopo aver consolidato la pace nelle terre del Mandè, Sundjata promosse una lunga campagna di espansione verso ovest che lo portò ad estendere il suo potere nelle terre ora chiamate Senegal, Gambia e Guinea Bissau, dove stabilì le fondamenta del fiorente regno del Gabu o anche detto Kaabu. Il principale artefice di questa politica di dominio fu il generale Tiramankan o anche detto Tira Manghan del lignaggio dei Traore legati per fratellanza a quello dei Diabate.

Il regno di Gabu o Kaabu, era un regno mandinka situato nell’attuale Senegambia che fu da prima una provincia dell’Impero del Mali e dopo il suo declino, si trasformò in un regno indipendente.

Chedo è un brano tradizionale con cui i djeli trasmettono la tradizione orale sull’impero di Gabu, incentrata sulle vicende della sua tragica fine nel XIX° secolo. Chedo racconta dell’impero di Gabu dalle sue origini nel XVI° secolo fino alla sua caduta. Il tema di Chedo evoca la guerra dei Peul del Futa per islamizzare questo regno pagano.

Chedo è anche conosciuta come Tiedo, Thiédo o Kedo ed appartiene al ciclo di canzoni dedicate al Re Janké Wali. Questo brano fu composto verso 1860 ed è contemporaneo a quella di Bani ed evoca la fine tragica della città di Kansala, capitale del regno.

[…]
Marol jambedilé
Marolo jambedilé
Marò mallalu jambedilé
Guerrieri come state, siete pronti
Guerriero timido, sei pronto
Chedo kanamajol ban
Chedo kanamajol
Chedo djankelu kanamajol ban
Uomini del mandé non uccidete tutti i vostri nemici
[…]

In Chedo l’origine dell’impero di Gabu viene fatto risalire ad una donna Mandé figlia di un genie (spirito della foresta). Le figlie della donna erano sposate con i capi delle tre provincie di Sama, Pacanà e Jimarà (Senegambia). I loro figli diedero origine alla dinastie dei Sane e dei Mane che a rotazione e per discendenza matrilineare, governeranno fino alla fine del regno.

Chedo canta del suo ultimo mansa ba, il re, Janke Wali Sane della provincia di Pacanà e di tutta la confederazione dei regni di Gabu.

Quando nel 1850 divenne re, l’epica racconta che Janke Wali fece tre previsioni: che sarebbe scoppiata una guerra tra i regni di Gabu e il Futa Jalon; che la fortezza di Kansala, la capitale del regno, si sarebbe chiamata Turban, che significa ecatombe; ed infine che lui sarebbe stato l’ultimo re della confederazione del Gabu.

Chedo racconta della guerra tra i peul e i mandinka del Gabu e della morte del suo ultimo re, Janke Wali Sane.

Quando Kansala, la citta del re, fu assediata dai peul, Janke Wali fece entrare gli assedianti e diede fuoco alla città dove tutti trovarono la morte; le donne mandingo preferirono suicidarsi nei pozzi piuttosto che diventare schiave dei peul del Futa.

Le fasi iniziali della guerra dei peul del Futa di Alfa Yaya contro il regno pagano del Gabu sono evocate nella canzone Bani o anche conosciuta come Bane, Banide, Banilé, Sanou o Yeela nella variazione Peul.

Il re del Gabu - Janké Wali - aveva inviato dei messaggeri al villaggio di Manda, dove erano si erano stabiliti i Sarakollé (o Soninké) che possedevano cavalli in grande numero e ne facevano commercio. I Sarakollé si erano stanziati su quelle terre che erano state cedute loro dal Peul del Fouta Djallon perché già convertiti all’Islam.


Guerriero Sarakole


La gente del Gabu andò dai Sarakollé per comprare cavalli ma questi ultimi imposero il rosario e li forzarono nelle preghiere. I messaggeri del Gabu si rifiutarono di pregare per l’Islam e furono tutti uccisi ad eccezione di uno solo, che rientrò a Kansala per rendere conto al re del Gabou.

Questa canzone è centrata sulla figura eroica del re Janké Wali e del suo generale Nalin Sonko. Letteralmente, "Bani" significa: "Il rifiuto".

Infatti, il tema ricorrente di Bani è il rifiuto: la tenacia dell’ instancabile Janké Wali di fronte al nemico ed il suo rifiuto a qualsiasi concessione pregiudizievole. Una buona parte della canzone costituisce l'elogio funereo di Nalin Sonko, generale del re Janké Wali e che fu ucciso nella battaglia di Bérékolon, come ne testimonia bene un ritornello dell'epopea.

Il suo tema musicale è stato preso in prestito e ha dato origine ad un altro brano dal titolo “Sanou" - canzone di elogi verso una famiglia o un protettore.
Nei versi del ritornello di Bani viene evocata la parola "Sanou” (l’oro) per evocare l’incorruttibilità di Nalin Sonko.

Così dicono questi versi :
Quando gli proposero oro,
Quando gli proposero denaro,
Ah, hai sempre rifiutato !
Ah! Sonko ha rifiutato. Non si batte Sonko per denaro !
Sanou i yé mô do fé lambè tila,
Wari i yé mô do fé lambè tila,
Ah, i bani lé,
Sonko ban ni, wari a tè kélè la !

I djeli usano spesso questi versi quando fanno l'elogio di una persona giusta.
Una variazione di Bani è “Yeela”. Yeela è d’origine Peul ed è un brano panegirico che i griot Peul (mabo) cantano per i loro capi (abo). Come “Janjon”, Yeela è una danza dal ritmo lento e stregante.

_______________________________________________

Principali interpreti di Chedo:
Jali Nyama Suso 1996
Sory Kandia Kouyate 1973
_______________________________________________


Alfa Yaya Diallo, re del Fouta.
Le geste di Alfa Yaya Diallo, famoso re dei Peul del Fouta (Guinea), sono raccontate nella canzone che porta il suo nome e che è conosciuta anche come Alifa Yaya, Alpha Yaya o Be Mankan.

Alfa Yaya, fu l'ultimo re della confederazione dei Peul del Fouta prima della colonizzazione francese alla fine della XIX° secolo.


alpha Yaya Diallo


Tra 1800 e 1860, Alfa Yaya Diallo aumentò considerevolmente il suo dominio territoriale, soprattutto in direzione Nord-Ovest, lungo la valle della Gambia; ed è così che, a partire dal 1820, iniziò una guerra sistematica contro il regno Mandé del Gabu. Alfa Yaya fu un grande condottiero di Allah e di questo cantano i djeli.
Alfa Yaya, dopo aver islamizzato il regno del Gabu, tentò di negoziare con i francesi che volevano colonizzare la provincia ma, attirato a Boké fu fatto prigioniero e esiliato in Dahomey quindi in Mauritania, dove morì nel 1912.

La tradizione fa di Morifing Diabaté, famoso griot di Samory Touré, il creatore di questa canzone.

Mamadi Kaba, nella sua Antologia della Canzone Mandingues, scrive che, quella di Alfa Yaya Diallo è stata composta per essere suonata con una chitarra tradizionale, ngoni, la cui armonia, "evocava gli strappi che cadono e colano goccia a goccia".
Questa canzone è molto vicino al tema del canzone tradizionale "Foday Kaba" che costituisce la base dell'inno nazionale della Guinea.

Foday Kaba, conosciuta anche come: Fode Kaba, Foday Kaaba o Bajora jo è un brano dedicato a Foday Kaba Doumbouya (1818-1901), marabutto che resisté accanitamente alla colonizzazione anglo-frencese in Sénégambia alla fine XIX° secolo, costituisce, oggi, la base dell'inno nazionale della Guinea.


Foday Kaba Doumbouya

______________________________________________

Principali interpreti di Alfa Yaya:
Jali Nyama Suso 1996
Amadu Bansang Jobarteh 1993
Lamine Konte,
Mamadou Diabate, 2004

Principali interpreti di Foday Kaba:
Amadu Bansang Jobarteh, Tabara, Music of The World - 1993
Lamine Konte, Griot legend
Mamadou Diabate, Behmanka, 2004
______________________________________________

Seppur valorosi guerrieri le genti del regno del Gabu non hanno mai considerato la guerra come strumento utile a risolvere i conflitti della forzata islamizzazione da parte dei Peul del Fouta. Se una delle strofe di Chedo consigliava “Uomini del mandé non uccidete tutti i vostri nemici” è in Kelemagni che ne viene raccontato tutto il suo aspetto negativo.

Kelemagni, conosciuta anche come Kèlè magni, Kélémani o Kelemangninde, significa letteralmente "la guerra (kelè) è un male (magni)".

Più precisamente, questo brano è centrato sulla figura di un condottiere valoroso del Gabu, Kelefa Saneh, che diventò famoso sia per le sue imprese che per la maestria del suo djeli. A Kelefa Saneh sono dedicati anche "Kelefaba" e "Kuruntun Kelefa" due dei più famosi brani della tradizione Mandinka della Gambia.

Tradizionalmente, Kelemagni è cantata sull'aria ed il ritmo di "Kelefaba", ma con un tempo più lento. Se "Kuruntun Kelefa" è un brano panegirico sulla gloria dell’eroe, "Kelefaba" è considerato come l'elogio funereo "del grande (ba) Kelefa". Kelemagni è una denuncia contro i danni della guerra; è un tema molto sentito ed è diventata un'alternativa "popolare" di "Kelefaba".
______________________________________________

Principali interpreti di Kelemagni:
Chants et musiques de griots (Mangala Seydou Camara/Yakhouba Birama Sissokho/Lassina Kouyaté) 2001
______________________________________________


Attraverso i loro canti i djeli ci hanno tramandato storie che diversamente non sarebbero a noi arrivate; attraverso i loro elogi hanno narrato di antichi personaggi che hanno fatto la storia del Mandè e che ancora oggi sono di esempio per le nuove generazioni dell’africa dell’ovest.

Nel chiudere questo racconto e per ringraziare i griot che ci hanno tramandato questo sapere, utilizzeremo quello che è considerato l'inno a tutti i djeli: Lamban.
Lamban, conosciuta anche come Lamba, Lambang, Jaliya, Jeliya o Djelia, è stata inizialmente dedicato al lignaggio dei Kouyate ma oggi è l'inno di tutti i djeli e della loro arte.



Ci sono diverse varianti di Lamban ma io conosco bene solo due di loro: Lamban e Lamban Ba (il Lamban "grande").

Lamban Ba è la versione "moderna" di Lamban; questa variazione è caratterizzato da un ritmo più veloce (alcuni concetti fondamentali di "Lamban" sono raddoppiati in un modo tremante e la linea di basso è aumentata per sostenere (o imitare ) la pulsazione dei tamburi o del balafon.

Nella versione di Sory Kandia Kouyate con Sidiki Diabate alla kora, sono mescolate le due varianti del famoso "Lamban", così come solo i grandi djeli riescono a fare.

Oggi abitualmente, quando Lamban viene eseguita, Lamban Ba costituisce un punto culminante del brano.

Dalla versione di Sory Kandia Kouyate (L'epopea del vol.1 Mandinga, Syliphone 1970):
"Sora", può avere la pace!
"Sora" del Mandé,
Che tu possa avere la pace!
Oh, "Narà" del Mandé,
Che tu possa avere la pace!

Tutti devono rispettare te, " Narà " di Kita

Ognuno deve rispettare tutti voi,
" Narà " del paese,
I giovani o quelli più anziano ...

* * *

Oh, Morifing Diabate,
Era un djeli ed era un uomo d'onore
E Bakari Sissokho,
Era un djeli ed era un uomo d'onore
E così Kemogo Diabate
E Kante,
Diarra Kante

Oh, i "Djèlìbà" ...

* * *

Almamy!
I re ci devono ascoltare!
Pace nel Mandé.
Se la guerra deve uscire,
se la guerra deve essere fermata,
il djeli deve essere richiamato...

* * *
coro

Yeeh, Jaliya, Allah ha creato la Jaliya

___________________________________________

Principali interpreti di Lamban:
Sory Kandia Kouyaté 1970
Ballake Sissoko 2005
Yakhouba Sissokho/Lassana Kouyaté 2006
___________________________________________


DI ALESSANDRO CIACCINI

Note sulla terminologia:
i termini usati in questo "canzoniere" non si riferiscono coerentenete tutti agli stessi idiomi o linguaggi. Indiffrentemente troverete termini francesi o inglesi, bambara o malinke. I termini come saranno proposti sono quelli più utilizzati o comuni nella "costellazione" fisica o digitale delle nostre frequentazioni.


Poat correlati:
Il griot maestro della parola.
L’epica di Kemeburama.
L'epica di Kelefa.
Djeliya in Casamance.
Jaliya a Tambasansang.

Fonti:
1) Racconto orale di Madya Diebate, Jali di Darsalm Balonbalola Casamance, Senegal.
2) Racconto orale di Pape Siriman Kanouté, Jali della regione di Tambacunda, Senegal.
3) Stephen Belcher, Epic Traditions of Africa. Indiana University Press, 1999.
4) Johnson Hale Belcher, Oral Epics from Africa. Indiana University Press, 1997.
(Narrata da Shirif Jebate Registrata alla Radio Gambia nel 1960. Trascritta da Bakari Sidibe.)
5) Eric Charry, Mande Music. The University of Chicago Press. 2000.

Tracce in ascolto:

1. Alhaji Bai Konte - Allah laa k'e
2. Keletigui et ses Tambourins - Soundiata
3. Ambassadeurs du Motel - Diandjon
4. Siramori Diabate - Fakoly Janjo
5. Mamadou Diabate - Djanjo
6. Dembo Konte & Kausu Kuyateh - Simbomba
7. Mama Sissoko - Duga
8. Orchestre National "A" de la Republique du Mali - Taara
9. Salif Keita & Manfila Kante - Tara
10. balla Tounkara - Souba
11. Rokia Traore - Souba
12. Toumani Diabate - djourouKara Nainy
13. Kassemady Diabate - Tira Makan
14. Yakouba Sissoko & Lansine Kouyate - Kaffo
15. Malang Diabate - chedo (part. 1)
16. Malang Diabate - chedo (part. 2)
17. Farafina - Kedo
18. Noumoukounda Kouyate - Thiedo
19. Amadu Bansang Jobarteh - Alpha Yaya
20. Bako Dagnon - Alpha Yaya
21. Sambou Diabate - Fode Kaba
22. Mangala Camara - Kelemagni

5 commenti:

Anonimo ha detto...

... finalmente di nuovo vivi !!!
e con un post bellissimo e pieno pieno zeppo di informazioni preziose !!!
Saluti a tutti

GM ha detto...

vivi più che mai, e intenzionati a recuperare il tempo perduto :-)
Grazie!

mela.... ha detto...

Un articolo fantastico!!!
Ho faticato un po 'a capire / tradurre', ma ne vale la pena.
Un piccolo contributo: la versione di "Sundjata" di cantante Kémo Condé della Guinea, è favoloso!
Grazie per la restituzione
missed you!

GM ha detto...

Ole' Mela, adesso ho capito qual'e' il tuo blog :-)

mela.... ha detto...

Grazie per l'aggiunta del mio piccolo blog (in qualsiasi interpretazione), non era necessario. È un onore che non meritano.

Io preferisco che a continuare a mantenere questa roba buona con musica africana e un'informazione molto interessante e appassionato sempre, lontano dagli stereotipi e sincero.

Un sentido abrazo y muchas gracias

Creative Commons License
This opera by http://www.blogger.com/www.tpafrica.it is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Condividi allo stesso modo 2.5 Italia License.