13 luglio 2011

Celebration

SUGGESTIONI NIGERIANE A ROMA


ASCOLTA: (Vedi "Tracce in ascolto")


L’invito alla celebrazione del primo compleanno di una society nigeriana ci è stato girato per una fortuita e voluta coincidenza, che al contrario di altre passate occasioni questa volta abbiamo raccolto.

Già, quella nigeriana in Italia è una comunità che si difende non lasciando trapelare informazioni su sé stessa, sui propri valori, sulla propria struttura sociale, sulla religione fatta di spiriti e magia naturale, sulle sue culture e i suoi linguaggi. Tra i suoi modi di assicurare coesione e di comunicare c’è naturalmente la musica, una porta che, se lasciata anche solo socchiusa, permetterebbe ai cuori sensibili di entrare in quel mondo nascosto.

Più di altre comunità africane della diaspora, i nigeriani celano i fiori più inebrianti della loro tradizione - la danza e la musica - con la stessa tenacia con la quale proteggono gli affari e il malaffare. La loro comunità appare come un mondo che nel bene e nel male è monoliticamente chiuso, e anche quando riesci ad entrarvi ti tiene d’occhio, fa fatica ad abbandonarsi alla fiducia, e continua a lungo a ripagare chi è bianco, europeo e italiano, con lo stesso sospetto e la stessa mal celata ostilità con la quale i suoi membri vengono spesso accolti tra noi. Forse questo modo di proteggersi chiudendosi genera esso stesso diffidenza e pregiudizi.

A noi piacerebbe contribuire a creare un percorso di conoscenza reciproca, ma nel frattempo rispettiamo comunque questo loro riserbo, non potremmo scegliere diversamente. Così, della festa tradizionale alla quale abbiamo partecipato, dello spettacolo dei colori, delle danze e della musica, racconteremo solo piccoli frammenti, per suscitare quella curiosità che è la base della conoscenza. Il resto rimarrà per scelta sfocato.



Sotto il grande tendone di plastica alla Borghesiana, tra le torri della Casilina, nella periferia ad alta densità afro-nigeriana di Roma est, di fronte ai membri di diverse society Edo, Igbo e dell’area del Delta, si è esibito qualche giorno fa uno dei tanti gruppi musicali nigeriani residenti in Italia – a Padova - senza che l’Italia lo sappia. Il loro nome è Sam & Agobor and Their Dynamic Brothers. Sam canta e suona la chitarra solista, suo fratello Agobor suona il basso da mancino. Dal vivo sono accompagnati da un’altra chitarra ritmica, da una batteria e da un tastierista che simula anche le percussioni. Ovviamente tutti partecipano ai cori antifonali e diatonici tipici degli impasti vocali bini, derivati dall’antica musica di corte dell’impero del Benin.

Durante il sound check e nelle prime ore della celebrazione - quando la musica rappresentava semplicemente un intervallo tra le lunghe presentazioni degli ospiti illustri - big men, elder, pastori e capi - e i discorsi inaugurali tenuti da MC Austino, i due fratelli hanno accompagnato la calura infernale che opprimeva gli invitati sotto il tendone con una serie di brani di guitar highlife solare e rilassato, con la chitarra che rotolava pigra ma destra sulle note di assoli dall’inconfondibile sapore caraibico, a ricordare quasi un Osadebe o un Victor Uwaifo povero e senza sezione di fiati.

E pomeriggio, l’aria è insopportabilmente calda sia per noi che per i nigeriani, vestiti di tanta stoffa – ciascuna society con i propri disegni e colori – più calzini e scarpe lucide.


Lentamente i distinguish guests riempiono l’high table. I discorsi sono per Destiny, Passion, Osas, Charity, Sunday, Moses, e tutti gli altri nomi comuni della comunità nigeriana in Italia, convintamente cristiana, ma in modo totalmente differente dal cattolicesimo che conosciamo.

Sam e Agobor riempiono i tempi di riposo, poi lasciano lo spazio sonoro a un’ensemble tradizionale di voci e percussioni, un cosiddetto “Edo cultural group”, completo di shekere e talking drum, con le danzatrici ornate dai consueti gioielli e accessori di corallo arancione che si muovono all’unisono tra il palco e i tavoli.

Il sole tramonta con calma. Intorno a noi arrivano casse di birre Guiness, Coca Cola e Vita Malt, mentre sui tavoli compaiono bottiglie di dry Gin. La sala è grande, e oramai è piena. Sono passate sette ore dall’orario di inizio indicato sull’invito, e i Dynamic Brother cominciano a rullare sulla pista, poi lentamente decollano. Tra la gente circolano piatti di jolof rice con manzo e tacchino.


I brani partono come highlife moderni e incalzanti, e nel procedere aumentano di spinta, di ritmo, di volume, di forza ipnotica. Spezzati ogni tanto da stacchi di batteria che modificano la sostanza del groove, sono intrecci complicati di riff di chitarre e sincopi nervose e ostinate di basso, sui quali anche le voci, e soprattutto i cori, si incrociano ripetutamente. Nessuna concessione a sintassi conosciute. Le donne ballano composte, in gruppi. La nostra mente è attraversata da continui flash. Le feste senza fine in Africa, gli stati alterati indotti dall’ossessione ritmica, l’origine degli esperimenti di Byrne e compagni, la dimensione collettiva, riti magici e pagani, piogge di banconote verdi da un dollaro cambiate da una donna con un lampo viola e oro tra i capelli, bastoni del potere. Tutto intorno al tendone c’è gente, un torrente in movimento.

Andiamo a pisciare nei prati, usciamo dall’incantesimo. Tra poco ce ne andremo, è quasi mezzanotte e siamo qui dalle tre del pomeriggio. Quanto durerà ancora la musica? Anche Agobor esce per pisciare, lo salutiamo, scambiamo due parole. Lui e suo fratello hanno sempre e solo suonato per le feste nigeriane, non si sono mai esibiti per un pubblico italiano. Però sono pronti a farlo, anche se c’è da chiedersi se gli italiani siano pronti per quel sound che sembra venire dalle viscere della terra. Ci lascia il suo numero di telefono.

Far suonare Sam, Agobor e i loro Dynamic Brothers per un pubblico italiano sarebbe un evento culturale vero, in cui un pezzo di Africa arriva così com’è, senza mediazioni. Pochi strumenti culturali basterebbero per arricchire almeno in parte l’esperienza sensoriale e psicofisica della loro tempesta sonora. Purtroppo gli audio e i video che riportiamo qui non hanno nulla a che vedere con l’esibizione dal vivo alla quale abbiamo partecipato, se non un’ombra del set highlife delle prime ore accelerato per l’occasione. Andiamo via lasciando Silvestro - il nostro angelo custode - al tavolo con i suoi amici, ma con l’esperienza di quella celebrazione e di quella musica che eccheggerà ancora a lungo, alimentando antiche e nuove curiosità e passioni.



Brani in ascolto:
1. Ihankpa
2. Osanhera



Chi volesse far suonare SAM & AGOBOR and their Dynamic Brothers può contattarci via mail

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