29 maggio 2011

Mah Damba - A l'ombre du grand baobab


ASCOLTA: (Vedi "Tracce in ascolto")


“Nel 1797 (anno dell’arrivo dell’esploratore inglese Mungo Park) Segou, la città dei 1444 balanza – l’albero sacro incarnazione di Pemba, il dio della creazione – era la capitale del regno bambara. Si trattava di un enorme agglomerato formato da quattro quartieri disposti lungo il fiume Djoliba, che in quel luogo raggiungeva una larghezza di ben trecento metri. Se Segou-Koro ospitava la tomba di Biton Coulibaly, l’antenato fondatore della città, a Segou-Sikoro si innalzava la reggia di Mansa Monzon Diarra. Neppure dopo giorni e giorni di marcia sarebbe stato possibile trovare un posto più animato nel raggio di dieci leghe. Il mercato principale aveva luogo in una grande piazza quadrata. Tutt’intorno si trovavano capannoni divisi internamente da tramezzi di legno e stuoie. Sotto i tetti coperti di terra battuta, le donne vendevano tutto ciò che è possibile vendere – miglio, cipolle, riso, patate dolci, pesce affumicato, pesce fresco, burro di karité, polli – mentre gli artigiani mettevano in bella mostra la loro mercanzia, sospendendo alle corde tessuti di cotone, sandali, selle da cavallo, zucche finemente decorate che fungevano da recipienti. Sulla sinistra del mercato si trovava il bazaar dove venivano ammassati gli schiavi di guerra, legati gli uni agli altri con rami strappati da giovani alberi.

Segou era all’apice della sua gloria. Il suo potere si estendeva fino ai confini di Djenné, la grande città mercantile bagnata dal fiume Bani. La temevano fino a Timbouctou, ai confini del deserto. I fulbe del Macina erano suoi vassalli e le pagavano ogni anno cospicui tributi in bestiame e in oro. A dire il vero non era sempre stata così potente. Soltanto centocinquant’anni prima non figurava nemmeno tra le città del Sudan. Era solo un villaggio dove Nyangolo Coulibaly aveva trovato riparo, mentre suo fratello Barrangolo si era stablito più a nord. Poi Biton, suo figlio, si era ingraziato il dio Faro – signore delle acque, signore della conoscenza – e aveva trasformato quel mucchio di capanne di argilla e paglia in una superba città, il cui solo nome faceva tremare somono, bozo, dogon, touareg, fulbe, sarakole. A tutti questi popoli Segou faceva la guerra e si procurava così gli schiavi che poi rivendeva nei suoi mercati e impiegava per coltivare le terre. La guerra era il nerbo della sua potenza e della sua gloria.” (Tratto da "Segu I – Le muraglie di terra" di Maryse Condé, Ed. Lavoro)


I bambara sono un sottogruppo del grande e nobile gruppo etnico dei mande, o mandingo, con i quali condividono origini lontane e lingua parlata. La loro storia caratteristica è quella dell’impero di Segou, i cui sovrani furono i Coulibaly e i Diarra, prima che venissero travolti dalla guerra santa dei Tukolor guidati dallo Sceicco Omar Tall. La storia di Segou e del popolo dei senza Dio che non voleva convertirsi all'Islam è raccontata in modo avvincente nei due volumi della scrittrice antillana Maryse Condé, "Le muraglie di terra" e "La terra in briciole".

Nonostante viva da molti anni a Parigi, lontano dall suo paese, la djeli Mah Damba Sissoko è considerata una delle grandi interpreti contemporanee della musica e dell’antica cultura bambara. Probabilmente ciò avviene perché il suo talento ha continuato a svilupparsi soprattutto nei sumu, le cerimonie che si tengono in occasione di matrimoni e battesimi e che rappresentano una delle modalità più pure in cui si esprime la musica dei mande, contesti africani autentici anche quando avvengono lontano dalla loro terra madre.


Sorella del nostro calabro-maliano Baba Sissoko, suo padre era il legendario capo dei griot del Mali Djeli Baba Sissoko, di cui si dice che conoscesse molti segreti e possedesse le chiavi delle dodici porte dei Mande. Suo zio fu Bazoumana Sissoko, il griot cieco dotato di poteri magici, mentre sua zia fu Fanta Damba, la più grande tra le djeli e cantanti bambara del secolo scorso. Oltre al suo talento vocale, la ragione principale per cui una griot di tale antica stirpe riscuote un entusiasmo straordinario tra i compatrioti è la qualità dei suoi testi e delle sue improvvisazioni e la capacità di raccontare le antiche storie con parole nuove, una qualità che eleva la musica dei griot al livello di una nobile forma di letteratura orale.

Ascoltare Mah Damba è quindi l’occasione di entrare nel mondo della musica bambara, per accorgersi della sua bellezza e delle sue peculiarità. Essa usa una scala pentatonica che la rende così straordinariamente evocatrice di atmosfere blues a noi familiari. Lo strumento principale dei bambara, che veniva usato nei cortei e nelle cerimonie reali, e il n’goni, un liuto dal suono sordo e nervoso che monta da quattro a sette corde. Mamaye Kouyate, marito di Mah Damba scomparso da poco e principale interprete del suo album Djelimousso, è un grande virtuoso del n’goni, una tradizione che appartiene alla sua famiglia da molte generazioni.


La discografia di Mah Damba prodotta e distribuita in Europa comprende un paio di brani contenuti nella raccolta Divas from Mali (1998) della World Network, in cui Mah è accompagnata da Lansine Kouyate al balafon e da Djeli Moussa Djawara alla kora, dal suo primo album Nyarela (1997) e dai due successivi lavori pubblicati per la parigina Buda Musique "Djelimousso – La voix du Mandinque" (2000) e "A l’ombre du grand baobab" (2011), uscito quest’anno e dedicato al marito scomparso, in cui suonano suo figlio Guimba Kouyate alla chitarra, il virtuoso del n’goni Makan Tounkara e il bravo e sensibile contrabbassista francese Jean-Jaques Avenel, che dona alla musica una profondità che la rafforza e l’arricchisce.

I malinke e i bambara vengono dalla stessa radice, i loro repertori sono in parte sovrapposti e spesso si ritrovano a far musica assieme, tant’è che Maha Damba è stata a lungo corista nell’ensamble di Kassemady Diabate, “la voix du mandengue”. Ma il suono ruvido ed essenziale delle note e delle corde bambara che nei lavori solisti di questa straordinaria griot emerge in tutta la sua purezza ed energia, è un cammino affascinante e inconfondibile. La sua musica è ricca, colma di orgoglio e calore, musica alta senza compromessi, a cui avvicinarsi in silenzio e con rispetto.


Brani in ascolto:
1. Kulo Be Bo (da "A l'ombre du grand baobab")
2. Taara Ka N To (da "A l'ombre du grand baobab")
3. Sira Jan Koro (da "A l'ombre du grand baobab")
4. Sounafi (da Djelimousso)
5. Jarabi (da Divas from Mali, Djeli Moussa Djawara kora e voce, Lansine Kouyate balafon)


Autore: Mah Damba
Titolo: A l'ombre du grand baobab
Anno: 2011
Label: Buda Musique

Brani:
1. Joni massa dio
2. Taara ka n to
3. Sira jan koro
4. Kulo bè bo
5. Coolo
6. Jolen
7. Jugu tè maa la
8. Jeli baba
9. Mali gundo
10. Ni i ye n sonnin fo
11. Taama bannen
12. Baba
13. Sogoma
14. Amadu o juma

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