22 aprile 2011

Orlando Julius, Seun e le elezioni in Nigeria


ASCOLTA: (Vedi "Tracce in ascolto")


La Nigeria è un posto pieno di persone e merci, di eroi e banditi, di spiriti e soldati, di tamburi e musiche. Mentre scrivo c’è anche metà di un cuore.

Anche questa volta le elezioni in Nigeria non sono state cosa da poco. Tutti i nigeriani sanno che il giorno delle elezioni girano le bande, gli animi sono tesi e può scapparci il morto. Per questo si chiudono in casa. Ma sabato 16 aprile hanno deciso di andare a mettere quella croce in numero doppio rispetto al solito, così ha vinto l’outsider Jonathan Goodluck, con il suo buffo cappelloccio da buttero.

“Buona fortuna mr. Goodluck …” gli augurano i giovani e gli studenti del sud. Governare la Nigeria è un mestiere difficile, ma il giovane Goodluck non è come il papa morettiano, nonostante il vecchio e minaccioso rivale, il generale Buhari, gli abbia scatenato le ire della gente del nord, dove la violenza sta portandosi via i suoi morti. I seguaci di Goodluck rispondono, ma nessuno la spacci come guerra tra cristiani e mussulmani.



“Sarebbe bello per noi” canta un vecchio e strascinato funnky degli Afro Sounders di Orlando Julius Ekemode, l’altro padrino dell’afrosoul. Lo credevano sparito dai tempi di Asiko, la bomba dance composta dal giovane OJ in The Boys Doin’It di Hugh Masekela. Qggi vive in California, ma l’onda lunga dell’afrobeat lo sta riportando in alto, e l’amico Frank “Voodoo Funk” Gossner lo ha ripescato e pubblicato in una registratazione d’epoca fatta nell’ARC Studio a 24 piste di Ginger Baker a Lagos.


Prendetelo, il disco intendo. Musica intossicata, ripetitiva, ipnotica, C’erano i talking drum di Ayan Ayan, l’organo farfisa e Moses Akambi alla batteria, e chi ha detto che Tony Allen era il numero uno? Lo dico con rispetto, brother.

Erano i primi anni 70, la Nigeria era le luci della sua musica infettivamente rivoluzionaria e le ombre dei suoi presidenti gonfi di petrodollari, Obasanjo e Buhari. Nei novanta invece c'era Abacha, l’assassino di Ken Saro Wiwa e di migliaia di altri nigeriani.

Era un Ogoni del Delta del Niger Ken Saro Wiwa. “Vostra Eccellenza, il mio stipendio è misero.” “Non accumulare ricchezze in terra.” “Vostra Eccellenza, ho una famiglia da mantenere.” “Ringrazia Dio che te l’ha data.” “Vostra Eccellenza, negli ultimi sei mesi non ho percepito stipendio.” “Stai solo pagando le conseguenze delle sfortune generali del nostro paese.” “Vostra Eccellenza, nella Chiesa persone pagate lautamente ricevono il loro stipendio regolarmente.” disse Daniel guardando l’automobile lustra che suscitava l’attenzione della gente del villaggio. Daniel è uno dei semplici delle storie di Saro Wiwa in La Foresta di Fiori (Edizioni Socrates, trad. it. 2004).


Fu impiccato. La sua battaglia oggi la combatte il MEND, il Movimento per l’Emancipazione del Delta del Niger, un gruppo di lotta e di coscienza di etnia Ijaw, la stessa di mr. Jonathan Goodluck. Cosa ci fa un Ijaw alla presidenza della Nigeria? Quel governo ha sempre preso soldi dai ceffi della Chevron, della nostra ENI e della Shell per tenerli a bada gli Ijaw, per lasciarli con i piedi a mollo negli acquitrini puzzolenti di petrolio mentre i fuochi dell’inferno del gas flearing bruciano il cielo. Che il cielo si stia capovolgendo? Due giorni dopo le elezioni il MEND ha dichiarato che difenderanno il mandato di mr. Jonathan Ebele Goodluck.

Goodluck era un innocuo naturalista. Si occupava di piante e di pesci tropicali, quando il governatore del Bayelsa State lo chiamò a fargli da vice. Era il 1999. Ma che razza di storia è? Ascoltatela perché c’è da non credeci. Il Governatore morì, e lui si ritrovò a prenderne il posto senza averlo cercato. Nel 2008 Omaru Yar’Adua, nuovo presidente della Nigeria, lo chiamò a fargli da vice. Perché non si capisce. Yar’Adua era hausa e veniva dopo Obasanjo, che era yoruba. In Nigeria da quando c’è l’indipendenza si succedono un presidente hausa, poi uno yoruba, poi un hausa. Beh, scommetto che ve l’aspettate ma non osate dirlo. Si, è morto pure Yar’Adua, e Goodluck si è ritrovato presidente dell’intero gigante nigeriano senza averlo cercato. Era maggio del 2010, poco meno di un anno fa. Lui era praticamente sconosciuto come politico, e a livello internazionale tutti si chiedevano: ma chi è Jonathan Goodluck?


Se lo chiedevano anche nella famiglia Anikulapo Kuti, perché era la prima volta che la Nigeria aveva un presidente che in passato non aveva perseguitato Fela, morto prima che Goodluck entrasse in politica. A proposito, non centra nulla, in questi giorni il musical afro-americano sulla vita di Fela Kuti è programmato allo Shrine di Lagos. Sarebbe bello esserci, allo Shrine cazzo, con i Positive Force e tutto il resto.

L’ultimo disco di Seun Kuti, From Africa with Fury: Rise, non contiene neanche un pezzo dedicato a Goodluck. Però c’è un pezzo indirettamente dedicato al generale Buhari, si chiama African Soldier, Già, ma che succede in Nigeria? E’ la prima volta che ha un presidente che non è un soldato. C’è anche mr. Big Thief, ma non sembra per lui. Parla di petrolio e corruzione, e per Goodluck è troppo presto. No, Mr. Big Thief è ancora Obasanjo e tutti i politici che si sono spartiti le ricchezze del popolo nigeriano per cinquant’anni.

“Le nostre orecchie sono piene delle vostre parole, ma i nostri stomaci sono ancora vuoti.” La copertina è di Ghariokwu Lemi, che disegnava per Fela. La musica sembra andare oltre Many Things, ha sviluppato molto l’orgia acida e moderna di Fire Dance, allora arrangiata da Godwin Logie, qui di nuovo presente tra i produttori assieme a John Reynolds e a Brian Eno. Già Brian Eno, e suona pure, realizzando finalmente il sogno mai dimenticato sin dai tempi di Afrodisiac di suonare con gli Egypt 80. Eno si sente, il groove incomprimibile della vecchia orchestra nigeriana si allinea come ingranaggio umano su schizzofrenie invisibili, come ai tempi del bosco degli spiriti cn Byrne.


Da maggio 2010 Goodlck ha fatto cose nuove. Si è iscritto a Facebook come Obama, e ha cominciato a scrivere le sue idee e a chiedere ai suoi concittadini di non aver timore di fare critiche e proposte. Anch’io sono suo fan, anche se all’inizio ho dovuto superare il trauma di cliccare sul tasto “mi piace” per un presidente nigeriano. Mi ha incoraggiato la presenza di amici come Comb & Razor e Latoya Ekemode

Ha dichiarato che dopo un anno avrebbe indetto le elezioni, e lo ha fatto. E ha vinto in due terzi degli stati con quasi il doppio dei voti di Buhari! Il suo rivale, convinto che sarebbe toccato a lui perché era il turno di un hausa, ha immediatamente denunciato brogli. Ma come avrebbe fatto il povero Goodluck a far passare sotto il naso degli osservatori internazionali dieci milioni di schede in più?

Il giornalista Ken Wiwa – il nome vi ricorda qualcuno? E’ il figlio, vive a Toronto, scrive per il Globe and Mail e sostiene Goodluck – dice cose molto interessanti di lui. “Siamo abituati allo stile militare di Presidenti lontani e duri. Molte persone hanno persino paura di andargli vicino. Lui (Goodluck) sta tentando di cancellare tutto questo, di mostrare che non è un autocrate. Stiamo demistificando il Presidente, stiamo cancellandone il culto. Lui è un uomo timido e gentile che si è ritrovato in una posizione in cui non si sarebbe mai aspettato di arrivare, ma io lo sto vedendo crescere e crescere. La Nigeria è un compromesso collettivo, e la gente ha bisogno di un Presidente che li metta a loro agio. Le tensioni etniche non sono così profondamente radicate, basta qualcuno che semplicemente ascolti.”

Ora Goodluck chiama la Nigeria sull’orlo del baratro all’unità, con parole semplici. “In Nigeria ci sono solo due tipi di persone, quelle buone e quelle cattive, e non quelle del nord e quelle del sud.” A me dice qualcosa, e anche a molti nigeriani, che guardano a lui con fiducia, con la speranza di non doversi ricredere, di non ritrovarsi venduti agli oyimbo, ai bianchi.

FOTO TRATTE DA EMUFEST 2010


Brani in ascolto:
1. Yio Si Da Miliki Beat (OJ)
2. Aseni (OJ)
3. Slave Masters (Seun)
4. Rise (Seun)


Autore: Orlando Julius and the Afro Sounders
Titolo: Orlando Julius and the Afro Sounders
Anno: 2011
Label: Voodoo Funk



Autore: Seun Kuti & Egypt 80
Titolo: From Africa with Frury: Rise
Anno: 2011
Label: Because Music

4 commenti:

TRICKY PAU ha detto...

C'è solo uno stramaledetto problema (paradossalmente): la Nigeria ha troppo petrolio. Speriamo bene.

Comunque una storia incredibile.

Grandissimo post. Grazie GM

GM ha detto...

Se davvero la Nigeria si drizzasse in piedi sarebbe difficile per l'Europa farla inginocchiare di nuovo.

Hai ragione, il problema sono le sorelle del petrolio ...

portametronia ha detto...

Bell'articolo.
Anche se per un giudizio su Jonathan andrei più cauto. E' vero, un "uomo venuto dal nulla", ha un certo fascino in un paese di quasi 160 milioni di abitanti.
Nel 2007 (non nel 2008), ad Aprile, Yar'Adua, appena eletto Presidente, nominò Vice-presidente, questo oscuro "governatore per caso" dello Stato di Bayelsa,...ma non lo nominò per caso.
Jonathan era un Ijaw e la Nigeria e le grandi compagnie petrolifere avevano un problema...grosso: Il Mend. Nel 2007 il Mend (composto principalmente dagli Ijaw) aveva ridotto la capacità estrattiva del paese di oltre il 30%. Con continui attacchi agli impianti e con il rapimento dei tecnici stranieri il Mend ha attirato l'attenzione dei media sulla triste realtà dei popoli del delta e sulle malefatte delle grandi compagnie petrolifere.
Nel 2007, vista l'incapacità dell'esercito nigeriano nel reprimere il movimento, le grandi compagnie (al contrario di larga parte del governo nigeriano) scelsero la via del dialogo, facendo pressione (sono potentissime nel paese) perchè alla vice-presidenza fosse chiamato un Ijaw, minoranza nel paese, ma maggioranza nei 9 stati del delta, soprattutto nei 3 (Delta, Rivers e Bayelsa) da cui si estrae il petrolio che fa della Nigeria l'ottavo produttore di greggio al Mondo, il primo in Africa.
Fu Jonathan, nel Luglio del 2007, ad andare in Sudafrica per parlare con Henry Okah, il presunto leader del Mend ( ora in carcere in Sudafrica), e a contrattare una tregua. Durante i quattro anni del suo mandato è rimasto nell'ombra, fino alla morte di Yar'Adua, quando è diventato presidente...ha lavorato, bene, per essere rieletto. E' stato votatissimo ( tenendo conto che hanno votato poco più di 35 milioni di elettori sui 73 milioni che si erano iscritti alle liste elettorali) negli stati del sud, ma ha ottenuto ampi consensi anche nel resto del paese.
Molti ex-comandanti del Mend si sono arresi e sembra che siano lautamente foraggiati per fare la bella vita a Lagos, il movimento sembra essere allo sbando e Henry Okah (anche lui di Bayelsa) dal carcere sudafricano parla di Jonathan come di un "traditore del suo popolo" che pensa solo a se stesso.
Vedremo alla prova dei fatti se Jonathan è l'uomo nuovo o l'uomo poco "ingombrante".
Intanto la gente del delta continua a vivere con meno di un dollaro al giorno senza acqua, fognature e rete elettrica.

GM ha detto...

Grazie a Portametronia (andate a vedere il suo splendido blog) per le molte informazioni che integrano il ritratto di mr. Goodluck.
Tristi sono invece le notizie che ci dai sul MEND e sul loro cedimento alla corruzione.
Purtroppo leggere gli eventi della politica e delle società africane è sempre difficile, e si rischia di cadere in semplificazioni dettate dal bisogno di identificare i cattivi e i buoni, i servi degli imperialisti e gli eroi della rivoluzione.
Ciò che dice il figlio di Ken Saro Wiwa è però interessante. Lui sostiene proprio che Goodluck è l'uomo "poco ingombrante", e sostiene che questo sia l'aspetto positivo in una società in cui la caratterizzazione e l'identificazione sono gli elementi cruciali usati dalla propaganda e dalla manipolazione di massa.
Qualche piccolo segnale dalla Nigeria arriva. Ad esempio il governatore Oshiomole dell'Edo State, eletto dopo che il suo predecessore è stato arrestato per corruzione, sembra stia facendo un lavoro mai visto prima, sia per risistemare Benin City che per portare acqua e elettricità ai villaggi.
Di nuovo, la speranza che Goodluck sarà un buon presidente è attenuata dalla consapevolezza del potere che hanno le multinazionali del petrolio. Ma la speranza c'è.

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