08 marzo 2011

Balla e l'arte del recupero

DI COSTANTINO SPINETI


Africa, Senegal, Isola di Gorèe. E' qui che ho conosciuto Balla, sulla cima più alta di questa piccola isola da dove si può ammirare Dakar, nell'estremo occidente africano. Gorèe è molto famosa, è nota come l'isola degli schiavi, ai tempi del colonialismo i negrieri la usavano come base logistica per radunare e selezionare i neri che poi venivano (de)portati nelle Americhe per coltivare i campi di cotone.

Oggi Gorèe è patrimonio dell'Unesco, un'autentica perla naturalistica dove ogni giorno approdano orde di turisti bianchi per villeggiare e visitare la Maison des Esclaves ... un posto maledetto, eretto a picco su una scogliera dell'Oceano Atlantico grondante di sangue e d'ingiustizia, un posto che visitandolo mi ha suscitato profonda indignazione e vergogna, un posto che andrebbe visitato in religioso silenzio, senza schiamazzi, flash fotografici e grida sguaiate di turisti per caso toubab mangiatori di Yassa poulet ... per rispetto di milioni di anime dannate partite per l'inferno da qui ... ma così non è. Purtroppo.

Balla è nato qui, più o meno trentacinque anni fa, e si è allontanato dalla sua piccola isola solamente poche volte, solamente per andare nella vicina Dakar, e solamente per andare a caccia di avanzi.


L'oceano a Gorée

A caccia di avanzi sì, avete capito bene. Ed ecco che la sua Arte diventa sociale. Balla se ne va in giro con un carretto per la città a raccattare qua e là scarti di tecnologia in disuso, vecchie prese di corrente, spinotti, telecomandi, calcolatrici, vecchi telefonini, pezzi di computer, e utensili di vario genere, forchette, vecchi cucchiai, pinze, chiodi, tenaglie, scatolette metalliche e barattoli di vario genere. Balla la chiama Art de la rècupèration, e in effetti non ha torto, soltanto che Balla con la sua Arte non vuole solo recuperare oggetti ormai destinati alla discarica, ma l'intera cultura della tradizione africana. Ed ecco che la sua Arte diventa anche culturale. Balla nei suoi quadri e nelle sue istallazioni riproduce scene dell'antica tradizione africana come la danza, la musica, l'agricoltura, la famiglia e altre scene ordinarie di vita tradizionale dei villaggi africani. Ma venite pure avanti gente, accomodatevi, vi porto a fare un giro nel suo piccolo e umile atelier ricavato dai resti di un piccolo bunker in cima all'isola. Entrate uno alla volta, seguitemi. Faccio strada:



Quello che colpisce di più di queste opere sono sicuramente (solo di primo acchito!) i materiali con le quali vengono create, ma parlando con Balla ho scoperto che c'è dell'altro. Negli intenti artistici e socio-culturali del nostro amico Balla oltre al recupero dei materiali e della cultura tradizionale africana, c'è anche la volontà di vendere queste opere (prezzi modici, accorrete gente!) ai turisti occidentali che vengono sull'isola, e liberarsi finalmente di tutte le cianfrusaglie e le vecchie tecnologie che ormai da anni noi europei stiamo portando in Africa come se fosse la nostra discarica. Ed ecco che la sua arte diventa anche concettuale.

Cosa pensate ci si possa fare con dei vecchi telefonini malfunzionanti, computer antidiluviani, televisori anni '80, medicine quasi scadute e vari piccoli accessori tecnologici che non usiamo più? Perchè tanta gente si ostina a portarli in Africa credendo addirittura di fare una buona azione? Perchè? Trovare una spiegazione tangibile a simili gesti sconsiderati sarebbe un lungo discorso che non vale la pena affrontare, vale la pena dire invece che Balla, tutta questa immondizia tecnologica in disuso ce la rispedisce in Europa sotto forma di arte tradizionale africana, creando le sue opere che parlano di antiche tradizioni africane usando modernariato tecnologico in disuso del quale noi europei vorremmo liberarci (credendo di fare una buona azione). Bel colpo Fratello Balla! Bel colpo.

Balla è un artista molto attento e sensibile ai temi dell'attualità, in tempi non sospetti mi confidò che secondo lui la rete internet potrebbe essere un vero e proprio catalizzatore dei fenomeni di rivolta nelle vecchie dittature nordafricane e mediorientali. Perbaccodionisolibero ... Aggiungo io!

Quando gli ho regalato Assume Crash Position dei Konono n°1, dopo che l'ha ascoltato, mi ha abbracciato dalla gioia. Non gli sembrava possibile che qualcuno in Africa con la musica stesse facendo quello che lui stesso fa con la pittura.

Balla ha una visione geopolitica del mondo, oggi è molto preoccupato per il dilagante fenomeno dell'immigrazione clandestina verso l'Europa, poi, con occhi trasognati, fissando le piroghe sul mare, con voce ferma e profonda mi ha detto: “Oggi il futuro degli africani non è più in Europa, l'Africa è il futuro degli africani ... Africa is the future!!



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