01 febbraio 2011

Lokua Kanza - Nkolo


ASCOLTA: (Vedi "Tracce in ascolto")


Lokua Kanza è un cantautore congolese dalla voce appena abrasiva quando canta e dallo stile raffinato e rarefatto quando compone. E’ anche uno di quegli artisti che per intraprendenza, qualità e circostanze esterne si ritrova a partecipare al disegno della musica africana del futuro. E qui "africana" non è usato a caso, perché se è vero che esistono molte Afriche, a volte queste diventano una quando si incontrano nei boschi incantati delle periferie multietniche delle megalopoli globali.

Nel caso specifico il bosco delle meraviglie di Lokua Kanza è Parigi, in passato patria adottiva di Leopold Senghor e Aimé Césaire e cruogiolo alchemico del loro rinascimento della negritudine, le cui banliéu sono da oltre trent’anni il terreno di gioco e di vita condiviso dalle genti e dalle avanguardie artiatiche e culturali delle ex colonie e dei paesi di tutta l’Africa francofona, dal Mali al Cameroon, dalla Guinea al Congo, dal Senegal al Gabon, dal Madagascar alla Costa d’Avorio. Grazie all’essere luogo di incontro, Parigi è stata forse persino più importante delle capitali africane – con le uniche eccezioni di Lagos e Abidjan – nel determinare i fattori comuni del suono odierno dell’Africa. Artisti straordinari come Francis Bebey, Pierre Akendengue, Ray Lema, Geoffrey Oryema e Richard Bona sono divenuti famosi nella capitale francese prima che in patria, e moltissimi altri – Manu Dibango, Salif Keita, Mory Kante e Youssou N’Dour in testa – sono decollati da Parigi per una successo internazionale che non sembra affievolirsi. A Parigi sbocciano i talenti, soprattutto quelli coraggiosi, perché un musicista con delle idee può trovarvi tutto ciò che gli serve – compagni di avventura, strumenti, studi di registrazione, denaro e soprattutto ascoltatori – per tradurle in musica.

Lokua Kanza è uno dei frutti di quel bosco. Nato nel 1958 a Bukavu, nella regione più orientale del Congo, ha iniziato a diciannove anni la sua carriera artistica con il gruppo di Abeti Masikini, una delle prime dive del soukouss zairese. A ventidue anni arrivò nella capitale francese, dove nel tempo ha collanborato - tra gli altri - con Manu Dibango, Youssou N’Dour, Ray Lema, Papa Wemba, Noa, Nana Mouskouri e Miriam Makeba. Sulle rive della Senna ha pubblicato cinque dischi come solista, ha vinto qualche disco di platino e, nel 1996, il prestigioso Kora Award come miglior artista africano emergente, affermandosi come uno degli autori più interessanti della scena afroeuropea contemporanea.

Nkolo esce dopo tre anni da Plus Vivant, un disco che a suo tempo considerai debole perché sembrava inseguire la nebbiosa malinconia della canzone francese senza riuscire a farla propria, e dimenticando al tempo stesso i suoni caldi e le melodie leggere che aveva saputo costruire con straordinaria maestra nel precedente Toyebi Te, fino a ieri il suo maggior capolavoro. Ma in Nkolo egli torna sorprendentemente sui suoi passi, o meglio, cambiando direzione si riavvicina a ciò che sembra essere le sue radici e la sua anima. Così siamo di nuovo in terra africana, ma questa volta con una maturità e una naturalezza accresciuta, e nell'ascoltare il nuovo album è inevitabile tornare alle melodie dolci di Toyebi Te.

Registrato tra Parigi, Kinshasa e Rio de Janeiro, anche Nkolo è una manciata di canzoni di tre minuti o poco più, un susseguirsi di schizzi sapientemente accennati, in cui quello che non c’è vale quanto quello che c’è. Pochi strumenti. Lokua Kanza suona la chitarra acustica, il piano, la kalimba, il sintetizzatore – ma pochissimo, per carità – il flauto e qualche piccola percussione, e naturalmente canta, con la sua voce che non si dimentica, sola o accompagnata da ospiti incontrati per strada. Accanto a lui il basso naturalizzato parigino di Guy Nsangue, qualche chitarra e un coro femminile, più sporadici interventi di una armonica, di percussioni e tastiere.

Musica essenziale, che rispetto a Toyebi Te non insegue neanche più la melodia, ma poggia su arrangiamenti così aggraziati da sembrar casuale e orgogliosamente astratta. In Nakozonga c’è l’essenza del soukuss in un arpeggio accennato di chitarra, in Soki – assieme alla voce di Roselyne Belinga - il samba ruota intorno alla cuica di Marco Lobo. Nei testi domina la poesia dolce del lingala. Si potrebbe far meglio in francese? Lokua ci prova in un paio di brani, e anche in portoghese, ma non sarebbe stato necessario. Parigi scivola invece nelle atmosfere di molti testi, come nella leggerezza dell’essere di On Veut du Soleil, nello zen di Yalo, nell’amore onirico ed esistenziale di molte canzoni.

E’ certo che Lokua Kanza sia tornato, e ascoltandolo viene voglia di rimangiarsi la delusione di Plus Vivant, che – ora è evidente - era un modo di cercare strade nuove. Nkolo è il suo nuovo punto di arrivo, un'opera minimalista delicata e mai sopra le righe, una lunga storia con poche note in cui niente è troppo facile e in evidenza. E’ musica colta fatta di sfumature, calore e sentimenti. Che venga dall’Africa sembra quasi superfluo, ma non siamo superficiali. Se è facile legare l’Africa a una identità stereotipata, Nkolo aiuta a prenderne coscienza. Semplicemente con il suo essere musica gentile che viene da dentro, in qualche modo aiuta ad andare oltre.

Tracce in ascolto:
1. Dipano
2. Nakozonga
3. Soki

Autore: Lokua Kanza
Titolo: Nkolo
Anno: 2010
Label: World Village / Harmonia mundi

Brani:
1. Elanga Ya Muinda
2. Dipano
3. Mapendo
4. Nakozonga
5. Famille
6. Nkolo
7. Loyenge
8. Soki
9. Vou Ver
10. On veut du soleil
11. Yalo
12. Oh Yahwe

2 commenti:

susimary ha detto...

meraviglia! dove lo trovoquesto CD?
Susanna

GM ha detto...

Incredibilmente lo trovi anche nei negozi di dischi italiani ...

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