15 febbraio 2011

Femi Kuti - Africa for Africa


ASCOLTA: (Vedi "Tracce in ascolto")


E’ uno scandalo che i nigeriani siano così poveri. “La Nigeria è ricchissima, per questo non ha scuse per la povertà. Non ha scuse se non c’è un buon sistema scolastico o un buon sistema sanitario pubblico. Non ha scuse su niente. Dai tempi di mio padre la situazione non è cambiata, solo oggi è più sofisticata. La corruzione è più sofisticata. Mio padre combatteva contro una dittatura militare che era violenta, poteva massacrarlo di botte, bruciare la sua casa e incarcerarlo molte volte. Ora noi crediamo di vivere in un’epoca di democrazia, ed è più difficile che il governo reagisca in quel modo. siamo semplicemente di fronte a una forma di dittatura piàù sofisticata.”

Jonathan Goodluck, l’attuale presidente della Nigeria, sembra essere un politico pulito, ma forse ha troppa poca esperienza per opporsi a decenni di corruzione. “E’ una brava persona ed è un politico nuovo. Molti dei politici che hanno ruoli di potere oggi in Africa hanno dei padrini che li proteggono e gli consentono di occupare quelle posizioni. Si tratta di ex militari e politici troppo vecchi per rappresentare un’epoca di nuova democrazia. Prendiamo ad esempio il Sud Africa. Avrebbe dovuto seguire lo spirito di Mandela, ma Mbeki ha fatto davvero un cattivo servizio al suo paese, e il nuovo presidente non sta facendo nulla di meglio.”

“Ciò di cui abbiamo bisogno è di un governo pan-africanista, ma sfortunatamente in Africa non ne esiste nessuno. Abbiamo bisogno di un governo africano che ami il continente e la sua gente, che costruisca strade e ferrovie che uniscano la Nigeria al Sud Africa. Come si vedono in Europa, dove la gente può viaggiare da un luogo verso ogni destinazione europea senza problemi. Puoi volare ovunque, oppure arrivare ovunque percorrendo strade. In Africa ciò non è possibile. Se ci fosse un governo pan-africanista questo sarebbe uno dei suoi primi obiettivi per la liberazione dell’Africa. Aprire strade, aprire le frontiere. Ma nessun leader africano dopo Kwame Nkrumah negli anni ’60 parla oggi di questi percorsi positivi. I leader africani di oggi vedono l’Africa così com’è, con la sua struttura coloniale e i confini tra paesi che ci manterranno per sempre separati, e finché loro vedranno le cose in questo modo noi continueremo a sperimentare tutti i problemi che abbiamo oggi. Problemi che incombono su di noi in quanto abbiamo perso la coscienza di quali siano le nostre origini e del perché siamo arrivati a questa situazione. Naturalmente ciò sta bene all’Occidente e ai leader africani corrotti, che ci lasciano combattere l’uno contro l’altro, ci lasciano competere e rimanere divisi. Come dice il vecchio detto, dividi e comanda!”
A parlare è Femi Kuti, primogenito di Fela e nuovo ambasciatore dell’afrobeat nel mondo.


Nel maggio del 2009 il governo nigeriano decise di chiudere il New African Shrine in Nerdc Road, nel quartiere di Ikeja a Lagos, il capannone nel quale già da qualche anno Femi e Yeni Kuti hanno riportato in vita lo spirito e la lotta di loro padre. “Sono venuti lunedì mattina intorno alle 4 e ci hanno lasciato una lettera, in cui si chiedeva di rispondere a una lunga serie di domande. Il mattino seguente sono tornati, e ci hanno comunicato che avevamo 48 ore di tempo per rispondere. Martedì mattina alle 8, meno di 24 ore dopo, hanno chiuso il locale. Come si fa a parlare bene di questo governo? Agiscono come se il paese fosse loro, ma la nigeria appartiene a tutti i nigeriani, non soltanto a chi governa.”

Le ragioni addotte per la chiusura dello Shrine erano irragionevoli. “Dicono che fuori dallo Shrine c’erano venditori ambulanti che vendevano dolci, carne fritta, biscotti e cose del genere. Dicono che intralciavano il traffico. Ma cosa si aspettano che noi diciamo a questa gente? La strada e forse nostra? Non appartiene forse al governo federale? Non possiamo certo andare nella proprietà del governo e dire alle persone che non possono starci. Il problema è del Governo, non nostro. E poi i venditori ambulanti sono dappertutto a Lagos. Dicono anche che facciamo rumore, ma lo Shrine non è in un’area residenziale, è in un’area industriale, dunque rumore o inquinamento non sono problemi che ci riguardano. E non può essere neanche un problema di parcheggio, fuori dallo Shrine abbiamo venti addetti che si occupano di smistare il traffico.”

Per quale ragione, allora, l’avrebbe chiuso? “La ragione è politica. Lo Shrine è un tempio, è un luogo sacro. E’ il luogo in cui veneriamo i nostri antenati. E un tempio tradizionale, un luogo di aggregazione sociale, è qualsiasi cosa! E’ quello che vuoi. E’ dove discutiamo di questioni politiche e sociali, ed è dove suoniamo la nostra musica. Ma io penso che loro non vogliono che il messaggio dello Shrine si propaghi oltre. Sarebbero felice se la gente smettesse di parlare di mio padre, perché il governo continua ad essere corrotto e non lavora per la gente. Per questo non vogliono che si parli di corruzione nelle strade né che il messaggio divenga internazionale.”

Il discorso che si sviluppa a partire dallo Shrine non riguarda soltanto la Nigeria e i nigeriani, non solo l’africa e gli africani. “Il resto del mondo ha giocato un ruolo importante nel mantenere l’Africa con la testa sott’acqua, sostenendo negli anni i suoi governi corrotti. E’ giusto dunque che europei e americani sappiano della partecipazione dei loro governi degli ultimi 40 o 50 anni e della loro istigazione alla corruzione in Africa. In Nigeria ciò è accaduto per il petrolio. Corrompendo il governo ottenevano il petrolio a basso prezzo, è solo una questione di affari.”

Lo Shrine è stato riaperto poche settimane dopo, anche grazie alla protesta di sostenitori e attivisti in tutto il mondo. La voce dei figli di Fela, pur declinandosi in modi differenti a secondo delle scelte e delle personalità, continua ad essere da una parte un coltello infilato nel fianco dei governi, dall’altra una sorgente inesauribile di letture dei fatti e proposte di soluzioni, originali, alternative e radicate nella cultura tradizionale africana.

L’afrobeat è soprattutto questo, cultura e musica. Si tratta di un messaggio forte e coraggioso poggiato su un groove irresistibile che unisce le sonorità tradizionali yoruba con le musiche della diaspora africana. Non è solo musica per ballare, ma uno dei modi "tradizionali" in cui gli africani portano avanti la loro rivoluzione.

Il nuovo album di Femi Kuti, Africa for Africa, esce dopo due anni dallo splendido e sofisticato Day by Day. E’ registrato negli studi Afrodisia di Lagos, e ciò influenza la musica, riportandola più vicina a quell'Africa Shrine del 2004 che catturava la potenza live dei Positive Force. Live, l’afrobeat è musica viva che rappresenta il seguito di un discorso che continua, e i figli di Fela dimostrano ogni volta che la forza che viene dall’essere connessi con la propria famiglia, con la propria cultura e con la propria terra può rendere lo spirito incorruttibile, e forse persino immortale.


Brani tratti dalle interviste a Femi Kuti di Ezra Gayle (2009, Village Voice) e Julio Punch (2010, Afrobeat Music)


Brani in Ascolto:
1. Politics In Africa
2. Can't Buy Me
3. Africa For Africa

Autore: Femi Kuti
Titolo: Africa for Africa
Anno: 2010
Label: Label Maison / Wrasse Records

Brani:
1. Dem Bobo
2. Nobody Beg You
3. Politics In Africa
4. Bad Government
5. Can't Buy Me
6. Africa For Africa
7. Make We Remember
8. Obasanjo Don Play You Wayo
9. Boys Dey Hungry For Town
10. Now You See
11. No Blame Them
12. Yeparipa
13. E No Good
14. It Don't Mean

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