05 gennaio 2011

Ivory Coast Soul


ASCOLTA: (Vedi "Tracce in ascolto")


La situazione in Costa d’Avorio è tesa al limite della rottura. Il 28 novembre dello scorso anno il leader dell’opposizione Alassane Ouattara, dioula di origine burkinabe, ha vinto le elezioni presidenziali, ma l’ex presidente Laurent Gbagbo, di etnia beté, ha affermato che ciò sarebbe stato causato da gravi frodi elettorali verificatisi nelle regioni del nord, in cui le etnie minoritarie del paese – malinke, mossi, dioula, senoufo – sono predominanti. Così Gbagbo ha chiesto l’intervento del Consiglio Costituzionale, a lui favorevole, che ha considerato illegale lo svolgimento delle elezioni in ben sette regioni del nord, e ha sancito la vittoria di Gbagbo con il 51 % dei voti.

Da allora la tensione nel paese ha raggiunto livelli altissimi. I ribelli del nord e tutti i sostenitori di Ouattara non si rassegnano, e le voci di protesta si fanno sentire, ma l’esercito, controllato da Gbagbo, mantiene il controllo della situazione usando se necessario anche la forza. Centinaia sono i morti causati dalla repressione militare. Migliaia di ivoriani stanno abbandonando il paese per rifuggiarsi in Liberia, mentre Youssoufou Bamba, il nuovo ambasciatore dell’ONU nominato da Ouattara ma non riconosciuto da Gbagbo, ha comunicato al segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon che la Costa d’Avorio è «sull’orlo del genocidio. La situazione è molto seria. Le case sono state marchiate in base alla tribù a cui appartieni. Cosa accadrà dopo? Bisogna fare qualcosa».

In realtà le tensioni regionali ed etniche in Costa d’Avorio sono forti almeno dalla fine degli anni ’80, epoca del tramonto della politica del primo presidente Félix Houphouet-Boigny, di etnia baoulé – il gruppo etnico maggioritario del paese. A metà degli anni '90 le differenze etniche divennero la principale causa delle tensioni interne, a seguito dell’istituzione di leggi discriminatorie basate sul concetto di “ivorianità”, stabilite dal secondo presidente Bedié – anch’egli di etnia baoulé. E’ curioso il fatto che Bedié, promulgatore di quelle leggi che in passato esclusero Ouattara dalla possibiltà di presentarsi alle elezioni, si sia schierato a favore di Ouattara in occasione del ballottaggio di novembre, in nome della partecipazione comune al primo governo Boigny, e lo ha di fatto portato alla vittoria.

Cosa accadrà nelle prossime settimane in Costa d’Avorio? Gbagbo accetterà di lasciare il potere a Ouattara, come chiede la comunità internazionale? Nella speranza che una situazione che potrebbe sfociare nella guerra civile trovi invece una soluzione giusta e pacifica, presentiamo qui Ivory Coast Soul, una strepitosa raccolta di soul-funk ivoriano registrato in Costa d’Avorio negli anni ’70, epoca in cui l’industria musicale e discografica di Abidjan era in Africa seconda soltanto a quella di Lagos.


A quell'epoca l’economia della Costa d’Avorio andava a gonfie vele, grazie soprattutto alla produzione e all’esportazione di cacao – di cui il paese è il primo produttore mondiale –caffè, ananas, cotone, zucchero, caucciù e olio di palma. Il governo di Boigny si preoccupò di favorire in molti modi il boom economico, ad esempio assicurando prezzi adeguati ai contadini per i loro prodotti. Abidjan, che pur non essendo la capitale è la città più grande e importante del paese e conta circa 7 milioni di abitanti, divenne negli anni ’70 il centro della produzione musicale dell’Africa francofona, grazie alla presenza di etichette come la SID, la Safie Deen, la Sacodisc, la Badmos e molte altre.

Molti musicisti si trasferirono a suonare e a produrre i loro dischi ad Abidjan, rimanendovi anche per alcuni anni, oppure vivendo da pendolari tra la Costa d’Avorio e il loro paese. Tra questi vanno ricordati almeno Mory Kante e Manfila Kante dalla Guinea, Laba Sosseh dal Senegal, Sam Mangwana e Tshala Muana dal Congo, Amadou Ballake dal Burkina Faso, Salif Keita, Sory Bamba e Boncana Maiga dal Mali, Manu Dibango dal Cameroon. Allo stesso tempo, i musicisti ivoriani svilupparono la loro musica a partire dai ritmi locali, soprattutto beté, dando origine a generi come lo Ziglibithy, il cui interprete più famoso è Ernest Djedjé.

La ricchezza di presenze straniere sulla scena musicale ivoriana, sottraendo risorse e attenzione agli artisti autoctoni, ha in qualche modo ostacolato lo sviluppo di generi locali, favorendo al loro posto la diffusione – e l’influenza persino eccessiva – dei ritmi del soukouss congolese e dello zouk delle Antille, sbarcato durante gli anni 90 prima a Parigi e poi nell’Africa francofona. Oggi, nel panorama della musica dance meticcia, i generi ivoriani come lo Zouglou e il Coupé Decalé hanno guadagnato un posto importante, e musicisti come Meiway, Magic System e Stephanie Doukouré sono star di livello internazionale. Parallelamente ai generi da ballo, la Costa d’Avorio è divenuta anche il centro del reggae africano, grazie ad artisti come Alpha Blondy e Tiken Jah Fakoly.

Nel solco di Lagos Disco Inferno, Ivory Coast Soul è una selezione di brani curata dal DJ e collezionista Dijamel Hammadi, aka Afrobraziliero, e si concentra sul decennio che va dal 1972 e l’82, scegliendo brani funky e disco trascinanti il cui sound è assolutamente assimilabile anche da parte di ascoltatori digiuni di musica africana. L’origine ivoriana e africana di questa musica è evidente soprattutto per l’uso di lingue e idiomi locali e per l’indiscutibile influenza esercitata dall’afrobeat nigeriano.


Le note di copertina raccontano l’impresa di cercare vinili in un paese instabile. “Dodici viaggi splendidi e pericolosi attraverso la Costa d’Avorio, alle prese con instabilità politica, profonda crisi economica, malaria, posti di blocco di polizia sulle strade vicino ai confini e paura degli scorpioni ogni volta che rovistavo tra vecchi vinili”. Fatto assai apprezzabile, le tracce sono tutte licenziate, e per ognuna è riportata la copertina originale e qualche nota di accompagnamento sull'artista, cosa essenziale visto che, con pochissime eccezioni, la maggior parte dei musicisti rappresentati sono sconosciuti né hanno lasciato tracce sulla rete.

Con la sua personalità leggera e quasi indistinta, Ivory Coast Soul rappresenta in qualche modo l'anima vagamente aleatoria di una nazione nata senza basi etniche e culturali unitarie - in quanto vede la presenza di decine di etnie senza che nessuna prevalga sulle altre - e sottoposta ad un’ulteriore spersonalizzazione nella fase in cui, grazie all’efficienza e al boom economico, divenne meta di massicci flussi migratori per cittadini provenienti da tutta l'Africa occidentale.

Nella sua musica riconosciamo non solo il funky e l’afrobeat, ma anche gli echi lontani e ovattati dell’highlife ghanese, del mande-dance del Mali e della Guinea, del mbalax senegalese, della rumba zairese e della makossa cameroonense. Per questo ascoltare Ivory Coast Soul ci sembra anche un bel modo di volare alto sull’Africa in questo inizio d’anno, un atto utile per ricordarsi di mantenere alta l’attenzione su ciò che sta accadendo laggiù in Costa d’Avorio, sui pericoli che corre un popolo che si crede più diviso di quanto non sia, e che vorremmo non si ritrovi invece unito nella guerra civile e nella violenza.

Brani in ascolto:
1. Okoi Seka Athanase - Melokon Mebun Ou
2. Ernesto Djedje - Zadie Bobo
3. Moussa Doumbia - Unite

Autore: AAVV
Titolo: Ivory Coast Soul
Anno: 2010
Label: Hotcasa Records

Brani:
1. Pierre Antoine - Kalabuley women
2. Okoi Seka Athanase - Melokon Mebun Ou
3. Jimmy Hiacynthe - Yatchiminou
4. Santa Nguessan - Manny Nia
5. Gougoumangou - Wazi Doble
6. Ernesto Djedje - Zadie Bobo
7. K Assale - Adoue Pla Moussoue
8. Moussa Doumbia - Unite
9. Soro N Gana - Mon Falou Nan
10. Jean Guehi - Essemon Moupoh
11. Prince Dgibs - Ogningwe
12. Ali Ibrahim - La Ilaha Illalahou
13. Rato Venance - True Love

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