19 settembre 2010

L'epica di Kelefa


ASCOLTA: (Vedi "Tracce in ascolto")


Jola Kelefa, Badora Jola Ialah
Kelefa a la Tambo be Barria
Mingdolo Banta, Mingdolo Banta
Kelefa Ba La Mingdolo Banta


Il Jola Kelefa che viene da Badora è morto
Ha lasciato la sua lancia a Barria
Ha finito tutte le riserve di acqua
Il grande Kelefa, ha finito tutte le sue riserve di acqua

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Sou ole be dongna, sou ole be dongna
Jang fa tinyata, Sou ole be dongna
Sada te Julu ba moi la
Satou Sada te Juluba moila


I cavalli stanno danzando, il trucco non è riuscito
I cavalli stanno danzando, il trucco non è riuscito
Se sei una persona inutile in città
la jaliya non canterà per te

[...]


Kelefa Saane (o Sanneh) era, nella prima metà del 1800, un guerriero dell'aristocrazia di Kaabù (o Gabu), una confederazione degli stati del mandingo che estendeva la sua influenza dalla regione a sud del fiume Gambia fino al Rio Courubal, in quella che oggi è la zona compresa tra il nord est della Guinea-Bissau, la Casamance e parte della Gambia.

Kelefa Saane era il nipote di Mansa Samka Nanki, re di Badora Brikama, uno stato della confederazione di Kaabù. Suo padre Tuban Saane morì prima che lui nascesse.


antica mappa

Nel Kaabù si distinguevano due clan, i Nyanchos, ossia coloro che non hanno paura della morte, e i Koriun (Korin Batò), coloro che non hanno mai tempo per la vecchiaia. Al clan dei Nyanchos appartenevano le famiglie dei Saane e dei Maane, a quello dei Koriun appartenevano i Sonkò, i Sanjà, i Diassì e i Mangian.

Il Mansari o Mansiba (re) che governava e esercitava il potere su tutta la confederazione di Kaabù veniva scelto a rotazione tra le dinastie dei Saane, dei Maane e dei Sonkò.

Kelefa è un’epica di elogio ancora oggi recitata appassionatamente dai griot mandingo. In Gambia l'epica di Kelefa è la più amata nel repertorio dei griot e la più conosciuta. Nella tradizione infatti, la poesia di elogio di Kelefa è la prima canzone che i griot imparano a suonare con la kora.


griot malinke - stampa '800

Dicono i jali: “Wo le a tinna Kuruntu Kelefa, jali wo jali n’i be koriso la n’a diyat’i ye, ning Alla ye makoyi, i si feng bondi noo jee k’a dij jaatii ma la.
Kurnto Kelefa baa jiiba lemu. Moo bee kara ming jee le. Ate lemu komeng alfa bee.
Jama lebota ate kono.”


“Il motivo per cui tutti i jali vogliono imparare a suonare Kuruntu Kelefa è perché se avranno passione, rispetto e con l’ aiuto di Allah potranno creare qualcosa per elogiare il proprio padrone. Kuruntu Kelefa è un grande oceano, tutti possono bere da esso. Kelefa è come l’alfabeto. Molto può venire da esso.”

L’epica di Kelefa è raccontata principalmente in due canzoni: Kuruntu Kelefa (Seguire Kelefa), associata alla sua vita, e Kelefa ba (Kelefa il grande) che racconta della sua morte. Kelefa fu composta dal griot dei Saane, Jali Madi Wuleng e - in particolare Kelefa ba - indirizzata sfrontatamente al re Demba Sonkò che non si comportò con lealtà con Kelefa.

Questa epica è anche centrale nelle storie sull’origine della kora. Si dice che Jali Madi Wuleng ricevette in dono la kora grazie all’aiuto di un jiins, un genio femminile. L’ epica di Kelefa fu quindi una delle prime composizione con questo strumento donato da un jiins.


fiume Niger - stampa '800

Spesso l'epica di Kelefa viene raccontata assieme a quella di Sun-Jata, fondatore dell’impero del Mali. I griot usano infatti dividere in due parti il loro intervento. La prima parte racconta la nascita dell'impero mandingo mediante il racconto della figura di Sun-Jata. La seconda parte è un repertorio che comprende le carriere di varie figure locali, come in Casamance e nella Gambia la figura di Kelefa. Ecco la sua storia raccontata in breve.

Quando scoppiò la guerra tra Niumi e Jokadu - al nord del fiume Gambia - il re Demba Sonko, membro di una delle tre famiglie che a rotazione comandavano il regno di Niumi, (le altre due erano i Saane e Manee) mandò una richiesta di aiuto alla città di Badora della confederazione di Kaabù.


Il re bambara Ahamadou attacca Sansanding - stampa '800

Kelefa Sanee rispose alla chiamata e partì immediatamente per Niumi. Il suo pronto arrivo mise in grande imbarazzo il re, al quale i divinatori mussulmani avevano predetto che avere Kelefa al suo fianco in battaglia gli avrebbe portato sfortuna.

Anche a Kelefa Saane i divinatori avevano predetto la morte se fosse partito per quella guerra. Ma Kelefa aveva loro risposto: "quando è il momento di sopravviere l'uomo non muore, ma quando è arrivato il giorno della morte, nessun uomo potrà sopravvivere. La mia vita e la mia morte non dipendono da voi, ma da un essere superiore. Se dovessi morire, allora così sia.”

Per allontanare Kelefa re Demba Sonko usò una scusa per mandarlo dall'altra parte del fiume mentre le forze di Niumi attaccavano. Kelefa non poté quindi essere di grande aiuto, e l’esito della battaglia fu disastroso dal principio per entrambe le parti. Alla fine, malgrado gli stratagemmi del re, Kelefa raggiunse il campo di guerra e ottenne la vittoria, conquistò il forte dei Jokadu e portò il territorio sotto il dominio del re Demba Sonko.

Ma Demba Sonko pensava che "se un guerriero straniero è in grado di conquistare la gloria della vittoria al mio posto, cosa racconteranno ai miei discendenti?". Il re non poteva tollerare di aver vinto grazie a Kelefa, e che senza di lui la battaglia sarebbe stata persa.

Così Demba sonko tradì Kelefa, raccontando che era arrivato sul campo di battaglia quando questa era ormai terminata, e che era stato ingloriosamente ucciso da un deforme albino che lo attendeva nascosto su un albero all'ombra del quale Kelefa si riposava.


Il monte Kita - stampa '800

Qualsiasi sia la verità e la successione degli eventi della battaglia tra Niumi e Jokadu, l’epica di Kelefa ba rappresenta l'ideale principesco dei mandingo, e la sua storia ha, ancora oggi, una forte presa emozionale.

Dall’epica di Kelefa, come in una relazione padre-figlio, si articolano diverse altre canzoni che condividono però le stesse armonie e progressioni. Così come in Fakoli, canzone per balafon, o in Nanfulen.

All’epica di Kelefa (Kuruntu Kelefa e Kelefa ba) si aggiungono altri due specifici racconti - Namusso e Nteri Jatò - che ne completano e integrano la storia.


guerriero talibe - stampa '800

Namusso racconta, come Kelefa Ba, della morte del Saane. Viene qui fornita però una versione differente; qui non è un albino ad ucciderlo ma una donna, Namusso. Complice la sua bellezza, riesce a far spogliare completamente Kelefa anche dei suoi amuleti che lo rendevano invincibile. Alla fine Kelefa viene pugnalato alle spalle da un uomo nascosto nella penombra della stanza da letto.

Nteri Jatò - che viene letteralmente tradotto in “al mio amico leone” - riprende i temi dell’amicizia e dell’altruismo che già caratterizzavano Kuruntu Kelefa. Il refrain della canzone dice: “quando Dio dona qualcosa di importante ad un altro che è tuo amico, non esserne geloso”.

Dalle armonie di Kelefa Ba prende spunto anche il faasa Nialin Sonkò, un elogio al guerriero del Kaabu Nialin che in un sol giorno di battaglia sparò così tante volte da consumare un intero barile di polvere da sparo.


Schiavi nel Kaarta - stampa '800

Kelefa ba dunque sembra essere la rappresentazione di tutti gli ideali nobili e in questo trova la sua popolarità. Kelefa rappresenta il massimo ideale di altruismo: rispose alla chiamata di aiuto del re di Niumi che era nei guai e quindi, nonostante le circostanze, non si tirò indietro.

Kelefa chiaramente non si recò a Niumi per guadagnarci qualcosa. Al contrario rifiutò di continuo le offerte generose di doni da parte dei vari regnanti dei territori che traversò per recarsi a combattere in Jokadu. Questi stessi regnanti gli ricordarono che la guerra porta alla morte molti, ma Kelefa rimase convinto di poter andare a combattere per il re di Niumi, rifiutando tutte le offerte di benessere. Sarebbe stato un tradimento del suo ideale principesco se avesse scelto il benessere al posto della battaglia.

La storia di come Kelefa resistette a tutte le offerte e preferì invece di andare ad aiutare un amico in bisogno di aiuto ebbe ed ha un grande impatto sull'ascoltatore mandinka. La storia di Kelefa ba è il racconto della fedeltà verso un amico, il coraggio e l'altruismo puro. La fama della storia di Kelefa ba rappresenta non solo la forma più nobile di ideali principeschi ma anche gli ideali della vita di tutti i giorni come appunto l'altruismo, la fedeltà per l'amico e il coraggio.


villaggio malinke - stampa '800


FONTI:

1) Racconto orale di Madya Diebate, Jali di Darsalm Balonbalola Casamance, Senegal.
2) Racconto orale di Pape Siriman Kanouté, Jali della regione di Tambacunda, Senegal.
3) Stephen Belcher, Epic Traditions of Africa. Indiana University Press, 1999.
4) Johnson Hale Belcher, Oral Epics from Africa. Indiana University Press, 1997.
(Narrata da Shirif Jebate Registrata alla Radio Gambia nel 1960. Trascritta da Bakari Sidibe.)
5) Eric Charry, Mande Music. The University of Chicago Press. 2000.

NOTE:

- Traduzione in italiano a cura di Abdoulaye Diarra, Segou, Mali.
- Stampe tratte dal negozio ebay Bibliophilis

TRACCE IN ASCOLTO:
1. Kelefa - UCAS Jazz Band de Sedhiou (Kelefa, 1972)
2. Kelefa ba - Sambu Diebate (Wallai Records, unreleased)
3. Kelefa ba- Alhaji Bai Konte (Kora Melodies, Music from Gambia, 1973)
4. Kelefaba - Amadu Bansang Jobarteh (Tabara, 1982)
5. Kelefaba - Foday Musa Suso (Kora Music From The Gambia, 1978)
6. Kelefaba - Mamadou Sidiki Diabate (Wallai Records, 2010)
7. Kouroutoukéléfa - Ballaké Sissoko (Deli, 2001)
8. Laguiya - M'Bady Kouyaté (Soutoukoun, 2000)

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