
ASCOLTA: (Vedi "Tracce in ascolto")
L’evoluzione della musica da ballo nel mondo contemporaneo è frutto ambiguo di più semi. Da una parte c’è il divertimento, che in società ed epoche differenti può essere evasione armoniosa o alienata - integrata o illegale - dalle durezze della vita. Poi c’è l’evoluzione tecnologica, certamente della musica e dei suoi strumenti, ma anche della sintesi chimica di nuove molecole psicoattive.
Infine c’è l’Africa, terra madre di ogni groove, che indirettamente – attraverso i molti funky delle sue diaspore – o direttamente influenza oramai da parecchi decenni strutture e ritmi della musica dance di tutto il mondo. My Life in the Bush of Ghosts, romanzo psichedelico dello scrittore nigeriano Amos Tutuola, fu anche il titolo di uno storico album pubblicato al’inizio degli anni ’80 da Brian Eno e David Byrne, certo più ispirato dai grovigli ritmici di Fela Kuti che dai loro conterranei alchimisti dell’elettronica, alle prese con suoni di sintesi, loop e sequenziatori.
Allora in Africa si impazziva per l'afrobeat e il funk, colorato con il gusto e la sensibilità musicale delle sue tradizioni. Posta al servizio del ritmo e della struttura a chiamata e risposta, la melodia veniva maltrattata in tutti i modi. Un po’ per scelta è un po’ per mancanza di denaro i suoni erano sporchi e polverosi, immaturi e involuti. La composizione dei groove si fondava sulla stratificazione di un gran numero di parti semplici e ostinatamente ripetitive, ma tutte suonate, perché la manodopera in Africa costa poco, e anche perché laggiù la musica è e deve essere un rito collettivo.
Se l’avessimo ascoltata allora forse quella musica ci avrebbe colto impreparati. Non voglio dire immaturi, ma sta di fatto che la loro musica di quel periodo noi la scopriamo e apprezziamo oggi.
Lagos Disco Inferno è la prima compilation di Frank Gossner - proprietario dello storico blog Voodo Funk - a uscire su supporto fisico, anche se è grazie a lui e alle sue ricerche che la Daptone Records ha recentemente pubblicato Na Teef Know The Road Of Teef di Pax Nicholas. Si tratta di disco music, un genere che durante gli anni ’70 da noi era marchiato come qualunquista, perché associato a chi sceglieva il divertimento al posto dell’impegno politico e sociale. Ma i tempi sono cambiati, e qui non siamo certo di fronte ai Bee Gees. La disco music nigeriana di Geraldo Pino, di Christy Essien o dei Blo è certamente assai più ruvida e maleducata, e persino più pacchiana degli ammalati del sabato sera di allora. Forse l’unico difetto di questa bella e godibilissima raccolta è che a volte ci si scorda che sia musica africana.
Oggi, a distanza di qualche decennio dalla musica di Lagos Disco Inferno, i DJ nostrani cercano una via d’uscita al vicolo cieco in cui temono di essersi cacciati. E mentre qualcuno di loro, come Frank, Sam di Analog Africa e Miles di Soundway trovano il loro ossigeno nei seventies africani, altri assoldano musicisti africani – molti sono sbarcati sulle nostre coste – e li remixano o li affiancano con la loro elettronica. Abbiamo accolto più o meno tiepidamente – ad esempio - esperimenti come Frikiwa di Frederic Galliano o gli incontri di Allenko Brotherhood Ensamble e Psyco On Da Bus con Tony Allen. 
Donso, prodotto dalla Comet Records, si inserisce in quel solco. Protagonisti sono due musicisti francesi – il tastierista Pierre-Antoine Grison, noto come Krazy Baldhead, e il percussionista e suonatore di n’goni Thomas Guillaume - e due maliani – il chitarrista e suonatore di ngoni Guimba Kouyate, e il cantante Gédéon Diarra. Si tratta di musica maliana per donso n’goni – un cordofono dei cacciatori – e percussioni, trattata e non troppo maltrattata con ritmi e suoni sintetici. Comet Records ha avuto in passato il merito di produrre alcune compilation di musica dance africana che alla fine degli anni ’90 contribuirono a far esplodere l’afrobeat revival, ma Donso, pur essendo musica piacevole e ben confezionata, non è particolarmente innovativo né esecutivamente entusiasmente, ed è certo difficile arrivare a preferirlo ai precursori originali del bambara-techno, come Issa Bagayogo e Mamou Sidibe della scuderia di Mali K7.
Se i prodotti dei DJ nostrani che pescano nell’oceano dei suoni dell’Africa e li ripuliscono per bene sanno un po’ di surgelato, i DJ africani riescono invece a produrre un qualche stupore. Ecco allora Shangaan Electro, una compilation improbabile e astrusa come quelle a cui ci sta abituando Honest Jons da qualche anno.
Gli Shangaan sono un gruppo etnico proveniente dal Mozambico, che fa oramai parte da molti decenni anche del tessuto sociale dei sobborghi di Johannesburg e delle altre città minerarie del Sud Africa. Il lavoro di Richard Mthetwa "Nozinja" è quello del produttore, del DJ, del cantante, del talent scout, ma anche dell’autista di mini-bus con il quale trasporta i suoi artisti. Lui non ha fatto altro che intercettare e amplificare un genere musicale in voga tra gli shangaan delle township, che sostituisce con brutti suoni sintetici e accelera fino all’alienazione i riffs delle marimba mozambicane, e sul beat nevrastenico di una drum box lascia che i suoi artisti cantino i loro testi fatti di bisogni primari e malinconie d’amore.
“Non ho voluto usare i suoni dell’hip hop - afferma Nozinja, e meno male rispondiamo noi che non amiamo particolarmente neanche le sue varianti più etniche come il kuduro angolano – Noi facciamo musica Shangaan. La nostra musica tradizionale è veloce, se la suoni lenta non ballerà nessuno. Noi non usiamo né basso né chitarra, ma solo voci, marimba e marimba basso suonati con le tastiere elettroniche.”
Shangaan Electro è musica ripetitiva dai suoni brutti e fastidiosi, ma suona africana e moderna più di tutti gli esperimenti mediati e ben confezionati da DJ e musicisti europei del passato e del presente. Più che una provocazione stimola l’avvio di una riflessione. E’ difficile spiegarne il mistero, ma forse si può intuire osservando i video che mostrano gli happening shangan sui piazzali di terra battuta gremiti di gente, con al centro adulti, giovani e bambini che danzano quei ritmi infernali con passi e movenze inverosimili. La musica è viva quando è di tutti, ed è connessa alla gente, alle sue necessità, sentimenti e aspirazioni. Di chi è la musica delle nostre radio e delle nostre discoteche?
Brani in ascolto:
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Autore: AAVV
Titolo: Lagos Disco Inferno
Anno: 2010
Label: Accademy / Voodoo Funk
Brani:
1. DORIS EBONG - Boogie Trip
2. GERALDO PINO - African Hustle
3. GROTTO - Bad City Girl
4. POGO LTD. - Don't Put Me Down
5. ASIKO ROCK GROUP - Everybody Get Down
6. PARADISE STARS - Boogie Train
7. EMMA DORGU - Rover Man
8. MFB - Boredom Pain
9. CHRISTY ESSIEN - Take Life Easy
10. TIROGO - Dancing Machine
11. BLO – Root
12. NANA LOVE - Hang On
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Autore: Donso
Titolo: Donso
Anno: 2010
Label: Comet
Brani:
1. Konya
2. Mogoya
3. Djama
4. Musow
5. Hunters
6. Djandjigui
7. Tile Ban
8. Diya
9. Tiyamba
10. Baara
11. Kono
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Autore: AAVV
Titolo: Shangaan Electro
Anno: 2010
Label: Honest Jons
Brani:
1. BBC - Ngunyuta Dance
2. Tshetsha Boys - Nwampfundla
3. Mancingelani - Vana Vasesi
4. Zinja Hlungwani - Ntombi Ya Mugaza
5. Zinja Hlungwani - N'wagezani My Love
6. Tiyiselani Vomaseve – Vanghoma
7. BBC – Ngozi
8. Zinja Hlungwani - N'wagezani
9. Tiyiselani Vomaseve - Naxaniseka
10. Tshetsha Boys - Uya Kwihi Ka Rose
11. Nkata Mawewe - Khulumani
12. Zinja Hlungwani – Thula
06 settembre 2010
Africa, dance e suoi derivati
Pubblicato da GM
Argomenti: Musica, Recensioni, |- Mali, |- Nigeria, |- Sud Africa

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