23 agosto 2010

Hugh Masekela - Stimela


ASCOLTA


Cile, agosto 2010. Trentatre minatori restano intrappolati nelle viscere della terra, a 700 metri di profondità. Per liberarli ci vorrà qualche mese. Nel frattempo sopravviveranno grazie a un tubo attraverso il quale viene loro fatta arrivare acqua e cibo.

"Vorrei dedicare questa canzone a tutte quelle persone che trascorrono la loro vita lavorando come "manodopera a basso costo".
Se ce n’è qualcuno qui stasera … noi siamo con voi.

Non sto scherzando.

Tutte quelle persone che lavorano nell’industria tessile e nelle fabbriche,
o che nascoste alla nostra vista lavorano nelle fonderie,
o che lavorano nei campi, raccogliendo con le mani nude la verdura e la frutta,
spesso sotto un tempo impietoso, perduti nella nebbia.

Oppure tutte quelle persone che mettono a dura prova le loro capacità
costruendo grattacieli, dighe, porti, autostrade, tunnel e ferrovie.

E soprattutto vorremmo dedicare questa canzone
a tutte quelle persone in giro per il mondo
che lavorano nelle miniere,
scavando e raccogliendo ricchezze per miliardi di miliardi di dollari,
ma che non avranno mai alcuna opportunità di partecipare a quel sontuoso banchetto.

Per tutte quelle persone, dovunque esse siano, possa la loro anima trovare la pace.

Ci sono treni che vengono dalla Namibia, dal Malawi.
Ci sono treni che vengonmo dal Zambia, e dal Zimbabwe.
Ci sono treni che vengono dall’Angola e dal Mozambico.
Dal Lesotho, dal Botswana, dallo Swatziland,
e da tutti i paesi dell'interno del Sud e del Centro dell’Africa.

Questi treni trasportano giovani e vecchi uomini africani
che lavorano a conttratto nelle miniere d’oro di Johannesburg
e nell’area metropolitana che la circonda,
sedici e più ore al giorno,
in cambio di quasi niente.

Profondi, profondi, profondi nelle viscere della terra,
scavando e perforando alla ricerca di sassi scintillanti.

E quando alla sera mangiano la loro poltiglia di miglio
nei loro piatti di metallo con cucchiai di metallo,
seduti nelle loro puzzolenti baracche o pensioni cadenti,
pensando alle loro terre e ai loro cari che forse non vedranno mai più,
perché nel frattempo potrebbero essere stati mandati via da dove li hanno lasciati,
oppure perché potrebbero restare uccisi sul lavoro da una bomba o dal gas,
o da una banda di malviventi di origine sconosciuta.

Così, quando sentono quel fischio – choo choo -
maledicono il treno del carbone che li ha portati fin laggiù,
a Johannesburg.
Stimela."


*** tratto da Hugh Masekela - Live at the Market Theatre 2008 ***

Spesso il lavoro è un problema, lo è per chi non ce l'ha, e anche per chi ce l'ha. Il lavoro che rende liberi, ma anche schiavi. Il lavoro che per qualcuno è aspirazione e per qualcun altro è una condanna. E che a volte diventano due, tre lavori, mattina, pomeriggio, notte. Il lavoro come diritto disatteso, il lavoro di chi vende sé stesso e la propria dignità. Il lavoro per non pensare, il lavoro per sopravvivere. Attraverso il lavoro va in scena il più violento dei fenomeni della contemporaneità, lo sfruttamento.


1 commento:

GM ha detto...

la traduzione non è perfetta. Aiutatemi a migliorarla. Grazie ...

Creative Commons License
This opera by http://www.blogger.com/www.tpafrica.it is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Condividi allo stesso modo 2.5 Italia License.