05 agosto 2010

Next Stop Soweto - vol. 2 & 3


ASCOLTA: (Vedi "Tracce in ascolto")


Com’era prevedibile, a partire dalla vigilia dell’estate il Sud Africa è venuto alla ribalta in molti modi e con fiumi di parole più o meno dolci e trionfanti. Riguardo alla musica però questa stagione sudafricana rimarrà nella memoria di molti soltanto per il tormentone in pidgin english di Shakira e per lo stridore delle odiate e onomatopeiche trombette degli stadi.

Eppure la musica del gigante africano dell’emisfero sud è uno dei fenomeni culturali più singolari e affascinanti che il mondo abbia involontariamente generato. Al pari della rumba e del samba in Sud America, le sonorità sud-africane sono il frutto di molte convergenze e digestioni iniziate più di tre secoli fa, poco dopo lo stabilirsi dei primi insediamenti olandesi a Cape Town.

Originariamente terra di armonie antifonali xhosa e zulu e di strumenti risonanti come gli archi a bocca, nel minestrone musicale sud-africano si sono mescolate nel corso dei secoli le canzoni dei marinai accompagnate da chitarre, violini, flauti e concertine, le musiche da ballo delle prime orchestre di Cape Town, formate soprattutto da nerissimi khoi khoi, il gospel dei missionari cristiani, le armonie delle timbila – xilofoni – mozambicane e delle mbire – piani da pollice a lamelle di metallo – dello Zimbabwe, che si incontravano nelle notti cariche di alcool e sesso nelle township di Kimberley – la città dei diamanti – e di Johannesburg – la città dell’oro - e poi il jazz americano, la rabbia, il soul, l'amore, il reggae, la disperazione, il rock.

Dopo che le comunità urbane multi-etniche e multi-razziali del Sud Africa avevano avuto tutto il tempo – secoli di dominazione e integrazione – di produrre e far maturare ibridi musicali e culturali originali e specifici, la sconsiderata gestione violenta dello Stato nei decenni dell’apartheid ha compresso a morte quelle energie sociali provocando nuove sintesi chimiche che si manifestano solo in condizioni estreme.

Le restrizioni alla musica partirono dall’inizio degli anni ’60. Niente più gruppi misti, niente più musica nera nelle radio, niente serate nei club, censura sui testi, sui simboli. La musica nera sud-africana fu ostacolata e silenziata in tutti i modi pensabili, mentre la violenza delle leggi e dell’esercizio del potere aumentava, e generava rivolte e repressioni a Sophiatown, a Soweto e ovunque. Quelli che potevano andavano via. Accadde a Miriam Makeba e Hugh Masekela, che divennero famosi negli Stati Uniti, e a molti jazzisti che si ritrovarono invece in Inghilterra, dal più famoso Dollar Brand al bianco Chris McGregor, a Dudu Pukwana, e Louis Moholo, a Johnny Dyani e tanti, decine e decine di incredibili musicisti dalla sensibilità appassionata che sarebbe impensabile elencare in modo esaustivo. Tra questi i sopravvissuti poterono rientrare solo dopo la liberazione.

La punta di un iceberg che ci segnala l’esistenza di migliaia di musicisti che non uscirono mai dal Sud Africa. La loro musica è la protagonista della serie Strut in tre volumi intitolata Next Stop Soweto, di cui abbiamo già parlato in precedenza in occasione dell’uscita della prima raccolta.


Il secondo volume – sottotitolato Soultown, R&B, Funk & Psych Sounds from Townships 1969-1976 - racconta della scena soul degli anni dell’apartheid, mentre il terzo – Giants, Ministers and Makers: Jazz in South Africa 1963-1978 – è una splendida sorpresa in due CD che racconta dove allora era arrivato il jazz nel paese africano dove il jazz appunto è arrivato più lontano. Entrambe le compilation sono curate, sia come selezione che per le note di copertina, da Gwen Ansell, autore dello splendido libro – purtroppo mai tradotto – Soweto Blues, Jazz, Popular Music and Politics in South Africa.

Che sia kwela, mbaqanga, soul, jazz o canti a capella, la musica sud-africana resta inconfondibile e riconoscibile nelle armonie e nelle atmosfere, e ciò è dimostrazione della maturità e stabilità della sua antica cultura meticcia.

E’ storia comune a tutti i paesi africani che la lunga lotta di liberazione dall’imperialismo e dal colonialismo euro-americano sia passata dal riconoscimento, dalla rivalutazione e – spesso - da una vera e propria rifondazione di una culura nera autoctona, di cui la musica ne rappresenta una componente fondamentale. Il jazz e il soul che si ascoltano in Next Stop Soweto sono esattamente il prodotto di quella rifondazione, che tante volte nella moderna arte africana si appropria dei materiali fatti dai bianchi per stravolgerne significati e sensi.

Jazz non è un canone, e neanche un codice. "Il jazz ti insegna la libertà o non ti insegna nulla" dice un caro amico. E' vero, il jazz è liberta di esprimere e di essere sé stessi, ma in quell’essere sé stessi partecipano in molti, e all’origine del jazz quei molti furono i figli degli schiavi, i figli lontani dalla terra dei loro padri, le vittime degli arroganti in una società in cui alla lotta di classe si affiancava la lotta dei colori. All’inizio quei molti alzarono lo sguardo, poi, mentre il jazz diveniva adulto, alzarono anche la testa. E se il jazz racconta quella storia, ispirando ovunque nel mondo altri figli a raccontare storie con parole e suoni liberati, il jazz delle township dell’apartheid ritrova oggi la sua voce per parlare di fati e di tempi che non erano stati raccontati fino in fondo, e che mentre accadevano erano zittiti. Quei fatti e quei tempi sono da conoscere affinché non tornino in nessun luogo, o affinché possano almeno trovarci oppositori a testa alta.




Tracce in Ascolto:
1. The Ministers – Ngena Mntan’am
2. Chris Mcgregor & The Castle Lager Big Band – Switch
3. Dennis Mpale – Orlando
4. Malombo – Sangoma
5. Phillip Malela – Tiba Kamo
6. Mahotella Queens – Wozani Mahipi
7. The Soul Prophets – Soul “Imbaq”
8. Toreadors – Gwinyitshe



Autore: AAVV
Titolo: Next Stop Soweto vol. 3
Anno: 2010
Label: Strut Records

Brani:
CD1
1. Malombo Jazz Makers – Sibathathu
2. Allen Kwela Octet – Question Mark
3. Spirits Rejoice – Joy
4. The Ministers – Ngena Mntan’am
5. Tete Mbambisa – Stay Cool
6. Batsumi – Itumeleng
7. The Soul Jazzmen - Inhlupeko
8. Mankunku Quartet – Dedication (To Daddy Trane And Brother Shorter)
9. Dennis Mpale – Orlando
10. Themba – Ou Kaas

CD2
1. Early Mabuza Quartet – Little Old Man (Maxhegwana)
2. Malombo – Sangoma
3. Chris Schilder Quartet Feat. Mankunku – Spring
4. Jazz Giants – Pinese’s Dance
5. Dudu Pukwana – Joe’s Jika
6. Heshoo Beshoo Group – Emakhaya
7. The Drive – Howl
8. Chris Mcgregor & The Castle Lager Big Band – Switch
9. Jazz Ministers – Take Me To Brazil
10. Dollar Brand – Next Stop, Soweto (Previously Unreleased)



Autore: AAVV
Titolo: Next Stop Soweto vol. 2
Anno: 2010
Label: Strut Records

Brani:
1. J. K. Mayengani And The Shingwedzi Sisters – Khubani
2. Monks – Blockhead
3. The Klooks – Nkuli’s Shuffle
4. Phillip Malela – Tiba Kamo
5. The Mgbaba Queens – Akulalwa Esoweto
6. Heroes – Funky Message
7. Bra Sello & His Band – Soul Time Nzimande Go
8. Mahotella Queens – Wozani Mahipi
9. The S.A. Move – Skophom
10. The Soul Prophets – Soul “Imbaq”
11. Toreadors – Gwinyitshe
12. Down Tones – Back Home Soul
13. Bazali Bam – Bazali Bam
14. Heroes – Come With Me
15. Phillip Malela And The Movers – Intandane
16. Soul Throbs – Little Girl
17. Electric Six – Can You Feel It
18. The Heshoo Beshoo Group – Wait And See
19. Anchors – Last Time
20. Flaming Souls – Mosquito
21. The Grasshoppers – I Am There
22. Gibson Kente – Saduva

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