13 luglio 2010

Konono n.1 - Assume Crash Position

DI ROBERTO LYCKE


ASCOLTA: (Vedi "Tracce in ascolto")


La prima volta che ho avuto la fortuna di assistere a una esibizione dal vivo dei Konono N°1 fu qualche anno fa a Villa Ada, in una caldissima serata di un’estate romana.

I musicisti entrarono alla spicciolata accompagnati da un paio di ballerine, che a giudicare dal loro abbigliamento sembravano essere lì per caso. Sotto il palco solo poche persone, che cercavano di dare una occhiata da vicino a quella strumentazione così misteriosa di cui si era tanto letto nelle riviste di settore.

In particolare ricordo lo stupore e gli sguardi allucinati di alcuni spettatori, che sembravano chiedersi da quali strumenti alieni potessero uscire quei suoni così strani.Sul palco niente luci particolari, niente tastiere, niente video, niente chitarre; niente!

Solo la cruda realtà, due ballerine più sulla cinquantina che sulla quarantina, una batteria di latta, e una decina di persone armate di likembè, che girovagavano per il palco producendo un wall of sound imponente.

Trascorsi i primi minuti di totale smarrimento, travolte da una furia elettrica che sino a quel momento per molti dei presenti non aveva precedenti, alcune centinaia di persone cominciarono a stringere d’assedio il palco danzando, e rispondendo alle provocazioni delle ballerine, che davanti al gruppo muovevano i propri corpi al suono brutale di un paio di megafoni chiamati “Lance-Voix”.

Questi megafoni che erano stati piazzati ai lati del palco venivano microfonati, e sparati dentro il mixer, che poi portava il suono all’impianto scatenando un uragano di suoni di una potenza inaudita, selvaggia, furiosa come mi piace sognare le notti nei bar di Kinshasa illuminati dalle sporadiche lampadine polverose.


A distanza di anni, ripensando alla reazione del pubblico, e ai Konono N°1 stessi, che imperterriti erano venuti lì a fare la loro cosa fino in fondo, senza fare sconti a nessuno, mi torna in mente quel senso di sgomento che aleggiava tra la folla.

Per fortuna gli anni ottanta erano passati da un pezzo, ed erano finiti i tempi in cui accadeva di dover assistere a concerti di artisti africani, che erroneamente cercavano di venire incontro ai gusti delle platee europee.

Quella sera i Konono N°1 erano venuti a fare “la loro cosa” e mi avevano portato nel loro mondo entrandomi dentro le orecchie, il naso, e le ossa che sembravano sbriciolarsi sotto quella valanga di suoni violenti e affascinanti come l’Africa stessa sa essere.


Dopo almeno sei anni dal loro debutto discografico sulla belga Crammed Discs, i Konono N°1 si ripresentano con una formazione leggermente diversa, che vede tra le sue fila l’inserimento di un basso e una chitarra elettrica.

“Konono N°1 goes pop” direbbe qualcuno, ma in realtà il nostro Mawangu Mingiedi, il leader fondatore dei Konono N°1, da almeno trenta anni non fa altro che proseguire per la sua strada prendendo quello che gli serve qua e là, attingendo da uno sfascio di vecchie macchine arrugginite, come tra le note delle corde di un basso o di una chitarra elettrica.

D’altronde se l’occidente ha fatto dell’intera Africa il suo deposito per i rifiuti, sempre più africani sembrano rispondere utilizzando questi rifiuti nei modi più intelligenti.

Oltre ai Konono N1°, altri nomi come quello dei Staff Benda Bilili, o dello scultore Romuald Hazoumé riescono a ri-contestualizzare oggetti che noi consideriamo semplice spazzatura.

Non è un caso che ogni volta che riascolto il sound dei Konono N°1, mi chiedo quale magia riesca a rendere possibile il fatto, che quel suono stupefacente possa essere prodotto da strumenti apparentemente così brutali, rozzi, e in gran parte assemblati con pezzi di ricambi di vecchie automobili.

Appare ormai impossibile immaginare l’Africa e la sue culture come a un continente lontano dalla contemporaneità, e isolato da un’aurea tanto esotica quanto ipocrita.
Purtroppo dopo secoli di contatti con altre culture, in Africa questa contemporaneità si manifesta anche attraverso gli scarti e le scorie del mondo industrializzato che ne devastano tutto il territorio.

Buffo pensare che questi scarti ritornino nei nostri impianti stereo di casa sotto forma di suoni e musica.


Il disco che si intitola “Assume crash position” apre con “Wumbanzanga”, una traccia dall’intro stranamente delicato, che rappresenta una delle tante anime di questo disco ricco di nuove soluzioni. Sono quasi 100 secondi di un suono che sembrerebbe alieno al bagaglio musicale dei Konono N°1, ma sono 100 secondi e nulla di più.

Una voce femminile che sembra cantare in una tonalità quasi sbilenca, estranea all’estetica della musica occidentale, alla prima nota ci riporta nelle corde, o per meglio dire, nelle lamelle elettrificate dei Konono N°1.

Il disco in sé rappresenta l’evoluzione di una musica che prende forma attraverso un percorso fatto di sperimentazioni, musica tradizionale, casualità e genialità.
Si presenta alle nostre orecchie come un punto di rottura che rimette in gioco tanta musica ascoltata sino ad oggi.

In “Mama na bana”, il supporto della chitarra elettrica di Nzila Mabasukisa, in alcuni casi aiutata anche da un accorto uso degli effetti, allarga lo spettro degli strumenti, che si avvinghiano l’uno all’altro sostenuti dal basso ridotto all’osso di Duku Mukumbu.

Interessante è scoprire dalle note di copertina che “Konono Wa Wa Wa”, una delle tracce inserite nel Cd, durante gli anni sessanta nel Congo della Rumba arrivò addirittura a essere una hit. Chissà come dovevano suonare Mawangu Mingiedi e soci in quegli anni. Chissà se già da allora, dalle foreste che attraversano i confini angolani e congolesi i Konono N°1 arrivavano in città mettendo a ferro e fuoco i bar e le piazze di Kinshasa con i loro likembè elettrificati, i ritmi bazombo ed i loro infernali proto-Lance-Voix. Chissà se anche le ossa del corpo dei metropolitani kinoises hanno tremato la prima volta che si sono trovati di fronte i Konono N°1 nelle strade di Kinshasa. Chissà quali sono state le prime reazioni di fronte al sound furioso e distorto dei “Lance-Voix” che sparavano a tutto volume il suono elettrificato venuto dai villaggi delle foreste.

Nulla da dire, anche questa volta i Konono N°1 spostano il proprio sound ancora un poco più in avanti, aggiungendo tasselli interessanti che aprono nuove possibilità.
Dopo tantissimi anni di attività, si sente che il furore che caratterizza il sound della banda è rimasto lo stesso.

Ma certo è anche il fatto che i viaggi ed i concerti in giro per il mondo abbiano arricchito il bagaglio di ascolto dei nostri eroi.

Forse un disco di transizione, che comunque non significa che ci troviamo di fronte a un disco senza personalità.

“Assume crash position”, come del resto tutto il materiale dei Konono N°1 ha il pregio di riportare la mia mente a Villa Ada, e all’arricchimento sonoro che quella sera mi ha regalato.

Certo a casa la cosa suona diversa, ma basta alzare un po’ di volume, sempre un po’ di più, per scoprire ogni volta cose diverse … suoni misteriosi mai ascoltati prima …

Tracce per ascolti:
Wumbanzanga
Mama na bana
Konono Wa Wa Wa


2 commenti:

SigurRos82 ha detto...

Suoni incredibili per un gruppo incredibile. Grazie per l'articolo :)

Gasdisaster ha detto...

Ascolto 'sto disco ripetutamente da quando è uscito, questo effetto negli ultimi anni l' ho avuto soltanto con Black Ships Ate the Sky dei Current 93, ed è che dire!... Gran bella musica!

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