10 maggio 2010

Saba - Biyo

... RINGRAZIANDO MULATU ASTATKE (STEPS AHEAD)


ASCOLTA: (Vedi "Tracce in ascolto")


E’ confortante a volte ritrovarsi il mondo anche in questa nostra patria, così ostinatamente attaccata a sé stessa e alla purezza delle proprie immaginarie radici da non voler vedere né gli incroci da cui discende né l'ineluttabile meticciato che l'aspetta. Il sangue dell’Africa versato dall’Italia in quel tragico scorcio di inizio '900 ora canta anche nella nostra lingua, ed è bello ritrovarsi il mondo nel sangue.

Saba Anglana, nata a Mogadiscio - in Somalia - da madre etiope e padre soldato italiano, è l’incontro di molte sensibilità e linguaggi, innestati, coltivati e ricercati a partire dalla propria piena e parziale italianità. In occasione di Biyo, il suo secondo album pubblicato dopo Jidika (World Music Network) dalla prestigiosa etichetta Egea, quella ricerca l’ha portata sulle strade dell’Etiopia che da Addis Abeba scendono verso sud. “Scorreva il paesaggio scendendo dall’Acrocoro, e il verde della vegetazione non m’abbandonava, così come quel senso di misticismo di cui è intrisa la terra d’Ethiopia.”

Saba divisa in due sulle sponde del Mediterraneo, in cerca di pacificazione, come un’amore nato durante la guerra. E’ cresciuta e ha studiato da italiana, ma il suo cuore batte sugli altipiani del corno d’Africa, un seme che sente l’urgenza di svilupparsi ancora. Del resto siamo in molti a sentirci più vicini all’Africa che a chi respinge la sua gente. Perché non dovrebbe allora sentirsi vicina all’Africa e fiera chi la porta nel sangue?


Così l’Africa in Saba cresce dentro e ancora, sempre più presente nella sua musica, nella modulazione del canto, nei suoni dolci della lingua amarica e somala e in lei, nella malinconica bellezza dei suoi occhi. Ma per crescere un seme deve essere annaffiato, e l’acqua - Biyo in somalo - è il tema del suo nuovo album. “Portavano taniche di plastica gialla, contenitori preziosi come scrigni per il tesoro dolce, l’acqua. L’elemento cioè che segna il ritmo quotidiano delle loro vite.”

Undici canzoni che sono un viaggio all’inseguimento dell’acqua, un viaggio in musica e in parole, perché Saba è anche poeta intellettuale e sognante. Con le parole racconta il Mediterraneo, - in Acqua di mare - "cielo liquido sopra la testa d’Africa, grande culla che attende con le braccia spalancate, ma che non potrà uccidere un popolo che sta già morendo". Oppure – in Crowded Desert - evoca l’acqua attraverso la sua assenza, "che rende i deserti più difficili da attraversare". E' la strada che attraverso il deserto della Libia porta all'Europa, una sorta di metaforica nuova via della seta.

Undici canzoni dalle molte anime, persino più creole di quelle di altre grandi interpreti, anche loro parzialmente sradicate, come Natacha Atlas, Gigi o Susheela Raman. Assieme ai consueti compagni di viaggio, come Fabio Barovero, coautore in molti brani, Martino Roberts al basso, Salvio Vassallo alla batteria, il senegalese Cheikh Fall alla kora e alle percussioni e il cameroonense Taté Nsongan alla chitarra, veterano delle musiche meticce, questa volta Saba ha voluto con sé e nella sua musica anche la presenza di musicisti etiopi e dei suoni tradizionali della sua terra. Ed ecco così che nei brani entrano lire, violini a una corda e percussioni che laggiù chiamano knar, masinko e washint.

Tutto questo e molto altro è Biyo, musica di ricerca, canzoni popolari, rock dell'era in cui il mondo vuole essere uno ma che al tempo stesso alza muri e scava trincee. Un disco che tra l'altro finanzia l'Amref, onlus famosa e impegnata da tempo in Africa soprattutto sul tema dell'acqua.

Tra i ringraziamenti Saba cita anche Mulatu Astatke, vecchio jazzista che trovò il successo ad Addis Abeba già negli anni ’60, durante la golden age della musica etiope, e che fu tra i primi a cercare altrove, e infine ad incontrare i suoni latini degli immigrati portoricani nella New York di oltre oceano, dove creò il suo straordinario giardino dei tesori in cui fiorivano gli innesti tra musica etiope, mambo, jazz e boogaloo.


Quel Mulatu che dopo anni di silenzio è ritornato prima con gli Heliocentric, e poi ancora – sempre grazie alla Strut - con il suo nuovo Steps Ahed, un cammino che non finisce. Composizioni nuove per un jazz che oramai solo raramente si scopre non morto, e questo è uno di quei casi. Mulatu che compone e che suona il suo vibrafono stellare, onde sonore acquatiche sopra le fanfare dell’Either Orchestra di Boston – ricca di sassofoni, trombe e tromboni - gli accompagnamenti dei giovani membri degli Heliocentric, gli interventi di un manipolo di jazzisti londinesi e di musicisti etiopi alla voce e agli strumenti tradizionali.

Oggi Mulatu è il veterano degli ambasciatori della cultura etiope nel mondo, e Saba, che ne segue idealmente e con curiosità ormai matura i passi, lo ringrazia, come in Africa si usa fare per riconoscere i meriti a chi è venuto prima.


Tracce in ascolto:
1. Biyo (Saba)
2. Acqua di mare (Saba)
3. Mulatu's Mood (Mulatu)
4. Boogaloo (Mulatu)

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Autore: Saba
Titolo: Biyo
Anno: 2010
Label: Egea

Brani:
1. Biyo
2. Welcome
3. Solomon
4. Acqua di mare
5. Amal Fatah
6. Yet Nou
7. Crowded Desert
8. Djibouti Road
9. My father was a soldier
10. Forest
11. Weha
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Autore: Mulatu Astatke
Titolo: Mulatu Steps Ahead
Anno: 2010
Label: Strut

Brani:
1. Radcliffe
2. Green Africa
3. The Way To Nice
4. Assosa
5. I Faram Gami I Faram
6. Mulatu's Mood
7. Ethio Blues
8. Boogaloo
9. Motherland


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