03 maggio 2010

Fela! - Koola Lobitos (1960-69)


ASCOLTA: (Vedi "Tracce in ascolto")


(articolo tratto da music-on-tnt. Versione riveduta e corretta.)

Non è facile scrivere di Fela Kuti. Oltre alla sua musica bisognerebbe descrivere anche la sua instancabile lotta contro il potere in Nigeria, oppure si dovrebbe scrivere della sua proposta culturale, tesa a rifondare l’Africa a partire dalle proprie radici, svalutate in secoli di imperialismo culturale da colonizzatori e missionari cristiani e mussulmani.

Sono alcuni tra gli innumerevoli aspetti di una figura fin troppo complessa e contraddittoria, una vera e propria icona sulla quale sono stati scritti molti libri. Noi come sempre partiamo dalla musica, rappresentata almeno in parte da oltre 70 album e numerosi singoli, la maggior parte dei quali è stata riproposta su CD a partire dalla sua morte, avvenuta nel 1997. Tuttavia, per meglio comprendere e apprezzare la musica di Fela e delle sue orchestre non si può fare a meno di scoprirne le connessioni con gli eventi della sua vita, che a loro volta sono indissolubilmente intrecciati alla storia post-coloniale del suo paese.

L’inizio della storia

Olufela Olusegun Oludotun Ramsone Kuti, chiamato poi semplicemente Fela, nacque il 15 ottobre del 1939 ad Abeokuta City, nell'Ogun State, circa 100 km a nord di Lagos.


Abeokuta Rock (1891)

Abeokuta fu fondata all’inizio del XIX° secolo dagli Egba, un sottogruppo dell’etnia Yoruba. Attualmente gli Yoruba sono, assieme agli Igbo e agli Hausa, uno dei principali e più numerosi gruppi etnici della Nigeria. La loro storia è affascinante. Già dai tempi antichi erano organizzati in una sorta di federazione di regni, così articolata che di loro si dice che non esiste gruppo etnico in Africa con più re. Alcuni di questi regni avevano fondato già intorno all’anno 1000 vere e proprie città, le più antiche e popolose di tutta l’Africa sub-sahariana. All’apice della loro civiltà, l’area di influenza degli Yoruba comprendeva i territori della Nigeria sud-occidentale al di sotto del fiume Niger, l’attuale stato del Benin e parte del Togo. Il loro ricco pantheon religioso, che a partire dal dio Olodumare e dagli spiriti Orisha si intreccia indissolubilmente con le famiglie reali, si riflette nella complessità della struttura sociale e nella ricchezza della loro arte figurativa, che ha prodotto nei secoli alcune delle più straordinarie opere dell’Africa antica.

All’origine soprattutto coltivatori, gli Yoruba conquistarono fama di guerrieri nei secolari conflitti dovuti alle pressioni che subirono da sud, ad opera degli invasori europei, i quali fecero di Yorubaland una delle principali fonti di approviggionamento di schiavi per il nuovo mondo, e dagli Hausa e dai Fulani del nord, determinati a diffondere l’Islam nelle regioni a sud del fiume Niger. Fu verso la metà dell’800 che gli Egba di Abeokuta strinsero un’alleanza con gli inglesi di stanza a Lagos, il principale porto della regione, acconsentendo alla penetrazione dei missionari cristiani e allo stabilirsi di strette e sbilanciate relazioni commerciali in cambio di armi da fuoco e protezione dalle popolazioni rivali. Quell’alleanza sventurata portò la Nigeria ad essere proclamata colonia inglese alla fine dello stesso secolo.


Rev. Oludotun Ramsone-Kuti (al centro)


Fumilayo Ramsone-Kuti

La famiglia di Fela apparteneva all’alta borghesia Egba fortemente occidentalizzata di Abeokuta. Il padre era Israel Oludotun Ramsone Kuti, un pastore anglicano laureato all’Università di Abeokuta che fu il primo presidente dell’Unione degli Insegnanti della Nigeria e tra i fondatori dell’istruzione superiore nel suo paese. La madre, Funmilayo Thomas Ramsone Kuti, doveva essere una figura straordinaria. Prima donna a laurearsi all’Università di Abekouta, fu sempre in prima linea nella lotta per i diritti delle donne in Nigeria, fondò il Nigerian Women’s Union, giocò un ruolo cruciale nella lotta per l’indipendenza e fu confidente del padre del Pan-Africanismo, il primo presidente del Ghana Kwame Nkrumah. Fu anche la prima donna in Nigeria a guidare l’automobile e, grazie alla sua notorietà internazionale, visitò la Russia, la Cina, la Germania dell’Est e molti altri stati del blocco comunista durante la guerra fredda.


Olikoye e Olufela

Ma le personalità di rilievo nella famiglia di Fela non finiscono qui. Il fratello maggiore di Fela, Olikoye, era medico, fu Ministro della salute sotto il governo di Babangida e ottene importanti riconoscimenti dall’OMS e dall’ONU. Il fratello minore di Fela, Beko, anch’esso medico, fu alla testa dei movimenti di protesta contro diversi dittatori nigeriani – Buhari, Babangida e Abacha – e come dissidente passò numerosi anni in carcere. Wole Soyinka, premio Nobel per la letteratura nel 1986, era cugino e amico di infanzia di Fela. In un simile contesto familiare era normale che anche Fela si sentisse destinato a realizzare grandi cose.

Fela con sua madre

Nonostante le sue convinzioni indipendentiste, fu il padre a spingere Fela a studiare la musica, in particolare quella occidentale, convinto che fosse uno degli elementi importanti nell’educazione di un giovane studente. Fela risvegliò così la sua passione per la musica sin da piccolo, e già a otto anni intratteneva gli ospiti della sua casa borghese suonando il piano.


Il giovane Fela

La scena musicale nigeriana degli anni ’50 era caratterizzata dall’esplosione dell’Highlife, un genere musicale nato dalla fusione della musica per chitarra e voce che si suonava nei bar, la palm-wine music, e la musica da ballo delle orchestre pre-coloniali, che univa elementi melodici e ritmici dei balli europei e afro-cubani. Originario del Ghana, l’Highlife esplose in Nigeria a partire dalla fine degli anni ’40 grazie alle tournée di artisti ghaniani come E.T. Mensah & the Tempos. Da una delle prime orchestre nigeriane di Highlife, quella di Bobby Benson, uscirono i leader della seconda generazione, come Eddie Okonta, Cardinal Rex Lawson e Victor Olaiya.

A metà degli anni ’50 Fela concluse i suoi studi secondari e, assieme al suo compagno J. K. Braimah, entrò a far parte come back vocalist dei Cool Cats di Victor Olaiya, detto anche “the evil genius of highlife”, con i quali rimase per un paio d’anni. L’esperienza con i Cool Cats fece maturare in lui la ferma decisione di divenire musicista, e pur promettendo ai genitori che avrebbe studiato medicina, una volta trasferitosi a Londra si iscrisse al Trinity College of Music invece che all’Università.

Londra

Fela non era certo uno studente modello, e nonostante la sua passione per la musica fosse almeno pari a quella per le donne, si diplomò in ritardo e non certo con voti brillanti. Ma negli anni in cui visse a Londra, a cavallo tra i ’50 e i ’60, assorbì avidamente tutte le principali tendenze della musica nera e afro-americana. Amava il jazz e ascoltava avidamente Frank Sinatra, Charlie Parker, Miles Davis, Herbie Hancock, Clifford Brown e John Coltrane. Di giorno si esercitava con la tromba, mentre di notte frequentava i locali dove si suonava il jazz, come il Ronnie Scott, il Marquee e il Flamingo, aspettando pazientemente la fine dei concerti per potersi unire ad improvvisate e usuali jam sessions notturne.


Koola Lobitos - 1961

Nel frattempo anche il suo vecchio amico J.K. Braimah si era trasferito a Londra per studiare legge, e fu con lui che Fela fondò il suo primo gruppo, chiamato prima Highlife Rackers, e subito dopo Koola Lobitos. Il nome Koola Lobitos riflette l’influenza della cultura e della musica cubana sul sound africano dell’epoca, particolarmente marcata nei paesi dell’Africa francofona come il Senegal e la Guinea, e rafforzatasi con il progressivo ottenimento dell’indipendenza, che per la Nigeria arrivò nel 1960. Koola non ha alcun significato, mentre Lobitos in spagnolo vuol dire “piccoli lupi”. In tutto erano una decina. Fela era alla tromba, che nelle orchestre di Highlife era sempre uno degli strumenti protagonisti (sia E.T. Mensah che Victor Olaiya erano trombettisti), Braimah era alla chitarra, Bayo Martins alla batteria e Wole Bocknor al piano. I Koola Lobitos suonavano nei weekend un misto di highlife e jazz per studenti e immigrati africani e caraibici.


Fela e Remi

A Londra Fela si sposò con Remilekun (Remi) Taylor ed ebbe tre figli, tra cui Femi, il suo primo maschio, che molti anni più tardi avrebbe raccolto l’eredità del padre per diventare il nuovo ambasciatore dell’Afrobeat nel mondo.

Ritorno in Nigeria - 1963

Tornato in Nigeria, nel 1963, Fela fu incoraggiato dalla madre ad entrare nella Nigerian Broadcast Company, dove aasunse la responsabilità di produrre giovani gruppi musicali emergenti. Ma il suo rapporto con la NBC durò solo alcuni mesi, e le sue uniche produzioni furono qualche singolo del Fela Ramsone-Kuti Quintet.

Il quintetto suonava jazz, e comprendeva Fela alla tromba, Don Amechi alla chitarra, Emmanuel Ngomalio al basso, John Bull alla batteria, Sid Moss al piano e, occasionalmente, Igo Chico al sax tenore. Ovviamente non ebbe alcun successo. Il suo jazz, a cavallo tra il be-bop ed il cool, era troppo diverso dall’highlife, ciò che gli africani erano abituati a identificare con il jazz, non era ballabile, non era cantato e neanche orecchiabile. Fu così che in breve Fela sciolse il quintetto e ricostituì i Koola Lobitos, tornando al suo ibrido Highlife-Jazz.


La nuova formazione dei Koola Lobitos vedeva, oltre a Fela alla tromba, al piano e alla voce, Tunde Wiliams e Eddie Aroyewu alla seconda e terza tromba, Isac Olasugba al sax alto, Tex Becks e Christopher Uwaifor al sax tenore, Lekan "Baba Ani" Animashaun al sax baritono, Fred Lawal o Yinka Roberts alla chitarra, Ojo Okeji al basso, Tony Allen alla batteria e Easy Adio alle congas. Tra loro Tony Allen, Tunde Wiliams e Lekan Animashaun sarebbero in seguito diventati alcuni dei principali protagonisti dell’Afrobeat.

Fino a poco tempo fa era impossibile trovare e ascoltare la musica di Fela di quei primi anni. Fortunatamente ciò non è più vero, grazie allo straordinario lavoro di un gruppo di studiosi e collezionisti, tra cui T. Endo, autore della principale discografia di Fela esistente, e M. E. Veal, docente di etnomusicologia alla Yale University e autore di una splendida biografia su Fela (Fela - The life and time of an African Musical Icon). L'uscita del triplo CD “Fela Ramsone-Kuti & His Koola Lobitos – Highlife Jazz & Afro Soul (1963-1969)”, edizione giapponese pubblicata da P-Vine e ripubblicata poi da Vampisoul con il titolo Lagos Baby - contiene gran parte della prima produzione discografica di Fela ad oggi conosciuta.

Nel CD 1 sono raccolti 14 brani provenienti dai suoi singoli nigeriani più vecchi. I primi sei brani appartengono al repertorio dei primi Koola Lobitos e probabilmente furono registrati a Londra, anche se furono pubblicati in Nigeria dall’etichetta RK tra il ’63 e il ’64. Il settimo e l’ottavo brano sono a nome del Fela Ramsone-Kuti Quintet, mentre i brani successivi sono tratti dai singoli dei Koola Lobitos in versione aggiornata, quella con Allen, Wiliams e Baba Ani. Il CD 2 contiene per intero il già citato “Fela Ramsone-Kuti & His Koola Lobitos”, mentre il CD 3 è tratto dall’EP “Afrobeat On Stage Recorded Live at Afro Spot” del 1966 e dai singoli successivi.


Il valore di queste prime registrazioni è soprattutto storico e biografico, essendovi documentata la ricerca intrapresa dal giovane Fela Kuti per trovare una sua sintesi personale. Le influenze sono molteplici, e individuarle è un gioco divertente. Il calypso, presente sullo sfondo dell'highlife nei brani del repertorio londinese, era assai in voga nella scena musicale della capitale inglese durante gli anni ’50, soprattutto nelle comunità miste di immigrati africani e caraibici, e i suoi echi nel sound dei primi Lobitos documentano tra l’altro la relazione artistica che intercorse tra Fela e il precursore nigeriano Ambrose Adekoya Campbell, che proprio a Londra aveva fondato i suoi West African Rhythm Brothers alla fine degli anni ’40.

Molti brani in tutti e tre i CD della raccolta sono highlife, che abbiamo visto essere in quel periodo il genere da ballo di maggior successo nell’Africa anglofona. Ma l’highlife di Fela è intriso di jazz, soprattutto be-bop, in evidenza nei complessi impasti dei fiati, nella propulsione della batteria di Tony Allen e negli assoli dello stesso Fela alla tromba. Gli elementi jazz rendevano la musica dei Lobitos talmente distante dall’highlife più popolare che il loro primo disco fu un incredibile flop di vendite. Come spiega Tony Allen: “in cinque minuti usavamo almeno cinque arrangiamenti differenti. La nostra musica era davvero troppo complessa per chi ci ascoltava, e forse l’unica cosa che riuscivano a percepire era la differenza rispetto a tutto ciò che avevano ascoltato fino a quel momento”.

Ciononostante i Koola Lobitos riscuotevano interesse. Il 1967 fu l’anno della loro tournée in Ghana, la patria dell’highlife. Gli artisti ghaniani accolsero con curiosità le ibridazioni della band nigeriana, al punto tale che il brano Yese fu preso in prestito da uno dei gruppi locali di maggior successo, la Uhuru Dance Band, che lo inserirono nelle loro performance dal vivo.


I brani Great Kids e Amechi Blues, del Fela Ramsone-Kuti Quintet, sono puro be-bop jazz strumentale. Forse più degli altri documentano la competenza raggiunta da Fela nell’improvvisazione e nel fraseggio alla tromba, seppur in uno stile all’epoca decisamente obsoleto. E’ probabile che la svolta successiva verso strutture e armonie vicine al jazz modale e al free e l’attenuarsi del virtuosismo negli assoli furono dettate dall’esigenza di Fela di caratterizzare il suo sound in senso africano.

Il 1967 fu anche l’anno in cui in Nigeria scoppiò la guerra civile, la cosiddetta guerra del Biafra, che si protrasse fino al ’70. La causa fu il tentativo di seccessione perpetrato dagli Igbo della Nigeria sud-orientale, territorio nel quale era concentrata la maggior parte dei giacimenti petroliferi nigeriani. Il conflitto anche civile tra Igbo e Yoruba costrinse gli Igbo di stanza a Lagos a migrare verso il Biafra, portando co sé l’highlife, del quale erano i principali interpreti.

In quegli stessi anni la scena musicale nigeriana fu investita dall’onda del soul e del rhythm & blues di artisti come Aretha Franklin, Otis Redding, Wilson Pickett e James Brown, e di precursori africani come il sierraleoniano Geraldo Pino e i suoi Hearbeats. A conquistare la massima popolarità fu il funk di James Brown, probabilmente per merito delle numerose similitudini intercorrenti tra il funk e la musica tradizionale dell’Africa Occidentale: il loro combinare parti semplici e ripetitive in pattern complessi, la stratificazione della parti, le strutture vocali a chiamata e risposta e la dominanza della componente ritmica su quella armonica.


Favorita dallla mancanza di orientamenti ideologici dei suoi governi e dalla forza della sua industria discografica locale, la Nigeria fu il luogo in cui questa esplosione generò i risultati più strabilianti. Centinaia furono le band che si convertirono alla black music, la maggior parte di loro, le cosiddette copyright-band, suonavano cover dei loro fratelli neri d’oltreoceano, mentre altre cominciarono timidamente a produrre musica originale, ibridando il r’n’b con elementi estetici tradizionali.

La black music contribuì a scalzare l’highlife dal suo primato come musica da ballo, e anche Fela, pur non sopportando l’idea di venir assimilato alle copyright-band, cominciò a scrivere pezzi funky e rhythm & blues. Nel suo primo LP, riproposto per intero nel CD 2, il r'n'b si impone in brani come Omuti, Ololufe e Lai Se, mentre i soli di tromba e sassofono si fanno via via più sofisticati e si tingono di note e accordi blu. Ascoltate Mi O Mo e scoprirete con stupore quel nuovo volto dei Lobitos.

Tra il 1968 e il ’69 i Lobitos suonavano stabilmente al Kakadu Club, da loro rinominato Afro Spot, dove i consueti appuntamenti settimanali si chiamavano “Friday Break” e “Sunday Jump”. E' proprio nel loro Live at the Afro Spot, riproposto per intero nel terzo CD della raccolta giapponese, e nei singles successivi, che l'influenza della black music si fa preponderente. Almeno tre brani del CD 3 - Everyday I Got my Blues, My Baby Don’t Love Me e Home Cooking.- sono puro r’n’b senza tracce di highlife, mentre brani come Alagbara e Se E Tun De sono pezzi soul dal sapore decisamente africano.

L’ultima influenza non trascurabile sulla musica di Fela, rintracciabile qui soprattutto nei ritmi e negli arrangiamenti dei fiati in brani come Abiara e Ajo, è quella del sound latino-americano, che imperversava in Africa già ai tempi delle colonie grazie alla sua presenza – sottoforma di rumbe e cha-cha-cha – nei repertori delle orchestre da ballo, e che divenne la musica straniera predominante in molte di quelle nazioni indipendenti che, ispirandosi al socialismo, limitarono le relazioni con l’Europa e favorirono gli scambi culturali con i paesi del blocco comunista, tra cui Cuba.

Per quanto riguarda i testi, in inglese o in yoruba, essi non si occupano ancora in alcun modo di problemi politici e sociali, come sarebbe accaduto successivamente, ma riflettono piuttosto gli argomenti tipicamente trattati dai gruppi popolari di allora, come l’amore, le donne, la vita quotidiana e la saggezza popolare. Homecooking, durante il quale Fela menziona forse per la prima volta il termine Afrobeat per descrivere la sua musica, parla così: “Questo brano cucinato in casa è un brano infernale. Mi costringe a muovermi, Ti costringe a muoverti. Mi fa saltare, a te deve fare lo stesso.”

Abbandonate le sofisticazioni del jazz e incrociata la loro musica con il soul, i Lobitos consolidarono finalmente il loro successo, tanto di spingere il giovane Fela a seguire le orme di altri suoi connazionali e ad intraprendere una lunga tournée negli States. Doveva essere il coronamento del suo successo, e invece fu molto di più.

C O N T I N U A ...

DISCOGRAFIA DI FELA KUTI (T. Endo)


Immagini tratte da:
1) T.P. Africa (Fela si accende un joint)
2) African Quorterly Vol.2 No. 2
3) New African Shrine Blog
4) T. Endo site



Tracce in ascolto:
1. Orise
2. Amaechi's Blues
3. Lagos Baby
4. Ololufe (presente anche in Koola Lobitos 1964-68)
5. Se E Tun De


Autore: Fela Ramsone-Kuti & Koola Lobitos
Titolo: Highlife Jazz & Afro Soul (1963-1969)
Anno: 2005
Label: P-Vine (ripubblicato da Vampisoul come Afro Baby)


CD 1: Singles Collection
1. Bonfo
2. Fere
3. Onifere No. 2
4. Oyejo
5. Oloruka
6. Awo
7. Great Kids
8. Amaechi's Blues
9. Yese
10. Eybin
11. Orise
12. Eke
13. V.C.7
14. I Know Your Feeling

CD 2: 1st Album
15. Signature Tune
16. It's Highlife Time (presente anche in Koola Lobitos 1964-68)
17. Lagos Baby
18. Omuti (presente anche in Koola Lobitos 1964-68)
19. Ololufe (presente anche in Koola Lobitos 1964-68)
20. Araba's Delight
21. Wa Dele (presente anche in Koola Lobitos 1964-68)
22. Lai Se (presente anche in Koola Lobitos 1964-68)
23. Mi O Mo
24. Obinrin Lo
25. Omo Ejo

CD 3: Afro Beat Live and Others
26. Everyday I Got My Blues
27. Moti Gborokan
28. Waka Waka
29. Ako
30. Ororuka
31. Lai Se
32. Onidodo
33. Alagbara
34. Ajo
35. Abiara
36. Se E Tun De
37. Waka Waka
38. My Baby Don Love Me
39. Home Cooking

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