
ASCOLTA: (Vedi "Tracce in ascolto")
I Sierra Leone’s Refugee All Stars sono il simbolo di una delle recenti pagine buie della storia africana, la sanguinosa guerra civile iniziata nel 1991 e che ha martoriato la Sierra Leone per dieci anni, concludendosi nel 2001. Le vittime di quell'orgia di sangue sono centinaia di migliaia di civili, uccisi o mutilati nella carne e nella mente. All’ombra degli scontri tra dittatura locale e movimenti di liberazione le avide multinazionali della sedicente civiltà euro-americana hanno fatto profitti giganteschi, un fiume di denaro che scorre accanto a un fiume di sangue. La comunità internazionale si è indignata – ci mancherebbe altro – e Hollywood ha persino acceso i suoi riflettori su quella storia vampiresca, producendo il film Bloody Diamonds, candidato a molti oscar. Peccato che la guerra era già finita da cinque anni.
Incontratisi in un campo per rifugiati allestito nella vicina Guinea Conakry, i musicisti sierraleoniani che compongono gli All Stars – alcuni dei quali gravemente mutilati durante la guerra civile - hanno cominciato a suonare la loro musica per allietare gli animi segnati dalla sofferenza degli altri profughi. Operatori canadesi li scoprirono e li produssero, e il loro primo album del 2006 – Livng like a Refugee - riscosse persino un certo successo.
La storia ricorda quella degli Staff Benda Bilili ed è bella e toccante, e anche la loro musica è assai piacevole e ballabile. Si tratta di una sorta di pachanka afro-giamaicana più eccitante di tante moderne sonorità da discarica globale a cavallo tra rap, elettronica e zouk. 
Del resto la Sierra Leone, uno di quei territori che porta più di altri i segni dei cinque secoli di travagliate relazioni tra Africa e imperialismi stranieri, è proprio il posto ideale per veder maturare incroci musicali appetitosi. Dopo le dominazioni prima dei portoghesi e poi degli inglesi, a partire dalla fine del ‘700 e dall’abolizione della schiavitù da parte del governo britannico, divenne mèta della contro-diaspora forzata che riportò in Africa molti ex-schiavi provenienti dalle coste americane e dai Caraibi. Nacque così la comunità krio, formata da persone dalle origini etniche perdute o lontane, la cui cultura raccoglieva in sé elementi eterogenei originari delle più disparate etnie africane miscelate tra loro negli shakers delle piantagioni giamaicane, nel sud degli Stati Uniti e, più tardi, sui fronti europei delle due guerre mondiali.
Accadde molto, molto tempo fa.
Quando la tua mano è tra le fauci del leone,
stai tranquillo e tirala fuori.
Non lasciare che il leone te la morda, non permetterlo!
Pa Lamina era uno schiavo,
molto tempo fa.
Mamy Rukor era una schiava,
molto tempo fa.
il nonno di mio nonno era uno schiavo,
e anche la nonna di mia nonna era una schiava,
molto tempo fa.
Libera la mia gente dalla schiavitù,
non picchiarli per farli lavorare come macchine, mio Dio!
Alcuni sono morti per quei maltrattamenti, mio Dio!
E allora, Jah, viene tra noi.
(Jah Come Down)
In Rise & Shine, il secondo lavoro dei Refugee prodotto da Cumbancha, c’è un po’ di tutto. Più della metà dei brani sono reggae, a dir la verità suonati molto meglio della maggior parte degli altri rasta africani, e soprattutto senza devastanti effetti elettronici stile guerra fredda oltre il muro. Belli e potenti i groove e le voci, ma anche i testi e i contrappunti dei tromboni. Il resto del disco si compone di palmwine, gumbe, highlife, rumba, soukouss, mande ballads e canti tradizionali accompagnati dalle percussioni, il tutto fermentato insieme grazie al calore del sole africano.
La loro musica non piange per le sofferenze del passato, ma vola alta, leggera e positiva. L’eco delle tragedie della guerra è presente soprattutto nei testi, che parlano di pace, di amore, di amicizia, di educazione dei figli, insomma di tutti quei valori importanti per le società tradizionali africane e grazie ai quali i popoli di quelle latitudini riescono sempre a resistere e a reagire di fronte agli inferni più bollenti che spesso sono costretti ad attraversare.
“Noi scriviamo sempre canzoni sulla pace e sull’amore perché ricordiamo sempre il nostro passato. Siccome veniamo da un paese lacerato dalla guerra non smetteremo di ricordare il nostro popolo nella nostra musica, che possa restare in pace.”
Tracce in ascolto:
1. Tamagbondorsu (The Rich Mock The Poor)
2. Jah Come Down
Autore: Sierra Leone's Refugee All Stars
Titolo: Rise & Shine
Anno: 2010
Label: Cumbancha
Tracce:
1. Muloma (Let Us Be United)
2. Global Threat
3. Oruwiebie Magazine Bobo Medley
4. Living Stone
5. Dununya (The World)
6. Jah Mercy
7. Tamagbondorsu (The Rich Mock The Poor)
8. Bute Vange
9. Jah Come Down
10. Bend Down The Corner
11. Goat Smoke Pipe
12. Gbrr Mani (Trouble)
13. Watching All Your Ways
23 aprile 2010
Sierra Leone's Refugee Al Stars - Rise & Shine
Pubblicato da GM
Argomenti: Musica, Recensioni, |- Sierra Leone

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