05 aprile 2010

Djeliya in Casamance

Traduzione dal Mandinka del dott. ABDOULAYE DIARRA



“Innanzitutto grazie per essere venuti qui a Darisalam presso Diebate Kunda. Non è facile avere degli amici come voi ed è per questo che ringraziamo Dio.”


Darisalam è un minuscolo villaggio di venti famiglie nel cuore della Casamance interna, a qualche chilometro da Tanaf, scalcagnata cittadina di terra e baracche. Si sviluppa sulla strada che da Zuiginchor arriva fino a Kolda, costeggiando la riva meridionale del fiume Casamance. In Africa esistono molti insediamenti che rispondono al nome di Darisalam, per questo Madya specifica che il suo villaggio è Bolonbalola, che in mandinka vuol dire sulle rive del fiume.


Diebate Kunda

Diebate Kunda è la residenza della famiglia Diebate, dove siamo stati accolti come fratelli e sorelle grazie al rapporto che si è instaurato a Roma tra Madya e Kristina e Alessandro. Il capo famiglia è Malang Diebate, figlio maggiore di Bully e Kady. Con lui vivono i suoi cinque fratelli maschi “bakely fakely”, cioè con lo stesso padre e la stessa madre, tra cui Madya. Se si contano le mogli e i figli si arriva a un’ottantina di persone.


Bully Diebate e Kady

I Diebate di Bolonbalola Darisalam ereditano da molte generazioni la conoscenza della kora, e il loro amore per il griottismo, per la musica e per le antiche storie è incredibilmente intenso e profodo, tanto che tutti i maschi della famiglia, senza eccezioni, suonano la kora e svolgono il ruolo tradizionale del djeli nel proprio villaggio e in tutta la regione, fino alla costa.


Malang Diebate

La casa della famiglia di Madya era la prima mèta del nostro viaggio, dove tutti noi intendevamo stabilire un contattocon il cuore pulito della gente africana e con le durezze e le dolcezze della loro vita semplice. Al nostro arrivo, nel buio della sera, abbiamo sentito mani piccole e grandi di uomini, donne e bambini che si stringevano alle nostre, e pur non vedendo i loro volti abbiamo immaginato i loro sorrisi e i loro sguardi. Fra loro c’erano anche Sambou, Binta e Tulai, e mentre ci abbracciavano tornavano a galla dal profondo la commozione e i ricordi dei giorni passati nel loro cortile di Badialan 3, a Bamako. Moriba, perché non sei con noi?


Madya e adolescenti

“Quello che vi ha spinto qui è anche l’amore che avete per la kora. La kora appartiene alle grandi persone. Sappiamo che il vostro amore vi ha spinto in Mali e ora siete qui in Casamance a conoscere la nostra famiglia. Prima la kora era uno strumento molto importante nella vita dei popoli, ma tanti non lo sanno. Anche il nostro presidente Wade sembra alle volte dimenticarlo.”


Kedjan Diebate

L’attuale presidente del Senegal, Abdulaye Wade, non è molto apprezzato dai mandinka della Casamance. Grazie al clima e all’abbondanza di acqua la loro terra è anche chiamata il granaio del Senegal, dove si produce la maggior parte del riso, del miglio, delle arachidi e della frutta locale. Ma il governo centrale di Wade destina le risorse del paese soprattutto allo sviluppo di Dakar e del nord, e le genti del sud si sentono sfruttate e abbandonate. Le strade sono poche e maltenute, l’elettricità manca nella maggior parte dei villaggi e i pochi servizi statali, come scuole e ospedali, sono concentrati a Zuiginchor. Per questo la Casamance è oramai da molti anni teatro di scontri tra truppe governative e guerriglieri seccessionisti. Dopo l’indipendenza il primo presidente Senghor aveva chiesto alla Casamance di entrare a far parte del Senegal per contribuire alla costruzione di una nazione nuova, e che in seguito avrebbe acconsentito alla loro richiesta di indipendenza. Ma quella promessa non fu mai mantenuta.


Sambou e Cherif

“La kora ti parla subito quando la vedi. La prima parola che la kora ti dice è Allah. E’ uno strumento sacro e riservato solo ai re e alle grandi personalità, anche se oggi la gente ne ha meno considerazione La kora è composta dalle sue parti, chiamate kularan, bateau, bolo koromo, koun (testa). Le corde della kora si chiamano timba e bakumba sopra, al centro temajulu, e le più piccole lenlè. Il nome kora viene dal fatto che essa riunisce tante persone. Kabe kora vuol dire riunire tutti.


La cerimonia della kora

La persona che ha inventato la kora, originaria di Soso, si è ispirata all’uomo per crearla. La sua famiglia è andata a vivere a Buluofo. La kora è tutto per noi, ci nutre e ci veste. La kora traduce la storia di un popolo e parla la lingua di quel posto. Tutti i miei figli imparano la kora, anche chi va a scuola. Quando finiscono di studiare io insisto per fargli suonare la kora, perché è la nostra vita.”



Cherif Sissoko

Quella mattina a Diebate Kunda il macellaio è arrivato presto, chiamato per uccidere il toro che abbiamo donato per ringraziare la famiglia per la loro ospitalità. Della sua carne ne godrà tutto il villaggio. L’uccisione di un animale è sempre un evento significativo e accompagnato da una certa dose di ritualità. Così, a Diebate Kunda si sono riuniti gli uomini, e seduti all’ombra di un grande mango hanno parlato insieme della kora e delle famiglie djeli della Casamance. E’ Malang a parlare.


Donne a Diebatekunda

“Tutti i jeli, siano essi dei Kouyate, o dei Diabate, o dei Sissoko, o Kanté, o Kanouté , sono tutti della stessa madre e dello stesso padre, vengono tutti dallo stesso albero. La kora è quello che abbiamo trovato per guadagnarci da vivere. Prima i miei nonni andavano a suonare la kora per i re e i nobili. Restavano molti giorni presso le loro case, e in cambio ricevevano il necessario per la sussistenza. Ma oggi per vivere serve il denaro, per questo i djeli chiedono soldi per suonare.


Donna

Anche in Senegal, (inteso come il nord, NdT) nelle grande orchestre i Woolof che suonano la kora lo fanno solo per i soldi. Oggi si suona soltanto per denaro, ma a me hanno insegnato che quando suona un djeli non chiede soldi. Se è un buon jeli e conoscie bene la storia del suo jàtigi, quando canterà lui gli donerà ciò che merita.


Donne a Diebatekunda

Anche in Casamance ci sono mandinka che suonano la kora senza essere djeli. Le vere famiglie djeli della Casamance sono i Diabate e i Gassama. Possiamo dire che uno ha fatto il buco per piantare l’albero e l’altro l’ha piantato. Normalmente, se non ci sono famiglie nobili nel villaggio, i Diebate devono essere i capi e i Gassama devono guidare le preghiere. Ma noi djeli siamo sempre in viaggio, così ora i Gassama hanno preso tutto, e sono diventati sia i capi religiosi che del villaggio.


Malang

I djeli si ritrovano a Pacao, a Tanaf e a Baniere, ma la kora viene da qui, da Darisalam e dalla nostra famiglia. Qui a Darisalam e a Bantanjan abbiamo due famiglie bakely fakely, che vengono cioè dalla stesso sangue. Una delle due famiglie discende dal fratello dell’altra. Abbiamo parenti a Binako, Soba e a Seidhiou. A Tanaf cè Malonjon e Bourama Kutudjon che suonano sempre la kora. A Batanjan cè Solo e Vieux Kouyate. A Ziguinchor ci sono i Sissoko e i Diabate. Prima di arrivare a Ziguinchor ci sono famiglie di jeli a Marsaso: i Diabate e i Konte. A Bignona ci sono i Sissoko e i Konte. Anche Cherif Sissoko viene da li.


Djeli Camara

A Ziguinchor c’è anche un’altra famiglia jeli: i Suma, ma la kora vi ricordo che è venuta da noi, dai Diabate. Quelli che sono a Gudoum hanno imparato la kora a Pacao e a Bantanja. Siamo bakely fakely anche con con i jeli di Soba.Con i Suma ci sono anche i Konte come Djibarnar, i cui parenti sono Anunbato. A Karom e Dafia i jeli sono Kouyate, che sono anche loro nostri parenti. Prima i jeli viaggiavano in tanti villaggi. Potevano sposarsi in certi villaggi e da noi quando tu prendi moglie di una famiglia si diventa automaticamente parenti. Perciò siamo tutti della stessa famiglia. Per questo che li ci sono i Kouyate di Djaturukunda.


Djeli Camara

Anche a Dafin ci sono i nostri parenti Diabate, Kanoute, Kouyate e Sissoko. Fino a Tambacounda ci stanno membri della nostra famiglia. Siamo dispersi ma siamo sempre in contatto. Siamo come le zucche, che provengono dalla stessa madre e sono legate alle stesse radici.


Djeli Camara

Anche con i Camarà e Lamine qui presente, siamo bakely fakely. Lamine è il nostro finè (jeli del jeli) e lui è legato a noi come noi siamo legati ai nobili. Io gli devo dare vestiti soldi e tanto altro. Ma adesso considero Lamine come mio fratello, bakely fakely. I finè non hanno diritto di suonare la kora, loro parlano degli Hadith.
[scritti dei compagni del profeta sulla sua vita]”


Il bacio della kora

Malang termina il suo discorso solenne e comincia a suonare, accompagnato dal canto delle donne e dal suono dei karignan. Poi tutti i presenti esprimono il loro elogio e baciano la kora.


Bully

“La kora è la nostra identità, è come il passaporto – spiega Kedjan - Noi djeli possiamo andare in giro con la kora senza avere con noi i documenti, e ovunque troveremo il rispetto. Un vero jeli si riconosce per la kora.”


Solo

“La kora viene dai nostri antenati, è la nostra vita – afferma Sherif - Noi jeli siamo un popolo molto forte, siamo fieri di essere jeli, un vero jeli puo viaggiare in qualunque paese senza problema, perche se conosci i valori dei jeli non puoi soffrire, la kora ti aiuterà sempre a vivere bene.“



Macelleria

La cerimonia è finita e il toro viene sacrificato. E’ un giorno di festa, e tutti devono goderne. Quella stessa sera a Diebate Kunda si svolgerà un grande sumu in nostro onore, e il caldo pomeriggio scorre lento in attesa del fresco dell’imbrunire. Nel frattempo le donne si fanno belle, si acconciano i capelli e indossano i vestiti di bazin e i gioielli.


Corde

L’inverno in Casamance è come l’autunno. Il cielo è striato di nuvole alte e bianche, la mattina è fresca dell’umidità della notte, ma il pomeriggio il caldo del sole si fa sentire prepotente, e brucia la pelle. La Casamance è un bosco verde e ricco di acqua. Sui baobab e sui manghi si posano le aquile e gli avvoltoi.


Diebate Ensemble

Alle cinque i korafola salgono sul terrapieno davanti all’edificio principale di Diebate Kunda. Malang è al centro, Kedjan, Vieux, Sambu, Madya e Bakary gli siedono accanto. Assieme a loro c’è anche Omar Diebate, anche lui figlio di Bully, e Cherif Sissoko, che abbiamo conosciuto in Mali e ritrovato a Dakar, e che in nome dell’amicizia ha voluto accompagnarci fino in Casamance.


Diebate Ensemble

Dietro i suonatori di kora si posiziona il coro delle donne con i karignan. I bambini invadono l’aia, e il concerto ha inizio. Otto kore che suonano insieme danno corpo al suono gentile delle corde. Malang, Omar e Bakary si alternano come voci soliste, cantando uno dietro l’altro i brani del repertorio tradizionale della Casamance.



Diebate Ensemble

L’ultimo brano è Mofola Terya, e mentre noi ci lasciamo andare ai ricordi del cortile di Sambou a Bamako, e delle molte sere passate in compagnia dei discorsi della sua kora, le donne intonano il loro coro di saluto a noi. “Bonsoir Italy”. Nel frattempo, tutto intorno alle fioche lampade alimentate dal generatore a Diebate Kunda, la notte della Casamance inghiotte ogni cosa.


bambina

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