12 febbraio 2010

Jali Mawdo Suso


ASCOLTA: (Vedi "Note per l'ascolto")


“Mi chiamo Mawdo Suso, sono nato jali (griot, ndr), e voglio raccontarvi qualcosa della mia storia. Sono nato a Sutukoba, nella regione di Wully Kanape (Wully è il nome di un antico regno che comprendeva i territori che dalla sponda superiore del Gambia si estendono in Senegal verso il Mali, compresa la città di Tamba Kounda, ndr) I miei antenati erano i griot della famiglia Waali, gli ultimi re del Gabu (Janke Waali era re del Gabu quando il regno dovette sottomettersi ai peul di Alpha Yaya, ndr). Sono loro che ci fecero trasferire a Fode Kunda, una città che ho lasciato quando mi sposai. Da Fode Kunda mi spostai a Sami. La regione delle origini della mia famiglia ha due nomi, per questo Fode Kunda Wully e Waali Kunda sono i nostri nobili (kunda vuol dire “la casa di”, ndr). Oggi siamo al servizio di El Hadji Seni Sunhateh, i suo fratelli, le sue sorelle e i suoi figli. Siamo venuti a Sukuta Sabiji per stare vicino a loro.


Un mio antenato si chiamava Siriman Sansan. Siriman veniva dall’est, e ha avuto un figlio di nome Tamba Jali. Tamba Jali ha avuto molte mogli e molti figli, tra cui un figlio maschio il cui nome era Jontan Suso. Anche lui ha avuto dei figli, e uno di questi era Jali Madi Suso, mio padre. La Jaliya si trasmette come un seme. Grazie a quell’eredità puoi avere di che vivere. Quando andiamo a trovare i nostri nobili come jali loro ci danno tutto, vestiti, bestiame, viveri, e anche soldi. Ma noi di solito non chiediamo niente. Se qualcuno vuole fare sinceramente qualcosa per te ma non ha mezzi, non può farlo, per questo noi non chiediamo nulla. Ma chi ha i mezzi per ricompensare i jali può dare loro qualsiasi cosa, anche cavalli, asini, capre e vestiti. “
(Intervista a Jali Mawdo Suso, Gambia, 2010. Traduzione di Pape Kanoute)


Mawdo Suso

Mawdo Suso è il più grande balafonista vivente della Gambia. La musica mandinka del Gabu non è passata per il filtro dell'industria discografica come è accaduto invece a molti musicisti del Mali, e probabilmente è anche per questo che suona più ruvida, rurale e primordiale. La kora gambiana non indugia in melodie sospiranti, così come il balafon di Mawdo vibra orgoglioso delle sue sporche dissonanze, tanto care all'estetica africana. Le voci sono cavernose e rotte, e spesso si lasciano andare alle costruzioni del dialogo rituale in cui al jali che canta fa eco un altro jali che risponde, che approva o che ringrazia. Le poliritmie sono libere e complicate, i brani lunghi ed ipnotici. Ascoltare la musica del Gabu è un'esperienza dura e non facile, ma che può diventare inebriante ed evocativa.


Ousmane Suso

Appena arrivati a Serrekunda abbiamo conosciuto il primogenito della famiglia di Mawdo, Yusuf, che assieme a suo fratello Ousmane - balafon e kora - ci hanno incantato per una sera. Non sono stati la padronanza della tecnica e il virtuosismo dei loro soli ad averci sopraffatto, quanto la libertà della loro creatività, una predisposizione e un desiderio di esplorare suoni e armonie nuove partendo da una conoscenza profonda e dal rispetto della tradizione della loro antica jaliya.


Mawdo Suso

Così il giorno dopo ci troviamo a casa di Mawdo, in un sobborgo di Serrekunda senza elettricità che si chiama Sukuta Sabiji. Nell’arrivarci la Peujeot di Jimba avanza con fatica sulla strade sterrate e dissestate che attraversano i campi. Entriamo e veniamo investiti dai saluti e dai sorrisi di giovani e bambini. Balafon ovunque.


jalimuso a Susokunda

“Nella mia famiglia tutti suonano il balafon, un eredità da jali. Anche io sono nato e cresciuto con il balafon. Ho cominciato a suonare da piccolo,.quando avevo sette anni, e oggi ho trasmesso il balafon ai miei figli. Il balafon è uno strumento che ha avuto una sua evoluzione. Nei tempi antichi aveva solo quindici tasti, poi è arrivato a diciassette. Oggi il balafon ha ventuno tasti, e le sue potenzialità sono molte aumentate. Noi ereditiamo la conoscenza della famiglia, ma abbiamo superato i nostri padri, così come i nostri figli supereranno noi. La conoscenza va sempre avanti.


Mawdo Suso

Portare avanti la jaliya vuol dire rispettare i costumi e le tradizioni. Ogni paese ha le sue tradizioni. Se non c’è rispetto per i costumi non si può arrivare alla pace. I giovani devono rispettare i grandi, i figli i genitori. La djeliya che stiamo trasmettendo di padre in figlio vuol dire questo.


Jali Fune Kuyateh

Ho girato poco l’Africa, solo il Gambia e il Senegal. In Europa sono stato invece spesso, in Inghilterra, in Olanda, in Belgio, in Germania, in Austria, in Francia, in Spagna e in Svizzera, e anche negli Stati Uniti. Viaggiare è come studiare, ti fa conoscere le cose direttamente. Il viaggiatore vede tutto, e non si limita a sapere quello che altri gli hanno detto. Anche se non ho girato molto l’Africa ho conosciuto altri stili della musica africana perché ho incontrato molti musicisti africani in Europa e ho suonato con loro. Prima non c’era modo di ascoltare musica registrata, adesso c’è anche la televisione. Ma io ho conosciuto le altre musiche viaggiando.


Jali Fatoumata Suso

Anche le mie mogli sono jali figle di jali. La mia prima moglie si chiama Jali Fune Kuyateh, e sua sorella ha sposato El Hadji Lamine Suso ed è la madre di Jimba Suso, che vi ha accompagnato a casa mia. Noi siamo un’unica famiglia.”



Ousmane, Mawdo, Yusuf

Nonostante Mawdo Suso sia un’icona della musica del Gambia ci accoglie nella sua casa con semplicità e con un sorriso aperto. Passa poco tempo dalle presentazioni che il vecchio si siede dietro al balafon e comincia a suonare, accompagnato da Yusuf e Ousmane. Assieme sono una tempesta di ritmi. Le sue mogli, Jali Fune Kuyateh e Coumba Suso, intonano un canto potente, e le giovani figlie si lasciano andare in eleganti passi di danza. La generosità di quella famiglia prende forma in quello spettacolo straordinario a cui non eravamo preparati, e mentre il sole tramonta rapidamente la tempesta della musica si placa così come è cominciata.


Wully Band

Siamo frastornati, Yusuf ci sorride felice. Ci aveva avvertito che suo padre era un maestro, e ora ne abbiamo avuto prova. Torneremo domani, vogliamo registrare sia lui che la Wully Band, l’orchestra di musica moderna formata da Yusuf di cui scriveremo e che, nonostante la notorietà e il successo che riscuote localmente non è ancora riuscita a lasciare testimonianze registrate. Ma soprattutto vogliamo passare ancora del tempo in quella casa così piena di cultura, d’arte e di vita, in cui genitori e figli vivono assieme volentieri, orgogliosi e innamorati gli uni degli altri.


il mixer della Wallai Records


Note per l'ascolto:

1. Kaira (Wallai Records)
Mawdo Suso: balafon
Yusuf Suso: balafon
Mohammed Suso: balafon
Fune Kuyateh: voce
Coumba Suso: voce
Registrato da Wallai Records nel gennaio 2010 a Sukuta Sabiji, Serrekunda, Gambia.

2. Ginamuso (Wallai Records)
Yusuf Suso: balafon
Registrato da Wallai Records nel gennaio 2010 a Serrekunda, Gambia.

3. Tunko Darbo (Jaliology)
Dembo Konte: kora e voce
Kausu Kuyateh: kora e voce
Mawdo Suso: balafon e voce
Tratto da Jaliology, Xenophile, 1995
Composizione di Mawdo Suso per Tunko Darbo, uno dei suoi patron di Fodekunda.

4. Ke Koto Mani (Chedo) (Jaliology)
Dembo Konte: kora e voce
Kausu Kuyateh: kora e voce
Mawdo Suso: balafon e voce
Tratto da Jaliology, Xenophile, 1995
Epica classica per kora, narra la storia di Janke Waali, ultimo re di Gabu.

5. Lambango (Jaliology)
Mawdo Suso: balafon e voce
Tratto da Jaliology, Xenophile, 1995
Antico classico mandingo. Mawdo Suso ha registrato sia l'accompagnamento che il balafon solista.




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