09 dicembre 2009

TP Orchestre Poly Rythmo de Cotonou - Echos Hypnotiques

... & THE VODOUN EFFECT


ASCOLTA: (Vedi "Tracce in ascolto")


La straordinaria originalità della Tout Puissant Orchestre Polyrythmo de Cotonou, unita alla potenza del loro sound, stridono con la loro totale e storica assenza dal mercato discografico europeo, almeno fino a pochi anni fa. Per questo qualcuno ha definito i Polyrythmo “the West Africa best kept secret”, il segreto meglio custodito dell’Africa Occidentale.

Il primo “bianco” a mettere assieme una compilation di brani della TP Orchestre Polyrythmo – Reminiscin’ in Tempo - fu Gunter Gertz, per la sua etichetta Popular African Music. Con The Kings of Benin Urban Groove Miles Cleret della Soundway Records è stato il secondo. Ma il lavoro di ricerca sulla musica del Benin che sta svolgendo Samy Ben Redjeb per la Analog Africa è ad oggi il più straordinario. Una dopo l’altra ha pubblicato quattro raccolte – African Scream Context, Legends of Benin e due volumi sulla Polyrythmo, The Vodoun Effect ed Echos Hyphnotiques – ciascuna della quali ha fornito un contributo di musica e informazioni determinante per comporre il mosaico.

La forza dei Polyrythmo viene dalla loro versatilità e inventiva. Frugando nella loro oscura ma sterminata discografia si può trovare di tutto, dal soukous alla salsa, dal rock al reggae, dal funk all’afrobeat, fino ai ritmi e ai canti della tradizione vodun. Ma in ogni caso il suono dei Polyrythmo resta inconfondibile e riconoscibile sempre, dimostrando una personalità musicale progressiva e sfrontata che non viene mai diluita. Ascoltandoli non si può fare a meno di chiedersi come sia possibile che gli echi psichedelici della loro musica, precedenti di alcuni anni a molti esperimenti analoghi del rock nostrano, non abbiano prodotto influenze dell’orchestra beninese sulle avanguardie europee. Ad oggi la migliore ricostruzione della loro storia è scritta nei booklet dei due volumi della Analog Africa, in cui si narra di ricerche e di incontri, e poi si lascia parlare loro, primo tra tutti Clement Melome, leader incontrastato della band sin dai suoi esordi. Il breve racconto che segue è tratto da quella fonte.


Era il 1964 quando Clement Melome – che oltre a cantare allora suonava la fisarmonica – fondò il Group Meloclem. La seconda voce era Eskill Lohento, che sarebbe rimasto con Melome per tutta l’avventura dei Polyrythmo. Wallace Creppy li ascoltò, si propose come manager e comprò loro nuovi strumenti musicali. Nel 1965 i Meloclem si unirono ai Sunny Blacks Band e divennero nove, tra cui il batterista Joseph Amenoudji “Vicky”, che in seguito sarebbe divenuto un altro dei cantanti storici dei Polyrythmo.

La band suonava stabilmente in un club di Cotonou che si chiamava la Canne a Sucre. Con il passare del tempo alcuni musicisti se ne andarono, altri arrivarono. Uno dei nuovi membri fu Gustave Bentho, bassista con i Super Star de Ouidah. Un altro fu Bernard Zoundegnon “Papillon”, un chitarrista alle prime armi e pieno di passione che si esercitava moltissimo, ispirandosi a Jimi Hendrix e a Victor Uwaifo.

Nel 1968 i Sunny Blacks cambiarono ancora nome, e divennero l’Orchestre Poly-Disco. A quel tempo il “jerk” – il termine con cui i beninesi chiamavano il funky-soul – imperversava nei club delle città africane, e la band incorporò Vincent Ahehehinnou, che proveniva dalla Daho Band e sapeva cantare il jerk. Dopo che Creppy si trasferì in Europa la band cambiò diversi manager, ma la stabilità arrivò grazie a Seidou Adissa, che veniva da Portonovo ed era proprietario dell’etichetta Albarika Store e del negozio omonimo. Fu allora che la band prese il nome definitivo di Orchestre Polyrythmo.


Le prime incisioni per la Albarika Store - in particolare Gbeti Majiro, Medida e la nuova versione di Angelina - divennero subito degli hit in tutto il Benin. Nell’orchestra entrarono il sassofonista Pierre Loko, il cantante e percussionista togolese Paul Agbemadon “Gabo” e il batterista Leopold Yehouessi. Quest’ultimo, il basso di Bentho e la chitarra di Papillon sono i responsabili principali delle incredibili atmosfere che la band era capace di creare.

La curiosità e la costanza di Papillon lo avevano trasformato in un chitarrista a dir poco avveniristico, che infilava note distorte in sequenze imprevedibili, come una sorta di precursore africano di Robert Fripp. Inoltre Papillon suonava anche l'organo, ed era lui, assieme al sassofono di Loko, a interpretare la maggior parte degli assoli. Sostenuto dalla chitarra ritmica di Melome e dalle potenti linee di basso di Bentho, Yehouessi era a suo agio con qualsiasi genere musicale. Egli non suonava solo i ritmi più alla moda, come il funky e il soukouss, ma ereditò da Vicky l'uso del battito ancestrale del vodun dei dahomey, ritmi come il sato - Gan Tche Kpo ne è uno splendido esempio - e il sakpata - come in Mi Ni Non Kpo.

“Un ascoltatore occasionale di questa meravigliosa raccolta potrebbe arrivare facilmente alla conclusone di essersi imbattuto in un altro esempio della incredibile musica urbana dell’Africa di quel periodo, sottoposta alla modernizzazione subito prima o poco dopo la decolonizzazione” afferma Gerald Arnaud nel booklet di The Vodoun Effect. “Ma la verità è assai più complicata. Con la parola vodun ci si riferisce al culto di circa 250 divinità, chiamate Vodun dai adja e dai fon del sud del Benin e Orisha dagli yoruba ai confini con la Nigeria. In quella religione la musica ha un ruolo cruciale. Ciascuna divinità ha un suo specifico insieme di canti e di ritmi, che sono usati per invocare lo spirito affinche si impossessi dei partecipanti, che durante i riti cadono in trance. Quei ritmi sono tenuti segreti, e sono così complessi che anche un musicista esperto può avere difficoltà a comprenderli.”


"il Sato è un ritmo tradizionale derivato dal vodun"
spiega Melome. "In Benin è usato durante le cerimonie annuali in onore dei morti, ma si può suonare in qualsiasi momento. Sato è anche il nome di un tamburo utilizzato durante quelle cerimonie. E' enorme, alto quasi due metri. I percussionisti danzano intorno al tamburo con le bacchette e lo suonano tutti insieme - boom bo-bo-bo boom - in modo coordinato." "Suonavamo anche una versione moderna di un altro ritmo Vodun chiamato Sakpata, che in Fon vuol dire Dio della Terra. Le danze Sakpata sono frenetiche e indiavolate.

A metà degli anni settanta i Polyrythmo divennero Tout Puissant, onnipotenti. Avevano assoldato Theo Blaise Konkou, che sapeva cantare in lingala ed era specializzato nella rumba congolese – un genere alla moda e molto richiesto dal loro pubblico – altri due chitarristi, due percussionisti e il trombettista e sassofonista maliano Tidiane Kone, che qualche anno prima era stato il fondatore della Rail Band de Bamako. Nonostante avessero un contratto esclusivo con la Albarika Store, registravano clandestinamente anche con etichette a dir poco rustiche non appena Adissa partiva per i suoi viaggi d’affari, e per questo la loro discografia è così vasta e difficile da ricostruire. Dei due volumi pubblicati dalla Analog Africa, il primo è dedicato ai brani registrati con le etichette minori, mentre il secondo si concentra sul catalogo della Albarika Store.

Con Adissa i Polyrythmo cominciarono a recarsi a Lagos, negli studi della EMI, per registrare i loro dischi. Fu in quegli studi che conobbero Fela Kuti, che divenne uno degli ispiratori delle composizioni jerk di Ahehehinnou, assieme a James Brown. Nonostante fosse Melome il leader e il principale autore dei pezzi dei Polyrythmo, anche agli altri membri era lasciata l'occasione di comporre brani, e questo aumentava la varietà e la versatilità del loro repertorio.



In quegli anni la dittatura del colonnello Mathieu Kerekou, da lui definita “marxista”, si era fatta sempre più opprimente, e le orchestre beninesi furono costrette a cantare a favore dell’ideologia del despota. “Molti dei nostri brani avevano un forte contenuto politico” spiega Ahehehinnou. “Lodi al socialismo, agli sforzi nell’agricoltura e ai suoi eroi, insulti al capitalismo. Era ovvio che i paesi in disaccordo od oppressi da quella stessa ideologia non ci invitavano a suonare. Ma dopo il Festac le cose cominciarono a cambiare.” Nel 1977 i Polyrythmo parteciparono al FESTAC, importante festival pan-africano che si tenne in Nigeria, dove si classificarono secondi dopo Tabu Ley Rochereau. Da allora in poi cominciarono a girare l’Africa, a registrare per etichette importanti in Costa d’Avorio – la Mecca dell’industria discografica dell’Africa francofona - e ad accompagnare grandi star, tra cui Ernesto Djedje, Bella Below, Aicha Kone, Manu Dibango, Gnonnas Pedro.

La fine dell’epoca d’oro dei Polyrythmo avvenne all'improvviso all’inizio degli anni ‘80, e fu causata da dissidi con Adissa e - soprattutto - dalla morte improvvisa di Papillon e di Yehoussi. Con la scomparsa dei due fuoriclasse i Polyrythmo persero un pezzo importante della loro anima. Sembra che la band non si sia mai sciolta. Quel che è certo è che, a seguito della notorietà e dell’entusiasmo generato dalle compilation su CD della loro musica dei tempi d’oro, di recente i Polyrythmo sono finalmente arrivati sulla scena musicale europea, con una tournée internazionale che sarà replicata nel 2010. Grazie alla passione di Gretz, Cleret e Redjeb i Polyrythmo sono tornati, e sembrano davvero in forma.





Brani in ascolto:
1. Gan Tche Kpo (da Echos Hypnotiques, Analog Africa)
2. Malin Kpon O (da Echos Hypnotiques, Analog Africa)
3. Minkou E So Non Moin (da Echos Hypnotiques, Analog Africa)
4. Mi Ni Non Kpo (da The Vodoun Effect, Analog Africa)
5. Dis Moi La Verité (da The Vodoun Effect, Analog Africa)
6, Akoue Tche We Gni Medjome (da The Vodoun Effect, Analog Africa)
7. Gbeti Madjro (da African Scream Context, Analog Africa)
8. Gbeto Vivi (da Kings of Benin Urban Groove, Soundway Records)
9. Angelina II (da Kings of Benin Urban Groove, Soundway Records)
10. Chèrie Coco (da Reminiscin' in Tempo, Popular African Music)
11. Yao-Yao (da Reminiscin' in Tempo, Popular African Music)


Autore: TP Orchestre Polyrythmo de Cotonou
Titolo: Echos Hypnotique
Anno: 2009
Label: Analog Africa

Brani:
1. Se Ba Ho
2. Mi Ve Wa Se
3. Azon De Ma Gnin Kpevi
4. Noude Ma Gnin Tche De Me
5. Ahouli Vou Yelli
6. Gan Tche Kpo
7. Malin Kpon O
8. Mede Ma Gnin Messe
9. Agnon Dekpe
10. Zizi
11. Ma Dou Sou Nou Mio
12. Koutome
13. Houe Djein Nada
14. Minkou E So Non Moin


Autore: TP Orchestre Polyrythmo de Cotonou
Titolo: The Voudun Effect
Anno: 2008
Label: Analog Africa

Brani:
1. Mi Homlan Dadalé
2. Assibavi
3. Se We Non Nan
4. Ako Ba Ho
5. Mi Ni Non Kpo
6. Se Tche We Djo Mon
7. Dis Moi La Verité
8. Nouessename
9. Iya Me Dji Ki Bi Ni
10. Akoue Tche We Gni Medjome
11. Nou De Ma Do Vo
12. Koutoulie
13. Kourougninda Wende
14. Mawa Mon Nou Mio

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