19 novembre 2009

Samory Toure - ultimo imperatore d'Africa

L'epica di KEME BOURAMA

La cattura di Samory

ASCOLTA: (Vedi "Tracce in ascolto")


«Se non puoi organizzare, dirigere e difendere il paese dei tuoi padri,
fai appello agli uomini più valorosi.

Se non puoi dire la verità ovunque e sempre,
fai appello agli uomini più coraggiosi.

Se non puoi essere imparziale
cedi il trono a uomini giusti.

Se non puoi proteggere l’acciaio che serve a sfidare il nemico,
dona la tua spada da guerra alle donne,
che ti indicheranno il cammino dell’onore.

Se non puoi esprimere coraggiosamente il tuo pensiero,
dona la parola ai griot.

Oh Faama ! Il popolo ha fiducia in te, perché tu incarni tutte queste virtù.»

(Inno dell’impero del Wassoulou.
Bembeya Jazz National – Regard sur le Passé)


- Djeli di Kela: Keme Bourama (filmato da TP Africa, 2009) -


La storia di Samory Toure (1830-1900), uno dei grandi eroi africani, suscita ancora oggi sentimenti contrastanti e grandi passioni.

Samory Toure è stato un capo che ha saputo rinnovare profondamente la propria comunità alla vigilia della conquista coloniale. Con dignità e coraggio, ma anche con crudeltà e disperazione, egli ha rinnovato l’identità dei malinkè mentre era in corso la fatale invasione delle potenze europee, ricostruendo un impero che nei secoli si era disgregato e versava in una profonda crisi. Samory è stato l'eroe della lotta contro l'oppressione dell’imperialismo francese, a cui si oppose con ardore e lungamente - diciassette lunghi anni, dal 1881 al 1898, anno della sua cattura - anche se la sconfitta finale sua e dell’intero continente era inevitabile.

Na il successo di Samory non fu soltanto il frutto della sua abilità nella guerra. Fu possibile anche perché l’intero corpo di quell’antica società, rivitalizzatosi attorno a lui, comprese e sostenne i suoi obbiettivi e le sue strategie. Come cantanto i Bembeya Jazz, «nella storia feroce e triste del colonialismo francese, i nostri nemici più mortali riconoscono unanimamente che l’almany Samory non violò mai la parola data, e che il tradimento non è mai stato tra le sue abitudini. Non è esagerato dire che l’almamy Samory si è dimostrato superiore a tutti i capi neri che si sono opposti ai nostri avversari nel continente africano. Egli ha dato prova di qualità che lo caratterizzano come capo del popolo, come stratega e – soprattutto – come politico. Condottiero di uomini, possedeva l’audacia, la perseveranza, la capacità di prevedere gli eventi e, soprattutto, una tenacia inattaccabile dallo scoraggiamento.»

I griot malinke cantano tuttora la sua storia, e come spesso accade nella tradizione del djeliya, ne raccontano le gesta come di rimbalzo, atraverso quelle di suo fratello minore, che rispondeva al nome di Keme Bourama, o Keme Bourema, o Keme Brema. Quello che segue è il preambolo di Regard sur le Passé, la versione dell’orchestra guineiana Bembeya Jazz National dell’epica di Keme Bourama, che vinse la medaglia d’argento al Festival Panafricano di Algeri nel 1969.

« Ascoltate figli dell’Africa,
Ascoltate donne dell’Africa.
Ascoltante anche voi, giovani dell’Africa,
Lo spirito del domani.
Ascoltate tutti una pagina della gloriosa storia africana.

Lui è stato uno di quegli uomini che, anche se non ci sono più, continueranno a vivere in eterno nel cuore della loro gente. Stiamo parlando dell’almamy Samory Toure, imperatore del Wassoulou, dell’illustre Alpha Yaya Diallo, re di Labè, e di Morifing Djan Diabate, simbolo dell’amicizia, i cui resti riposano nel suolo natale che hanno amato e difeso per tutta la vita.
Il colonialismo, per giustificare la sua dominazione, li ha dipinti come re sanguinari e malvagi, ma, attraverso la notte dei tempi, la loro storia ci è stata tramandata in tutta la sua gloria.»

(Bembeya Jazz National – Regard sur le Passé)



Samory Toure


Nascita di un predestinato

Samory Toure – detto anche Mandjou e Sanankoro Faama - Re di Sanankoro - nacque nel 1830 a Manyambaladougou, piccolo villaggio vicino a Sanankoro, l’odierna Kerwane in Guinea, da una famiglia di commercianti djoula. La sua nascita e il suo destino furono predetti a Kemo Lafia Toure, suo padre, da un indovino che praticava la divinazione sulla sabbia. La sua prima moglie, Masorona - conosciuta anche con il nome di Ma Sona Camara - era una donna di grande bellezza appartenente al potente lignaggio dei Camara, stirpe di animisti signori del paese, ma si dice che non potesse avere figli. Fu però lei, tra le sue tre mogli, a dargli il lungamente atteso erede maschio che sarebbe diventato famoso tra i faama – i sovrani Malinke.

Samory dimostrò presto la sua intelligenza, audacia e un gran senso degli affari, ma anche un carattere piuttosto rude, affidando la soluzione dei contrasti più all’efficacia dei suoi pugni che alla dialettica sagace del commerciante. Di taglia superiore alla media, quando gli capitava di sorridere i suoi denti brillavano aguzzi come quelli di un leone. Aveva lo sguardo profondo e perspicace, ma erano le sue mani – con grandi chiazze decolarete sulla pelle - a renderlo inquietante.

A causa delle sue intemperanze il padre era continuamente soggetto alle rimostranze della gente offesa dal figlio. Così, per non disonorare più il padre, Samory decise di dedicarsi al commercio itinerante. Acquistò stoffe bianche usate nelle comunità iniziatiche esoteriche e si mise in viaggio per vendere la sua merce.

A Banko Wuladala Samory incontrò il marabutto Sedinu Kulubali, che lo ospitò e curò il suo piede ferito. Durante quel soggiorno Kulubali lo convinse a occuparsi di commercio del bestiame. Prima di rimettersi in viaggio, Samory scambiò allora le sue stoffe con un toro.

Arrivato al villaggio di Saraia Wuladala il toro cominciò a brucare in un campo coltivato, e Samory fu costretto a donarlo ai contadini come risarcimento per il danno subito. Umiliato e scoraggiato da quell’episodio, Samory vagabondò per mesi senza una meta precisa fino a quando, stanco e disperato, gli apparvero in sogno due spiriti femminili, la cui casa era a Takirinì. Erano stati mandati dall’antenato Samawurusu, che inviò in tutto dodici spiriti per trovare una persona adatta a ricevere il primo fucile della terra dei neri. Per questo si può dire che fu Samawurusu ad autorizzare Samory ad intraprendere la guerra.

L’incontro con gli spiriti fu molto particolare. Samory arrivò a Kankan che la città era in fibrillazione, e trovò i suoi abitanti impegnati a fortificare le mura contro un possibile attacco dei Cissé di Sikasso. Samory cominciò allora a regalare noci di cola per far danzare i giovani mentre costruivano le mura. Ma il re di Kankan, Kemo Musa, aveva ricevuto una profezia secondo la quale “lo straniero che avrebbe aiutato ad erigere le mura in seguito le avrebbe abbattute”. Così, venendo a sapere delle offerte di Samory chiese alle sue guardie di arrestarlo. Suba Musa, signore della guerra, si offrì di aiutarlo. Lo nascose presso la sua dimora e, passato il pericolo, gli presto un fucile per la caccia nella foresta. Al ritorno dalla caccia Samory scambiò una coscia di antilope per un tacchino bianco, che avrebbe sacrificato agli antenati per allontanare la sfortuna.

Fu allora che gli apparvero i due spiriti femminili, che gli dissero di andare a Keruame, dove lo avrebbero atteso nei pressi del fiume Jigbe alla mezzanotte del giorno successivo. La paura non è compagna dell’uomo. Samory restituì il fucile a Suba Musa e partì. Arrivò all’appuntamento sul fiume e subito il colore delle acque cambiò, divenendo prima bianco come il latte, poi rosso come il sangue, e infine tornò del colore dell’acqua. I due spiriti femminili apparvero tra i flutti e chiamarono Samory, costruendo per lui un ponte di corde. Quando Samory le raggiunse, gli spiriti gli diedero un fucile e gli dissero: “per 30 anni, 3 mesi e 3 giorni durerà il tuo potere sulla terra nera. Sarai straniero la mattina e colui che ospita gli stranieri la sera”. Poi gli spiriti lo misero alla prova. Una si trasformò in un pitone che cominciò a ingoiare il suo braccio, mentre l’altra si trasformò anch’essa in un serpente che gli leccava il viso, ma Samory non si spaventò.

Gli spiriti esposero allora le condizioni che avrebbe dovuto rispettare. “Anche quando la guerra sarà in tuo favore, non dovrai mai attaccare Karamogo Daye a Kankan. Karamogo Daye è un amico degli spiriti. Non dovrai mai attaccare Sikasso Keba, una nostra zia spirito. Non dovrai attaccare Gbon, perché una nostra sorella lavora per il capo di quel villaggio. Al di fuori di questi tre luoghi potrai portare la guerra in tutto il resto della terra africana.”

Samory Morifindian

Disegni di bambini:
Samory e Morifindian Diabate


Sofa alla corte dei Cissé

Mentre Samory riceveva la protezione degli spiriti femminili, il suo villaggio natale veniva attaccato dai mussulmani guidati dai Cissé, che uccisero gli uomini e presero in ostaggio donne e bambini. Samory arrivò al villaggio che dalle capanne bruciate ancora il fumo saliva verso il cielo. Ritrovò il padre in salvo nascosto presso alcni parenti, ma seppe che sua madre era a Madina, prigioniere del terribile Seré-Burlay, faama dei mussulmani.

Dopo aver rimproverato il padre, l’intrepido Samory si recò immediatamente a Madina e, giunto alla corte del monarca, si inginocchiò davanti a Sere-Burlay, chiedendo di concedergli la possibilità di riscattare sua madre divenendo schiavo del re. Contro il parere del fratello Sere-Bourama, il faama lo arruolò nella guardia personale e gli fece frequentare la scuola coranica. Per sette anni, 7 mesi e 7 giorni Samory combatte con i Cissé, facendosi apprezzare per il suo valore e ricevendo dal re doni e schiave di grande bellezza. Fu così che, grazie a sua madre, scoprì che la sua vera vocazione era la guerra.

Dopo la morte improvvisa di Sere-Burlay, suo fratello Sere-Bourama divenne il nuovo re. Ossessionato dagli oracoli che presagivano la fine dei Cissé per mano di Samory, Sere-Bourama lo accusò di non aver combattuto valorosamente nella battaglia dove suo fratello aveva perso la vita, e lo condannò alla gogna per otto giorni, una suprema vergogna che il giovane Touré non dimenticò mai .

Ma Samory riuscì a fuggire portando con sé sua madre e, dopo molte fatiche, tornò finalmente al villaggio natale di Manyambaladougou, dove Masorona trovò la morte poco tempo dopo. La scomparsa di Masorona liberò Samory da qualsiasi vincolo che lo tratteneva al villaggio. Povero era andato e povero era tornato dal reame dei Cissé, ma con la padronanza della scienza delle armi e e con la conoscenza dell’Islam e di sé stesso.

Samory - source: J. S. Gallieni
Samory - source: J. S. Gallieni


Keletigui dei Camara

Samory si unì allora al clan materno dei Camara, che avevano visto i loro villaggi bruciati e la loro gente, di tradizione animista, sottoposta alla conversione forzata all’islam da parte dei Cissé e dei Bereté. Grazie alle sue conoscenze militari Samory fu nominato “keletigui", capo di guerra. Per quattro anni, dal 1861 al 1865, egli fu alla testa delle milizie dei Camara, costituendo un piccolo esercito di guerrieri tutti armati di fucili, tra i quali vi erano i griot Morifindjan e Niamakala-Amara Djeli, che da quel momento in poi sarebbero rimasti per sempre al suo fianco.

Sconfisse in breve tempo i Bereté e trattò un patto di non belligeranza con i Cissé. Nel 1867, con il suo esercito, stabilì la sua base a Sanankoro. Da quel momento rivolse la sua attenzione verso nord – come è tradizione per i mercanti djoula – e iniziò una snervante azione di guerriglia verso il regno di Sabadougou, che infine decise di attaccare con mille cavalieri i cento guerrieri di Samory. L’esito della battaglia fu favorevole a Samory, che conquistò Sabadougou è stabilì la sua nuova base per i successivi vent’anni nel villaggio di Bissandougou, dichiarando la sua indipendenza dai Camara.

Samory
Samory (K.I. Fofana: Presence Africaine)


Le basi dell'impero: Samory l’almamy

La via verso nord scelta da Samory portava alla vecchia metropoli di Kankan, prestigiosa sede del commercio djoula e centro della cultura islamica da sempre sotto il dominio dei mussulmani Kaba. I sovrani di Kankan, in lotta con la fazione animista, chiesero la protezione di Samory, che accettò dichiarandosi un vero credente nonostante le sue origini animiste.

Di lì in poi la popolarità di Samory crebbe sempre di più. La sua abitudine a trattare i vinti con molta clemenza incoraggiò i capi villaggio a sottomettersi volentieri a lui, ben sapendo che in tal modo avrebbero ricevuto protezione e conservato il comando. Alla fine anche l’impero toucouleur di Agibou, il figlio di El Hadji Omar, si sottomise al nuovo faama Samory, permettendogli di rifornirsi di cavalli da est, dato che la via consueta del nord era bloccata dalla presenza dei francesi. I territori verso est erano abitati da piccoli regni, disorganizzati e spesso in lotta tra loro, e fu facile per Samory procedere alla loro conquista. Così, in poch anni, Samory ottenne anche il controllo di tutta l’area bambara.

Nel 1881 la potenza di Samory, che nel frattempo aveva sconfitto anche i Cissé, era al suo apice, e il suo efficiente esercito poteva contare su un gran numero di guerrieri. Il controllo dell’immenso territorio che costituiva il suo impero era affidato a governi militari regionali. Per assicurarsi l’approviggionamento delle armi da fuoco, che gli inglesi vendevano a Freetown, Samory affidò al generale Langaman Fali la protezione della rotta comerciale per la Sierra Leone.

Il governo dell’impero era gestito da Samory e dal suo consiglio, nel quale i mussulmani, a partire da quelli di Kankan, occupavano un posto di rilievo. I suoi fratelli e parenti, che all’inizio avevano anch’essi un ruolo considerevole, vennero gradualmente rimpiazzati dai suoi figli. Il consiglio era diviso in fazioni. I concilianti, guidati da Jaule Karamoko, sostenevano la necessità di un accordo coi Francesi, mentre gli intransigenti, capitanati da Nyamakala Amara, erano contrari a ogni compromesso. Il mediatore del consiglio era il saggio griot Morifindjan.

La "rivoluzione djoula" di Samory aveva creato un’organizzazione solida grazie al rispetto della struttura gerarchica e delle tradizioni dei differenti kafu - cantoni costituiti da più villaggi - ai cui capi tradizionali era garantita l’autonomia in cambio di tributi e di soldati. Ogni cantone aveva un suo keletigui, un generale scelto da Samory, con un’armata ai suoi ordini. Anziani e fidati militari vivevano al fianco dei capi tradizionali con il compito di riferire a Samory o al keletigui del cantone ogni notizia che fosse ritenuta rilevante.

Le tasse e i bottini di guerra non erano però sufficienti a sostenere le spese di quella complessa e capillare organizzazione, nonché l’approviggionamento delle armi. Così Samory, grazie alla sua esperienza di commerciante, organizzò le attività dei territori che controllava e avviò la produzione e l’esportazione di kola, caucciù, avorio e oro.

Non è facile farsi un’idea precisa dell’impatto che ebbero il governo di Samory e le sue guerre sulle società dell’alto Niger. Bisognerebbe parlare delle sue innovazioni militari, della costruzione di fortezze, della gerarchia, della disciplina che sapeva imporre nel suo esercito, così come del modo con cui risolse problemi di amministrazione giudicati secondari da altri. La preoccupazione maggiore di Samory, uomo eccezionale il cui onere era di far regnare l’ordine sulla terra, fu però quella di trovare un elemento di coesione tra i suoi sudditi, che appartenevano a culture e tradizioni differenti. La soluzione scelta fu di fondare quella necessaria coesione sull’islam, e al tempo del Ramadam del 1984, al massimo della sua espansione territoriale, Samory rinunciò a farsi chiamare faama e si fregiò del titolo di almamy, lo stesso dei sovrani mussulmani del Fouta Djalon.

Samory arriva in un villaggio
Samory arriva in un villaggio


Due leoni si disputano la stessa gazzella

Fino a quel momento gli unici contatti di Samory con gli europei erano dovuti all’acquisto di armi dagli inglesi della Sierra Leone. A partire dal 1881 i francesi, che già occupavano il Senegal, decisero di aprire una via al commercio verso il Sudan, e avviarono la costruzione della ferrovia che avrebbe collegato l’Atlantico a Bamako.

Il primo scontro sanguinoso con i francesi fu a Kita, dove Samory si trovò ad affrontare tattiche di combattimento a lui sconosciute. Ingenti perdite ci furono da entrambe le parti, ma alla fine Samory perse Kita. Ma quella vittoria fu tanto inutile per la Francia quanto importante per Samory, che fece tesoro della conoscenza acquisita delle strategie di guerra di quel nuovo potente avversario.

Da quel momento in poi il fronte maliano della guerra con i francesi fu il teatro di molte battaglie. Il 2 aprile del 1982 i sofa di Samory, guidati dal fratello Keme Bourama, inflissero una pesante sconfitta ai francesi, che a Woyowayanko furono costretti a una precipitosa ritirata. Quella vittoria accrebbe il prestigio dell’almamy e infuse fiducia nei resistenti. Nonostante la superiorità militare dell’esercito francese, che possedeva anche una moderna artiglieria, le armate di Samory riuscirono nei quattro anni successivi a creare loro continue difficoltà e perdite, grazie alla tattica della guerriglia.

Nel 1986 i francesi occuparono Bamako precedendo Keme Bourama, il quale si era attardato in scaramucce sui monti. La presa di Bamako del 1886 segnò per i francesi il controllo del Niger, e un susseguente periodo di pace che durò due anni, garantito dal trattato di Bisandougou, in cui i francesi concedevano a Samory di ritirarsi a Sikasso in cambio del controllo della riva sinistra del Niger.

Ma Samory non riuscì mai a prendere Sikasso. L’assedio della fortezza, iniziato nel marzo 1887, perdurò a lungo, ma Sikasso non cedette. Ben presto i costi di quell’assedio in termini di requisizioni di viveri e di uomini crearono una profonda irritazione delle popolazioni di gran parte dell’impero, e l’Almamy, per limitare i danni, si vide costretto, seppur a malicuore, a rinunciare all’impresa.

Fu a Sikasso che si consumò la divisione ormai profonda con il fratello Keme Bourama.

Modibo Diabate e TP Africa
Modibo Diabate racconta Keme Bourama sotto il baobab


LA STORIA DI KEME BOURAMA
(Tratta dal racconto di Modibo Kouyate sotto il baobab sacro di Kita)

Il griot di Samory Toure si chiamava Morifindjan Diabate. Lo accompagnava ovunque, era il suo servitore e il suo ambasciatore. Fu lui che raccolse la storia di Keme Bourama, di cui io vi racconterò solo una parte.

Il suo vero nome era Brema Toure, o Bourama. Keme vuol dire cento, e il suo significato è che quando riceveva un dono ricambiava con cento doni. Di lui si dice che avesse tre grandi mogli: Joro (la sua spada), Mariana Sire (il suo cavallo) e Ju’ufa (il nemico assassino). Grazie alle sue straordinarie doti Keme Bourama si era guadagnato la popolarità e la fiducia di tutto il popolo. Fu a causa di ciò che Samory divenne geloso.

Dapprima provò ad avvelenarlo, ma Bourama non ne fu ucciso. Preparò allora una cartuccia difettosa che sarebbe dovuta eslpodere lanciando il piombo all’indietro. Ma quella cartuccia funzionò bene, e il piombo fu sparato in avanti. Sembrava che uccidere il fratello fosse impossibile. Samory parlò allora con sua moglie Sara Kagni, conosciuta come la bella, chiedendogli di sedurre il fratello. Sara gli rispose: “vuoi vederlo morire? Domani morirà.” “Come puoi affermare ciò con tanta sicurezza? Io, che sono uomo e ho un grande potere non ci sono riuscito. Tu sei soltanto una donna.”

La mattina dopo Sara si svegliò presto, si sedette in cortile e cominciò a piangere. Quando Bourama si recò a salutare Samory, come faceva ogni mattina, la vide piangere. Bourama salutò Sara prima una, poi due, poi tre volte, ma lei non gli rispose. Se qualcuno non risponde al saluto ripetuto tre volte è un segno che è successo qualcosa. Così Bourama chiese spiegazioni. “Samory ti ha picchiata? – No, non mi ha picchiata. – Samory ti ha insultata? – no, non mi ha insultata. – Samory ti ha rifiutata? – No, non mi ha rifiutata. – Allora per quale motivo stai piangendo?”

“Io, Sara Kagni, non ho un marito. Lui non vale niente, non è buono a niente, non sa riconoscere e apprezzare il piacere che una donna può donare a un uomo. Per questo, Bourama, voglio preparare per lui una medicina. Ma l’ingrediente principale che mi serve per prepararla e una parte di un baobab che cresce nella corte di TiebaTraore a Sikasso, davanti alla porta della capanna dove dimora la sua prima moglie.”

Era una missione difficile. Il muro che cingeva la casa della prima moglie di Tieba Traore era una grande muraglia difensiva, un autentico Taba. Sara Kagni aveva escogitato un piano assai astuto, perché tutti sapevano che chiunque passava davanti al Taba dei Traorè moriva.

“Sara Kagni, se sono le foglie del baobab che ti occorrono io te le porterò. Se vuoi l’intero baobab io te lo porterò. Vuoi il baobab o solo le sue foglie? – Solo le foglie. – Accendi il fuoco sotto la pignatta, prima che te l’aspetti sarò tornato con le foglie che ti occorrono. Asciugati le lacrime, sto partendo per Sikasso.”

Bourama lasciò Sara Kagni e tornò nei suoi alloggi. Prese una corda, se la legò sotto il boubou e uscì, senza fucile né coltello. A suo moglie disse: “vado a Sikasso”, e partì. Dentro di se Sara Kagni rideva trionfante.

Prima di andar via Bourama passò a salutare Samory Toure, e gli disse: “vado a Sikasso”. Samory rispose: “Se andrai morirai, resta qui accanto a me”. Ma dentro di sé l’almamy pensò che sarebbe stato un bene se Bourama fosse andato a morire a Sikasso. E infatti Bourama partì lo stesso.

Mentre usciva dal villaggio, sulla strada, molti giovani si raccolsero per salutarlo, chiedendogli dove andasse. Ma quando Bourama rivelò la sua destinazione tutti quei giovani si misero a piangere in preda alla disperazione. Qualcuno chiese il permesso di accompagnarlo, ma Bourama rifiutò con gentilezza, dicendo che comunque sarebbe andato da solo.

Fu così che Bourama arrivò davanti al Taba della dimora della prima moglie di Tieba Traore, a Sikasso. Saltò, afferrò con la mano il bordo del muro e vi si issò sopra con grande facilità.

In quel momento Tieeba era assieme ai suoi griot, e uno di loro si accorse che c’era qualcuno sul muro e avvertì gli altri. Arrivarono così i guerrieri con i fucili, caricarono e spararono assieme una scarica contro l’intruso, Ma le pallottole non fecero altro che accarezzare la pelle di Bourama.

Bourama saltò giù dal muro e si arrampicò agilmente sul grande baobab. Prese tutte le foglie, salto giù dall’albero e poi sul muro, e infine andò via. Durante la sua incursione i soldati continuarono a sparare all’impazzata,ma non riuscirono a ferirlo.

Bourama tornò con le foglie del baobab alla corte di suo fratello Samory e bussò alla porta. Sara Kagni chiese: “chi è alla porta?” “Sono Bourama, ti ho portato le foglie che ti servivano. Buttale nella marmitta.”

Quando Bourama tornò nella sua stanza il suo spirito protettore gli spiegò molte cose. Bourama si recò allora dal fratello, e disse: “Fratello, tu sei il maggiore, io sono il minore. Ma la mia anima e soltanto nelle mani di Dio onnipotente”. Arrabbiato di quella sfrontatezza Samory chiese: “cosa vuoi dire con le tue parole?” – “Soltanto che tu non puoi uccidermi”. Poi si recò da Sara Kagni e anche a lei disse: “Tu non puoi uccidermi, e oltretutto sei soltanto una donna. Anche cento donne come te non avrebbero alcuna possibilità di uccidermi. E neanche tuo marito può farlo.”

Infine Bourama tornò ancora una volta da Samory Toure, per annunciargli che se ne sarebbe andato via dal villaggio.”

Altri griot raccontano invece che era Keme Bourama che non condivideva il comportamento di Samory riguardo alla promessa che aveva fatto agli spiriti in gioventù. Ignorando tutti e tre gli ammonimenti dei due spiriti femminili, tutti e tre i villaggi proibiti furono invece attaccati e distrutti. Inoltre, durante l’assedio di Sikasso, Keme Bourama si innamorò della sorella del Re Tieba, Demba con un solo seno e dai grandi poteri magici. Quando Samory scoprì la relazione tra il fratello e la figlia del Re di Sikasso, gli tolse tutte le armi.

Keme Bourama non si oppose alla decisione del fratello e, avendo promesso di non litigare mai con lui, per porre fine al suo dolore, si tolse anche gli amuleti protettivi e andò in battaglia, espose volontariamente il suo petto ai fucili e perse la vita. Le persone che tengono ai valori tradizionali mantengono le promesse. Keme Bourama, che nessuno aveva mai battuto né catturato, si arrese ad una fucilata per colpa del fratello.


L'impero di Samory


Samory si sposta sempre più a sud-est

Dopo la sconfitta di Sikasso Samory perse il potere a causa di una rivolta interna. I popoli alleati, sottomessi e stanchi delle confische di viveri e dell'intransigenza religiosa si sollevarono non appena si sparse la voce che Samory avesse abdicato a favore di Moryfindjan – notizia che sconvolse i capi animisti che detestavano quel griot devoto all’islam - e che fosse morto. Ma presto fu chiaro che Samory non era morto, e che si aggirava pericolosamente nelle sue terre tentando di riconquistare la sua posizione. All’euforia seguì il panico, e mentre prima si esagerava nel descrivere la sua debolezza, ora si era pronti a inchinarsi alla sua forza. Il solo nome dell’almamy era sufficiente a seminare il terrore, e non a torto, perchè Samory era come un leone ferito che combatteva per non morire. A Samamouroula fece decapitare migliaia di ribelli, compresi coloro che volevano negoziare la pace. Si racconta che, mentre i boia continuavano a tagliar teste senza sosta, a nord del villaggio avesse preso a scorrere un ruscello alimentato dal sangue delle vittime.

Ristabilita in parte la sua autorità Samory si insediò a Nyako, nel Wassoulou, da dove poteva controllare la valle del Niger e del Milo. Alla fine del 1889 l’impero manteneva grosso modo gli antichi confini, ma la popolazione era dimezzata, e i molti rifugiati sulla riva francese del Niger vivevano in miseria. Fu allora che Samory abbandonò l’impresa dell’islamizzazione forzata, e tornò fedele ai valori tradizionali propri della sua famiglia. Proclamò suo successore il figlio cadetto Sarankényi-Mory e riorganizzò nuovamente l’esercito, acquistando fucili moderni. Forte di un’armata ridotta nel numero ma assai ben addestrata e organizzata, era pronto per affrontare nuovamente i francesi fino in fondo.

Scosso dal disprezzo per la doppiezza del comportamento dei francesi i quali, violando il trattato di pace, avevano iniziato l’avanzata oltre la riva destra del Niger, l’almamy veniva spinto dalle truppe coloniali sempre più verso sud-est. Nel 1891 cadde Kankan, e subito dopo toccò a Bisandougou, la capitale dell’impero, che fu messa a fuoco dai francesi.

Samory adottò allora la tattica della terra bruciata, che si rivelò molto dura per gli abitanti ma efficace per rallentare l’avanzata dell’avversario. Attraverso azioni di guerriglia le truppe dell’almamy inflissero gravi perdite all’esercito francese, che avanzava a corto di cibo in un territorio distrutto dal fuoco, e che nel frattempo veniva decimato anche da epidemie di febbre gialla e di peste bovina.

Conscio dell’impossibilità di affrontare i francesi in campo aperto, nel 1892 Samory decise di prendere fiato, rifugiandosi con quello che rimaneva delle sue truppe a Odienné, una regione isolata e inaccessibile. I francesi rimasero padroni del campo, ma la distruzione delle foreste, dei villaggi e delle coltivazioni rendevano difficoltoso l’approviggionamento per le truppe.

Lo stallo durò per alcuni anni, durante i quali ai guerrieri di Samory si aggiunsero truppe senoufo e di altre etnie locali. Il sogno dell’impero era oramai svanito, l’accesso a Freetown e alle armi era impedito, e la marea bianca costituita dalle forze coloniali francesi, inglesi e tedesche continuava ad allungare i suoi tentacoli, restringendo sempre più il territorio in cui l’almamy poteva sentirsi al sicuro. Il nuovo impero andava da Sassandra al Volta Bianco, la città più a nord era Sankana, nel Gonjia, mentre quella più a sud era Anybilékrou, accanto alle terre degli ashanti.

Il nuovo impero, che vantava la famosa città di Kong, il venerabile reame degli Abron e il reame di Bouna, era simile in vastità a quello di Bissandougou ma assai più precario, soprattutto perché gli alleati dell’almamy non erano più i sudanesi, ma erano le popolazioni della foresta, coltivatori d’ignami e venditori di cola, il cui sfruttamento doveva essere limitato affinché quella fragile ma indispensabile alleanza fosse mantenuta.

L’Africa era entrata nell’era del provvisorio, si viveva alla giornata, ci si meravigliava di essere ancora vivi: "Noi vivevamo nell’eternità ed ecco che la precarietà ci ha avvolti nell’onda del suo fiume, ci ha riempito la bocca con la sua melma dal cattivo odore. I nostri passi sono prigionieri nelle sue sabbie mobili. Non possiamo più niente." (Ahmadou Kourouma, I Soli delle Indipendenze. Ed. e/o 2004).

Nel 1897 Samory, a cui l’esodo imposto alla sua gente cominciava a sembrare inutile, propose un trattato ai francesi in cui cedeva Bouna, in Costa d’Avorio, in cambio dell’autorizzazione a ritornare a Sanankoro. Ma i “falchi” alla corte di Samory si ribellarono, e le truppe francesi furono massacrate dai sofa di Bouma mentre si apprestavano ad entrare in città.


Saint-Louis, Senegal. Ottobre 1898.
Almamy Samory Touré in navigazione con la sua guardia militare


La fine dell’impero

Fu l’inizio della fine. La reazione dei francesi fu feroce, nel 1898 conquistarono Kong, mentre Babemba Traore, il nuovo re di Sikasso e fratello di Tieba, cadeva dopo appena due settimane d’assedio.

Samory si era rifugiato nella piana di Dwé, non lontano dall’avamposto francese di Touba. Il suo esercito era composto solo da malinke, e il suo seguito contava circa centomila persone, masserizie, viveri e mandrie. La zona era fertile e i viveri sufficienti per sopravvivere fino al nuovo raccolto.

Durante la stagione delle piogge, attaccato dai francesi, Samory decise di avventurarsi verso ovest, attraverso le montagne. Ma la gran massa dei fuggitivi si muoveva lentamente su quelle piste strette e invase dal fango. Assediata dagli insetti e decimata dalle malattie e dalla fame, si arrese quando l’avanguardia di Samory, comandata da Sarankenyi-Mori, venne sorpresa a Tyafeso da una guarnigione proveniente da Beyla, mentre tentava di attraversare il passo Cavally, e capitolò quasi senza combattere. Samory riuscì ancora una volta a fuggire, ma a Geule (Gelemu), nel cuore della catena montuosa, venne sorpreso e catturato dall’ufficiale francese Gouraud, con il quale trattò la resa. Era il 29 settembre del 1898.

Verrà deportato prima a Saint Louis, dove tentò il suicidio, e infine esiliato in Gabon, sull’isola di Ndjolé, assieme alla fedelissima Sarankeny Konate, a suo figlio Sarankeny-Mori e all’amico e consigliere Moryfindjan. Morì il 2 giugno del 1900 di polmonite. La sua tomba, coperta dagli sterpi, è introvabile.


Almamy Samory Touré e le sue mogli prigioniere a Saint-Louis, Senegal.


Fonti:

Griot - maestro della parola (TP Africa)

L’Epica di Almamy Samory Toure. Narrata da Sory Fina Camara e registrata da David Conrad in Kissidougou, Guinea 1994. Tradotto in inglese da David Conrad, Jobba Camara e Lanine Magasouba. Traduzione e adattamento all’italiano a cura di tpafrica.

La Storia di Keme Bourama. Narrata da Modibo Kouyate. Kita, Mali 2009.

Samory, construction et chute d’un empire. Yves Person ed. Jeune Afrique, Paris, 1977.

Samory, la renaissance de l’empire mandingue. Yves Person Les Nouvelles Editions Africaines, 1983.

Samory, une révolution dyula. Yves Person Dakar, IFAN, t. I e II, 1970; t. III. 1975.

Glossario:

[1] Diola, Djoula: di solito sono chiamati Djoula le popolazioni musulmane del nord che parlano una lingua del gruppo mande, che portano un lungo abito (boubou) e che esercitano una professione legata al commercio.
[2] Faama: detto anche Mansa, sovrano: titolo riservato ai re malinké.
[3] Marabutto: originariamente il termine significava un pio personaggio musulmano con una forte valenza religiosa. Oggi il termine è utilizzato per indicare non solo coloro che insegnano il corano, ma anche i ciarlatani, i guaritori, i veggenti.
[4] Sofa: soldato delle truppe di Samory.
[5] Kélétigui: capo dei guerrieri
[6] Kafu: in djoula: cantone. L'impero di Samory era suddiviso in cantoni, ognuno dei quali raggruppava diversi villaggi.

Tracce in ascolto:

1) Ensemble Mandekalou: Keme Bourama (da Mandekalou vol. 1, Syllart/Melodie, 2004) cantano: Kassemady Diabate, Sekouba Bambino Diabate, Kemo Konde, Bako Dagnon




2) Ensemble Instrumental du Mali: Keme Birama (da Musiques du Mali - Banzoumana, Sylla/Melodie) kora e canto.





3) Balla et ses Balladins: Keme Burama (da Objectif Perfection, Syliphone,1980) Versione classica della celebre orchestra guineiana, con gli splendidi assoli di Sekou le docteur Diabate.




4) Mamadou Diabate & Safi Diabate: Keme Bourama (registrato da TP Africa a Bamako, Mali, 2006) kora e voce.





5) El Hadji Djeli Sory Kouyate: Keme Bourama (da Balafon Mandengue, Buda Musique) L'interpretazione del gran maestro del balafon guineiano.




6) Madya Diabate: Keme Burama (da Un Griot a Rome, registrato da TP Africa a Roma, Residence di Ripetta, 2007) kora e voce.





7, 8 e 9) Bembeya Jazz National: Regard sur le Passé Part 1, 2 & 3 (da Regard sur le Passé, Syliphone, 1969) Suonata da una ricostituita Syli National Orchestre, ha vinto la medaglia d'argento al Festival Panafricano di Algeri nel 1969.



10) Amazones de Guinée: Loukhoure (da Au Couer de Paris, Syliphone, 1983) Interpretazione acustica delle amazones de Guinée. La musica è quella di Keme Bourama.




11) Salif Keita & les Ambassadeurs: Mandjou (da the Mansa of Mali ... Retrospective, Mango) Non si tratta del classico Keme Bourama, ma di una composizione di Salif Keita che è stata il suo più grande successo con les Ambassadeurs. Composta come lode a Sekou Toure, primo presidente della Guinea Conkakry e nipote di Samory Toure.

12) Alpha Blondy: Bory Samory (da Cocody Rock, 1984) Composizione personale dell'ivoriano re del reggae africano che loda e invoca Samory Toure




13) Sory Kandia Kouyate: Keme Bourema (L'épopée du Mandingue. Volume 2, Syliphone, 1973) L'interpretazione della voce dei Malinke, Sory Kandia, il più grande tra tutti i griot del XX° secolo, è considerato uno standard assoluto. Voce, kora e balafon. Il brano è diviso in 2 parti.




2 commenti:

Dario Castiello ha detto...

Ragazzi, tutte queste informazioni sono PREZIOSISSIME!!! Grazie per l'impegno, la passione e il tempo che ci dedicate!
Dove posso trovare il testo della canzone?? Potete fornirmelo voi?? Grazie in anticipo

goringo uzu ha detto...

Grazie per il vostro lavoro. Storia tristissima quanto bella. Mi fate apprezzare ancora di più il gruppo musicale dei Bembeya Jazz, il quale ha accompagnato la mia infanzia con le sue meravigliose canzoni.

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