06 novembre 2009

Fadhili Williams - Malaika


ASCOLTA: (Vedi "Tracce in ascolto")


Quand'era poco più che adolescente, il giovane Fadhili si innamorò perdutamente di una giovane gazzella di città, il suo angelo. A quel tempo aveva appena abbandonato la scuola secondaria di Puwani, a Nairobi, dove si era trasferito da Mombasa per proseguire gli studi e cercare fortuna. Suo padre, anch’egli musicista, era morto quando aveva appena sette anni, e Fadhili viveva disorientato e solo con la sua chitarra nella caotica capitale che sorgeva sui freddi altipiani del Kenya centrale, diviso tra l’eccitazione e il timore per il suo futuro incerto. Ma quell’improvviso amore giovanile fatto di malinconia e passione infuocata lo portò via.

Malaika, nakupenda malaika.
Angelo, io ti amo, angelo.
Ma cosa posso fare, nonostante il mio amore.
Non sono sconfitto dalla sfortuna, ma non ho niente,
e vorrei sposarti, angelo.


Come lui migliaia di giovani kikuyu e masai, abbagliati dal miraggio della modernità e della ricchezza e coinvolti in un’incredibile transumanza, avevano abbandonato le immense aree rurali della savana, dove le loro famiglie vivevano in piccole comunità dedite all’agricoltura e alla pastorizia, per trasferirsi nelle periferie della città. Erano i nuovi poveri delle realtà urbane africane, armati soltanto della forza delle loro braccia.


Nairobi - vestite per la chiesa


Malaika, nakupenda malaika.
Angelo, io ti amo, angelo.
Vorrei sposarti, mia fortuna,
vorrei sposarti sorella mia.
Non sono sconfitto dalla sfortuna, ma non ho niente,
e vorrei sposarti, angelo.


Dopo la fine della seconda guerra mondiale l’America e le potenze europee avevano sciolto finalmente i loro eserciti, e molti soldati africani in congedo erano tornati in patria portando con sé le loro storie di terre e popoli lontani. Quelle storie, assieme al nuovo fiorire dell’economia coloniale e alla diffusione delle radio a transistor, esposero la gente di Nairobi e di molte altre città africane a stimoli nuovi ed elettrici, oggetti, immagini e parole che raccontavano delle impensabili usanze, ricchezze e stili di vita del mondo oltre l’Atlantico e a nord del Mediterraneo. Era il vento della modernità.


Mau Mau


Pesa zasumbua roho yangu.
E’ il denaro a tormentare la mia anima.
Ma cosa posso fare, nonostante il mio amore.
Non sono sconfitto dalla sfortuna, ma non ho niente,
e vorrei sposarti, angelo.


I giovani lavoratori delle periferie di Nairobi non avevano il denaro sufficiente a pagarsi un matrimonio tradizionale, e così anche Fadhili fu frustrato nel suo amore. L'angelo andò in sposa a un ricco commerciante molto più grande di lei, e al giovane musicista non restò che comporre una canzone, che cantava accompagnandosi con la sua fedele e luccicante chitarra elettrica, una Gallotone costata ben 12 dollari.


Jomo Kenyatta, 1971


Kidege, hukuwaza kidege.
Uccellino mio, io sogno di te, uccellino mio.
Ma cosa posso fare, nonostante il mio amore.
Non sono sconfitto dalla sfortuna, ma non ho niente,
e vorrei sposarti, angelo.


Malaika - che in swahili vuol dire angelo - era solo una canzone d’amore, ma portava in sé le tensioni e le contraddizioni che caratterizzarono il Kenya e l’Africa intera negli ultimi anni del colonialismo fino all’indipendenza. Il popolo kenyota era lacerato, abbagliato dal progresso ma ridotto alla povertà, e quella tensione sfociò nella feroce rivolta dei Mau Mau – i kikuyu - contro gli inglesi, che si protrasse per buona parte degli anni ’50. Anche se la rivolta fu faticosamente domata, gli inglesi non riuscirono più a riprendere il controllo completo del territorio, nel 1963 il Kenya conquistò finalmente l’indipendenza e Jomo Kenyatta divenne il primo presidente.

Fadhili Williams Mdawida – era questo il suo nome completo – era nato a Taita Taveta, nei pressi di Mombasa, l’11 novembre del 1938. Il suo primo ingaggio fu a 15 anni con i Chem Chem Kids del sassofonista Alexander Ayub, con i quali suonava nelle feste e durante i matrimoni. con loro registrò anche un disco per la AMC, la African Mercantile Company, e partì in tour per alcuni concerti in Uganda. Quel fugace successo gli aprì le porte della East African Records, dove Fadhili lavorò come assistente del direttore Eric Blackart, come talent scout e leader dei Jambo Boys, dai quali nacque la Equator Sounds Band, un gruppo panafricano in cui militavano tra gli altri l'ugandese Charles Sonko, e gli zambiani Nashil Pichen e Peter Tsotsi.


Fadhili Williams & the Jambo Boys



Equator Sounds Band, 1966



Fadhili Williams & Fundi Konde


Oltre a suonare con Fadhili Williams, gli Equator Sounds Band - che a volte venivano presentati come i Black Shadows - accompagnarono nei primi anni '60 musicisti famosi come Sylvester Odhiambo, Gabriel Omolo e Daudi Kabaka.

Quando gli Equator Sounds Studio chiusero i battenti, Fadhili Williams fu ingaggiato dalla Polygram con cui lavorò per cinque anni, suonando durante gli anni ’70 con tutti i grandi artisti del benga e della swahili rumba, dai tanzanesi Morogoro Jazz e Super Volcano a Simba Wanyika, dai NUTA Jazz a Samba Mapangala, e persino con Louis Armstrong. Il resto della sua vita – dagli anni ’80 in poi – lo ha visto dividersi tra il Kenya e gli Stati Uniti, dove ha sempre lavorato come musicista, suonando soprattutto negli hotel o in occasione di rari concerti commemorativi.

Aveva già registrato Malaika con i suoi Jambo Boys – voce, chitarra, basso, tromba e batteria - nel 1960, e la canzone era stata trasmessa con successo dalle frequenze della radio KBS, la Kenya Broadcasting Service. Ma la versione che divenne famosa in tutto il mondo fu registrata e pubblicata nel 1963, l'anno dell'indipendenza.

Fadhili Williams fu tra i primi musicisti dell’Africa orientale a usare la chitarra elettrica e a introdurre nella musica acustica della tradizione kenyota elementi armonici e ritmici stranieri, derivati dalla musica country americana, dal rock, dalla rumba latino-americana e zairese e dal kwela sud-africano. Per questo Malaika, una delle canzoni più famose e longeve dell’intero repertorio africano, rappresentava in Kenya la modernizzazione della cultura e la sperimentazione di nuovi linguaggi di comunicazione.


Pete Seeger: Live at Newport, 1964


Nel 1964 Pete Seeger cantò Malaika al Festiva di Newport negli Stati Uniti. Erano gli anni del folk revival, e Seeger era, assieme a Bob Dylan, Joan Baez e Woody Guthrie uno dei maggiori esponenti di quel movimento musicale che portava avanti i valori del ritorno a una vita semplice e rurale. Malaika, che in patria richiamava la modernità e il progresso, rappresentava invece per Seeger un mondo a misura di essere umano, che immaginava vivo in Africa e in via di sparizione in America.


Belafonte & Makeba: An Evening with ... 1965


Nel 1965 Hary Belafonte e Miriam Makeba la inserirono nella tracklist di An Evening with, un album che vinse un Grammy Awards. Da allora Malaika è stata riproposta in infinite versioni e stili diversi, tra cui devono essere ricordate quelle dei Boney M, della cantante indiana Lata Mangeshkar, degli Abba e, tra gli artisti africani, le versioni di Angelique Kidjo, del Soweto Gospel Choir e di Djeli Moussa Djawara con Bob Brozman.


Soweto Gospel Choir: Voices from Heaven, 2005


Fadhili Williams è morto l’11 novembre 2001 a Nairobi, lasciando un'eredità musicale pesante oltre ducento canzoni. Molti lo ricordano con i suoi abiti impeccabili, una Dunhill sempre accesa tra le labbra e il suo sorriso. All’ultima dei suoi otto figli, nata nel New Jersey dalla sua seconda moglie, Fadhili ha dato il nome di Malaika, l’angelo che lo rapì durante quei difficili e mai dimenticati anni ’50.


Tracce in ascolto:
1. Malaika
2. Baby I love you
3. Taxi Driver
4. Malaika (english version)
5. Malaika (new version)


Autore: Fadhili Williams
Titolo: Malaika
Anno: ?
Label: Tamasha


ASCOLTA (Altre Versioni)


1. Miriam Makeba (live)
2. Pete Seeger
3. Harry Belafonte & Miriam Makeba
4. Angelique Kidjo
5. Bob Brozman & Djeli Moussa Djawara
6. Soweto Gospel Choir
7. Safari Sound
8. Boney M
9. Abba











Malaika - testo in kiswahili

Malaika, nakupenda Malaika
Nami nifanyeje, kijana mwenzio

(Testo alternativo: Ningekuoa mali we, ningekuoa dada)
Nashindwa na mali sina we,
Ningekuoa Malaika

Pesa zasumbua roho yangu
Nami nifanyeje, kijana mwenzio
Nashindwa na mali sina we,
Ningekuoa Malaika

Kidege, hukuwaza kidege
Ningekuoa mali we, ningekuoa dada
Nashindwa na mali sina we,
Ningekuoa Malaika



1 commento:

marianna ha detto...

grazie mille per questo testo che riporta la fetta importante della musica pop africana che non sarà mai dimenticata perchè scorre nelle vene del globo intero!

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