25 ottobre 2009

Shikamoo Jazz - Chela Chela vol. 1


ASCOLTA: (Vedi "Tracce in ascolto")


Il disco che vi proponiamo questa volta non è una novità. Era rimasto sul fondo di uno scatolone, a lungo inascoltato, ed è riemerso quasi per caso ma al momento giusto, cioè adesso. Prima di proseguire nella lettura fate partire la musica, versatevi da bere e, se fumate, accendetevi quello che volete.

La Shikamoo Jazz è un’orchestra formata da undici veterani della scena musicale della Tanzania degli anni che vanno dalla fine della seconda guerra mondiale, durante l’era coloniale, fino all’epoca dell’indipendenza e del governo socialista di Julius Nyerere.

Le orchestre dalle quali provengono erano i Kiko Kids, fondati negli anni ’40 e residenti a Tabora, i Kilwa Jazz, gli Urafiki Jazz, i Western Jazz e i Dar Jazz, che suonavano a Dar Es Salaam durante gli anni ‘50, i Nuta Jazz, orchestra statale fondata dopo l’indipendenza, i Vijana Jazz, orchestra dell’organizzazione giovanile del partito di Nyerere, e poi i Tida, i Safari Trippers, gli Uda Jazz, il Bantu Group, l’Orchestra Maquis, che durante gli anni ’70 fece esplodere in Tanzania il sound della swahili rumba di matrice congolese, e Les Wanyika, che esportarono quel sound a Nairobi prima che Nyerere chiudesse le frontiere.


Nel 1993 gli anziani leader di quelle band storiche hanno fondato la Shikamoo, un termine swahili che i giovani usano per salutare gli anziani, che a loro volta - come è scritto sulla copertina del disco - rispondono "maharabaa". Gli Shikamoo Jazz sono una formazione eclettica che suona una miscela di tutti i generi musicali che hanno infiammato i night club della East Coast africana negli ultimi 60 anni, dallo swing alla cavacha, dalla musica cubana alla swahili rumba, fino al taarab della costa.

Capitanata da Iddi Nhende, cantante e percussionista, la Shikamoo annovera tra le sue fila le spettacolari chitarre di Salum Zahoro, Kassim Mponda e Ali Adinani, il basso di Mohammed Tungwa, i sassofoni pirotecnici di Bakari Majengo e Ally Rashid, che suonano entrambi anche le congas, la tromba di Madar Msellem, la batteria di Athumani Manicho, le percussioni di John Simon e le altre voci di Juma Mrisho, Zahoro, Simon e Fundi Konde, che partecipà come ospite speciale.

I membri della Shikamoo non si limitano a suonare i loro vecchi hit, ma trasportati dall’entusiasmo del successo hanno iniziato a comporre brani nuovi, reinterpretando a loro modo gli umori delle nuove realtà urbane. Ben presto la Shikamoo è divenuta un fenomeno musicale non solo a Dar Es Salaam, ma anche a Zanzibar, a Morogoro e nei campi dei rifugiati al confine con l’Uganda. Nel 1995 hanno effettuato un tour in Kenya, riscuotendo un successo analogo a quello ottenuto in patria. Subito dopo hanno partecipato al Womad di Londra, assieme al chitarrista congolese Mose Fan Fan, che già negli anni ’80 aveva suonato in Tanzania con l’Orchestra Makassy. Gli Shikamoo hanno anche accompagnato giganti del passato come Fundi Konde, autore di molti vecchi classici della musica kenyana, e la ultra-novantenne regina del Taarab di Zanzibar Bi Kidude.

Bi Kidude
Bi Kidude

Che dire del loro Chela Chela, oltre al sentito e non scontato ringraziamento all’etichetta inglese Retroafric che lo è andato a registrare a Dar Es Salaam e lo ha prodotto. Certamente che è difficile classificarlo o descriverlo come uno stile unico e omogeneo. Non è musica del passato, anche se lo può sembrare, perché manca di elettronica e perché suona romantica come ai tempi dell’Africa dell’indipendenza. Non è jazz, se per jazz si intende uno stile preciso, anche se suona jazz nel suo spirito libero, nella creatività degli assoli e nella ricchezza emotiva dei suoi canti. Non è rumba, ma qualsiasi maestro di rumba swahili o zairese del presente e del passato rimarrebbe incantato nell’ascoltare quelle linee ariose delle chitarre e quelle voci morbide. Non è taarab, ma in qualche modo lo contiene, e ascoltando la Shikamoo accompagnare Bi Kidude nel suo album Zanzibar se ne comprendono le ragioni.

E’ vero, non si può dire che Chela Chela sia musica nuova, perché gli echi dei suoni della musica tanzanese, zairese e persino dell’highlife ghaniano ne fanno parte. Ma il suo ascolto fa nascere la speranza che, grazie a qualche strana alchimia, gli anziani giganti della musica tanzanese abbiano semplicemente consentito a vecchi alberi di fecondarsi tra loro e produrre frutti freschi dai sapori riconoscibili. E ci piace immaginare che quell’operazione sia ripetibile, e che possa rappresentare una delle strade - alternativa al rap, allo zouk e alle fusioni della potato music globale - attraverso la quale la musica africana possa rinnovarsi rimanendo sé stessa.

E se nel frattempo state ascoltando e apprezzando la volutamente scarna selezione che vi abbiamo proposto, sappiate che nel disco c’è molto di più.

Vijana Jazz
Vijnana Jazz


Nuta Jazz

Tracce in ascolto:
1. Nakuomba Radhi
2. Umeniasi Mpenzi
3. Kijiti (da Bi Kidude - Zanzibar)


Autore: Shikamoo Jazz
Titolo: Chela Chela vol. 1
Anno: 1995
Label: Retroafric

Brani:
1. Bahati (5.20)
2. Eva (6.51)
3. Nakuomba Radhi (7.33)
4. Ndule (5.30)
5. Sumu Ya Ugonjwa Ni Dawa (6.34)
6. Ilole Harwandi (6.48)
7. Umeniasi Mpenzi (7.30)
8. Donda La Mapenzi (5.32)


English Version

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Grazie per la splendida segnalazione GM...

Disco veramente di grana fine!

Un saluto
Costantino

GM ha detto...

Disco raffinato, musicisti di classe ed esperienza, chitarre leggere e mai oltre le righe, e i sassofoni sono tutti per te ...

ti aspettiamo al palm wine bar :-)

Anonimo ha detto...

...ne vorrei leggere almeno uno al giorno di questi post...ne vorrei ascolatere sempre e ancora di queste e altre shikamoo jazz band....ma va bene così....
hasta siempre !!!

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