04 settembre 2009

Djeli Moussa Kouyate & Ousmane Kouyate


ASCOLTA: (Vedi "Tracce in ascolto")


La chitarra arrivò sulle coste africane con le navi portoghesi molti secoli fa, quando ancora non era iniziata la tratta degli schiavi. La suonavano i marinai per placare la malinconia dei loro lunghi viaggi in mare.

La musica tradizionale africana disponeva già dei propri strumenti a corda, arpe, lire e liuti, e la chitarra si ritagliò un suo spazio nella musica locale soltanto quando l’Africa era già stata colonizzata. Fu allora che gli europei stabilirono vere e proprie comunità residenti dove, oltre al lavoro e ai traffici, organizzarono anche i loro divertimenti.

A partire dalla seconda metà dell’800 e ai primi del ‘900, negli insediamenti urbani che sorgevano nei pressi delle miniere del sud e nelle città portuali della costa – Dakar, Conakry, Freetown, Monrovia, Accra, Porto Novo, Lagos, Brazzaville, Luanda, Johannesbourg, Cape Town, Maputo, Harare – mentre orchestrine miste di bianchi e neri suonavano valzer, polke e beguine alle feste dei coloni, nei palm-wine bar e nelle strade menestrelli neri intonavano i loro motivi popolari e le loro storie di miseria accompagnandosi con scarni arpeggi a quel nuovo magico strumento esotico.


Quando la chitarra arrivò senza mediazioni nelle mani dei musicisti locali, questi la utilizzarono per suonare la loro musica, riproducendovi gli accordi, le melodie e – soprattutto – i ritmi caratteristici degli strumenti tradizionali che essa andava a sostituire, come gli xilofoni, i lamellofoni, i liuti e le arpe. Così in Zimbabwe la chitarra fu suonata come una mbira, in Congo come una sanza, nell’Africa mandinga come un balafon, una kora o un n’goni.

Oggi la chitarra mandinga rappresenta una delle meraviglie artistiche della musica africana contemporanea. I nomi dei grandi chitarristi di quell'area sono troppi per essere citati qui, basterà ricordare Djelimady Tounkara (Rail Band), Zani Diabate (Super Djata) e Bouba Sacko del Mali, Papa Diabate, Sekou Bembeya Diabate (Bembeya Jazz), Sekou le Docteurs Diabate (Balladins) e Manfila Kante (Ambassadeurs du Motel) della Guinea.

Mi fermo qui, perché non è della chitarra africana in sé che volevo scrivere, ma di due dischi usciti negli ultimi mesi a nome di due chitarristi guineiani - Djeli Moussa Kouyate e Ousmane Kouyate - che nel corso della loro lunga carriera hanno costruito la fine tessitura di molti grandi capolavori della musica mandinga.

Djeli Moussa Kouyate era la chitarra ritmica della Rail Band, assieme alla prima chitarra di Djeli Mady Tounkara e a Mory Kante. Ousmane Kouyate suonava invece con gli Ambassadeurs du Motel, orchestra rivale della Rail Band, capitanata dal principe albino Salif Keita e dalla prima chitarra di Manfila Kante. Entrambi hanno accompagnato la maggior parte delle grandi star dell’Africa mandinga, primo fra tutti Salif Keita, che li ha profondamente influenzati. Ma non si possono non nominare, tra le centinaia di incisioni alle quali hanno partecipato, i National Badema, i Bembeya Jazz, Sekouba Bambino Diabate, Kandia Kouyate, Toumani Diabate e Cheick Tidiane Seck.

djeli moussa kouyate
Djeli Moussa Kouyate viene da Siguiri, un villaggio in Guinea famoso per il patrimonio orale posseduto dai suoi griot. Egli non ama il ruolo di protagonista, e anche in Le Temps, il suo secondo album da solista, i suoi arpeggi delicati e il suo solido groove rappresentano l’ossatura della trama che sostiene la musica, ma raramente prendono il sopravvento sugli altri. Ciò nonostante – e forse proprio per questo, perché viene lasciato molto spazio ai numerosi ospiti – Le Temps è musica dal fascino delicato, dalle atmosfere variegate e dalle radici antiche. Alla voce si alternano Salif Keita, Abdoulaye Diabate, Amadou Sodia, la sorella Mamani Keita e altri grandi griot meno conosciuti, a formare un collage di timbri e di suoni. la chitarra ritmica di Djeli Moussa è affiancata, oltre che da un manipolo di musicisti francesi, da alcuni grandi interpreti della musica mandinga contemporanea, come le chitarre di Ibrahima Soumano, Ousmane Kouyate e Manfila Kante, compagni di sempre, Adama Conde al balafon, Kemo Kouyate al sikou e alla kora, Moriba Koita al n’goni e Mare Sanogo al djembe.

Le voci dei cantanti trascinano le canzoni passando da un bambara-funk a una struggente ballata, alla solennità dei djeli che impostano racconti e lodi accompagnati da ensemble tradizionali. Nei rari momenti in cui le voci tacciono allora la musica si fa intima e si stringe intorno ai ricordi e ai racconti senza parole, come in Kenani Foli – dedicato al griot ivoriano e amico Babadjan Kaba - un sogno che galleggia sulle corde delle chitarre.

ousmane kouyate
Ousmane Kouyate viene da Dabola, nel cuore della Guinea, che oltre a essere il suo villaggio natale è anche il titolo del suo nuovo disco. Chitarrista, arrangiatore e cantante dotato di una bella voce, la sua musica, vitale e a tratti irresistibile per chi ama la danza, lo vede sempre protagonista. Ne esce un disco forse meno variegato di Le Temps, ma anche più solare e festoso, con brani che oscillano tra le sonorità tradizionali guineiane, la mande dance, il jazz e le atmosfere afro-cubane.

A differenza di Djeli Moussa, che suona soprattutto la chitarra ritmica con brevi assoli e variazioni minimaliste, Ousmane è anche un virtuoso colto e sofisticato, e i suoi splendidi soli che arricchiscono i brani ondeggiano a cavallo tra la tradizione –Ousmane suona disinvoltamente sia nello stile balafon che in quello della kora - e costruzioni armonicamente più ardite che sanno di jazz. Oltre ai soliti francesi, accanto a Ousmane ritroviamo, tra gli altri, le chitarre dello stesso Djeli Moussa Kouyate, di Fantamady Kouyate, di Ibrahima Soumano e di Manfila Kante, il piano di Abdoulaye Diabate, le kora guineiane di Djeli Moussa Djawara e di Djeli Moussa Conde, il flauto peul di Ali Wague, il balafon di Kaba Kouyate, il bolon di Amadou Sodia.

Le Temps e Dabola sono dischi che rischiano di essere ingiustamente ignorati. Djeli Moussa Kouyate e Ousmane Kouyate non sono nomi conosciuti fuori dalla cerchia degli appassionati, non fanno tournée, la promozione di cui godono è quasi nulla – praticamente nessuna rivista, neanche quelle specializzate, se n’è occupata - e la loro musica non esplode al primo ascolto, ma si apprezza con il tempo grazie alle sue sfumature. E’ il frutto di una lunga e straordinaria carriera artistica, che ha permesso a entrambi di maturare un’esperienza vasta e profonda. Grazie a ciò il loro stile è personale e non è catalogabile.

Noi li segnaliamo perché in qualche modo rappresentano un modo differente di costruire la musica, non intorno a una star che sovrasta tutti gli altri, ma come un autentico assemblaggio in cui ciascuno fa la sua parte con passione e arte.


Tracce in ascolto:
1. Kenani Foli (da Le Temps)
2. Iden - vocal: Abdoulaye Diabate (da Le Temps)
3. Na Kankou - vocal: Salif Keita (da Le Temps)
4. Dabola (da Dabola)
5. Yarabi (da Dabola)
6. Nana (da Dabola)

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Autore: Djeli Moussa Kouyate
Titolo: Le Temps
Anno: 2008
Label: Emarcy

Tracce:
1. Iden
2. Je Sais
3. Na Kankou
4. Ketow
5. Tugna
6. Siguiri
7. Na Fonié
8. Kenani Foli
9. Le Temps
10. Na Toma
11. Doukouren Mousso
12. Siya

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Autore: Ousmane Kouyate
Titolo: Dabola
Anno: 2009
Label: Universal

Tracce:
1. Dabola
2. Diamanake
3. Djeliya
4. Nana
5. Tenter
6. Super Kefimba
7. Yarabi
8. Molagna
9. Mansaba
10. Fediya

English Version

2 commenti:

nanni ha detto...

1- è un sito meraviglioso
2 - è una musica fantastica
3 - dove si trova per acquistarla?
sono nanni il collega di Cristina a Iefcos. Comunque grazie di farmi conoscere questo mondo

GM ha detto...

Ciao Nanni,
e grazie a te per il bel commento. Purtroppo per acquistarla bisogna andare in rete, in siti tipo amazon o www.sternsmusic.com. A Roma l'unico rivenditore che ha qualcosa in piu' è FNAC.
Comunque seguici, continueremo a scrivere e a dare nuovi appuntamenti per serate di musica e di approfondimenti. E magari un giorno ci incontreremo ...
GM

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