12 luglio 2009

La marea monta nella pentola che bolle

TP AFRICA, LAVORI IN CORSO

russi - tp africa ensemble

Questo racconto parte da Russi, a pochi chilometri da Ravenna, dove la giovane T.P. Africa Ensemble si è riunita per la seconda volta, grazie allo sforzo di molte persone di cui potete leggere altrove. Il calore e la partecipazione del pubblico romagnolo, intervenuto come a una festa di piazza, ha accolto con entusiasmo e curiosità inaspettati la giungla di arpeggi sincopati e ritmi feroci prodotti dalle kore di Madya Diabate e Omar Suso e dal balafon di Naby Camara.

Tutti gli artisti sono sensibili alla risposta di chi li ascolta, ma gli africani forse lo sono di più, per questo si sono emozionati e divertiti, e sono stati spinti a dare molto.





Quando il vento ha smesso di soffiare, nel prato antistante all’antico palazzo S. Giacomo ha così preso vita l’antica tradizione secolare del popolo mandingo, fatta di musica, di poesia e di antiche storie, come quelle dei due grandi imperatori Sounjata Keita e Samory Toure.

russi - tp africa ensemble

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Grazie amici di Russi, di Alfonsine e di Ravenna, tornati in questa un pò apatica capitale ci è rimasta una gran voglia di costruire altre cose insieme a voi.

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La T.P. Africa Ensemble vuole essere l’avvio di un progetto più vasto. Si doveva chiamare Orchestra, ma ancora è presto, e l’Africa ci insegna a saper aspettare. Accanto alle due kore e al balafon servono almeno un paio di percussionisti, un basso, una chitarra e un flauto, poi sarà pronta per accompagnare le grandi voci dell’Africa mandinga, come Kasse Mady o Sekouba Bambino.

Ma sul fuoco di TP Africa c'è molto altro. La marea monta, si diceva qualche mese fa. Alcune sono sorprese di cui non possiamo parlare, altre sono già realtà.

russi - tp africa ensemble

Con il passare del tempo l’arte di Madya Diabate cresce e si arricchisce. E’ passato un anno dal progetto e dal disco Casamance-Roma, che vedeva assieme la kora di Madya con il piano di Franco Di Luca. La nuova incursione di Madya nei territori del jazz si chiama Mansane Cisse, una suite alla quale lavorano la tromba di Angelo Olivieri, il vibrafono di Francesco Lo Cascio, il contrabasso di Stefano Cesare e la batteria di Marco Ariano. Il gruppo si chiama Sagen, che in tedesco vuol dire “raccontare”.





Mansane Cisse è la storia di un pescatore di nome Bakari, la cui giovane moglie fugge per denaro con un ricco mercante mentre il marito è sul fiume. Bakari allora si rivolge ai poteri di un marabout, grazie ai cui sortilegi il potente padron Cisse muore la notte stessa in cui consuma per la prima volta la sua passione per la giovane donna, la quale, anche lei, si uccide poco dopo. I nobili del villaggio chiedono allora a Bakari di accompagnarli sull’altra sponda del fiume, dove si era consumata la tragedia. Ma al centro del fiume Bakari ferma la pinassa, e chiede al griot che accompagnava i nobili di cantare una canzone sulla sua storia. Quella canzone era appunto Mansane Cisse, la storia di un ricco e potente che vive nell’illusione di poter ottenere ciò che vuole grazie alle sue ricchezze, e di un povero pescatore che ottiene il suo riscatto e entra nella coscienza collettiva di un popolo.

roma - sagem

roma - sagem

Il concerto dei Sagen è un esperienza inaspettata. I molti esperimenti di fusione tra jazz e musica tradizionale africana non hanno sempre dato buoni frutti. A volte la distanza non è stata colmata, e i due mondi non sono riusciti a fondersi. Altre volte è accaduto che uno dei due mondi si è ridotto e snaturato, oppure ha preso il sopravvento sull’altro, come in un atto inconsapevole di prepotenza. In Mansane Cisse ciò non accade, grazie alla sensibilità dei cinque musicisti, che da una parte osano, dall’altra si rispettano meravigliosamente. Ascoltare per credere, e per comprendere che i Sagen potrebbero arrivare lontano.

Nel frattempo stanno accadendo altre cose. I primi dischi della Wallai Records, registrati sul campo in Mali, stanno per uscire. Il prossimo viaggio di TP Africa – e con esso nuove storie, nuove registrazioni e nuove amicizie - è già fissato a dicembre, e toccherà questa volta la Gambia e la Casamance.

roma - sagem

Il canale video su youtube si sta arricchendo di molti filmati inediti, tra cui da non perdere le registrazioni dal vivo in occasione del concerto tenutosi a Niafunkè per il primo anniversario della scomparsa di Ali Farka Toure. Nelle prossime settimane partirà la pubblicazione di una serie di articoli sulla figura del djeli e sulle epiche malinke, raccontate in parole e musica. La prima storia sarà Keme Bourama, che narra di Samory Toure, l’ultimo imperatore malinke che nella seconda metà dell’800, partendo dal Wassoulou, riunì molti dei regni del Mali e della Guinea per contrastare l’avanzata degli invasori francesi.

Bana Congo - rumba congolese a RomaMa c’è dell’altro. Sapevamo già da tempo che le comunità africane in Italia vivono una vita sociale intensa ma anche isolata dalla società italiana. Parliamo soprattutto dei nigeriani, dei senegalesi, dei congolesi, dei capoverdini, degli etiopi, dei somali e degli eritrei. Come in Africa anche nel nostro paese questi nostri ospiti si sposano, mettono al mondo figli e anche muoiono, e queste occasioni – per alcuni di loro persino nei funerali – sono celebrate attraverso la musica. Inoltre le comunità africane organizzano concerti degli artisti – anche di incredibili star -che li rappresentano, facendoli venire spesso dai loro paesi di origine. Da tutta questa musica e questa cultura gli italiani sono esclusi, ma TP Africa intende portarla alla luce. Così, una ad una, stiamo scovando band di Highlife, di rumba e degli altri generi musicali che gli africani ascoltano e ballano durante le loro feste, e speriamo che presto saremo in grado di proporli a chi è interessato.

roma - sagem

Le idee da sviluppare sono molte, dall'esplorazione delle comunità africane nelle capitali europee ai palm-wine bar, e speriamo in cuor nostro di sorprendervi e catturarvi. Alla base di tutto ci sono curiosità e amore, per la musica, per la cultura e per la gente dell’Africa, che continua a sorprenderci, a farci sorridere ma anche a insegnarci molto del rispetto, della fraternità e della felicità del vivere.

E poi c’è anche un sentimento insopprimibile, che ci fa leggere la nostra storia di Europei come una storia di abusi verso gli abusati popoli del mondo, abusi che continuano, che sono insopportabili e che impongono di fare qualcosa, come fece Bakari che di fronte a Mansane Cisse decise di non arrendersi. Noi non ci sentiamo invasi, perché siamo coscienti che i nostri eserciti, fatti di soldati, di missionari e di affaristi, sono arrivati secoli fa sulle coste dell’Africa non perché disperati, ma perché assetati di dominio. Fu quella la vera invasione.



Ma noi siamo dalla parte di Bakari, e non vogliamo rassegnarci. Per questo continueremo a raccontare l’Africa soprattutto attraverso la sua musica, e anche in tutti i modi possibili. Continuate a seguirci, e se volete, a supportarci. TP Africa è un cortile aperto.


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1 commento:

borguez ha detto...

passo e ripasso da queste parti, su questo post e mi dico che ho voglia di lasciare un commento.
poi inizio pensare, a raccimolare emozioni e ricordi e finisco col perdermi, indeterminato e incapace di una qualsiasi concisione necessaria a scrivere.
vago!
oggi posso solo dire che sono lieto che ci sia questo post a testimoniare che è tutto successo davvero, che ci si potrà tornare per ricordare e inoltre farmi portavoce di questa marea che monta o di questa pentola che bolle, nell'ordine che ciascuno vorrà!

che bello,
borguez

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