26 giugno 2009

Orquestra Popular da Bomba do Hemeterio
Gangbe Brass Band

di ROBERTO LYCKE


ASCOLTA: Bomba do Hemeterio - Gangbe Brass
(Vedi "Tracce in ascolto")


Mentre continuo a guidare attraverso le interminabili piantagioni di canna da zucchero cerco di concentrarmi sul reale motivo del nostro viaggio a Recife, la capitale dello stato del Pernamubuco e del Frevo, uno stile musicale nato agli inizi del secolo scorso con il nome di “Marcha Nortista” o “Marcha Pernambucana”.



Frevo, di Heitor dos Prazeres, olio su tela


Questo tipo di marcia suonata dalle bande militari dell’epoca in genere era parte di un repertorio che comprendeva anche molti altri stili musicali differenti tra i quali figuravano composizioni di musica popolare, classici di Polca e di Mazurca generi all’epoca molto popolari in tutto il Brasile.

Di solito durante le sfilate per le vie della capitale queste orchestre di ottoni chiamate Brass-bands raccoglievano molti capoeiristi che spontaneamnete improvvisando i loro passi di danza/lotta si mettevano alla testa del corteo attirando la folla che festeggiante si riuniva per le strade.

I capoeristi notoriamente tra i bersagli preferiti delle autorità, attraverso queste esibizioni iniziarono ad uscire allo scoperto modificando e stilizzando i movimenti della Capoeira in veri e propri passi di quella danza che prese il nome di “Passo”.
Arrivati a Recife ci dirigiamo immediatamente verso Olinda una sorta di città gemella che sorge in cima ad una collina che sovrasta Recife stessa.



Ballerino di Frevo, Recife . In questa foto è possibile notare l’ombrello che anticamente veniva utilizzata dai capoeirsti come arma. Successivamente, stilizzato e colorato l’ombrellino si è trasformato in uno dei simboli del Frevo.


Molto discreta ben curata e tutta in stile coloniale fortunatamente Olinda non ha niente dello stress che anima la sua città gemella dove la minaccia di un assalto di qualche povero disperato è sempre dietro l’angolo.



Olinda, C.C.M. Vassourinhas de Olinda, Fundado em 1912


Finalmente lontano dall’Axè baiano e dal Funk carioca con grande facilità riesco ad intavolare piacevoli ed interessantissime chiacchierate con alcuni ragazzi che si divertono a suonare per qualche birretta ghiacciata nel bar sotto la pensione.

Qui il Forrò, il Maracatù, il Coco sono tradizioni antiche ma quello che tutti indistintamente condividono ed ascoltano con grande trasporto è il Frevo.
-“Aquì è Frevo è Frevo mesmo !!!!”- (Qui è Frevo, è proprio Frevo !!!) mi dice un ragazzo di venti anni appena che continua raccontando con passione quanto questo genere sia radicato non solo nello spirito di queste due città ma anche in tutto il Brasile, aggiunge con una punta di orgoglio.

Per chi non avesse la minima idea di cosa sia il Frevo, vorrei ricordare che stiamo parlando di immense bande di ottoni che suonano più o meno come le bande militari dei primi del novecento; tutto sommato un sound che si presume non sia in grado di scatenare l’entusiasmo delle nuove MTV-World generations avvezze alla demenza del consumismo di massa statunitense. (a tal proposito sarebbe interessante fare una ricerca sulla impermeabilità della musica brasiliana rispetto ad una certa musica pop “occidentale” )

Per chiarire meglio l’entusiasmo che i pernabucani provano per questo genere il mio interlocutore mi parla con eccitazione sempre maggiore di una nuova orchestra che da un paio di anni sta riscuotendo un successo enorme tra i giovani del posto.



Orquestra Popular da Bomba do Hemeterio


Il nome dell’orchestra è: Orquestra Popular da Bomba do Hemeterio e prende il nome da un simbolo della comunità del quartiere di appartenenza che, passò ad essere chiamato così perché tra gli anni trenta e cinquanta l’unico a possedere una pompa di acqua nella zona era un tal signor Hemeterio, da cui il nome Bomba do Hemeterio (la pompa di Hemeterio)

Il suono che caratterizza il progetto è un insieme di tradizione e modernità che in città sta letteralmente travolgendo tutto e tutti.

Per capire meglio il mio amico mi consiglia di andare ad una di quelle prove aperte al pubblico che proprio in quei giorni pre-carnevaleschi stanno facendo fremere le migliaia di persone che non vedono l’ora di sfilare per le strade di Recife e Olinda.
Cogliendo la palla al balzo prendo l’auto e vado a Rua da Moeda dove l’orchestra sta provando insieme al percussionista Nanà Vasconcelos ed alcuni gruppi di Maracatù.
L’ambiente sembrerebbe essere abbastanza ospitale, ad ogni passo il volume della musica aumenta e quando arriviamo troviamo un’orchestra di perlomeno venticinque trenta persone che sparano bordate sonore di rara potenza e precisione.



Sfilata tra le vie di Olinda


L’impatto è potentissimo, i bassi tuba creano letteralmente degli spostamenti di aria che si avvertono sull’epidermide, mentre i surdo scuotono i nostri corpi dalle fondamenta passando per le caviglie sino ad arrivare allo stomaco.

Condotta da quello che poi avrei scoperto essere il Maestro Forrò, l’orchestra esibisce un repertorio tradizionale condito da reminescenze che vanno dal Mambo di Benny Morè al Mangue Beat del compianto Chico Science, dallo Swing al Maracatù, dallo Xaxado alla Ciranda, dal Cavalho Marino al Fox Trot passando per riletture di standards famosissimi come “Vassourinhas”, “Cabelo de Fogo” e “Elefante”.

Cambi repentini di tempi super-accelerati, breaks impossibili, macchiette sonore spassosissime, gags tra il conduttore l’orchestra ed il pubblico arricchiscono una conduzione d’orchestra precisa e coinvolgente.

A fine concerto mi complimento e scambio due chiacchiere con alcuni componenti dell’orchestra i quali ci tengono a sottolineare con orgoglio il fatto che il progetto OPBH non si limita esclusivamente allo spettacolo a cui ho assistito, aggiungendo che l’orchestra è solamente una delle espressioni della vivace comunità del quartiere di “Agua Fria” che si trova nella parte nord di Recife.

Mano a mano che la conversazione continua la OPBH in realtà sembrerebbe essere l’espressione principale di quello che comprende un progetto ad ampio spettro in cui oltre ad un side-project insieme a Dj Dolores, c’è spazio anche per una scuola di musica chiamata Escola Comunitária de Música Zé Amâncio do Coco che funge anche da refettorio e riparo per bambini che hanno problemi di istruzione e di vita in generale.

Compro immediatamente il CD ( Cinque Euro…) e torno in zona pensione. Mentre guido inserisco nel lettore il disco che apre con “Frevando em Paris” un pezzo che mette subito in chiaro il sound dell’orchestra. Una “Bateria” che detta tempi e breaks mirabolanti su una tipica struttura di Frevo, fa da tappeto ritmico ad una sezione fiati che a volte pare suonare ai limiti del Punk. Con sfacciata irriverenza i riffs sembrano colpi di capoeira affilati come lame che tagliano lo spazio ed i generi mescolandoli l’uno all’altro.

La seconda traccia “Luanda d’agora” è già quello che potremmo definire un pezzo di “neofrevo” dove ritmi Funky all’improvviso lasciano spazio ad un inatteso beat di Fox-Trot, sul quale un banjo in pieno stile Chicago anni trenta si diverte a portarci in altre dimensioni spazio-temporali.

E’ il trionfo delle nuove generazioni pernambucane che dopo la scomparsa di Chico Science (che ancora oggi è considerato una specie di santone elettrico) e del suo Mangue-beat attendevano di riscattarsi agli occhi del resto del paese che guarda a questo stato come ad uno stato arretrato, rozzo, ricurvo su sé stesso e dal quale non può uscire nulla di nuovo.

Sono loro i nuovi alfieri delle giovani progenie locali, sono loro insieme a Silverio Pessoa, Otto, Banda Eddie, Isar, la Spok Frevo Orchestra e Antonio Nobrega che trasmettono quella effervescente freschezza contagiosa che da queste parti (vedi U.S e Europa) raramente si incontra.

Nel frattempo che il disco continua a girare la mia fantasia mi porta a riflettere a come sarebbe interessante rintracciare il ragazzo che mi ha aiutato a scoprire l’orchestra e, fargli ascoltare un altro progetto che dall’altra parte dell’Oceano sta portando avanti un discorso pressoché analogo: la Gangbe Brass Band.

Continuando a fare i miei voli pindarici il Cd arriva ad una traccia intitolata “Suite America” in cui ricordi di Gershwin si mischiano al brano che rappresenta la storia del Frevo, l’onnipresente “Vassourinhas”. L’effetto è dirompente, la OPBH è dappertutto, a New York a Mexico City e quando un coinvolgente Coco fa il suo ingresso dove due secondi prima c’era uno Swing, si ritorna ad Olinda alla Pitangueira a sorseggiare un liquore al cacao fatto in casa e cantando:

“Segura o coco moçada,
responde o coco moçada !!!”


Facendo balzi intercontinentali con la facilità con cui gestisco il lettore Cd torno alla Gangbe Brass Band, nipote di quelle brass-bands militari che nei primi anni del secolo scorso furoreggiavano nelle principali capitali africane del West Africa.

Le prime brass-bands furono portate in Liberia ed in Ghana dai Caraibi da quei padroni occidentali che durante i loro soggiorni nelle colonie amavano non farsi mancare nulla … ma proprio nulla.

Inconsapevoli del ruolo che avrebbero rappresentato per i musicisti locali, queste orchestre contribuirono in modo indelebile alla creazione di generazioni di africani che, oltre ad apprezzarne l’organizzazione musicale dovevano rimanere colpiti ed affascinati dall’aspetto marziale che la disciplina militare e le impeccabili uniformi dell’epoca comunicavano.

L’impatto visivo di quei reggimenti accompagnati dalle proprie bande in sgargianti divise immagino dovesse esercitare un influenza di non poco conto.

Proprio in Ghana per la prima volta il Ragtime, la Rumba ed il Calypso approdarono in un paese africano sconvolgendone ed influenzandone le tradizioni musicali.



The Jamaica Military Band, primi del 900


La miscela esplosiva che nacque da quelle fantastiche jams che le primissime brass-bands locali chiamate “Adaha” amavano improvvisare insieme alle bande militari, diede vita ad un genere che per vari decenni avrebbe fatto danzare tutto il continente africano.

In breve i musicisti del luogo appresero le varie tecniche strumentali e compositive per poi utilizzarle a seconda della propria sensibilità e calarle nel contesto culturale locale; nacquero così orchestre famosissime quali: la Cape Coast Sugar Babies, i Jazz Kings , l’Excelsior Orchestra e l’Accra Orchestra.

Intanto il vicino Dahomey (l’attuale Benin) dopo un breve periodo di lotta e resistenza armata passò sotto il dominio francese che, tentò con ogni mezzo di cancellare le poche tracce culturali derivate da quei rapporti commerciali che in passato i re del Daomè avevano stretto con i portoghesi prima, e con i brasiliani successivamente.

Con l’arrivo della dominazione francese anche il Benin passò per quel trauma comune a molti altri paesi africani che videro i propri confini politici stravolti dalle nuove potenze coloniali. In particolare chi pagò lo scotto di tali politiche scellerate fu la comunità Yoruba che si ritrovò divisa tra la Nigeria ed il Dahomey, dove oltre all’Edo ed il Bini lo Yoruba è ancora una delle lingue più conosciute.



Ghana, Royal Military Brass Band, primi del 900


Anni dopo la fine del colonialismo il Benin come la quasi totalità dei paesi africani, è oggi un paese economicamente depresso che deve fare i conti con un territorio privo di materie prime, il che gli ha permesso di mantenere una cultura che nel tempo ha subito poche mutazioni ed influenze.

Oggi con l’avvento della Tv-satellitare e della rete le nuove generazioni rivendicano la loro presenza, o per meglio dire la loro esistenza, nel grande villaggio globale.

La Gangbe Brass Band in un certo senso rappresenta proprio questo.
Dopo un inizio trascorso a farsi le ossa suonando musica tradizionale in matrimoni e feste locali, l’utilizzo di diversi generi concorre a far si che la banda intraprenda nuove direzioni.

Insieme alla musica delle Brass-bands, l’Elezo (una specie di Juju locale), l’Afrobeat, i ritmi caraibici ed i canti rituali Vodou che dominano il robusto sound della band entrano a far parte del repertorio della banda.

“Gangbè” in lingua Fon significa il suono del metallo. Il metallo nella cultura locale è un minerale legato ad una importante divinità del Vodou e/o degli Orisà nigeriani: Ogun, guerriero e patrono di tutte le attività legate al ferro e alla metallurgia in generale.

Arrivati al loro quarto lavoro la Gangbè ci offre un altro disco pieno di vitalità; Assiko. Editato dalla belga Contre-Jour il Cd apre con “Nikki” una traccia dedicata ai Baatonous una popolazione originaria della parte nord del paese che coraggiosamente si oppose alla tratta degli schiavi che, in questa parte del Golfo del Benin fu ferocemente attiva a tal punto da passare alla storia con il triste nome di Costa degli schiavi.



Gangbè Brass Band, Cotonou


Il tema come vedremo ritorna in altre tracce del disco quali “La porte de non retour” in cui si fa riferimento al monumento che si trova ad Ouidah alla memoria dei milioni di africani che durante il traffico degli schiavi furono deportati nel Nuovo Mondo.

Da qui lo spunto del tutto positivo che ricorda che da questa porta sono passati dolori sofferenze ed angosce che, anni dopo sarebbero tornate a casa elaborate sotto forma di Jazz e Blues quali testimoni di una cultura che, anche se brutalizzata e lontana da casa, ha saputo creare nuove forme di espressioni musicali che oggi tornano semplicemente al luogo di origine.

Il sound è scoppiettante e ricco di ritmi accattivanti che alle volte potrebbero ricordare l’Art Ensemble of Chicago più giocosa.

Il disco scorre gradevolmente sino ad arrivare a “Un ètè a Vodelèè” che immediatamente mi fa tornare ai ritmi delle marchinhas pernambucane o del Carimbò del Parà di Mestre Vieira.

In un istante ricostruisco e metto in fila tutto: Xaxà con le sue amazzoni, la Burrinha (una versione locale del Bumba meu boi nordestino) danzata nelle strade di Porto Novo dagli Agudàs che ancora oggi commemorano anche la baianissima Feista de Nosso Senior do Bomfim.

Le ultime resistenze agli inevitabili parallelismi che tento di scacciare dai miei pensieri vengono travolte quando una appassionante fisarmonica fa capolino tra le note dei fiati borbottanti, riportandomi definitivamente tra i banchi della fiera di Caruarù dove “Trios de Forrò” seduti in un bar rallegrano l’atmosfera.

Assiko si chiude con “Mementon” un bellissimo brano completamente vocale che si sviluppa attorno alla tipica struttura africana di “call and response”, struttura comune in tutte le culture di radice africana che rimanda ai canti di lavoro.
Certo, ascoltando e paragonando i due lavori appare lampante il fatto che le assonanze tra i due progetti non si appoggino tanto su forme estetiche musicali simili tra loro quanto sul tipo di approccio scelto.

E’ l’onnivora insaziabilità dei popoli che hanno fame e voglia di crescere, è l’urgenza di far sapere che lontano dal centro dell’Impero le “civiltà barbariche” premono ai suoi seducenti confini per fare ascoltare i propri ritmi, i propri suoni e la propria voce.

Seduto su un volo di linea che mi riporterà a Roma mi chiedo chissà se un giorno … in qualche modo … un semplice disco potrebbe far viaggiare l’immaginazione dei ragazzi di Olinda come è successo al sottoscritto.

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Autore: Orchestra Popular da Bomba do Hemeterio
Titolo: : Jorrando cultura
Year: ?
Label: Produzione indipendente

Tracce in ascolto:
1. Prevando em Paris
2. Luanda D'Agora
3. Suite america

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Autore: Gangbe Brass Band
Titolo: Assiko
Anno: 2009
Label: Contre Jour

Tracce in ascolto:
1. La porte de non retour
2. Un été a Vodélée
3. Rakia


English Version

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Chiaro e evidente che l'amore e la passione per la ricerca hanno dato anche in questo caso i loro frutti.
...e agora no Rio...

Anonimo ha detto...

...E' sempre più difficile, leggere scritti sulla musica che trasmettono sensibilità, amore e rispetto per le culture e per i popoli che gli occidentali considerano diversi...se poi, riescono anche a trasmettere emozioni come fai tu, caro Roberto...
Ce ne vorrebbero di più di "Roberto Licke" in giro...dovresti scriverne di più di tutte queste cose che hai visto e "sentito"...con la tua sensibilità e la tua grazia...

...E' stato un vero onore conoscerti di persona, aspetto con ansia altri tuoi scritti...che mi fanno viaggiare...e ritmare a tempi composti...bailando Samba!

Un caro saluto Costantino

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