01 giugno 2009

La musica non può cambiare il mondo

Getatchew Mekuria & the Ex a Bologna
Divagazioni di COSTANTINO SPINETI


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“La musica non può cambiare il mondo”. Questo ho letto di recente dopo aver comprato e pagato profumatamente carta stampata patinata edita e distribuita…

... Dopo aver accuratamente spalmato sull’asfalto grigio dell’autostrada quattro ore di buona musica, mi ritrovo tra i viali di Bologna ... una vena malinconica m’assale ripensando che qualche anno fa, sotto questi portici, m’innamorai perdutamente della donna più bella del mondo, così metto su “In a sentimental mood” di John Coltrane mentre parcheggio la mia auto nei pressi di Via San Vitale perché ... perché mi sembra giusto!

Teatro San Leonardo, un’affascinante vecchia chiesa sconsacrata, il posto ideale per ascoltare e assistere a canti di guerra etiopi suonati da un saxofono vibrato “shellele” che sembra il padre di Albert Ayler, accompagnato da un gruppo punk olandese “The Ex” che sembrano i cugini dei Clash ... il posto ideale! Il tenorsax Mark VI della Selmer di cui sto parlando è quello di un mito della musica etiope, Getatchew Mekuria ... una leggenda quasi ottantenne con l’entusiasmo di un ventenne!



... Dopo aver dato un bacio (sulla guancia!) con lo schiocco ed aver abbracciato toccandomi i gomiti il mio amico e fratello borguez che stavolta ce l’ha fatta ad arrivare fin qui dalla sua terra di Romagna ... ”terra di sole e di vini difficilmente edulcorabili”... mi appropinquo verso il bar che è situato in un chiostro adiacente, amo camminare sui ciottoli facendo rumore ... mi accendo una galuloises blondes ed i miei occhi iniziano a serpeggiare tra le bottiglie ... fino a quando i nostri sguardi si toccano ... ”Ti stavo aspettando” ... mi sussurra all’orecchio con un filo di voce intrigante ... indossa una gonnellina di paglia che la rende sinuosa ed ammaliante allo stesso tempo ... sopra la sua gonnellina veste come sempre la sua etichetta: CHIANTI…Con voce seria dico fermamente alla barista che la voglio riscattare, e lei sorridente per soli 13 euro me la pone tra le mani…ci guardiamo intensamente negli occhi come quei due che sapevano a memoria dove volevano arrivare…ed in cuor nostro sapevamo entrambi ... che ci saremo baciati in bocca amorevolmente per il resto della serata ... bene, benone, benissimo ... dico a voce alta tra me e me stesso mentre mi dirigo religiosamente tra una navata e l’altra verso l’abside ... che poi sarebbe il palco ...

Eppoi arriva la musica ... arriva Moa Ambessa ... arriva un coacervo di suoni, di musiche e di culture, di colori, di afrori e di aromi ... arriva una pacca sonora che improvvisamente fa infuocare per induzione tutta la Chiesa sconsacrata, incendiando gli animi di tutti “noi demoni innocui” presenti, lasciando con un palmo di naso persino l’affresco dipinto in prossimità del palco (o abside)... che ci guardava con gli occhi strabuzzati (chissà se era San Leonardo?)...


Una sezione fiati composta da sax alto, trombone, e clarinetto fanno da cornice e cercano invano di contenere il sax tenore di Mekuria che inizia le sue cavalcate sonore etiopi scintillando al centro dall’abside (o palco) ... vibrando furiosamente canti di guerra shellele e ruggendo come il grande Leone di Giuda, che appare nella vecchia bandiera reale etiope, rappresentante Haile Selassie I, il primo imperatore d'Etiopia considerato dai rastafariani il loro Messia (Iron Lion Zion)... le due chitarre degli EX insieme col basso del grande Colin McLean da principio fanno fatica ad entrare, poi, s’impossessano della scena con poderosi arpeggi dissonanti che mi hanno fatto tornare in mente tuffi a volo d’angelo dall’abside ... ehm ... anzi no dal palco, direttamente sul pubblico eretico sottostante…

Getatchew è una vita che suona queste melodie etiopi…tutta questa miscelazione di funk, di riff punk, di swing e di fiati a tutto volume sostenuti da “una” batterista compulsiva e tribale allo stesso tempo, mi hanno pervaso corpo, anima e spirito per quasi due ore ... Peccato per il cantante, che ha una voce che vuole somigliare a tutti i costi a quella di Joe Strummer, ha preso in mano per due volte una tromba ... ma non l’ha mai suonata ... Bah ... alla fine ho pensato che forse il cantante è “la nuova fidanzata” di Terrie Ex, chitarrista della band nonché leader del gruppo ... Chissà ...

Ci mancava solo un formidabile ballerino etiope ... vestito con abiti tradizionali che si è lanciato in una danza allegorica che ha fatto impallidire in un sol colpo tutti i “tarantolati de lu Salentu”, utilizzando armi da taglio etiopi nelle sue personalissime e folli coreografie il ballerino si è speso con una performance tribale a dir poco sensazionale! Tutto questo mentre Getatchew Mekuria e The Ex si afromiscelavano a vicenda usando spesso un accento che sembrava venire dalle Fiandre ... Che bello!



... Poi, alla fine del concerto mi è tornata in mente la carta stampata patinata di cui accennavo all’inizio…Credo che m’informerò sul nome di questo “criticone” ... voglio sapere dove abita…voglio aspettarlo sotto casa, seduto al contrario su una sedia, coi gomiti appoggiati sullo schienale, in canottiera e barba incolta, con una gauloises blondes tra le dita, il fiasco di Chianti (seduto) a terra, ed uno stuzzicadenti tra le labbra ... Voglio dirgli: ”Come ti sei permesso di dire che la musica non può cambiare il mondo? EH? COME TI SEI PERMESSO? Non ti azzardare mai più a dire simili cose ... NON TI AZZARDARE MAI PIU’…hai capito?...........VIGLIACCO!”


..E allora AVANTI POPOLO…avanti ... AVANTI POPOLO DI T.P.AFRICA…AVANTI ... perdìo!

.......... Dobbiamo assolutamente cambiare questo mondo… e so che ci riusciremo! Parola di Costantino Spineti.



Tracce in ascolto (da Moa Ambessa)
1. Ethiopia Hagere
2. Sethed Seketelat
3. Musicawi Silt




Moa Ambessa
Getatchew suona quello che fa da una vita, melodie etiopi, e la cosa funziona perfettamente, tutto si incastra alla perfezione! Ethiopia Hagere, il primo pezzo mette subito in chiaro le cose, riff punk, tambureggiare ossessivo di batteria e fiati a tutto volume, qualche minuto così e GW Sok parte col suo inconfondibile cantato. Si rimane a bocca aperta per tanta potenza e tensione positiva. I pezzi successivi sono meno tirati, più melodici, ma non meno efficaci. E' tutto un miscelare swing, riff punk, funk, melodie etiopi, ritmi che accelerano e rallentano, chitarre dissonanti, crescendo di fiati, assolo di sax. Un tale turbine di sensazioni che alla fine ti gira la testa, un disco che, personalmente, mi ha entusiasmato, ci ho messo giorni per decidermi di levarlo dallo stereo. Consigliatissimo! (cs)


Autore: Getatchew Mekuria & the EX
Titolo: Moa Ambessa
Anno: 2006
Label: Terp

Tracce
1. Ethiopia Hagere
2. Sethed Seketelat
3. Eywat Setenafegagn
4. Che Belew Shellela
5. Aynamaye Nesh
6. Shemonmwanaye
7. Musicawi Silt
8. Tezeta
9. Almaz Yeharerwa
10. Tezalegn Yetentu
11. Aha Begena

1 commento:

SigurRos82 ha detto...

Cioè, capisci che sto morendo d'invidia?

I tuffi dall'abside sopra al pubblco eretico in una chiesa sconsacrata...praticamente una frase da signature :D

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