18 maggio 2009

T.P. Africa Ensemble Live


E’ un’idea semplice, far suonare assieme i migliori musicisti africani residenti in Italia. In tal modo si può offrire buona musica dell’Africa a un prezzo ragionevole, perché portare musicisti dall’Africa costa caro, non c’è nessuna certezza di ottenere i visti necessari e in Italia non si riesce a trovare quasi nessuno disposto ad imbarcarsi in una simile impresa.




Madya Diebate, Omar Suso e Naby Camara entrano nel piccolo teatro del Rialto/S. Ambrogio e attaccano Alla’la ke, un classico della musica tradizionale malinke. E’ un canto verso il cielo e per Allah, perché prima di suonare per il pubblico ci si rivolge a dio. Le due kora e il balafon si rincorrono in arpeggi e ritmi complessi e incantati. Naby introduce al canto, seguito da Madya a cui risponde Omar. Voci che partecipano, si incitano, si chiamano.



Gli africani che vivono in Italia combattono quotidianamente contro le discriminazioni. “gente senza arte ne parte” li ha definiti recentemente Silvio Berlusconi, ma il concerto di venerdì sera al Rialto – S. Ambrogio è una delle prove dell’ignoranza e del pregiudizio che sottintendono quelle parole. L’Africa è un continente ricco di cultura, e lo sforzo necessario per riconoscerla e apprezzarla viene ampiamente ripagato. La cultura è una risorsa, uno dei principali modi in cui il popolo degli immigrati ripaga l’ospitalità a chi gliela offre.


Madya viene dalla Casamance, una regione a sud del Senegal in cui prevale l’etnia mandinka. Omar viene dalla Gambia, una piccola nazione anglofona contenuta dentro il Senegal. Anche lui è mandinka. Entrambi sono griot, e hanno una parentela stretta con la famiglia di Toumani Diabate e Ballake Sissoko. Il padre di Toumani, il leggendario Sidiki, era originario della Gambia, e quando tornava dai suoi parenti prendeva con sé Omar – che era piccolo – e lo portava con lui a suonare in giro. La kora, l’arpa a 21 corde dei mandingo, è originaria di quelle terre. A differenza dei maliani, in Gambia e in Casamance la kora si suona in modo più ritmico e percussivo, con le corde che vengono colpite e pizzicate.


Quella ascoltata al concerto è musica più antica di quella di Mozart, e persino di Bach. Brani tradizionali di cui alcuni hanno molti secoli. Sono storie tramandate dai griot di padre in figlio, che narrano dell’impero mandingo e dei suoi eroi. E’ musica classica africana, e per riconoscerne il valore sono necessari curiosità, sensibilità e amore per la cultura. La sensazione è che una buona parte del pubblico presente abbia compreso e apprezzato.


Naby e di etnia Sussu e viene dalla Guinea Conakry, la patria del balafon mandingo. Anche se il suo cognome è predominante nella casta dei fabbri e dei falegnami lui è un griot, suo padre suonava il balafon e sua madre è una cantante. E’ l’ultimo di undici figli, e dopo aver passato l’infanzia e l’adolescenza in Guinea si è trasferito in Senegal, dove ha suonato con i Bougarabou Ballets. Probabilmente è il miglior balafonista residente in Italia, e canta con una voce graffiata e intensa.


Il concerto va avanti per un’ora e mezza, poi Afrodisia chiede di concludere e lasciare la pista a chi vuole ballare al ritmo dei dj-set. E’ normale, molta della gente presente è venuta per divertirsi, e grazie all’invito di Afrodisia ha potuto assaggiare qualcosa di quell’arte che rappresenta un frammento di una vasta cultura.


E’ nostra intenzione che la T.P. Africa Ensamble torni a suonare. Nei due giorni che siamo stati assieme a Madya, Omar e Naby abbiamo goduto della loro umanità e semplicità, così come della loro musica, suonata per noi nelle nostre case, e abbiamo ancora una volta avuto conferma della ricchezza dell’Africa, non solo nell’arte, ma anche – ad esempio - nel modo di concepire l’amicizia e lo stare insieme.




English Version

6 commenti:

borguez ha detto...

che meraviglia, son persino un poco commosso!
non essendoci stato fisicamente ma avendovi accompagnati spiritualmente. sono lieto della serata, delle vostre parole e delle opportunità che ci saranno.

benvenuto a questo ensemble!
stiamo lavorando per farli suonare ancora e ancora: credo che lo meritino loro e la moro musica!

ancora grazie...

Anonimo ha detto...

…Girato l’angolo mi trovo davanti alla fontanella delle tartarughe, sita in piazzetta Mattei…quasi al centro del borghetto ebraico che si trova nel centro storico di Roma, proprio dietro il Colosseo…

Io ed il mio amico “strozzaquartini” ci siamo visti a casa sua, in mezzo a migliaia di dischi e di foto, in mezzo a centinaia di libri, a decine di bottiglie vuote, e a miliardi di acari invisibili…e ora ci troviamo qui, davanti a questa stupenda, intima, quasi segreta fontana romana…a berne cogli occhi…la bellezza!

Il teatro Rialto si trova dietro l’angolo, un forte odore d’incenso m’incuriosisce ma, dissetati dalla bellezza dalla fontana, lentamente (come delle testuggini!) entriamo all’interno del teatro.
Un grosso portone in cima a cinque scalini ci introduce all’interno del palazzo dove un’ampio stanzone ci permette di uscire in un cortile dove ci attendono brusii umani, delle sedie, dei tavoli, ed un bancone da bar, non molto assortito…ma ben fornito! Ordino una birra per la prima manche…guardo negli occhi la barista, e le dico languido:”Guarda che so già…che ci rivedremo!

In quell’imprendibile mentre, mentre mi trovavo un antro e imparavo l’arte mettendomela da parte in mezzo a tanta gente che un “nano androide coi tacchi alti” ha definito “senza arte né parte” riflettevo su come si può stare in disparte mentre si parte giocandosela a carte…….Fermati Costantì!

…Insomma in quel mentre mi si para davanti strozzaquartini seguito dall’intero staff di TP Africa al completo…poi guardo meglio e m’accorgo che manca Maurizio Ribichini…ho saputo poi che è rimasto intrappolato in un labirinto di passioni…Ciao Maurì…riprenditi presto!
Ci salutiamo sorridenti con fierezza ed orgoglio, ansiosi di assistere ad uno spettacolo importante:


T.P.AFRICA ENSEMBLE live@Rialto

Eppoi è arrivata la musica, la tradizione, la storia, la cultura, l’antica saggezza popolare…le voci, quelle voci…sembravano arrivare da lontano, molto lontano…un lontano impalpabile…
Abiti artigianali antichi fasciavano i musicisti che sembravano un tutt’uno col soffitto e il pavimento…la musica di un balafon (suonato divinamente!),di una kora, e di un’altra kora, sì insomma di due kore (senza capanna!)…mi hanno fatto palpitare il cuore per quasi due ore…
Ad un certo punto (tra una palpitazione e l’altra), sono uscito per fumare una gauloises blondes…mi sono acquattato nell’atrio con l’orecchio e l’occhio destro puntati all’interno mentre avido aspiravo 9mg di catrame,0,9mg di nicotina e ben 12 mg di monossido di carbonio…è stato in quel preciso momento che mi si è raggelato il sangue…ho sentito dietro di me una voce squillante, adolescenziale, femminile che ha gridato:”…PAAAAPI…..
Oddio mio…ho detto…pure qua…NON E’ POSSIBILE!
Lottando contro me stesso con tutte le mie forze, alla fine mi sono voltato…sentivo una stilla di sudore gelido che correva lungo tutta la mia spina dorsale…ma alla fine, ce l’ho fatta….
Poi…un gran sorriso…si trattava della figliola di Giulio Mario Rampelli che cercava il suo “formidabile papà”…che bello! (ho pensato)….

StoneFree82 ha detto...

L'Italia ha bisogno di più musica. Ma quale musica?

Quella intesa, sentita e suonata in QUESTO modo, da gente COSI'.

Grazie dell'iniziativa e dello splendido resoconto, in questo modo è come se fossi potuta essere presente :)

GM ha detto...

Eppure in fondo al cuore c'è sempre la paura che questa musica sia troppo lontana dai nostri gusti e dal nostro saper ascoltare.

Per questo i vostri commenti sono preziosi.

Vorrei un concerto solo per voi, nelle vostre case, con i musicisti che cantano i vostri nomi e suonano guardandovi sorridenti negli occhi.

E non è poi così difficile che cio' accada, un giorno.

Manuel De Carli ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Manuel De Carli ha detto...

B-E-L-L-I-S-S-I-M-O!

Purtroppo non son potuto esserci...

Awesome TP Africa

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