04 maggio 2009

Tony Allen - Secret Agent


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Ogni nuovo lavoro di mr. Tony Allen, anche il più innovativo, non fa in tempo a nascere che è già tradizione. Allen è infatti uno che ha scritto molte pagine importanti della storia della musica africana, per questo Secret Agent, il suo album che uscirà a giugno, è una festa per chi già conosce e ama l’afrobeat, ma anche per chi, trascinato dal groove, è stufo della freddezza cronometrica dell'elettronica e cerca il calore della musica suonata, oppure per chi, come noi, è affascinato dalle sintesi musicali contemporanee che affondano le loro radici in una sensibilità e in una cultura antica. Ma andiamo con ordine.

Fela Kuti incontrò Tony Allen nel 1964, subito dopo il suo ritorno in Nigeria da Londra. A quel tempo sua madre gli aveva procurato un lavoro alla Nigerian Broadcast Company, che consisteva nel selezionare e produrre giovani gruppi nigeriani emergenti. Ma nei pochi mesi che restò alla NBC, Fela produsse soltanto alcuni singoli del suo Fela Ramsone-Kuti Quintet.

Il quintetto di Fela suonava jazz, è per questo non ebbe alcun successo. Il suo jazz, a cavallo tra il be-bop ed il cool, era troppo diverso dall’highlife, ciò che i nigeriani erano abituati a identificare con il jazz, non era ballabile, non era cantato e neanche orecchiabile. Fu così che Fela sciolse il quintetto e ricostituì i Koola Lobitos, con l’intenzione di suonare il suo ibrido denominato highlife-jazz.


Nel rifondare i Koola Lobitos Fela ascoltò vari batteristi, ma quando fu il turno di Tony Allen non ebbe dubbi. Il drumming di Allen suonava jazz come nessun altro batterista nigeriano riusciva a fare, ma la sua batteria valeva anche da sola un’intera ensamble di percussionisti yoruba. Si può dire che l’afrobeat fu concepito in quell’incontro, a partire dal quale Fela introdusse tutti gli elementi che in seguito avrebbero dato una forma e una sostanza compiuta a quel sound. La sezione di fiati dell’highlife divenne parte integrante della sezione ritmica, impegnata in riffs semplici e ripetititivi, come nel funky, ma anche come i talking drums delle ensamble di percussioni yoruba, mentre gli assoli erano venati di jazz, tra il free e il modalismo tradizionale. Alla chitarra ritmica si aggiunse una seconda chitarra, detta tenore, che assieme al basso formavano la micidiale sezione dei cordofoni. I testi erano sempre più critici e caustici, mentre la lingua usata divenne il pidgin english, una sorta di esperanto dell’Africa anglofona. I brani erano arrangiati come lunghe suite, in cui l’introduzione strumentale creava le condizioni per il cantato drammatico supportato dal contrappunto del coro.

Il padre della ritmica afrobeat fu Tony Allen. Il suo drumming, con quel lavoro jazzistico ai piatti, i raddoppi alla grancassa e al rullante, e gli accenti ai tamburi bassi che spezzano la musica – detti bombs – caratterizzarono in modo decisivo il sound degli Africa 70, la band di Fela, che Allen guidava sia nei crescendo drammatici che nei bruschi cambi di dinamica che la caratterizzavano. La sua batteria era così articolata e incalzante da far ridurre la sezione dei tamburi – che nelle ensamble yoruba può contare anche più di dieci elementi – a tre o quattro, con l’aggiunta di un paio di percussionisti alle congas e un altro agli shekere e agli sticks.


Tony Allen lasciò gli Africa 70 nel 1978, poco dopo l’attacco dei militari alla residenza di Fela, denominata Kalakuta Republic, durante il quale sua madre fu scaravantata dalla finestra per morire poche settimane dopo. Allen andò via assieme alla maggior parte dei musicisti degli Africa 70 per molte ragioni. Perché la violenza della repressione governativa era diventata insopportabile, perché Fela non pagava i suoi musicisti in quanto voleva utilizzare il denaro guadagnato per finanziare la lotta politica, e anche perché era da tempo che Allen voleva dedicarsi completamente alla carriera solista. I primi album degli Africa 70 a suo nome – Jelousy, No Accomodation for Lagos e Progress erano già usciti, e il suo album successivo, No Discrimination, fu pubblicato con il suo nuovo gruppo, gli Afro Messengers.

Da allora la musica di Tony Allen ha rappresentato l’anima potente e iconoclasta dell’afrobeat tanto quanto quella di Fela, anche se più pacata e assai meno istrionica. Dopo lo storico album NEPA (1985) - che è l’acronimo della Nigerian Electric Public Agency ribattezzato da Allen Never Expect Power Always – Allen, che non aveva mai smesso di suonare pur essendosi trasferito in Europa, tornò meritatamente alla ribalta dopo la morte di Fela, avvenuta nel 1997, quando il mondo riscoprì nuovamente la forza pulsante dell'afrobeat. Uscirono così, oltre a numerose collaborazioni, il visionario Black Voices (1999), Home Cooking (2002) e Lagos No Shaking (2006), prodotto dalla Honest jons di Damon Albarn.


E siamo arrivati a oggi. Tra poche settimane uscirà Secret Agent, il suo nuovo album che sancisce anche il suo ingresso nella scuderia degli artisti della World Circuit di quel diavolo di Nick Gold. L’album è suonato da una band composta da otto musicisti tra chitarre – ritmica, temore e basso, come vuole la tradizione – percussioni, tastiere e fiati, e cinque cantanti, tutti discepoli dell’afrobeat, come li definisce Tony Allen.

Il suo drumming, che divenne sin dalle origini la propulsione e la firma dell’afrobeat, fa si che anche oggi, quando egli siede dietro alla batteria e attacca uno dei suoi groove inconfondibili, sembra di ascoltare gli Africa 70 dei primordi. Allen ha fatto molta strada da allora, e i suoi incontri con il r’n’b contemporaneo, con la musica elettronica e con le sintesi dei DJ fanno oramai parte del suo bagaglio artistico, e fluiscono naturalmente a colorare il suo afrobeat. Ma i brani di Secret Agent sono anche – e soprattutto – il frutto dell’evoluzione della scena naija underground e sperimentale che vive sotto traccia e pulsa nelle comunità nigeriane di Londra e Parigi, una scena che solo raramente – ad esempio nelle splendide raccolte curate dalla Ekostar di Samuel Kayode – si palesa alla curiosità dei pochi appassionati esterni a quelle comunità.


Ne sono un esempio le voci sinuose e piene di colori di Orobiyi Adunni, King Odudu, Bola Dumoye, Kefee Obareki e Abiodun Oke, nomi nuovi per la totalità di noi, che solo in rarissimi casi aveva a fatica imparato a conoscere, riconoscere e apprezzare il timbro polveroso di Fatai Rolling Dollar e la grinta sensuale di Yinka Davies, voci protagoniste del precedente lavoro di Allen.

Secret Agent è afrobeat maturo reso imortale dalla batteria e dagli arrangiamenti di Tony Allen, che già da Lagos No Shaking era tornato sui suoi passi per riappropriarsi e riimmergersi nella sua yorubaland, oggi post-moderna e globalizzata. Dell’afrobeat conserva il ritmo, la struttura generale e la propensione alla critica sociale e politica. Ma sono passati molti anni da quando Allen partecipava agli incendi musicali allo Shrine, e la sua personalità era già allora molto differente da quella di Fela. Così il suo afrobeat è meno provocatorio e più gentile e raffinato, e i brani sono puliti e persino radiofonici.

Essenzialmente è musica anti-melodica fondata sul ritmo e sugli intrecci sofisticati dei riffs dei vari strumenti e del coro. E’ jazz, è soul, è fusion, e rap, è naija. E’ musica che non è orecchiabile e che non stanca, che deve essere ascoltata con la pancia e con le gambe, e che può essere apprezzata e amata a partire da sensibilità differenti, anche da chi la scopre oggi senza conoscere le precedenti puntate.




Autore: Tony Allen
Titolo: Secret Agent
Anno: 2009
Label: World Circuit

Tracce:
1. Secret Agent
2. Ijo
3. Switch
4. Celebrate
5. Ayenlo
6. Busybody
7. Pariwo
8. Nina Lowo
9. Atuwaba
10. Alutere
11. Elewon Po




Note per l'ascolto:
Questa raccolta di tracce è un viaggio a ritroso nella musica di Tony Allen, da Secret Agent (dal quale sono tratte due tracce già presenti sul myspace di T. Allen) fino a My Lady Frustration, dedicata da Fela a Sandra Smith, considerato il primo brano di afrobeat seminale. In Morose canta la straordinaria Yinka Davies. Jekalewa, tratto da una splendida raccolta curata da Samuel Kayode, è un esempio dell'integrazione di Allen nella scena naija-rap. In Every Season canta Damon Albarn. Boozo Bajou e Kunene sono esempi delle molte collaborazioni di Allen con gli artisti più disparati; il primo è elettronica, il secondo è un esperimento di un celebre e vecchio chitarrista giamaicano. Asiko viene dalle cupe tenebre di Black Voices. NEPA risente dei brutti suoni elettronici degli anni '80. Ariya viene dal suo primo disco senza gli Africa '70.

1. Secret Agent (from Secret Agent, 2009)
2. Switch (from Secret Agent, 2009)
3. Morose (from Lagos no Shaking, 2006)
4. Jekalewa (from Nu Afrobeat Experience, 2002)
5. Every Season (from Home Cooking, 2002)
6. Boozoo Bajou (from Allenko Brotherhood Ensamble, 2001)
7. Kunene (from Ernest Ranglin: Mothern Answers to Old Problems, 2000)
8. Asiko (from Black Voices, 1999)
9. NEPA (from NEPA, 1985)
10. Oremi (from King Sunny Ade: Aura, 1983)
11. Ariya (from No Discrimination, 1979)
12. My Lady Frustration (from Fela Ramsone-Kuti & Nigeria 70: The '69 L.A. Session, 1969)


English Version

1 commento:

Anonimo ha detto...

...Sempre puntuale ed indispensabile fratello GM...

Tony Allen "agente segreto" che si infila nele sonorità dei ghetti afro-europei sarà sicuramente una chicca da non perdere...Merci mon frère...

...La prima volta che ho sentito suonare Tony Allen (parecchi anni orsono) mi sono subito domandato:
"Quante mani avrà quest'uomo?"...

Ti saluto col pugno destro chiuso sul cuore fratello...lo stesso cuore che ci metti tu...quando scrivi per noi.

Respect

Costantino

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