11 maggio 2009

Dal British Library Sound Archive

Novità dalla HONEST JON'S RECORDS


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Chi sono Ebenezer Calender e Bobby Benson? Coloro che sono interessati allo storia della musica africana moderna hanno certamente già incontrato i loro nomi leggendari, ma probabilmente non hanno mai ascoltato la loro musica, da tempo introvabile.

Sappiamo semplicemente che negli anni ’40 Calender fu il padre della moderna musica palm-wine della Sierra Leone, mentre nel decennio successivo Bobby Benson fondò la prima orchestra di highlife nigeriano, nella quale militavano musicisti del calibro dei giovani trombettisti Victor Olaiya e Roy Chicago.

Ebenezer Calender nacque a Freetown, in Sierra Leone, da madre creola e padre soldato del reggimento inglese delle Indie Occidentali, originario delle Barbados. L’Inghilterra abolì la schiavitù nel 1772, e nel 1787 partirono da Plymouth le prime navi che riportavano gli schiavi liberati in Africa. La loro destinazione era Freetown in Sierra Leone, un territorio che assieme alla Liberia fu scelto dagli inglesi per il rimpatrio di migliaia di ex-schiavi provenienti dagli Stati Uniti, dalla Giamaica e dalle altre isole caraibiche sotto il dominio britannico.


La contro-diaspora verso la Sierra Leone e la Liberia creò in quei paesi una comunità etnica mista e sradicata che parlava il krio, una lingua creola nata dalla fusione del dialetto inglese afro-americano, del patois giamaicano e di termini presi da numerose lingue africane. Grazie al legame con la Gran Bretagna, fino alla fine delle guerre mondiali quelle comunità creole continuarono ad accogliere gli immigrati caraibici che tornavano in Africa per scelta o perché vi erano destinati dopo un lungo servizio nell’esercito britannico. Fu a causa di ciò che il gumbe e la musica palm-wine della Sierra Leone ha spesso il sapore delle sonorità di Trinidad, delle Barbados e della Giamaica.

Le prime registrazioni che testimoniano la storia di quel meticciato furono merito della Decca, che negli anni ’40 pubblicò i primi 78 giri di Ebenezer Calender e del suonatore di banjo Francois MacFoy, detto Famous Scrubbs. Entrambi erano menestrelli che cantavano nei bar di Freetown in cui si serviva vino di palma, resi famosi da quelle prime registrazioni pioneristiche. In quegli stessi anni sempre la Decca produsse in Ghana i primi dischi dei Tempos di Emanuel Tettey Mensah e dei Black Beats di King Bruce, leggendarie orchestre di highlife che attraversarono la storia del loro paese fino alla sua liberazione e influenzarono permanentemente il corso della musica africana.

I Tempos nacquero come orchestra da ballo per le truppe europee di stanza ad Accra nel 1946. All’inizio degli anni ’50 la loro prima tournée in Nigeria fu un tale successo che immediatamente dopo nacquero i Combo di Bobby Benson, la prima orchestra nigeriana che suonava highlife, e che fu a breve seguita da molte altre formazioni, come i Rivers Men di Rex Lawson e gli Empire Rhythm Skyes di Steve Amechi, in cui militava un giovane e talentuoso chitarrista il cui nome era Stephen Osita Osadebe.

Dopo essere stata musica da ballo per i bianchi e per la borghesia nera, al tempo dell’indipendenza l’highlife divenne la musica dell’Africa liberata, il punto di partenza di un processo evolutivo che generò alcuni dei più interessanti nuovi ibridi della moderna tradizione musicale dell’Africa anglofona.


Che la musica prima di tutto sia arte, espressione della cultura dei popoli e documento storico non è un fatto sufficiente a garantirne la preservazione e la circolazione, soprattutto se parla di una storia – come quella africana – inconsapevolmente o volutamente ignorata e cancellata assieme alle nostre vergogne. Come tutte le merci la cosa che più conta della musica e che venga comprata, e quelle prime registrazioni di Calender, di Bobby Benson o di Steven Amechi certamente non rispondono ai criteri commerciali di oggi.

Ma da qualche anno una strana etichetta indipendente, l’inglese Honest Jon's, sembra infischiarsene di ogni logica commerciale, e propone uno dopo l’altro documenti musicali di importanza storica straordinaria. Grazie ai quattro volumi della serie "London is the place for me", avevamo scoperto musicisti come Ambrose Adekoya Campbell, Lord Kitchener e Gwigwi Mrwebi, il calypso dei sobborghi di Londra e le storie di comunità sotterranee e marginali come quelle degli immigrati nella capitale britannica della prima metà del secolo scorso. Oggi la Honest Jon's continua in quella scelta apparentemente suicida e, attingendo dal British Library Sound Archive, decide di pubblicare “Marvellous Boy – Calypso from West Africa” e “Living is Hard – West African music in Britain, 1927-29”.

Il primo - in copertina una cartolina acquarellata, come si usava una volta – rende finalmente disponibili alcuni brani di Ebenezer Calender, di Bobby Benson, di Steven Amechi e di Famous Scrubbs, oltre ad altri eroi sconosciuti della musica dell’Africa colonizzata. Il secondo – è pazzesco, lo sappiamo – ripropone musica tradizionale africana tratta da alcune registrazioni pionieristiche effettuate negli anni ’20 dalla Zonophone, ovviamente su 78 giri.

Il lavoro della Zonophone precedette di poco quello di altre etichette europee, come la Odeon, la Parlophone e al HMV, e registrò artisti africani residenti in Inghilterra o, in rari casi - ad esempio il Kumasi Trio - fatti venire appositamente dalle colonie.


Le storie dell’immigrazione africana in Inghilterra negli anni ’20 raccontano di comunità che lavoravano come marinai o portuali, tra povertà, violenze e discriminazioni. Le tracce di Living is Hard riflettono quelle storie e quell’isolamento. sono musica scarna, a volte semplici canti - in fanti, ga, twi, wolof e youruba - senza alcun accompagnamento, altre con l’aggiunta di un liuto, di una chitarra da menestrello o di un tamburo. Sono blues che parlano un linguaggio alieno e raccontano di malinconie e speranze.

Ho sentito bussare, vado a controllare.
Forse sei malato d’amore,
lei è nella sua stanza
l’amore sta arrivando
lei è nella sua stanza
e l’amore sta arrivando.
(da Living is Hard)

Parole semplici, canti antifonali, voci sabbiose, che in base alle logiche dell’industria musicale sarebbero dovute essere dimenticate. Ma a noi e a qualcun altro quella musica interessa, e questo sembra essere sufficiente per la Honest Jon's, che dimostra ancora di essere un’etichetta che vive fuori dal mondo, e che dalle sue scelte coraggiose trae il suo straordinario fascino. Oltre alla curiosità per quella musica, comprare i loro dischi rappresenta in qualche modo un sostegno a un'etichetta che non risponde alla logica commerciale del profitto, e questa può essere senz'altro una motivazione in più all'acquisto e alla diffusione di quelle arcaiche testimonianze.

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Brani in ascolto:
1. Roy Chicago - Olubunmi
2. Steven Amechi And His Empire Rhythm Skies - Nylon Dress
3. Ebenezer Calender And His Maringer Band - Fire Fire Fire
4. Bobby Benson And His Combo - Gentleman Bobby
5. Oni Johnson - Garse Yer Fido
6. Harry E. Quashie - Anadwofa
7. Kumasi Trio - Asin Asin Part 2
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Autore: AAVV
Titolo: Marvellous Boy - Calypso from West Africa
Anno: 2009
Label: Honest Jon's

Tracce:
1. Famous Scrubbs - Poor Freetown Boy
2. Bobby Benson And His Combo - Taxi Driver (I Don't Care)
3. Chris Ajilo And His Cubanos - Ariwo
4. Roy Chicago - Olubunmi
5. Mayor's Dance Band - Bere Bote
6. Steven Amechi And His Empire Rhythm Skies - Nylon Dress
7. Ebenezer Calender And His Maringer Band - Fire Fire Fire
8. Famous Scrubbbs - Scrubbs Na Marvellous Boy
9. Godwin Omabuwa And His Sound Makers - Dick Tiger's Victory
10. Rolling Stone And His Traditional Aces - Igha Suo Gamwen
11. E.T. Mensah And His Tempos Band - The Tree And The Monkey
12. Bobby Benson And His Jam Session Orchestra - Calypso Minor One
13. Ebenezer Calender And His Maringer Band - Cost Of Living Nar Freetown
14. Ebenezer Calender And His Maringer Band - Me Nar Poor Old Man Nor Do Me So
15. Bobby Benson And His Combo - Gentleman Bobby
16. Victor Olaiya - Yabomisa Sawale
17. The Rhythm Aces - Mami
18. Ebenezer Calender And His Maringer Band - Arria Baby
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Autore: AAVV
Titolo: Living is Hard - West African music in Britain, 1927-29
Anno: 2009
Label: Honest Jon's

Tracce:
1. Oni Johnson - Garse Yer Fido
2. Isaac Jackson - Nitsi Koko Ko Ko
3. Ben Simmons - [Blank]
4. Harry E. Quashie - Anadwofa
5. Ben Simmons - Mu Kun Sebor Wa Wu
6. Douglas Papafio - Kuntum
7. Prince Zulamkah - Ligiligi
8. The West African Instrumental Quintet - Adersu — No. 2
9. The Ga Quartet - Abowe Dsane Nmaka Tso
10. Domingo Justus - Buje
11. Ben Simmons - Obu Kofi
12. James Tucker - Rue Bai Rue Bai
13. John Mugat - Bukay
14. Kumasi Trio - Asin Asin Part 2
15. Douglas Papafio - Sakyi
16. James Thomas - Jon Jo Ko
17. Nicholas De Heer - Edna Buchaiku
18. George Williams Aingo - Akuko Nu Bonto
19. Nicholas De Heer - Ewuri Beka
20. George Williams Aingo - Mi Agur Bi
21. James Brown - Mukorin-Mantun
22. Nicholas De Heer - Wasiu Dowu
23. John Mugat - Alahira



English Version

1 commento:

Anonimo ha detto...

Incontrai la musica africana nel 1829…facevo parte allora di un’”orchestra di schiavi”.
Nel 1831 con un’orchestra africana suonavo strumenti occidentali…l’orchestra era composta per lo più da musicisti dell’Africa meridionale e occidentale,tra cui alcuni malesi…eravamo stabili a Cape Coast Castle.
Eravamo in un forte costruito dagli inglesi e dagli olandesi per tenere rinchiusi gli schiavi prima del loro “viaggio infernale verso ovest”.
La nostra banda di ottoni eseguiva mazurche,polche e marcette per allietare “quegli sporchi europei” di Cape Coast Castle.
Il nostro repertorio si allargò quando i West Indian Rifles introdussero la musica caraibica e una versione di successo di “Everybody Loves Saturday Night”.Successivamente introducemmo Old Calabar,The Lincolnshire Poacher,The Orange man,south Carolina’s,Sultry Clime e Hausa Farewell…tutto un miscuglio di richiami per corno da caccia basato su melodie tradizionali “hausa” della Nigeria settentrionale.Dopo,introducemmo infine,una forma sincopata di musica militare che divenne nota come “adaha”,all’ultimo suonavamo una mescolanza di marce e musica da ballo…ci facevano indossare delle divise che sembravamo dei soldatini di piombo usciti da un disco di Vinicio Capossela,ci facevano esibire prima delle partite di calcio o di altri loro avvenimenti sociali…Poi alla fine riuscii a fuggire…ora vivo in prossimità di Roma…insieme ai miei saxofoni...ed ho quarantanni…ma i miei fratelli laggiù…non li ho mai dimenticati…

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