25 maggio 2009

Bonga - Bairro

Di ROBERTO LYCKE


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Bonga il re del semba, un personaggio nel vero senso della parola, ex quattrocentometrista di livello internazionale, ex giocatore del fortissimo Benfica degli anni sessanta, staffetta tra gli esuli angolani all’estero e i movimenti rivoluzionari in patria, potrebbe essere il perfetto protagonista di un avventuroso romanzo biografico.

Nato a Porto Kipiri, nella provincia di Bengo nel 1942 durante l’era coloniale portoghese Barceló De Carvalho si trasferisce con la famiglia a Marcal un sobborgo (musseque) di Luanda, dove cresce al suono della fisarmonica del padre che si esibisce ai ritmi della rebita e della kabetula durante le feste (kizombadas) ed i carnevali dell’epoca in cui leggendari ballerini dai nomi epici quali Joào Cometa, Jack Rumba o Joana Perna Mbunco disegnavano i passi di danza che il giorno dopo avrebbero dettato moda in tutta la regione.

Nel suo musseque il piccolo Barceló De Carvalho trascorre l'infanzia a contatto con un mondo che solo qualche anno dopo sarebbe stato spazzato via dalla guerra di indipendenza, e successivamente dalle guerre civili che avrebbero stravolto il paese per più di venti anni.

Durante gli anni sessanta primatista angolano nei 400 metri di atletica leggera arriva in Portogallo grazie proprio alle sue doti sportive, ed evita le restrizioni del governo portoghese che all’epoca vietava alle popolazione delle colonie di poter viaggiare all’estero.

Una volta in Europa entra in contatto con la comunità artistica angolana di Lisbona dove incontra Teta Lando con cui mette in piedi un duo, ed insieme al cantante Elias Diá Kimuezo incide “Ressurreição” un classico della musica angolana di quegli anni.



Foto: suonatori di Marimba, Angola


Terminata la carriera di calciatore prosegue il percorso artistico ed entra a far parte di una banda dal nome Kissueia i cui testi sono impregnati di quel desiderio di autonomia che anima tutte le colonie portoghesi.
Dopo pochi mesi a causa delle sue idee indipendentiste preferisce allontanarsi dal Portogallo, arriva in Olanda e decide di dare un taglio netto con la cultura dei colonizzatori abbandonando il proprio nome portoghese per adottare quello più angolano di Bonga Kwenda.

Qui incide il suo primo disco: “Angola ’72” e viene immediatamente censurato dalle autorità portoghesi che così facendo lo rendono in brevissimo tempo un successo tra le giovani generazioni angolane.

Il disco nel quale sono messi in evidenza alcuni strumenti della tradizione musicale del paese quali la dikanza lo ngoma la marimba la puita e l’hungo, in breve tempo diventa una sorta di manifesto della musica angolana nel mondo.



Foto: carnevale di Huambo, Angola


Associato più volte alla tradizione dei grandi artisti di protesta africani come Thomas Mapfumo e Miriam Makeba durante il 1973 parte per una tournee negli Stati Uniti in onore della recente indipendenza della Guinea Bissau e si esibisce presso l’ONU riscuotendo una ottima accoglienza.

Tornato in Europa in compagnia del chitarrista baiano Sebastião Perazzo (Tião) in una atmosfera di grande euforia dovuta alla rivoluzione dei garofani che il 25 aprile del 1974 fa cadere il regime portoghese incide il suo secondo disco: “Angola ’74”.

Intanto in Angola i portoghesi ultimi europei a lasciare l’Africa se ne vanno definitivamente abbandonando un paese in ginocchio e alla mercè dei due movimenti di liberazioni più importanti; l’MPLA sostenuto dall’Unione Sovietica e l’UNITA appoggiata agli Stati Uniti.



Foto. Carta geografica, Angola


Dopo la conquista dell’indipendenza dell’Angola in contrasto con le varie fazioni che continuano una guerra estenuante e senza sbocchi, Bonga decide di rimanere in Europa dove continua ad incidere un numero impressionante di dischi appassionanti tra i quali: Denden de Açúcar , Paz em Angola, Mulemba Xangola, Semba N’gola, Kaxexe, Bonga live, Maiorais sino ad arrivare all’attuale “Bairro” .

Registrato tra Parigi e Lisbona la voce inconfondibile roca e struggente di Bonga apre con “Bairro” la traccia che dà il titolo all’intero disco. Lo stile è sempre quello tipico delle sue ballate ricche di quella dolce malinconia dovuta alla lontananza della propria terra e dei tempi andati, temi che ritornano in quasi tutto il disco così come in “Nguenda”:

“Qualquer salão escreviam com gosto,
era Angola de então e não dá para mudar
è o nosso semba
vai para kizomba,
calinas com vinco e a gola com lenço,
ai sapato com brillo, as máuas no rosto, tremento estilo”.


Accompagnato dai Semba Masters banda in cui figurano musicisti quali Betinho Feijó, chitarrista del leggendario gruppo Os Merengues (di cui consiglio vivamente un ascolto delle rarissime registrazioni dal vivo sparse qua e là in alcune compilation di musica angolana), Lanterna che con il suono della sua fisarmonica ci riporta alle feste nei bar della Luanda anni cinquanta illuminate dalla luce di quella stessa luna che dall’altra parte dell’oceano, nel carnevale del 1988 venne cantata nel Sambodromo di Rio de Janeiro dalla scuola di di Rio Unidos de Vila Isabel nel bellissimo samba enredo ; “Kizomba, festa da raça”:

“Vem a lua de Luanda,
para iluminar a rua,
nossa sede è nossa sede,
do que o apartheid se destrua”


In questa traccia per l’ennesima volta la città carioca esalta le proprie radici bantu, la forza del popolo angolano nella lotta contro l’esercito sudafricano e ricorda o più semplicemente immagina, le romantiche notti al chiaro di luna nelle kizombadas della mai dimenticata Luanda.

Infine la sezione ritmica della banda è rappresentata dal bassista Lito Graça, il giovanissimo percussionista Chalana che porta con sé i ritmi delle nuove generazioni e lo stesso Bonga che da sempre ama accompagnarsi con il suo fedele dikanza (reco-reco) ed il surdo.

Basato su un set quasi esclusivamente acustico lontano dalla claustrofobia elettronica del kuduro degli slums di Luanda, “Bairro” risulta essere un disco tutto da ballare che si fa sentire nei piedi e nello stomaco. Nella traccia intitolata “Mana Minga” troviamo il respiro dei musseques di Luanda, mentre “Ginica” ci ricorda gli antichi carnevali che prima della guerra animavano tutto l’Angola. In “Subosq” una fisarmonica di altri tempi ci riporta negli anni in cui accucciato in un angolino del fundo de quintal (giardino di casa) ascoltava il padre suonare al ritmo della rebita.

Infine prima di chiudere il disco troviamo “Palanca buè” una specie di inno al calcio angolano, e “Bukutu” dove ancora una volta il nostro eroe dimostra di essere il vero re del semba trascinandoci nella gioia di una farra (festa) di “Bairro” …per l’appunto.



Tracce in ascolto:
1. Mana Minga
2. Subos
3. Brukutu


Autore: Bonga
Titolo: Bairro
Anno: 2009
Label: Lusafrica

Tracce:
1. Bairro
2. Makamba
3. Zukada
4. Bilukanje
5. Nguenda
6. Mana Minga
7. Subos
8. Kipiri
9. Mana Kudila
10. Bandada
11. Ginica
12. Kilumba
13. Brukutu
14. Palanka Bue

Recensione di ROBERTO LYCKE (aka Palmetto Rock'ers)


English Version


3 commenti:

Anonimo ha detto...

...Caro Roberto Licke, l'ultima volta che ci siamo incontrati ammetto che mi sono fatto rapire da una conversazione sulle danze africane con due enormi ed opulenti seni che mi guardavano dritto negli occhi...

...ma che ne diresti di una cachaca ypioca, di una pinga, di una caninha, oppure di una cerveja chope, di una branquinha, di una mavada, di una caipirinha oppure di una poderosa quanto illuminante aguardiente?

...T'aspetto con ansia...."dobbiamo assolutamente" vederci...

A presto

Paulo Roberto Falcao

Anonimo ha detto...

Bentornato Palmetto !!!
E' bello leggerti su questo blog.

Alla prossima.

Dolcenostalgia.

borguez ha detto...

qualche anno addietro stavo cercando fra i negozi di cd usati parigini un cd di Waldemar Bastos. quartiere latino: potenza e meraviglia dell'aggregazione e della massificazione culturale.
un solerte commesso di un negozio mi dice di non possedere quel disco, ma, accendendosi una sigaretta, se proprio amo la musica angolana, non posso fare a meno di questo!
questo era Angola '72!
si dovrebbe essere grati a certi incontri, a quelli di allora come a quelli odierni su questo sito!
grazie

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