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07 aprile 2009

Oumou Sangare - Seya


ASCOLTA Donso, Senkele te sira, Seya


In tredici anni si cambia, si cresce, si realizzano progetti e si concretizzano ambizioni. Seya, l’ultimo lavoro di Oumou Sangare, è il disco che sancisce una metamorfosi.

“Nel Wassoulou il griottismo è differente che in altre regioni. Da noi i griot sono storici che conservano e trasmettono la tradizione, ma non sono musicisti. Noi siamo peul. Tutti in Africa sanno che i peul nascono artisti. Suonano il flauto, il violino a una corda e cantano. Per tradizione i peul sono pastori nomadi, e quando si spostano nella foresta o nelle pianure assieme alle loro mandrie portano sempre con loro il flauto. Ma sono le donne che cantano ai battesimi, ai matrimoni e alle circoncisioni. Gli uomini suonano e le donne cantano. Per questo nel Wassoulou esiste una così alta concentrazione di donne cantanti.” (Intervista a Oumou)



Ho amato il tempo di Moussoulou, il suo primo disco, e di quel suono scarno fatto di chitarra, kamale n’goni, karignan e voci. Fu allora che la voce soffice e tagliente di Oumou mi avvolse e mi conquistò. Ho amato la sostanza di Ko Sira, con il flauto peul, il violino e le sue melodie strazianti, prima fra tutte Saa Magni, il pianto per la morte del bassista e amico Amadou Ba Guindo. Sono rimasto folgorato da Worotan, un concentrato di wassoulou groove da capogiro, con i fiati capitanati da Pee Wee Ellis nella sua prima apparizione per la World Circuit. La voce di Oumou continuava a provocarmi brividi.

Nei tredici anni passati da Worotan immagino l’insistenza di Nick Gold nel chiedere a Oumou di entrare di nuovo in sala d’incisione. Ma lei aveva deciso di darsi al business, aprendo un albergo, importando automobili dalla Cina e inscatolando riso e altri prodotti agricoli. “Oumou Sangare Rice” sugli scaffali dei mercati di Bamako e Oum Sang sulle fiancate dei 4x4. Alla fine la World Circuit ha dovuto capitolare, e ha fatto uscire la doppia compilation intitolata Oumou.

Oltre alla selezione di vecchi brani, nella track list di Oumou figurava qualche inedito tratto da Laban, una cassetta prodotta per il mercato locale. Nonostante i suoni fossero molto diversi dai delicati intrecci acustici delle corde di chitarre e n’goni, anche quei brani avevano il loro fascino. Come Yala, una canzone scritta per ballare, ma i cui testi chiedono ai giovani maliani di non sprecare la vita soltanto in divertimenti.


Oumou ci ha messo molto tempo per tornare in studio. Soltanto due anni fa non aveva ancora le idee chiare, e parlava di un brano di salsa che parlava contro la violenza degli uomini sulle donne. Ma nel suo ultimo disco non ve n’è traccia. Oumou ha cercato a lungo idee per costruire un album che – si intuiva – doveva essere all’altezza del suo stato di diva.

Ed eccolo, Seya. La versione africana, Kounadia, uscita appena un paio di mesi prima, è passata attraverso il magico filtro dello staff di Nick Gold che ne ha trattato il suono. Qualche trillo di flauto è sparito, qualche chitarra distorta e apparsa, ma il risultato è coerente, solo confezionato meglio. E poi c’è lo zampino di Check Tidiane Seck, peul anch’esso, alchimista delle tastiere proveniente dal giardino magico di Salif Keita, che negli ultimi mesi sembra essere il sale della musica maliana, presente ovunque.

Di Seya mi vien da dire che è ricco, quasi opulento. La lista dei musicisti occupa due pagine del booklet, e accanto al solito Benogo Brehima Diakite al kamale n’goni e al già citato Tidiane Seck figurano nomi quali Bassekou e Andra Kouyate al n’goni, Djelimady Tounkara alla chitarra, Neba Solo al balafon, Guy N’Sangue al basso e il solito Pee Wee Ellis al sax. Nella lista c’è anche Tony Allen, ma è pubblicità. Il suo afrobeat non c’è, e francamente in questo caso non se ne sente neanche il bisogno.


I brani sono molto diversi tra loro, merito di una scelta ma anche della varietà dei musicisti e degli ospiti. Si passa dal tradizionale e splendido Donso, antica canzone dei cacciatori, al dance elettrico Seya che dà il titolo al disco.

Non c’è niente da dire, Seya è un disco ricco, vario e splendido. Se fosse uscito prima di natale ne avrei comprate alcune copie e lo avrei regalato a tutti quelli che mi chiedono perché mi piace la musica del Mali. Ma se volessi parlare d’amore allora confesserei che ho nostalgia di Moussoulou, di Ko Sira e di Worotan. Mi manca la centralità del kamale n’goni e del karignan che tiene lo swing, mi mancano gli intrecci ancestrali delle corde, mi manca il wassoulou che con Oumou mi è entrato nel cuore. Per questo il mio brano preferito è Donso, dedicato ai cacciatori e ai guerrieri di una terra misteriosa. Ma per certe cose io sono sentimentale, ne sono cosciente.



Autore: Oumou Sangare
Titolo: Seya
Anno: 2009
Label: World Circuit

Brani:
1. Sounsoumba
2. Sukunyali
3. Kounadya
4. Donso
5. Wele Wele Wintou
6. Senkele te sira
7. Djigui
8. Seya
9. Iyo Djeli
10. Mogo Kele
11. Koroko


English Version


1 commento:

Anonimo ha detto...

...è vero brother GM...per certe cose sei un sentimentale...si intuisce dallo sguardo trasognato che hai quando parli delle cose che ti piacciono...
Conoscere te, Ree bee, e Jazzfromitaly è stato bello, sia per la casualità, sia per la presenza della divinità Mulatu Astatke...
Brother GM:
-VOGLIO sostenere WALLAI records.
-VOGLIO collaborare per portare in Italia quanti più artisti possibile.
-VOGLIO che organizziamo con borguez un "collettivo di resistenza".
-VOGLIO partecipare fattivamente alla nascita di un laboratorio di idee per difendere la dignità, la cultura e la storia del popolo africano.

Colgo al volo la tua proposta e...t'aspetto! Un forte abbraccio

Costantino Spineti

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