12 aprile 2009

Mulatu Astatke & the Heliocentrics


ASCOLTA (vedi "Selezione in ascolto")


Gli Heliocentrics salgono sul palco alla rinfusa poco prima delle 11. sassofono, tromba, violoncello, contrabasso, chitarra elettrica, tastiere, batteria e congas. La sala è piena, e loro accendono i motori e partono con il primo groove, scuro, virile e dagli accenti forti. I soli si susseguono destrutturati e selvaggi, ma tutti aspettano Mulatu.

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Alla fine del primo brano il re dell'ethio jazz entra in scena. Brizzolato, camicia bianca con le polsiere ricamate e sciarpa colorata al collo, Mulatu ha l’aspetto di un pensionato simpatico e sognante. I lineamenti, il colore della pelle e il taglio degli occhi rivelano delicatamente la sua origine etiope. Dietro al suo grande vibrafono - amplificato male - comincia a ricamare melodie fantasma sul furibondo amalgama ritmico dei suoi giovani accompagnatori, e la serata entra in una dimensione magica.

Mulatu Astatke è stato uno degli innovatori della musica etiope tra gli anni ’60 e ‘70. Diplomato in musica al Trinity college di Londra alla fine degli anni '50, poco prima che vi sbarcasse Fela Kuti, la sua carriera musicale iniziò nei club londinesi, negli anni dei vibranti incontri tra i suoni eterogenei delle comunità immigrate provenienti dalle colonie: Trinidad, Nigeria, Ghana, Giamaica.

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Trasferitosi a Boston, Mulatu fondò assieme ad artisti africani e portoricani l’Ethiopian Quintet, con i quali suonava ciò che chiamò Afro-Latin Soul. Poco dopo nacque il suo Ethio-jazz, che gli permise di conoscere John Coltrane e di suonare in seguito con sua figlia Alice, e più tardi, quando era già tornato in patria, di condividere il palco con Duke Ellington. Nel 1977 partecipò al FESTAC di Lagos, dove conobbe Fela Kuti e Sun Ra.

La sua formidabile esperienza musicale e i suoi primi LP di ethio-jazz tramontarono assieme a tutta la musica etiope alla fine degli anni ’70, con l’ascesa al potere del dispotico Mengistu. Noi lo abbiamo riscoperto anni addietro, grazie allo splendido volume 4 della Ethiopique Series della Buda Musique, che poi fu utilizzato da Jim Jarmush come colonna sonora del suo film visionario Broken Flowers.

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L'uscita di un suo nuovo lavoro con gli Heliocentrics per la risorta etichetta Strut, annunciata in anticipo dall'amico Borguez poco più di un mese fa, cogliendoci di sorpresa, ci ha fatto sobbalzare sulla sedia. Assieme agli Heliocentrics Mulatu forma un’orchestra dell’era postmoderna e globalizzata. Bianchi, meticci e africani usano i loro strumenti in modo anche non convenzionale per produrre suoni rubati, o forse scoperti.

"Come gli scenziati miscelano sostanze chimiche, io miscelo suoni". Sul groove urbano, caotico, aggressivo e rumoroso di batteria, chitarra ritmica, basso e percussioni, una fanfara del Negus urla il suo strazio, barriti e mai vagiti. Improvvisazione continua, invenzione strutturata. Si fondono così le logiche dell’elettronica e del jazz trasfigurati dalle armonie dell’Etiopia di Mulatu, fedele a sé stessa anche quando vira verso i ritmi portoricani cari alla sua giovinezza artistica e tuttora amati.

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Mulatu anima la musica stando immerso in essa, anche quando batte semplicemente il ritmo su una campana. Il suo vibrafono vola etereo e alieno sopra il fragore del groove, e così il suo piano, come un fantasma libero di abbozzare i suoi fumosi disegni, mentre l’Etiopia sembra essere entrata già nel sangue degli altri, che la cantano anche nei brani in cui Mulatu non c’è.

Il risultato è un disco e un live-set teso e coinvolgente, da anni ’60 del futuro. E’ oramai un gioco chiedersi dove sia finito il jazz, cosa abbia da dire di nuovo, oppure se sia morto dopo il free, così come il punk ha ucciso il rock. Una bella prospettiva è che il jazz, musica meticcia per eccellenza, possa trovare la sua nuova linfa vitale da incontri resi possibili e inevitabili dal nuovo flipper migratorio. L’Africa e l’Asia potrebbero giocare il ruolo dei nuovi fecondatori di una musica che ha già detto molto ma non tutto, ma che da almeno due decenni ripete anche magistralmente le stesse cose, oppure che canta sempre più la constatazione rassegnata dall'alienazione contemporanea.

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Per noi ispirazione e informazione è musica nuova, per re Mulatu è sempre il suono delle sue corde, rimaste mute, o forse solo inascoltate, per trent’anni. Un angelo che ha sempre vissuto tra noi.

Alla fine del concerto ci ritroviamo a parlare tra amici. Qualcuno dice che è stata solo una jam session, qualcun altro parla di ombra di Sun Ra, un altro ancora dice che la musica di Mulatu e gli Heliocentrics è un viaggio verso il sole. E’ tutto vero, entusiasmi e critiche. Come sono veri i giovani musicisti che compongono gli Heliocentrics, con i quali scambiamo qualche battuta nel giardino del circolo. Per loro Mulatu è un dio, è un sogno che diviene realtà, ma la loro curiosità non si ferma alla latitudine dell’Etiopia, arriva in Benin, in Nigeria, in Congo.

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E così mi viene da pensare che ancora una volta il ribollire dei nuovi suoni avviene nei cruogioli di città come Londra, Parigi e New York, dove la prossimità tra etnie e culture è una realtà che produce non solo conflitti e tensioni sociali, ma anche fecondazioni e aperture di nuovi spazi. Reazioni fisiche, e anche chimiche, che generano composti nuovi. Che stia per accadere anche in metropoli provinciali e pigre come le nostre città italiane? Più che una domanda è una speranza, una premonizione di cui vorremmo essere parte attiva.

Autore: Mulatu Astatke & Heliocentrics
Titolo: Inspiration & Information
Anno: 2009
Label: Strut

Brani:

1. Masenqo
2. Cha Cha
3. Addis Black Widow
4. Mulatu
5. Blue Nile
6. Esketa Dance
7. Chik Chikka
8. Live From Tigre Lounge
9. Chinese New Year
10. Phantom Of The Panther
11. Dewel
12. Fire In The Zoo
13. An Epic Story
14. Anglo Ethio Suite

Selezione in ascolto:

1. Cha Cha (from Inspiration & Information)
2. Esketa Dance (from Inspiration & Information)
3. Yègellé Tezeta (from Ethiopique vol. 4)
4. Yèkermo sèw (from Ethiopique vol. 4)


English Version

2 commenti:

borguez ha detto...

non mi stancherò di farmi raccontare ancora (ed ancora) questa storia, questa musica e questo concerto!
mi pare che l'infausta giornata (per me) e la perdita del concerto fiorentino abbiano, per gioioso contrasto, portato così tanta novità e possibilità che mi chiedo se Mulatu non abbia anche poteri magici e taumaturgici (e mi rispondo: di certo!).
è un piacere poter leggere qui di tanta grazia!
e mi piace anche stare a guardare ciò che sta nascendo e che sarà. immaginarlo!
mentre nel mio sottofondo continuano a scorrere le note di Mulatu!
felice di poter dire a presto,
borguez

ReeBee ha detto...

ma che bella la puntata di mercoledì scorso Highlife Mon Amour.
Almeno tre pezzi son quelli che mi fanno sbattere il cuore sempre... complimenti
quasi quasi ti lascio solo in trasmissione che vai alla grande
malinconico, ma grande

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