26 aprile 2009

L'immoralità inutile della Bossi-Fini


ASCOLTA: (Vedi "Tracce in ascolto")


Che razza di civiltà è la nostra? Di quali valori può andare fiera? Tutti quanti sappiamo in cuor nostro delle condizioni in cui vivono molti fratelli e sorelle (la fratellanza appartiene ai nostri valori?) del Sud del mondo, e sappiamo anche che, come Nord del mondo, abbiamo più di qualche responsabilità di quelle sofferenze, sia attiva che omissiva. Ma quando dalle nostre coste viene avvistato l’ennesimo barcone di disperati che fuggono dalle loro case e dalle loro famiglie, l’angoscia che deriva dal vedere minacciato il nostro status di privilegiati ci fa desiderare che quei diseredati vengano presi e rinchiusi, rispediti nei loro paesi, o meglio ancora, che vengano inseguiti e catturati direttamente sulle coste libiche, così da liberarci anche del senso di colpa.


Nel suo "L'immaginario violato" la maliana Aminata Traore racconta quello stesso dramma visto con gli occhi di chi vede i propri figli partire. “Per le strade delle nostre città immondezzaio circolano migliaia di candidati all’esilio, che l’evoluzione economica del continente e del mondo ha fatto sprofondare nel nulla. Sognano un lavoro sicuro e redditizio, uno status sociale che garantisca loro rispetto e dignità e un futuro che cancelli per sempre dalla loro memoria lo spettro della disoccupazione e dell’umiliazione. E andarsene sembra l’unica via d’uscita.

L’adagio dice: “Quaggiù non è un luogo dove restare, e l’aldilà non è un luogo dove andare”. Perché troppi, davvero troppi sono gli uomini e le donne che non trovano posto al Nord. Vanno a ingrossare le file dei subalterni della globalizzazione che raccolgono i rifiuti, puliscono i gabinetti, assolvono tutti i compiti che la gente del posto rifiuta, e non vengono risparmiati loro né il disprezzo né il razzismo.

Le madri africane, che in genere sono possessive e vogliono tenersi i figli accanto, preferiscono correre il rischio di vederli andare lontano, verso destinazioni di cui per la maggior parte non sanno nulla. Così, per aiutarli a partire vendono i pochi beni che possiedono: terreno, gioielli, bestiame. I poliziotti che braccano gli immigrati negli aeroporti e li perseguitano per strada, come tutti quelli che li umiliano lontano da qui, non sanno che ogni migrante porta con sé la speranza di una madre, di una sorella, talvolta di una moglie, le quali piangono aspettando che qui la vita migliori.”



A regolare l'ingresso degli immigrati nel nostro paese c’è la legge 189 del 30 luglio 2002, più nota come legge Bossi-Fini, che per un migrante extracomunitario (gli immigrati dall'Europa dell'est entrano perché europei) è un ostacolo praticamente insormontabile a venire in Italia con un permesso regolare. Secondo quella legge uno straniero dovrebbe infatti presentarsi alle nostre frontiere soltanto se chiamato e in possesso di un contratto di lavoro già firmato. Considerando che quest'anno è arrivato il nulla osta delle richieste del 2007, i datori di lavoro che hanno seguito la procedura di legge aspettano quei lavoratori da oltre un anno. Ma chi stipulerebbe un contratto di lavoro senza aver mai visto in faccia l’operaio o la badante che sta assumendo?

Per aggirare la montagna, i clandestini che sono già in Italia pagano ingenti somme di denaro per avere i documenti indispensabili, e visto che per la Bossi-Fini non si può passare dallo stato di clandestino a quello di regolare, ma ci si può solo presentare alla frontiera con i documenti in bocca, al posto del clandestino che già vive e lavora in Italia si presenterà alla frontiera uno sconosciuto che fingerà di entrare regolarmente con l’identità dell’altro. E così, per ogni clandestino che riesce a mettersi finalmente in regola, un altro avrà preso il suo posto.

La Bossi-Fini non combatte la clandestinità, piuttosto la alimenta. Non ferma l’immigrazione, che infatti continua ad aumentare, perché la pressione è troppo forte, e nessun ostacolo può scoraggiare persone che bussano alla nostra porta inseguite da quella belva feroce che è la fame. Non combatte le organizzazioni criminali – italiane e straniere - ma piuttosto offre loro la possibilità di arricchirsi con la tratta della carne umana in regime di monopolio. Gli unici che ci rimettono davvero sono i migranti e gli italiani disposti ad accoglierli e aiutarli, ma che restano imprigionati e impotenti nei lacci della legge.


Grazie alla pressione della Lega Nord e all'azione del ministro degli interni Roberto Maroni, alla Bossi-Fini si stanno affiancando altre leggi infami, come l’introduzione del reato di clandestinità, il prolungamento della detenzione nei Centri di Permanenza Temporanea, le multe alle prostitute, la moratoria del decreto flussi, il sequestro delle case date in affitto ai clandestini e l’obbligo dei medici di denunciarli quando si recano nei nostri pronto-soccorsi. Sono leggi che vogliono scoraggiare l'immigrazione rendendo la vita impossibile a persone che fuggono da una vita ancora più impossibile. Ma chi parte per il viaggio della speranza, disposto ad attraversare il Sahara a piedi, a nascondersi in un camion frigorifero o ad attraversare il Mediterraneo su una barcaccia malandata, non sa nulla delle leggi italiane, e anche se le conoscesse le considererebbe l'ultimo dei problemi. Per queste ragioni le nostre leggi vergognose si stanno rivelando inefficaci nel contrastare l’immigrazione, ma efficacissime per provocare nuove sofferenze a chi già soffre.




"Quando Alina si svegliò, corse al capezzale del figlio febricitante. Con mano tremante toccò il corpo di Sekou. La febbre si era considerevolmente abbassata e il bambino non si agitava più. Era morto. Mentre la giovane donna dogon dormiva il respiro degli antenati si era ritirato. Si pentì di aver ceduto al sonno, se la prese con se stessa e con il destino che aveva fatto di lei una donna dalle mani nude.

Era ancora buio nella stanza. Improvvisamente Alina si ricordò che anche Bouba, il fratello minore di Sekou, aveva la malaria. Volse lo sguardo alla stuoia sulla quale dormiva e si accorse che, come il fratello, lottava contro la morte. Si sentì attanagliare sempre più dalla paura. Ma la sorte non ascoltò le sue lacrime e strappò anche Bouba ad Alina. Distrutta dal dolore corse fuori e urlò con tutte le sue forze, facendo sobbalzare nel letto tutti gli inquilini del cortile dove abitava e quelli dei cortili vicini.

Ho il dovere di raccontare tutto questo perché si sappia che qui i cuori lacrimano, che come Alina migliaia di donne africane, arabe e sudamericane seppelliscono ogni giorno i loro figli, morti di fame o di malattie altrove curabili. La comunità internazionale è perfettamente cosciente di questa tragedia umana che si consuma lontano dall’occhio delle telecamere. E centinaia di donne muoiono ogni giorno di parto negli ospedali o lontano da qualsiasi centro di assistenza.

L’umanità si è chiusa in un atteggiamento dove i cuori, sempre più disincantati e aridi, si commuovono solo quando la morte colpisce brutalmente la massa, preferibilmente a New York o a Washington. L’intensità e la sincerità dell’emozione sono proporzionali allo status sociale ed economico delle vittime e – lo abbiamo visto nel 2001 – al prestigio del luogo tragicamente colpito. Tutto accade come se alcune vite valessero di più di altre, come se la morte si addicesse più al Sud che al Nord”.
(da "L'immaginario violato" di Aminata Traore)


Che razza di ipocrisia permea la nostra civiltà dalle sbandierate “radici cristiane”, che piange in modo differente la morte di uno rispetto a un altro, che di fronte alle tragedie si consola quando nessun italiano è fra le vittime?

Il consenso per la Bossi-Fini è il risultato del degrado dei nostri valori e della manipolazione delle nostre coscienze. Distogliamo l'attenzione da chi utilizza una posizione di potere per saccheggiare il bene pubblico e rivolgiamo la nostra rabbia verso chi nella maggior parte dei casi è già vittima, avviandone il linciaggio mediatico, sociale e, in casi estremi, persino fisico. Ma un proverbio africano dice che chi è già con le spalle al muro non può arretrare ulteriormente.

Quel consenso, quella assenza di indignazione, è la prova che per noi italiani il portafoglio viene prima dei valori umani, è la fotografia della nostra decadenza morale, è un monumento all’egoismo meschino che soffoca i nostri sentimenti empatici, è l’espressione ipocrita della nostra rabbia vigliacca che china la testa davanti ai potenti - responsabili di ben altri misfatti - e si scatena verso i deboli, è il figlio partorito dal nostro disprezzo per gli altri, un disprezzo che inevitabilmente ci si ritorce contro, perché una società che calpesta valori e diritti di altri lo fa anche verso i suoi concittadini.

Sembra che gli italiani abbiano perso la capacità di mettersi nei panni degli altri. E' vero, e non possiamo nascondercelo: la solidarietà e il rispetto dei diritti umani implica un costo e una rinuncia. Se non vogliamo parlare di giustizia chiamiamola generosità. Ma sono questi i temi politici fondamentali sui quali la società dovrebbe confrontarsi e le forze in campo misurarsi, e invece il paradosso è che chi vuole difendere i diritti di una cellula fecondata - ma italiana - sull'altro versante si accanisce su uomini e donne, madri e figli, per negargli diritti fondamentali come il diritto alla salute, a cercarsi un lavoro e ad avere speranza. L'amaro sospetto è che la civiltà malata, in cui la speranza sta lasciando il posto alla rabbia e alla rassegnazione, sia la nostra.







NOTE PER L'ASCOLTO: Beasts of No Nation

Fela Kuti & Egypt 80 - Beasts of No Nation

E' stata scritta da Fel Kuti nel 1986, ai tempi del governo nigeriano di Buhari. Fela era appena uscito da due anni di prigione, condannato per un reato che non aveva commesso.
Il giudice, che lo aveva condannato a 5 anni, quando dopo 2 anni cambiò il governo andò da lui per annunciargli la liberazione e gli disse: "scusa".



"Fela di cosa ci canti? Non ci lasciare in apprensione!
Volete che vi racconti della prigione,
volete sapere di com'è la vita in prigione.

Il mondo della prigione
La chiamo il mondo interno.
Il mondo fuori dalla prigione
Lo chiamo mondo esterno, un mondo folle questo mondo esterno,
un mondo in mano alla polizia, ai soldati, ai tribunali, ai magistrati.

Un mondo in mano a Buhari, un uomo folle,
un animale con la pelle da uomo.
Un mondo in cui un magistrato ha deciso che ero colpevole
e mi ha condannato a 5 anni.
Io non avevo fatto nulla.
Poi, dopo due anni mi ha chiesto scusa.
Non è un mondo folle?

Un mondo in cui uccidono gli studenti a Soweto, Zaria e Ife
Se il mondo non fose in preda alla follia questo non succederebbe.
Questo mondo folle di Buhari ha dichiarato guerra all'indisciplina.
Il governo nigeriano così ha parlato del suo popolo.
"è gente inutile, insensata e indisciplinata"
Ma questo modo di parlare
È un modo di parlare da pazzi
È un modo di parlare da animali.

Ma costoro che parlano così sono i nostri leader,
amici dei governanti degli altri paesi, compresa l'America.
Si associano in un'organizzazione che chiamano Nazioni Unite.
Un altro modo di dire da animali.
Cosa c'è di unito nelle Nazioni Unite?
Chi è unito con chi nelle Nazioni Unite?
L'Inghilterra della Thacher è in guerra con l'Argentina.
Reagan è in conflitto con la Libia.
Israele contro il Libano, l'Iran contro l'Iraq.
Il blocco occidentale contro il blocco orientale si fanno la guerra fredda.
Come si fa a parlare di Nazioni Unite? Non è un modo di dire da bestie?
Piuttosto si dovrebbe dire Nazioni Unite disunite.

E quando parlano agli esseri umani ricominciano con discorsi da animali.
Ci promettono i diritti umani. Che ne sanno questi animali?
Sono bestie che parlano ad esseri umani, promettendogli i diritti umani.
Scusatemi, fatemi capire bene: i diritti umani sono già di nostra proprietà.
Perché una bestie vuole darmi ciò che già è mio?

Qualcuno dice che se parlo così qualcuno mi prenderà e mi sbatterà in prigione.
Ma non sono solo io che parlo così, lo dicono i nostri leader.
Il primo ministro Botha (Presidente del Sud Africa ndt) parla così.
Egli ha detto: "questa rivolta farà uscire la bestia che è in noi"
durante le rivolte contro l'apartheid Botha disse che se non si fossero fermate le avrebbe represse nel sangue)
Lasciatemi spiegare. Botha è amico di Reagan e della Thacher,
e si riunisce con gli altri leader delle Naziobi Unite.
Sono queste le bestie che ci promettono i diritti umani,
ma un animale non può darci i diritti umani.

Animali con la pelle umana,
Nient'altro che bestie di non nazioni.


English Version

3 commenti:

a lost brother ha detto...

non sò se, su un post così, dovrei urlare la mia diversità e lontananza da questo paese di merda o restare in rispettoso silenzio oer tutte le vittime che da sempre continuiamo a fare.

per fortuna c'è la vs trasmissione che ridistribuisce nell'etere avara sassofoni ricurvi come banane dorate, voci calde e sensuali come quelle dei figli della Madre di tutti, rare e preziose tracce che, nonostante l'evidente bellezza, appena un pò riescono ad accarezzarmi l'anima.

Ho deciso,
chiudo gli occhi e vi apro il cuore.

thanx brothers

a tra un pò, nel verdecampo dei suoni sognati.

GM ha detto...

E allora buon ascolto Jazz, e tieni d'occhio la box degli eventi qui su TP Africa.

La marea monta ...

A domani.

rosalb ha detto...

Ciao! Sono quella che sta per partire per il Mali, andarci a vivere e "lavorare" (lo metto tra virgolette ma credo che, tutto sommato, sarà un lavoro più lavoro di quello fatto qui...) e lo faccio anche perchè non ho più voce per urlare e per urlare a chi non vuol sentire, credo che lì a partire da lì riuscirò a , diciamola così, avere più soddisfazione! Non ne posso piùùùù. Ok ho riportato sul mio blog che parla d'Africa (e che sta diventando l'unico mezzo di comunicazione vivibile, per me) i brani di Aminata Traoré ed il vostro, ovviamente sempre riportando la fonte! Grazie soprattutto della bella musica e se venite a Bamako avvisatemi! Ciao a tutti.

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