24 febbraio 2009

Kasse Mady Diabate - Manden Djeli Kan


ASCOLTA Sinanon Saran Manden Mandinkadenou e Sansan


Mande Djeli Kan, il nuovo disco di Kasse Mady Diabate uscito da pochi giorni, è il primo grande evento discografico del 2009 in cui ci è capitato di imbatterci, e con enorme piacere e affetto noi lo ofrriamo a chi saprà apprezzarlo. Oggi Kasse Mady Diabate incarna più di ogni altro l’antica eredità culturale di Kela, un villaggio nella regione di Koulikoro che per la sua storia condivide con Kita il primato del griottismo dei mandingo. Per questo cominceremo parlando di Kela, e di una notte intorno al fuoco, quando senza accorgercene siamo stati trasportati in un mondo di suoni, gesti e parole nobili e antiche.



Djeli a Kela

ASCOLTA Kela Djeliya - Keme Burama (Wallai 001)



(Awa Diabate) – “Il djeliya (ndt: griottismo) è una creazione di Dio.
Ringrazio Dio, creatore di tutto.
Un omaggio a colui che ci dà la forza di agire,
a Dio chiedo di essere guidata sulla giusta via.

Ora parlerò da djeli,
nonostante io non sia una brava djeli
(Makusa djeli ala).
Buonasera a voi djeli di Kela,
ai presenti e soprattutto agli assenti.
Buonasera a tutti coloro il cui sangue scorre nelle mie vene,
perché grazie a voi io sono ciò che sono.
Ed è anche grazie a voi che il djeliya è rispettato.
Il benessere che conta davvero comincia da sé stessi,
ma se uccidi un grosso cane certamente in futuro sarai morso da un cane gracile.
(ndt: prima di parlare è bene ringraziare Dio e gli antenati per ciò che si è).
Djeli di Kela che siete qui, buonasera.
Tutti noi condividiamo la grandezza del djeliya.”




Kela


Kela è il mondo incantato dei djeli, un villaggio di trecentosessanta anime a pochi chilometri da Kangaba, l’antica capitale dell’impero malinke, sulla strada rossa di terra battuta che dal Mali porta in Guinea. Una manciata di capanne di argilla grigia con il tetto di paglia a poche centinaia di metri dal grande fiume Niger, che quì chiamano Djoliba, fiume di sangue.

Nelle lingue europee la parola djeli viene tradotta con il francese griot, colui che grida, una suggestione che nasce dal canto potente dei djeli. Ma il vero significato di djeli non ha nulla a che fare con il canto. Djeli è la stessa parola di djoli in Djoliba, e vuol dire sangue, attraverso il quale la cultura orale, la tradizione e gli antichi segreti di una grande civiltà vengono trasmessi nei secoli di padre in figlio. Per questo Amadou Hampaté Bah ha detto che un djeli che muore è come una biblioteca che brucia.



Kasse Mady Diabate e Amara Diabate


E’ a Kela che è nato Kasse Mady Diabate, figlio di Djeli Moussa Diabate e Djontan Kouyate, la cui voce si dice sia uguale a quella di suo zio Bintou Fama Diabate. “La morte di Bintou Fama coincise con la mia nascita, perciò si può dire che io arrivai al suo posto.” Tra i malinke Bintou Fama, così come sua figlia Siramori, erano considerati gnarà, i più grandi tra i djeli, e si racconta che coloro che sono stati onorati da tale appellativo siano dotati del potere di far piangere e cadere a terra chi li ascolta, e di far spezzare i rami dei grandi baobab con la magia della loro voce. Gnarà erano anche Sory Kandia Kouyate della Guinea, Sidiki Diabate del Gambia, Bazoumana Sissoko di Segou e Kandia Kouyate di Kita, per nominare solo i più noti dalle nostre parti.

E’ accaduto a gennaio. Per merito della profonda amicizia tra Kristina e Kasse Mady tutta Kela ci stava attendendo, e al nostro arrivo al villaggio siamo stati accolti dalle benedizioni degli anziani e dal suono dei djembé. Kasse Mady, suo fratello Lafia, sua figlia Awa e suo nipote Amara, gli amici Idrissa Mariko, Cheick Coulibaly e Robert il francese erano assieme a noi. Quella stessa sera i djeli di Kela hanno dato vita a un sumu, musica per celebrare qualcuno. L’intero villaggio vestito a festa si è accomodato intorno al fuoco, e quando sul tappeto delle chitarre, del n’goni, del tama e dei karignan i djeli hanno cominciato a cantare e a declamare le loro storie, tutti noi siamo sprofondati in un’altra dimensione, nelle viscere del djeliya.



Kela: Mamadi, Lafia, Sidiki e Kuma Diabate


(Awa) - “Questa è Kela.
In passato Kela godeva di una straordinaria reputazione
ovunque in terra mandengue,
ma oggi parlare di Kela non fa più molto rumore.
In passato Kela occupava un posto importante,
ma oggi i djeli di un tempo stanno sparendo.

I djeli dicono:
“qualunque sia il tuo potere un giorno tramonterà”.
I grandi djeli del passato oggi sono scomparsi.
Seghemadi Diabate, Balaba Diabate, Siramori Diabate, Sanghoi Jula di Touba
(Sanghoi Jula Tubaka) erano grandi,
ma la morte uccide le persone e le loro azioni,
e il tempo cancella il passato.
Ciò di cui parlo l’ho imparato dalla tradizione orale.
Non è la morte ad essere triste,
ma la separazione che ne deriva.
Oggi la terra dei Mandengue
non è più sostenuta dalla forte spinta di un tempo.




Uomini djeli che siete qui con noi, buonasera.
Madi, figlio di Jatena, discendente dei griot di Touba, buonasera.
Qui tra noi è presente il djeliya, e anche il rispetto.
A Kela il djeliya è sopravvissuto.
Anziani, benedite i giovani djeli e pregate per loro.”


(Anziani) - “Che Dio ti dia la forza.”

(Amara) – “Che Dio benedica la tua bocca.
Djeli di Kela, se riempite la vostra bocca con il tabacco e smettete di parlare avete tradito il vostro compito tradizionale.
Kasse Mady credimi, i veri djeli si trovano qui a Kela, anche se molti dicono che Bamako è piena di djeli.
Qui a Kela sono passati molti re che hanno esaurito il loro tempo senza tornare a ringraziare e onorare i luoghi sacri.
Kasse Mady, conosci la storia di Bintu Fama, Bintu Sine e Fele Kabadjan. Ma tra tutti i nostri avi del passato colui che merita di più il mio rispetto è Balaba Diabate, e Nassaya Mulu. E voglio anche ringraziare – oh Dio! – il figlio di Banku, Mota Bamba, il coccodrillo che porta gli uomini sula schiena, che Dio mantenga fresca la loro ultima dimora.
Sono persone che non hanno fatto nulla contro il djeliya, lo hanno soltanto reso grande. Ma qui mi fermo per non annoiare.”






(Awa) - (Grida per attirare l’attenzione) “Ascoltate,
stiamo parlando del djeliya, l’eredità dei nostri antenati.
Noi non siamo djeli per interesse, ma perché questa è la nostra eredità.
Kaladawula Diabate, guarda la tua gente, che è numerosa.
Voi che discendete dal sangue dei djeli, buonasera.

Essere djeli non è un compito facile.
Che cos’è il djeliya?
Sin da quando sono nata nel djeliya di Kela,
e credetemi, non è da molto tempo,
se un matrimonio andava in crisi
veniva chiamato un djeli di Kela per risollevarne le sorti.
Ricordo da piccola di aver assistito a tutto questo.
Quando nasceva un conflitto, ovunque accadesse,
erano i griot di Kela che andavano a mettervi fine.




Questo è il djeliya, non altro.
Il djeliya è una funzione sociale,
non un mestiere per far soldi.

Un matrimonio non diviene dolce senza un djeli di Kela,
la fraternità non può mantenersi forte senza i djeli di Kela,
e lo stesso è per la convivenza.
E’ qui, a Kela, che si trova il djeliya e il rispetto.
Oggi molti si definiscono djeli senza essere stati iniziati,
nonostante siano pochi coloro
che sanno cosa significhi davvero essere djeli.
Ma a Kela il djeliya ha mantenuto alto il suo onore.”




Kela: scene di djeliya intorno al fuoco


Kasse Mady rappresenta oggi nel mondo l’antica tradizione del djeliya di Kela, dove è amato e rispettato. Di lui si dice che pur vivendo a Bamako, e nonostante il successo, non abbia mai dimenticato il suo villaggio, e anche che da quando è nato non ha mai posseduto denaro per sé stesso, ma che nessuno ha sulle spalle un fardello pesante come il suo.

Nonostante la fama Kasse Mady è un uomo puro, generoso e ospitale come pochi, al punto da essere considerato un ingenuo da chi al contrario si ritiene più scaltro. Ma è per la sua integrità e bontà, perché non fà distinzioni tra chi è importante e chi no, perché canta per amicizia e non per soldi e perché non parla mai male degli altri che attira su di sé l’affetto di tutti, quindi onore alla sua splendida ingenuità. Più volte abbiamo visto come egli distribuisca tra i musicisti che lo accompagnano la maggior parte del denaro che gli viene donato durante le esibizioni, e questo è un comportamento non comune tra i djeli. Non c’è quindi alcun dubbio che buona parte del denaro ricavato da ogni copia venduta dei suoi album arriverà a Kela, così come i guadagni di Ali Farka Toure hanno immancabilmente cambiato il destino di Niafunké.



abitanti di Kela


Mande Djeli Kan è il suo nuovo disco e anche il più bello, il parto prezioso di uno che ha donato la vita alla musica, al djeliya, alla sua gente e alla sua terra. Nell’album, registrato allo studio Bogolan di Bamako nel novembre del 2007 e prodotto da Jean Lamoot e Cheick Tidiane Seck, vi suonano molti dei grandi nomi della musica malinke, le kora di Toumani e di Mamadou Diabate, le chitarre di Djelimady Tounkara, di Fantamady Kouyate e del guineiano Ousmane Kouyate, i n’goni di Moriba Koita e di Ganda Tounkara e i balafon di Lassana Diabate e di Lansine Kouyate. Una manciata di canzoni che vanno dalla tradizione malinke a quella bambara, fino al mande-rock che ricorda le cose migliori di Salif Keita.

Mande Djeli Kan è il lavoro che tutti coloro che si sono emozionati ascoltando la voce di Kasse Mady stavano aspettando da anni. Finalmente un album che riflette la grandezza della sua arte e la profondità della sua conoscenza. Un disco davvero ben suonato e splendidamente cantato, che si affianca ai grandi capolavori della musica maliana, assieme – tra gli altri - a Big String Theory di suo fratello Lafia Diabate, di Djelimady Tounkara e Bouba Sacko, e a Kita Kan di Kandia Kouyate, la divina gnarà di Kita.



Kasse Mady Diabate


Ma non servono certo altre parole per descrivere il mondo musicale di un grande djeli e maestro della parola, serve soprattutto ascoltarlo. Wallai.



Gli anziani di Kela


Autore: Kasse Mady Diabate
Titolo: Mande Djeli Kan
Anno: 2009
Label: Universal

Brani:

1. Bandja
2. Kalou Man Kene
3. Kaninba
4. Allah Doundé
5. Kia Ko Djougou
6. Douga Djabira
7. Maliba
8. Nankoumandjian
9. Sinanon Saran
10. Manden Mandinkadenou
11. Sansan

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Autore: Kela Djeliya
Titolo: ------------
Anno: 2009
Label: Wallai Record

Brani:

1. Keme Burama
2. Djeliya



DISEGNI DI MAURIZIO RIBICHINI

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