08 dicembre 2008

Femi Kuti - Day by Day

Foto: Femi Kuti a Roma - estate 2005 (gmr)



ASCOLTA ("you better ask yourself" e "tension grip Africa")


Oramai è qualche settimana che ascolto Day by Day, l’ultimo album di Femi Kuti, e il tempo è maturato per parlarne. Nello scrivere dò per scontata la figura di suo padre, Fela Anikulapo Kuti, dei suoi lunghi poemi afrobeat e della sua lotta per l’unità africana, lotta che ha combattutto mettendo in gioco non solo la sua anima, ma il suo corpo, le sue ossa e il suo sangue. E’ una storia che abbiamo già raccontato altrove, e che forse riproporremo anche qui, su T.P. Africa.

Day by Day è anche un frutto di quella storia, perché in Africa più che in altri luoghi il figlio è il proseguimento della narrazione della sua famiglia. Del resto Femi, che era il primogenito maschio nato a Londra da Remi, la prima moglie di Fela, debuttò musicalmente quand'era ancora adolescente con gli Egypt 80, l’orchestra di suo padre.

Fela, con la sua personalità ingombrante e il suo carattere di fuoco, rappresenta certamente un’eredità scomoda. Sta di fatto che all'inizio degli anni '90 Femi lasciò gli Egypt 80 per fondare la sua band, i Positive Force. Da allora, pur portando con sé l'afrobeat, intraprese la ricerca di una sua strada, e rivolse l’attenzione verso il funky-soul d’oltre oceano, pubblicando il suo primo disco con la Motown.



La morte del padre, avvenuta nel 1997, coincise anche con la morte per cancro di sua sorella Sola. Quell’anno terribile, raccontato nel drammatico brano ’97 dell’album Figth to Win, caricò nuovamente l’eredità familiare - la lotta contro la corruzione del potere nigeriano e l’afrobeat - sulle sue spalle. Il disco Shoki Shoki fu il primo lavoro di quella nuova fase, seguito dal già menzionato Fight to Win, un album di studio splendido e maturo nei testi e nella musica, e da Africa Shrine, di cui la versione in DVD mostra uno degli spettacoli dal vivo più potenti e sensuali della scena musicale non solo africana.

Nel frattempo l’afrobeat-mania era esplosa in tutto il mondo, e gruppi misti formati da americani, europei e nigeriani, spuntavano ovunque. Parliamo degli Antibalas, Men at Work, Kokolo, Aphrodesia, Bukky Leo, Kotoja, Chicago Afrobeat Project, Akoya, Ayetoro, ma anche di ex musicisti di Fela, primo fra tutti Tony Allen, poi Dele Sosimi e Segun Damisa.

Se si esclude Tony Allen, genio oscuro del ritmo che incarna la forza dell'Africa primordiale proiettata nel futuro, Femi è stato per anni il re indiscusso dell’afrobeat contemporaneo, almeno fino al debutto del suo fratello più giovane, Seun Kuti, che nel frattempo aveva riunito gli Egypt 80 per lasciare tutti di stucco con il suo Many Things, pubblicato quest’anno. "Fela vive", ha tatuato il giovane Seun sulla schiena, e a vederlo dal vivo più che una promessa sembra essere una realtà.

Molti hanno allora insinuato il consumarsi di una contesa per un trono e una corona, una rivalità tra fratelli che forse appartiene più alla nostra cultura che a quella yoruba e africana. Di fatto Femi la nega. “La gente vuole solo che cominci un conflitto, intende solo causare frizioni. Cerca di giocare con le mie emozioni, facendomi stare male. Ma io non ho mai capito questa competizione, non ho mai avuto alcun problema con Seun. Qualcuno sostiene che non volevo il suo successo, né che lui suonasse la sua musica. Ma chi sono io per desiderare o fare una cosa del genere?”

Sgombriamo dunque il campo da inutili invenzioni. Piuttosto, ad ascoltare Day by Day, si direbbe che l’arrivo sulla scena di Seun, che intende proseguire la strada del padre da dove è stata interrotta, abbia liberato Femi dal dovere di portare soltanto sulle sue spalle quella pesante eredità, e Day by Day è un disco in cui questa ritrovata libertà si respira. La sensazione è che, rispetto al padre e al suo giovane fratello, Femi possieda una sensibilità gentile e allo stesso tempo una concentrazione verso l'interno, tratti che appaiono come parte della sua natura.

Day by Day contiene molti elementi di novità. Femi ha abbandonato il sassofono per la tromba e, soprattutto, per le tastiere. Nonostante i brani siano piuttosto brevi e non durino più di 4-5 minuti, non consentendo lo sviluppo lento e completo a cui l’afrobeat ci ha abituati, le atmosfere dei dodici eterogenei brani dell'album sono orientate al funky e soprattutto al jazz. Alcuni brani sono quasi solo strumentali, con testi brevi e semplici, altri sono ballate delicate, mentre altri ancora sono afrofunk tirati dai testi caustici, a metà tra l’afrobeat e il Detroit funk d’annata.




Giorno dopo giorno, notte dopo notte,
lavoriamo e preghiamo perché regni la pace.
Perché la sofferenza è troppa, e troppe sono le scelte senza senso.
La gente è confusa riguardo al loro futuro,
e così torniamo a Dio.
(Day by Day)


E’ stato detto incautamente da qualcuno che Day by Day rivela la svolta religiosa di Femi Kuti. Una strana idea che deriva forse soltanto da una maldestra interpretazione delle oscure parole del brano che dà il titolo all’album. Ma non esiste solo il dio dei cristiani e dei mussulmani, e riguardo alla religione le idee di Femi sono chiare.

“Così piangiamo e ci lamentiamo,
ma non siamo pronti a lottare,
perché aspettiamo che Gesù Cristo scenda dal cielo in una luce sfolgorante
o qualcosa del genere.
Perché nessuno è disposto a morire,
oh Africa, questa democrazia
ci farà diventare tutti pazzi.”
(Demo Crazy)


Femi ha spiegato meglio il suo punto di vista sulla religione in una recente intervista: “non ho alcuna fiducia nella religione, noi combattiamo una battaglia per educare la gente a non sprecare il lorto tempo. La gente ha bisogno di capire che la religione arrivò in Africa assieme alla brutalità. I cristiani arrivarono, presero la nostra gente, il nostro oro e ci imposero Gesù Cristo. I mussulmani fecero lo stesso e ci imposero Muhammad. La gente va in chiesa ogni giorno, spende la notte in chiesa nelle vigilie notturne e aspetta che arrivi la salvezza. Nei 7 km della strada di casa mia, a Lagos, ho contato 58 chiese, molte delle quali hanno pastori che viaggiano sui loro jet privati e nelle più belle automobili di tutta la Nigeria. Di quante chiese avete bisogno? La gente è povera e disperata. Non ha niente, e le chieste gli chiedono di donare i loro soldi per la preghiera. Non sarebbe meglio usare quei soldi per un sistema sanitario gratuito o per un migliore sistema di educazione per i nostri figli? I pastori vivono come dei, e la gente ha bisogno di capire gli effetti della religione sulle nostre vite”.




Rispetto al padre Femi ha deciso di interpretare in modo differente la stessa battaglia. Egli non vive cona la stessa dissolutezza di Fela, non fa uso smodato di erba, non esalta la poligamia e allena con disciplina il suo corpo e la sua mente ogni giorno. Ha tre figli - di cui il primo, Madé, suona con lui dal vivo e nell'album - e ne ha adottati altri quattro, amici dei suoi figli che non avevano abbastanza denaro per vivere. Cerca di non creare pretesti che consentano alla polizia e al governo di scatenare un attacco frontale. Chiede ai frequentatori dello Shrine – la sala allestita al piano terra della sua casa a Lagos dove si esibisce tutte le settimane – di non bere alcolici e non fumare erba durante i suoi concerti. A guidarlo sembra essere la ricerca di un'identità diversa da quella di Fela, ma altrettanto forte e autonoma, come si addice al figlio del leone.

“Dicono che sto diventando pazzo
perché chiedo di non fumare igbo allo Shrine.
Ma quando arrivano i problemi scappano via tutti,
scappano sempre via tutti.”
(They will run)


Nonostante le precauzioni, la sua posizione politica nei confronti del governo nigeriano è dura e chiara come in passato. Forse per questo il 15 dicembre del 2007 la polizia ha fatto irruzione nello Shrine, ha picchiato e perquisito i presenti, distrutto strumenti musicali e amplificazione, e arrestato 350 persone. Femi e sua sorella Yeni si sono presentati al commissariato la mattina del giorno successivo chiedendo spiegazioni. Cercavano armi, gli è stato risposto, armi che non erano state trovate. Il fatto che tutti i fermati della sera prima siano stati liberati il giorno successivo non dipende certo dalla benevolenza della polizia nigeriana, e forse neanche dalla fortuna, ma dall’attenzione di Femi nel non creare inutili appigli per chi vorrebbe chiudergli la bocca.




“Dovresti chiedere a te stesso
perché nel continente più ricco di materie prime
vive la maggioranza della gente più povera del mondo.

Dovresti chiedere a te stesso
perché tutti sono interessati alle risorse dell’Africa.

Dovresti chiedere a te stesso
quanti anni ancora sei disposto ad aspettare
prima che un salvatore venga a salvarci.

Dovresti chiedere a te stesso
perché mentre aspetti l'arrivo del salvatore
le altre nazioni diventano sempre più ricche.

Dovresti chiedere a te stesso
perché noi possediamo il petrolio
ma questo non ci porta alcun beneficio.

Dovresti chiedere a te stesso
perché aspettiamo un salvatore
invece di fare qualcosa per rendere le nostre vite migliori.

Dovresti chiedere a te stesso
perché ci raccontano solo cose negative riguardo ai nostri antenati.

Dovresti chiedere a te stesso
se non sia meglio che i Cristiani e i Mussulmani
vadano via dall’Africa.”
(You better ask yourself)






Autore: Femi Kuti
Titolo: Day by Day
anno: 2008
Label: Labelmaision

Brani:
1. Oyimbo
2. Eh oh
3. Day By Day
4. Demo Crazy
5. Do You Know
6. You Better Ask Yourself
7. One Two
8. Tell Me
9. They Will Run
10. Tension Grip Africa
11. Dem Funny
12. Let's Make History


Shrine TV


'97

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