15 novembre 2008

Le radici africane della cultura brasiliana


ASCOLTA (vedi "Note per l'ascolto")


* * *

Tratto da
"Samba, sintonie culturali e derive africane nel Nuovo Mondo"
di Roberto Lycke (r.lycke@tiscali.it)

(CONTINUA da "Origini etniche deglli schiavi africani in Brasile")



Capoeira, cantigas, ditados e ladhainas

Le origini di questa forma di lotta sono ancora oggi poco chiare. Si pensa che siano il frutto della combinazione di diversi stili di combattimento, che venivano praticati nei paesi di cultura Bantu, ancora prima dell’arrivo dei portoghesi.

In Angola esistono testimonianze che parlano di un tipo di lotta molto simile alla capoeira detta “lotta delle zebre”, che si praticava all’interno di alcune cerimonie durante le quali i contendenti si disputavano le ragazze da prendere in moglie a colpi di calci e testate.

In Brasile, le prime testimonianze relative alla capoeira risalgono alla prima metà del XVII secolo, e si basano sulle testimonianze di alcuni soldati che avevano l’incarico specifico di catturare gli schiavi fuggiti dalle piantagioni. Si racconta che questi schiavi nel tentativo estremo di fuggire alla cattura, affrontassero i sodati a mani nude praticando uno stile di lotta molto particolare fatto di calci e testate.

Oggi, accompagnati al suono del berimbau e di percussioni come il pandeiro, l’atabaque e l’agogò, i capoeristas si fronteggiano al centro delle *rodas cominciando l’esibizione con un inchino in onore del berimbau, che è lo strumento principe che comanda e detta i tempi del “jogo”.

Attraverso una breve analisi relativa alla capoeira angola, ho avuto l’occasione di avvicinarmi alle cantigas; canti usati per l’accompagnamento delle Rodas(1) de Capoeira. Lontano dalle rodas di Salvador o Porto Seguro, dove la capoeira regional è più comune, attraverso lo studio delle cantigas è ancora oggi possibile tracciare un percorso immaginario che ha inizio in Africa, arriva in Brasile e da lì riparte per Cuba e Trinidad dove durante alcune esibizioni di lotta molto simile alla capoeira, si cantano le stesse cantigas in lingua Yoruba. Le più antiche rappresentazioni di questi canti si rifanno ad antichi motivi provenienti dall’Africa e si compongono di ladainhas (letteralmente lamenti), chulas e corridos de capoeira.

Oltre ai canti di stampo religioso, molto interessanti sono gli antichi proverbi o detti popolari (ditados), che sulla base della tradizione orale africana, possono essere considerati alla stregua di veri e propri documenti storici capaci di svelare segreti molto affascinanti.

Con il tempo, sotto il giogo della schiavitù queste forme di canto si arricchirono di argomenti e temi come la fatica del lavoro nelle piantagioni, le prepotenze subite, ed ovviamente le gesta dei vecchi e leggendari maestri di capoeira come Mestre Pastina, considerato il padre della moderna capoeira angola.


Foto: Mestre Pastinha


Ladainha do Mestre Pastinha:

Iê!
Certa vez
Perguntaram ao seu Pastinha
O que era Capoeira
E ele
Velho mestre respeitado
Ficou um tempo calado
Revirando a sua alma
Depois
Respondeu com calma
Em forma de ladainha
Capoeira é um jogo
Um brinquedo
É se respeitar o medo
É dosar bem a coragem
É uma luta
É manha de mandigueiro
É um vento no veleiro
É um gemido/grito na sezala
É um corpo arrepiado
É um berimbau bem tocado
O riso de um meninho
Capoeira é vôo de um passarinho
Bote de cobra coral
Sentir na boca
Todo gosto do perigo
É sorrir pro o inimigo
No apertar a sua mão
É o grito de Zumbi
Ecoando no quilombo
É se levantar de um tombo
Antes de tocar o chão
É o odio, é a esperança que nasce
Um tapa explodiu na face
Vai arder no coração
Enfim
Aceitar o desafío
Com vontade de lutar
Capoeira é um barquinho
Solto nas ondas do mar


Traduzione:

Iê!
Una volta
chiesero a Mestre Pastinha
che cos’è la capoeira.
Ed egli,
vecchio maestro rispettato,
rimase per un po’ in silenzio
rivoltando la sua anima,
poi rispose con calma,
in forma di ladainha.
Capoeira è un gioco,
un giocattolo,
è rispettare la paura e dosare bene il coraggio.
E’ una lotta,
è l’astuzia del mandinguero,
è il vento nel veliero,
è un grido nella senzala.
E’ un corpo spaventato,
un berimbau ben suonato,
il riso di un bimbo.
Capoeira è il volo di un uccellino,
il morso del serpente corallo;
è sentire in bocca tutto il gusto del pericolo,
è sorridere al nemico stringendogli la mano.
E’ il grido di Zumbi che echeggia nel quilombo;
è alzarsi da una caduta ancora prima di toccare terra.
Capoeira è l’odio,
è la speranza che nasce,
è uno schiaffo ricevuto in faccia che fa ardere il cuore;
infine, è accettare la sfida con voglia di lottare.
Capoeira è una barchetta libera sulle onde del mare.


* * *


Irmandades

In un Brasile ancora schiavista le Irmandades nacquero intorno alla metà del XVI secolo come associazioni religiose. Organizzate e suddivise per mestiere, razza e nazione, queste confraternite si strutturarono in associazioni religiose per far fronte alle particolari esigenze delle comunità afro-brasiliane, cercando di ricreare un modello sociale molto simile a quello dell’antico regno del Congo del XIV secolo.

Le Irmandades, che proliferarono in tutto il sud-est del Minas Gerais durante i primi anni del XVIII secolo, si diffusero in un epoca nella quale il Brasile cominciava appena a definire geograficamente il proprio territorio.

Pubblicamente queste associazioni religiose si rappresentavano, e si rappresentano, attraverso un grande numero di rituali e feste, tra le quali ricordo il Congado, il Reinados, il Candombe (3), le feste del Rosario, di San Benedetto ed altre.

Nel Congado, una delle rappresentazioni più famose e conosciute tra quelle citate, viene messa in scena l’incoronazione di un re detto Rei do Congo. In questa cerimonia oltre a celebrare l’incoronazione del Re, che generalmente è un membro scelto tra i confratelli più autorevoli dell’intera comunità, viene commemorata anche la conversione della casa reale congolese al cattolicesimo, che avvenne dopo i primi contatti avuti con i portoghesi. Durante queste rappresentazioni, si assiste alla sfilata di una corte reale rappresentata in tutte le sue componenti; il Re, la Regina, i generali, i capitani e dei veri e propri corpi detti ternos (4).


Foto: incoronazione de O Rei do Congo


Partendo da questa origine collettiva e attraverso i ternos, ancora oggi i cogadeiros mantengono le proprie differenze culturali, formando tutti insieme il corpo di guardia del Rei do Congo.

Qui in basso riporto una parte del testo di un brano di Sergio Santos estratto dal CD- “Iô sô” (Biscoito fino), che chiarisce alcuni dei temi principali facenti parte dell’immaginario collettivo dei congaderos.

Corpo:

Nòs nao somos daquì
Nego veio foi do lado de là
Nego amava Nzambì
E era Rei n’otra ponta do mar
Nego falava umbundo
E seu mundo muzungo apropriou
Mas do corpo do nego
Muzungo nenhum vai ser senhor
E’ dançar è dançar !
Que essa ingoma animou
Quando roda no ar
Corpo canta
Que o congo chegou ...


Traduzione:

Noi non siamo di qui
Il vecchio negro era dell’altro lato
Negro amava Nzambì
E era Re nell’altra punta del mare
Negro parlava umbundu
E del suo mondo il bianco si è appropriato
Ma del corpo del negro
Nessun bianco sarà padrone
E’ danzare è danzare
Che questo Ingoma (5) animò
Quando ruota nell’aria
Il Corpo canta
Che il Congo è arrivato …


Oltre al Congado, tra le feste più importanti troviamo la festa del Reinado, che come ci racconta Joao Lopes, Capitao-Mor da Irmandade de Nossa Senhora do Rosario da Jotobà: “per noi congadeiros rappresenta quello che gli angeli fecero nel cielo quando la Maria Santissima fu incoronata per proteggere noi negri. Noi stiamo tentando di fare quello che fu creato nel secondo Reinado, fatto nella senzala, fatto dai negri, supplicando la Maria Santissima che alleviasse il dolore della schiavitù”.

La maggior parte di queste feste dal carattere religioso nelle quali il cattolicesimo è ben radicato, si celebrano una serie di riti in onore dei santi, degli antenati, ed anche dei tamburi (6) che accompagnano le processioni.

Comprendere il perché le Irmandades siano quasi tutte di origine Bantu è spiegato dal fatto che i congolesi in particolare, aiutati da numerose analogie, assorbirono con una certa naturalezza il culto di venerare i santi cattolici, collegandolo ad una serie di riti e credenze provenienti direttamente dalle proprie tradizioni religiosi.

Al contrario delle popolazioni sudanesi dove la comparsa dell’Islam risale a prima dell’arrivo degli europei, in Angola e Congo, per una serie di incredibili coincidenze, sin dai primi contatti con i missionari si riscontrò una singolare propensione per il cattolicesimo. Si nota che al contrario dei Sudanesi, per i quali il battesimo avveniva praticamente durante la fase di imbarco, molti schiavi Bantu arrivavano a questa fase non solamente già battezzati, ma anche come portatori di una fede già strutturata nella quale convivevano elementi di animismo e religione cattolica.

Nel 1610 addirittura lo stesso Re del Congo entrò in una Irmandade fondata nell’allora capitale del Congo Manza. Una giovane di origine Bantu, Beatrice Kimpa Vita, durante i primi anni dal 1700 guidò un movimento basato sull’africanizzazione del cristianesimo. La sua fede arrivò al punto tale di ritenere di essere la reincarnazione di San Antonio, e di dire pubblicamente che Gesù e molti altri santi fossero nati in Congo. Beatrice fu condannata dai portoghesi nel 1706 e morì sul rogo.

Per quanto riguarda la nascita delle Irmandades nel continente africano, già nel 1526 nell’isola di Sao Tomè si prende nota dell’esistenza di un’associazione religiosa chiamata degli "Homens Pretos” (degli uomini neri).


Illustrazione. Mappa dei flussi degli schiavi importati in Brasile


Altre se ne elencavano in Mozambico in Congo ed Angola a partire dal XVII secolo,
mentre già prima del 1522 in Brasile si fa menzione dell’esistenza di una Irmandade formata da schiavi provenienti dal Golfo della Guinea, smentendo l’idea comune che tutte queste associazioni siano di esclusiva provenienza Bantu.

Le Irmandades ancora oggi rappresentano un elemento molto importante nella composizione della nuova identità delle comunità afro-brasiliane. Mentre le vecchie generazioni continuano a definire il proprio territorio immaginario attraverso le proprie tradizioni, parte delle nuove generazioni sono sempre meno disposte a portare avanti una memoria, che percepiscono come un fardello che le lega ad un passato che vorrebbero dimenticare.

Note per l'ascolto:

1) Roque Ferriera - Samba pras Moças

R. Ferreira è un nome poco conosciuto fuori da Bahia, pochi sanno che è l’autore di “Samba pras Moças” una traccia che i più conoscono nella versione di Zeca Pagodinho.
Ferreira è un esempio lampante di quanto talento nascosto ci sia nel Reconcavo baiano. Lui che viene da un paesino di nome Nazarè das Farinhas e che per trenta lunghi anni, malgrado i suoi samba siano stati interpretati da personaggi del calibro di Clara Nunes, non ha mai avuto la possibilità di incidere un disco tutto suo. Purtroppo solo oggi riesce finalmente a rendersi visibile in quel mare magnum che è il mercato discografico brasiliano.
Lo stile è cristallino, ricco di eleganza, i testi si rifanno ad un mondo che ai visitatori più distratti sfugge completamente, e che non ha niente a che vedere con la vita della capitale Salvador de Todos os Santos.
I paesaggi descritti si rifanno a quel mondo che lontano dalle grandi metropoli, esalta ancora i sapori di una vita scandita dai cicli delle stagioni, dal calendario dei raccolti e dalle feste in cui il samba de roda è ancora il re dei balli.


2) Clementina de Jesus -Na linha do mar

Un diamante grezzo, è così che spesso Clementina de Jesus viene ricordata. Nata nel 1902 in una cittadina della provincia di Rio de Janeiro, dopo una vita passata presso una famiglia in qualità di domestica, cominciò la sua carriera come cantante professionale all’età di quasi cinquanta anni.
Fuori dagli schemi estetici delle cantanti di samba dell’epoca, Clementina aveva una voce potente, selvaggia primitiva, primordiale.
Ascoltandola si ha l’impressione di essere in presenza di una tra le ultime “cantoras” che fecero da tramite tra il mondo dei batuques e quello del samba.
Quelè, come era comunemente conosciuta, rappresentò quel ponte immaginario che unì le tradizioni dei terreiros al linguaggio urbano e contemporaneo di Rio de Janeiro.
Sfortunatamente durante la sua carriera non riuscì a registrare molti dischi, ma alcune sue collaborazioni come quella con Milton Nascimento nella traccia “Os escravos de Jò” sono indimenticabili.
Come disse il famoso critico musicale brasiliano Carlos Calado: “ E’ ironico e triste allo stesso momento, ma in certi paesi la bigiotteria vale di più che i diamanti grezzi”.


Note al testo:

(1) Cerchio di persone che si forma intorno ai due compagni di lotta.

(2) Con il passare dei secoli la capoeira darà vita a diverse scuole con differenti stili di combattimento. Tra le più importanti ricordiamo la capoeira angola e la capoeira regional. Per un approfondimento su questo tema rimando al precedente capitolo della presente ricerca.

(3)Il Candombe al quale andrebbe dedicato un capitolo aparte, oltre ad essere tra tutti i riti citati il più antico, è anche quello in cui si trovano rappresentate nella loro purezza le radici della cultura Bantu.

(4)Tra i più importanti cito: os Moçambiques, os Catupés, os Marujos, os Congos, os Vilões.

(5)Ingoma: gruppo di partecipanti del Congado, o espressione usata nei confronti di un canto particolarmente gradito.

(6) Questi tamburi che nel Reinado vengono chiamati Santana, Santaninha e Chama, nel Candombe nel Candombe prendono i nomi di Ngoma, Dambim e Dambà.

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