31 ottobre 2008

Mario Lucio - Badyo


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Sembra che i primi a sbarcare a Capo Verde, l’ arcipelago vulcanico formato da una decina di isole al largo della costa atlantica del Senegal, furono gli Arabi, o addirittura i Fenici. E’ certo invece che nel XVI° secolo vi arrivarono i navigatori portoghesi, fondando la città di Ribeira Grande, sull’isola di Santiago.

L’arcipelago era disabitato, ma fu presto popolato, oltre che dai portoghesi, dagli schiavi deportati dal continente africano. Ben presto Capo Verde diventò uno dei principali centri di smistamento degli schiavi per le Nuove Indie. L’inusuale e diffusa promiscuità dei rapporti tra padroni bianchi e servi africani diede origine alla comunità e alla relativa cultura creola, prima ancora che in Centro e Sud America.

E’ di musica capoverdina che parleremo oggi. Lucio Matia de Sousa Mendes, conosciuto come Mario Lucio, è nato a Tarrafal, sull’isola di Santiago, nel 1964. Avvocato laureato in Legge all’Università dell’Havana, è stato anche deputato del parlamento di Capo Verde, ed è tuttora ambasciatore della cultura del suo paese.

Mario Lucio è anche poeta, scrittore, pittore, compositore, multi strumentista e arrangiatore, è stato fondatore dello straordinario gruppo dei Simentera, e lavora in pianta stabile con la Raiz di Polon, la sola formazione di danza contemporanea dell’arcipelago. Con lui hanno collaborato il re della makossa cameroonense Manu Dibango, i senegalesi Toure Kunda, i brasiliani Paulinho da Viola e Gilberto Gil, i portoghesi Maria Joao e Mario Laginha. Già da molti anni studia le forme della musica tradizionale di Capo Verde, come quella dell’antica comunità cristiana dei Rebelados di Santiago, o le forme più arcaiche e direttamente legate alle etnie di provenienza dei primi schiavi deportati dai portoghesi.

Ma Badyo è musica contemporanea e colta, il risultato della lunga ricerca condotta da Mario Lucio sulle radici della cultura creola capo verdina. “Badyo – scrive l’autore – è il nome usato per indicare gli abitanti dell’isola di Santiago, la prima isola dell’arcipelago ad essere stata popolata. Ma inizialmente i badyo erano i neri che rifiutavano di soccombere alla loro condizione di schiavitù. Indicava i Mandingo, i Peul, i Bantu, i Congo, gli Yoruba e i Wolof, che trapiantarono a Capo Verde i ritmi del batuque, della tabanka, della funana, della coladera, della morna e della cola. Badyo Indica l’uomo creolo ancestrale, che portò a Capo Verde i ritmi dal mondo, e che poi ne consentì la diffusione nelle Americhe, nei Caraibi e in Europa, da dove tornò per riportare strumenti come la fisarmonica, il cavaquinho, la chitarra e il pianoforte. Badyo è l’uomo sulla rotta degli schiavi e la sua musica, la prima musica ibrida del pianeta, la musica che sintetizza il grande incontro tra culture nel corso della storia, che mi affascina e che cerco di riproporre, nelle forme che sono passate di qui, che sono migrate o rimaste.”

Ricordo, quando ero piccolo,
il vecchio Ariki con il suo cimboa (violino monocorde di Santiago)
mentre le donne suonavano il batuko.
Ricordo, quando ero piccolo,
Dji con il suo cavaquinho (Ukulele, liuto portoghese a 4 corde originario delle Hawai)
Il giorno che fu avvistato il pesce cachalote.
Ricordo, quando ero piccolo,
Ver e la sua fisarmonica,
seduto di fronte alla casa di Fafà.
Ricordo, quando ero piccolo,
Punoy e la sua tabanka (ritmo popolare del XVII secolo)
Con il re e la regina che entravano in città.
Non li ho mai visti così grandi come quando ero piccolo.
Quando sono diventato grande tutto si è impiccolito, tutto si è impiccolito
(Corre Xintidu)


Rispetto ai generi tradizionali della musica capoverdina, l’opera di Mario Lucio si rifà a un orizzonte più vasto. Da una parte insegue le radici dei ritmi e la semplicità delle melodie, depurando la sua musica dalle influenze europee e dell’andamento ritmico dello zouk lusofono, sbilanciandosi invece verso l’Africa. Dall’altra punta a definire un’identità creola, miscela suoni e ritmi che provengono anche da lontano, dal samba brasiliano e dalle ballate delle Antille francesi.

Dove sono quei ragazzi andati via?
Oltre le porte di Goré c’è solo l’Atlantico.
Su Goré, una volte che sei arrivato lì ti è andata ancora bene,
ma non potrai mai tornare indietro.
Mandingo, Mandjuk, Peul, Bantu, Congo,
Fulani, Ife, Wolof, Yoruba, Sininké,
trasformati in Manuel e Josè, e Josefa, e Lina, e Tè,
loro hanno fatto di noi quello che siamo.
Ma il peggio deve ancora arrivare,
C’è ancora Sao Tomé.

(Goré)

Sao Tomé e Principe sono due isole al largo del Gabon, in cui la tratta di schiavi capoverdini e angolani, alimentata dai portoghesi, si è protratta fino a metà del 900. Una storia triste e poco nota, che Mario Lucio accenna in una coladera dagli accenti congolesi e mandingo, accompagnata dai tama, i tamburi parlanti dell’Africa occidentale, suonati come fanno i wolof. Il brano si chiama Goré, l’isola al largo di Dakar dove venivano smistati gli schiavi per il nuovo mondo fino all’abolizione della schiavitù avvenuta all’inizio dell’800, ma che per i creoli è continuata fino a 50 anni fa, a Sao Tomé.

Badyo rappresenta l’identità culturale creola nel suo divenire. I creoli parlano di creolitudine, come a distinguersi orgogliosamente dalla negritudine di Leopold Senghor, puntualizzando la loro condizione di meticci da sempre, in un mondo in cui i confini tra culture sono oggi eretti a muri invalicabili proprio da chi in passato li ha prepotentemente violati. Ma soprattutto, e prima di ogni altra cosa, Badyo è un disco struggente e bellissimo, poesia in musica.

Autore: Mario Lucio
Titolo: Badyo
Anno: 2008
Label: Lusafrica

Brani:
1. Amar Elo
2. Alter
3. Corre Xintidu
4. Diogo E Cabral
5. Dodu
6. Maremar
7. Maria Na Spedju
8. Goré
9. Nhu Ariki
10. Pretty Down
11. Reza
12. Santo Amado
13. Scodja
14. Simples Sample
15. Strela
16. Um Mar De Mar

2 commenti:

A.D. ha detto...

Complimenti per l'articolo sul bellissimo disco di Mario Lucio. L'ho ascoltato tante volte e penso sia uno dei più interessanti dischi di musica capoverdiana degli ultimi anni.
Di recensioni così interessanti e puntuali su Badyo non ne avevo trovati ancora di così interessanti.
Complimenti comunque anche per il blog. L'ho scoperto solo oggi e proverò a seguirvi.
Antonio Danise

GM ha detto...

Grazie per i complimenti!
Ho scoperto Mario Lucio grazie a un amico bahiano, e anch'io non avevo mai sentito nulla di così raffinato provenire da capoverde.
A risentirci.

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