16 agosto 2008

Victor Uwaifo - Guitar Boy Superstar


ASCOLTA: (Vedi "Tracce in ascolto")


“Molte piogge fa, all’inizio dell’estate del 1965, sulla costa occidentale dell’Africa successe qualcosa che non era mai accaduto prima. Frenetico come il ritmo ossessivo, potente e chiaro di una festa di tamburi africani, rapì tutte le anime negre del nord, dell’est, del sud e dell’ovest dell’Africa. Cavalcò sulle ali del vento asciutto del Sahara e sulle rotte delle compagnie aeree che viaggiavano dall’Africa all’Europa. Affascinanti hostess dalla pelle color mogano entravano negli esotici night-club europei con una canzone sulle labbra e un modo nuovo di danzare. Incantati, i ragazzi e le ragazze bianche senza un cuore, che generalmente sono sordi al ritmo e ciechi alla bellezza a causa dei loro pregiudizi raziali, chiesero con un bagliore negli occhi cosa fosse quella nuova canzone che cantavano e quella nuova danza che ballavano. Da Londra a Lusaka, attraversando l’Europa da oriente a occidente, i curiosi ricevevano sempre la stessa risposta: … la canzone è Joromi, e la nostra danza è l’Akwete!"
(dal sito di Sir Victor Uwaifo)


Nato nel 1941 a Benin City, capitale dell’Edo State, in Nigeria, Sir Victor Uwaifo appartiene all’etnia benin o bini – che non ha nulla a che vedere con lo stato della Repubblica del Benin, ex Dahomey - uno degli imperi più antichi e tra le culture più sofisticate dell’Africa Occidentale. L’Oba – il re – dei bini è a tutt’oggi una delle figure tradizionali più potenti e rispettate della Nigeria, persino più degli Oba yoruba.

Victor Uwaifo è uno dei grandi nomi della musica nigeriana degli anni ’70, una legenda, uno dei pochi la cui fama è riuscita persino a varcare i confini del suo paese e dell’Africa per fare capolino nei circuiti dello show business internazionale. Joromi, un suo single pubblicato dalla Philips Nigeria nel 1965, fu il più grande successo della musica nigeriana di tutti i tempi, persino maggiore – confesso che stento a crederlo – di Sweet Mother di Prince Nico Mbarga, e divenne il primo disco d’oro della storia della musica africana. Guitar Boy, un altro single del 1967, ebbe un successo analogo.

Dopo aver studiato a Lagos e aver militato per alcuni anni nei Cool Cats di Victor Olaiya, Uwaifo fondò i suoi Melody Maestros, da cui in seguito emerse Sonny Okosuns, anch’egli di etnia bini, che divenne uno dei primi e principali interpreti del reggae africano. Durante gli anni 70 Uwaifo fondò l’ekassa sound, uno stile musicale personale basato su una miscela di ritmi e storie tradizionali, highlife, rock e soul.

“Non posso dire di aver creato l’ekassa, in quanto esisteva già nelle danze indigene dell'impero del Benin sin dall'inizio del XVI° secolo. Era una danza eseguita durante l’incoronazione di un nuovo re. I ballerini indossano strisce di noci secche riempite di piccole pietre intorno alle gambe, in modo che il loro crepitio accompagna la danza. Qualcuno sostiene che sia un sacrilegio ascoltare l’ekassa quando il re è ancora vivo, ma io dico loro che è disdicevole che l’ekassa debba essere sentita poche volte da ciascuna generazione, o anche meno. Dico anche che il primo brano di ekassa che suonai ebbe un brillante successo, e che altri lo seguiranno. L’ekassa fonde il ritmo del tom-tom e del tamburo agba con strumenti a fiato occidentali, due chitarre più, naturalente, me alla chitarra e al canto in lingua Edo."

“La mia musica si fonda sulla nostra cultura, ciò è evidente nei ritmi e nei testi. Il fatto che io usi strumenti moderni non ne altera il carattere di base, così come uno storico scrive di storia antica con strumenti moderni, come una penna Parker e la carta. L’antica cultura africana si evolve attraverso la sperimentazione, e la mia musica non fa eccezione.”


Oggi Guitar Boy vive in Victor Uwaifo Avenue, un viale di Benin City che porta il suo nome, è considerato uno dei padri dell’arte e della cultura Edo e, oltre alla musica, si dedica alla pittura, alla scultura (le sue opere monumentali abelliscono le strade della sua città), alla poesia, alla scrittura, alla filosofia e all’insegnamento della storia e della cultura tradizionale. La sua popolarità è così vasta che, come dice il suo sito internet, “non ha bisogno di un indirizzo postale, in quanto per lui averlo sarebbe solo una formalità. Chi volesse scrivergli è sufficiente che indichi sulla busta ‘Sir Victor Uwaifo, Nigeria’, e tra oltre 150 milioni di nigeriani la lettera arriverà immancabilmente sull’uscio della sua porta.” Il modo in cui viene esaltato il suo personaggio – visitate il suo sito web - rappresenta un autentico trionfo dell’iperbolica megalomania africana.

Guitar Boy Superstar è il coniglio inaspettato che esce dal cappello di Miles Cleret. Avevamo auspicato l’uscita di monografie come questa, ed eccoci accontentati. Dopo i tre eccellenti volumi della serie Nigeria Special, qualsiasi altra etichetta avrebbe atteso almeno qualche mese e creato un’aspettativa prima di fare uscire un nuovo disco, e invece Miles non ha saputo aspettare, con quello spirito da bambino entusiasta e impaziente che conosciamo bene, uno spirito che se ne infischia di ogni logica commerciale, e che anche solo per questo sentiamo vicino.

Il booklet racconta del suo incontro con Mr. Uwaifo, della sua visita alla grottesca Hall of Fame impiantata nella sua dimora di Benin City, e della venerazione di cui gode tra la sua gente. Racconta la sua storia, passa in rassegna la sua discografia e le varie fasi della sua produzione musicale, dal primo highlife - che chiamava akwete – all’ekassa degli anni ’70, che coincide con il suo ritorno a Benin City dopo 13 anni di permanenza a Lagos, e della sua svolta verso il reggae e la disco-music negli anni ’80, quando il suo gruppo divenne His Titibitis.

Ma Guitar Boy Superstar si concentra sul periodo dell’ekassa sound, "il suo più fertile", sostiene Miles. Ciascuno dei 19 brani è spiegato dalle stesse parole di Sir Uwaifo. I testi sono radicati nella tradizione bini, parlano di vita quotidiana, di matrimoni, di capi e di re, di riti magici, di educazione dei figli, di consuetudini sociali, di rispetto per gli anziani. I ritmi sono articolati e rilassati, le melodie sono semplici e solari. La chitarra funambolica di Victor a tratti si impenna in improvvisazioni pazze, virando dall’highlife verso il rock, fino a colorarsi di una psichedelia dalle tinte chiare.

La musica di Sir Victor Uwaifo ci trasporta nel cuore dell’Africa, della sua anima giocosa e malinconica e dei suoi valori antichi. Prende dall’Europa alcune idee formali, ma non ne esce violentata, perché la maggior parte delle antiche culture africane hanno miracolsamente e orgogliosamente resistito alla pressione a cui sono state sottoposte per secoli, se non nell’apparenza certamente nella sostanza. E oggi, che la nostra società è sul bordo di una ripida discesa, potrebbero insegnarci qualcosa a proposito dell’equilibrio e della forza che deriva dallo stare insieme. Basterebbe il coraggio di ascoltare e la volontà di capire.


Tracce in ascolto
1. Idogo
2. Iye Iye Oh
3. Do Lelezi


Autore: Sir Victor Uwaifo
Titolo: Guitar Boy Superstar - 1970-76
Anno: 2008
Label: Soundway Records

Brani:
1. Kirikisi
2. Igboroho
3. Idogo
4. Egbe Natete
5. Edenederio
6. Obodo Eyo
7. Talking Instruments
8. Agho
9. Iye Iye Oh
10. Mother Witch-Shu Husu Hu
11. Atete
12. Ebibi
13. Osalobua
14. Do Lelezi
15. Akuyan
16. Dododo
17. Madaka
18. Happy Day From Me To You
19. West African Safari


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