23 agosto 2008

Romuald Hazoumé - Taniche


ASCOLTA: (Vedi "Tracce in ascolto")


La Bouche de Roi è un luogo in Benin da dove partivano le navi negriere verso le Americhe e i Carabi. Vuol dire Bocca del Re, ma il suo nome originale portoghese erroneamente tradotto dai francesi era Boca do Rio, la Bocca del Fiume.


Romuald Hazoumé, pittore e scultore yoruba di Portonovo, Benin, ha intitolato alla Bocca del Re una mostra sulla schiavitù contemporanea, nella quale, oltre a presentare le sue opere, recitazioni in yoruba e un breve filmato sul traffico di petrolio, ha provocatoriamente riprodotto il fragore è la puzza nauseabonda di feci e urina delle stive delle navi in cui venivano trasportati gli schiavi.


“Faccio l’artista per rispondere a delle domande, e le risposte che riesco a trovare mi soddisfano. E’ importante per me andare alla radice delle cose. Volevo capire il motivo per cui i miei antenati yoruba facevano maschere, e così sono andato nel sud della Nigeria e del Ghana, per incontrare geomanti e indovini capaci di prevedere il futuro. Da loro ho imparato molto. Da allora ho iniziato a fare maschere anch’io."


“Le maschere rappresentano l’Africa che rimane in silenzio, fieramente e risolutamente in silenzio. Sono oggetti che si rifiutano di rivelare i loro segreti.”


"Solo in seguito, ho iniziato a fare maschere a partire da vecchie taniche."


"Non c’è una strada in Benin dove non si trovano queste vecchie taniche, utilizzate dai trafficanti per vendere gasolio. Qui a Portonovo il traffico di gasolio è presente ovunque. Ho iniziato fotografandole, perché non avevo il denaro per comprarle."


"Tutti i giorni percorrevo le strade intorno alla foce del fiume filmando i trafficanti e i loro gesti quotidiani. Andavano al mercato, compravano le taniche, le riempivano di gasolio proveniente dalla Nigeria che veniva poi utilizzato dalla gente del Benin."


"Così mi è venuto in mente che quelle taniche venivano trattate come gli schiavi del passato, cioè rappresentavano in qualche modo una metafora della schiavitù."


“Gli ogetti ci dicono molto sulla vita della gente, è un modo di collegarsi alle vite degli altri. Ogni cosa che usiamo dice qualcosa di noi stessi, dalla bottiglia di plastica dalla quale abbiamo bevuto ai contenitori di ciò che consumiamo fino al pacchetto vuoto delle sigarette che abbiamo fumato. Quello che buttiamo via fa parte di noi stessi, in qualche modo fa parte delle nostre vite. Lavorare con questa spazzatura è una sorta di moderna archeologia. Io realizzo opere sulla vita in Africa, su come la gente convive con la durezza e il pericolo ogni giorno, a volte con umorismo e stile, altre con grande difficoltà.”


"Gli Europei hanno portato via dall’Africa le nostre maschere, in cambio ci hanno lasciato una serie di ogetti che non produciamo con le nostre mani."


"Con le mie opere io rispedisco all’Occidente ciò che gli appartiene. La mia azione rappresenta un rifiuto della società dei consumi che ci invade ogni giorno.”



Romuald Hazoumé
Porto Novo - Benin
e-mail: rhazoume@syfed.bj.refer.org

Tracce in ascolto
Gangbé Brass Band (Benin) - Aou Whan
Sola Akingbola (Nigeria) - People are my clothes

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