28 giugno 2008

Rokia Traore - Tchamantche

Ancora musica dal Mali, ancora una volta una donna, ancora musica dalla bellezza indicibile.

Rokia Traore ha 34 anni e viene dalla regione di Beledougou, nel sud del Mali. Dieci anni fa vinse il prestigioso premio della RFI come miglior artista africana emergente, e conquistò l’entusiasmo del pubblico europeo al festival delle Musiche Meticce di Angoulème. Da allora la sua voce potente, intensa e delicata incanta gli ascoltatori di tutto il mondo, e il suo esilissmo corpo, che danza con una grazia e un’energia senza pari, affascina ed emoziona gli spettatori che hanno la fortuna di vederla nelle sue performance dal vivo.

Rokia canta e suona la chitarra, ma soprattutto compone tutti i brani dei suoi dischi, avanzando in una ricerca musicale continua. Il suo stile inconfondibile è giocato soprattutto sulla sua voce, che disco dopo disco si arricchisce sempre più di sfumature e di nuovi colori, giocando con sé stessa e intrecciandosi in armonie vocali con un coro anche a due o tre parti distinte.

Il suo viaggio musicale cominciò nel 1992, quando la giovanissima Rokia entrò a far parte dei Let’s Flight, un gruppo rap di Bamako. Appena due anni dopo cominciò la sua carriera solista, con una serie di concerti locali in cui propose coraggiosamente la sua musica. Mouneissa, il suo primo splendido CD del 1998, è innovativo ma radicato nelle melodie e nei ritmi bambara. Predominavano, oltre alla voce appena acerba di Rokia, il n’goni di Andra Kouyate, fratello di Bassekou, e di Baba Sissoko, il soso balaba – il balafon grande dei soso, con un suono più potente e cavernoso rispetto al balafon tradizionale dei mandinghi - di Samba Diarra e il guita – detto anche calabash, una grande mezza zucca rovesciata e suonata con il palmo della mano e con due sottili bacchette - di Dimba Camara. Mouneissa vendette moltissimo anche in Europa, e fu seguito nel 2000 da Wanita, un disco ardito e maturo in cui compaiono alcune incredibili armonie a più voci cantate a cappella e le collaborazioni con i grandi fuoriclasse del Mali Toumani Diabate e Boubacar Traore.

Con Wanita e con la tournéè associata al disco Rokia Traore entrò prepotentemente nel pantheon dei grandi artisti africani contemporanei. Nel 2003 uscì Bowmboi, un lavoro raffinato, registrato allo studio Bogolan, che vedeva, a fianco dei musicisti che tradizionalmente la accompagnavano, la presenza degli archi del Kronos Quartet. La voce di Rokia diveniva sempre più intensa e sofisticata, giocata sui toni sussurrati e sui giochi di gola, ma il timore di alcuni fu che, su quella nuova strada, Rokia potesse perdere la spontaneità corporea e l’immediatezza coinvolgente che la caratterizzava. Bowmboi è un bel disco, ma suona appena un pò più freddo dei lavori precedenti, musica di testa a cui sembrano essersi accorciate le gambe.

Negli anni successivi Rokia ha vissuto sempre più a Parigi, e per diverse ragioni chiuse la sua relazione artistica con Andra Kouyate, Baba Sissoko e Adama Diarra, il suo ultimo balafonista. Cominciò a proporre dal vivo le sue nuove composizioni, caratterizzate soprattutto dalla trasfigurazione della sua sezione ritmica, che vedeva ora basso e batteria in primo piano. La sua voce era sempre più splendida e ardita, e le armonie bambara si arricchivano di accordi nuovi, ma Rokia continuava a cantare soprattutto in bambara e a mantenere i ritmi in 6 e in 12 ottavi, non commettendo l’errore di allontanarsi progressivamente dai suoni e dalle parole dell’Africa, come hanno fatto altri artisti africani affascinati da certe atmosfere artistiche parigine, primo fra tutti Lokua Kanza.

Tchamantché, il suo ultimo lavoro del 2008, fuga qualsiasi dubbio. Le sue nuove composizioni ritrovano l’equilibrio tra la testa e i piedi, il cielo e la terra, la sua voce cresce e si arricchisce ancora, ma i suoi arrangiamenti – batteria, basso, chitarre e n’goni, quest’ultimo affidato a Mamah Diabate – suonano ora davvero rock, sferzante e viscerale bambara rock nei brani più tirati, commovente e intenso nelle ballate d’amore. Che voce.

“Avete mai sentito di Soundjata? Lui fu uno di coloro che costruirono un’Africa viva che merita speranza, e di cui siamo orgogliosi. La storia di un’Africa che ci manca.” (Dounia) “Gli europei pensano che nove persone povere e una persona ricca facciano diceci persone povere. Ma non siamo forse ricchi in Congo? Non siamo ricchi in Nigeria? Non siamo ricchi in Mali? Certo, la no stra ricchezza è la causa di guerre e massacri, fame e malattie, ma noi siamo ricchi. Dico no all’esodo. La Francia è sorgente di sofferenza. Sulle strade e nell’acqua salata si trova facilmente la morte.” (Tounka) Nonostante la sua musica voli alto oltre la tradizione, queste non sono certo le parole di un’artista che, guardando a nord, dà le spalle all’Africa.

La forza e la libertà che si percepisce nella musica di Rokia sta nell’equilibrio tra la sua creatività coraggiosa e l’amore per la sua cultura. Tchamantché è un disco emozionante e poetico, che non solo spazza via i luoghi comuni sull’Africa, ma dimostra che gli africani avrebbero molto da offrire alla nostra società stanca e decadente, se sarà in grado di ascoltare. E’ un disco che non annoia e che stupisce a ogni brano, una novità vera non solo nel panorama delle musiche del mondo. E’ la dimostrazione che, mentre i gruppi rock euro-americani continuano a ripescare stancamente dal passato, come annoiate cover band che non hanno nulla di nuovo da proporre, il rock potrebbe continuare a vivere grazie ai giovani figli di una società ammalata e oppressa, ma abbastanza forte e vitale da essere in grado di sperare e di reagire.



Autore: Rokia Traore
Titolo: Tchamantche
Anno: 2008
Label: Universal

Brani:

1. Dounia
2. Djanfa
3. Zen
4. Aimer
5. Kounandi
6. Koronoko
7. Tounka
8. Tchamantche
9 A Ou Ni Sou (hidden track - The Man I Love)

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