06 giugno 2008

Nigeria 70 - Lagos Jump

------- Il ritorno della Strut di Quinton Scott -------
Nigeria 70 - Lagos Jump - StrutFurono la Harmless e la Comet a pubblicare nel 1999 le prime raccolte di afrofunk, intitolate rispettivamente Africa Funk e Racubah. Si trattava di riproposizioni anarchiche e disorganizzate di groove oscuri, incredibilmente ruvidi, sporchi e innovativi, destinate soprattutto agli amanti del funky radicale e della disco music di annata, sempre alla ricerca di vecchi LP e di gruppi dimenticati.

L’uscita di quelle compilation seguì la ristampa massiva dei vecchi dischi del nigeriano Fela Kuti, inventore dell’afrobeat, avvenuta dopo la sua scomparsa nel 1997. Dopo quelle prime raccolte, Quinton Scott, che lavorava come consulente proprio alla Harmless, creò sempre nel 1999 la Strut Records. Nell'ambito della musica africana la novella etichetta di Scott mise Nigeria 70 - Strutinsieme un gruppo di musicisti e di DJ appassionati, tra cui i DJ nigeriani Samuel Kayode e John Armstrong, e Laolu Akins dei BLO, e dopo aver pubblicato i due volumi di afro-dance intitolati Club Africa, fece uscire nel 2001 Nigeria 70, questa volta – ed era la prima - interamente dedicato alla scena funky / rock / afrobeat della Nigeria di quel periodo così magico.

Nigeria 70 era un cofanetto confezionato in modo squisito, contenete 2 CD di musica e un audio-documentario, più un booklet contenente la ricostruzione di quella storia e informazioni dettagliate di ciascun disco e di ogni artista.

Afro Funk vol. 1 - Harmless RecordsPer molti ascoltare per la prima volta musicisti come Orlando Julius, Joni Haastrup, le Lijadu Sisters, i Sahara All Stars e molti altri fu una vera e propria rivelazione. Nonostante la qualità di quelle registrazioni e la sporcizia di quei suoni, al limite della rozzezza, quel disco fece esplodere definitivamente la mania per l’afrofunk, negli anni in cui il pop, il rock e il soul agonizzavano per mancanza di idee e vitalità, la nuova dance elettronica imperversava persino troppo e la ricerca di nuovi grooves globali nell'ambito degli ambienti underground di Londra e New York si faceva spasmodica.

Afro Funk vol. 2 - Harmless RecordsFu così che, A partire dall’uscita di Nigeria 70, scoppiò una sorta di mania che portò alla proliferazione di compilation di afrofunk, anche se quasi nessuna eguagliava la qualità dell'antologia della Strut e la sua maniacalità nel riproporre in modo fedele scorci di quel mondo musicale scomparso. Il motivo era chiaro: la Strut catalizzava in sé i due interessi per la musica dance e per l'Africa. Da allora la Strut, nella sua collana chiamata Afro Strut, pubblicò tesori perduti come le riedizioni dei vecchi LP di Tony Allen, Orlando Julius, Peter King, Segun Bucknor e i BLO.

Racubah - Comet RecordsIl capostipite Nigeria 70 andò presto esaurito, e divenne un vero e proprio ogetto di culto da cacciare su ebay. Il 2003 fu l’anno del fulmine a ciel sereno, la Strut chiuse all’improvviso per problemi economici, lasciando tra i nuovi fan di quella musica molti orfani disperati . Le etichette che lavoravano già da tempo alla riedizione del sound africano della golden era, come le francesi Syllart e Bolibana e la tedesca Popular Africa Music, furono trascinate dalla febbre dell’afro-revival provocata dalla Strut, fino a che non nacque la Soundway Record di Miles Cleret, che riempì quel vuoto pubblicando lavori che lasciavano trapelare la stessa passione e serietà di Quinton Scott.

Afro Rock vol. 1 - Kona RecordsLa Strut era definitivamente seppellita nei ricordi fino a pochi mesi fa, quando, con il giubilo di noi tutti, è resuscitata grazie all’aiuto dell’etichetta berlinese !K7 e sempre sotto la direzione di Quinton Scott. Le sue intenzioni sono bellicose. Scott ha dichiarato infatti di voler pubblicare un disco ogni mese, ovviamente non solo di musica africana. Ma tra le prime uscite ecco spuntare, revival del revival, il nuovo Nigeria 70, sottotitolato “Lagos Jump - Original Heavyweight Afrobeat Highlife & Afrofunk”. Tra coloro che hanno lavorato al progetto ritroviamo il chitarrista dei BLO Laolu Akins e Samuel Kayode, DJ, manager di Tony allen e fondatore della Ekostar, accanto a John Collins, musicista, etnomusicologo e fondatore dei leggendari Bokoor Studios sulla strada tra Accra e Kumasi, in Ghana, il sassofonista nigeriano Bukky Leo, già con gli Afro Messengers di Tony Allen, il collezionista ossessivo Duncan Brooker, proprietario di una collezione di oltre 20.000 LP di musica africana e fondatore della Kona Record, Il bassista nigeriano dei Salt Tunde Kuboye, e persino Miles Cleret della Soundway.

Afro Baby - soundway RecordsEbbene, anche se fosse l’ennesima compilation di musica nigeriana degli anni ’70 ne parleremmo lo stesso, ma qui siamo di fronte a una produzione sconvolgente. Il nuovo Nigeria 70 non riparte affatto da dove era arrivato, non si crogiola sugli allori del mito costruito allora, come potrebbe persino permettersi. No, parte da dove la ricerca in quella giungla musicale è arrivata oggi, e va avanti, proponendo 16 brani tutti inediti, di nomi in parte conosciuti e in parte mai sentiti nominare.

Il ricco booklet racconta dalla storia dell’highlife, della sua esplosione a Lagos e della sua implosione successiva durante la guerra del Biafra, dell’emergere del juju e poi dell’afrofunk, dell’afrobeat e dell’afrorock degli anni 70. Poi racconta sinteticamente i musicisti e i dischi rappresentati in questa splendida raccolta

Love is Real Thing - Luaka BopLa sensazione è che Nigeria 70 raccolga, più di qualsiasi altra compilation del genere, il gusto nigeriano dell’epoca, come se questa volta i brani non fossero scelti con le orecchie dei DJ europei, ma con quelle di coloro che suonavano quei dischi nei club di Lagos all’epoca in cui uscirono. Forse il suono è restaurato con appena un pò meno cura rispetto alla serie Nigeria Special, ma non importa, anzi, corrisponde al gusto africano, che sembra tener assai poco in conto parametri come l’alta fedeltà. Ciò che invece è importante è che con Nigeria 70 la Strut si inserisce ai vertici del panorama delle etichette indipendenti del settore, in modo incredibilmente autorevole, personale e niente affatto nostalgico.

Nu Afrobeat Experience - EkostarBenvenuta Strut, bentornato Quinton Scott, ci sei mancato. Anche grazie al tuo lavoro come pioniere troverai oggi certamente molti più ascoltatori maturi di quando hai iniziato. Da ora in poi terremo d’occhio il tuo catalogo, sperando che presto, come prima, ricomincerai a pubblicare non solo compilation – d’accordo, ci piacciono, ma non consentono di andare a fondo, sono come volare alto senza mai atterrare – ma anche interi dischi di singoli artisti, con la loro track list completa e le loro note di copertina originali, un modo diverso, coraggioso ma necessario per conoscere non un panorama, non una scena, ma un artista, una sequenza di mondi personali dettagliati che svelano l’Africa a modo loro, un’Africa che merita di essere approfondita.

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Autore: AAVV
Titolo: Nigeria 70 - Lagos Jump - Original Heavyweight Afrobeat Highlife & Afrofunk
Anno: 2008
Label: Strut (Rediviva)



Brani:

1. Sir Shina Peters & His International Stars - Yabis
2. Ify Jerry Crusade - Everybody Likes Something Good
3. Bola Johnson & His Easy Life Top Beats - Ezuko Buzo
4. Ashanti Afrika Jah - Onyame
5. Olufemi Ajasa & His New Nigerian Bros - Aiye Le
6. Peacocks Guiter Band - Eddie Quansa
7. Peter King - African Dialects
8. Dynamic Africana - Igbehin Lalayo Nta
9. Chief Checker - Africa Irie
10. Tony Tete Harbor & The Stars Heaters Of Nigeria - Tete Muo Bu Muo
11. The Faces - Tug Of War
12. Eric (Showboy) Akaeze & His Royal Ericos - Wetin De Watch Goat, Goat Dey Watcham
13. The Immortals - Hot Tears
14. Rex Williams - You Are My Heart
15. Sir Victor Uwaifo & His Melody Maestroes - Dododo (Ekassa No. 1)
16. Eddie Okwedy - Happy Survival

2 commenti:

borguez ha detto...

notizie splendide da casa Strut e, al solito, prezioso e cosciente approfondimento da parte di T.P.Africa.
fa ulteriormente piacere scoprire che quel primo Nigeria 70 appartenga già alla categoria delle rarità. lo scovai a Parigi nel 2001 attratto da quella copertina al limite dello straordinario. ero allora a digiuno di tanta musica africana che sarebbe poi giunta nella mia vita e a quel disco debbo assai di più di quanto lui stesso non sappia (Ofo the Black Company con quella "Allah Wakbarr" per non fare nomi).
resto in ascolto di questo e di molto altro che verrà con la profonda e immutata stima per ciò che state facendo.
a presto.

mauro ha detto...

Alla musica africana ci arrivai parecchio tempo fa. Tramite Fela, ovviamente. Ma anche Xalam, Toure Kunda, "King" Sunny Ade, ... .
Quanto tempo speso con i negozianti per fargli capire chi fossero e dove trovare i dischi (in francia, ovvio !).
Ma il primo in assoluto che ascoltai fu Sidiku Buari con Irole pa. Un brano "dance" (per semplificare) che ho ancora su un E.P. ma che vorrei prima o poi ritrovare su una compilation, col suo bellissimo suono ultra grezzo. Personalmente preferisco il "cosa" al "come". I suoni patinati non sono quello che cerchiamo in Africa !

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