06 aprile 2008

African Scream Contest

Quello dei collezionisti di vinile è un mondo divertente, ma se il loro target è la vecchia musica africana degli anni ’60 e ’70 il divertimento si spinge verso i limiti della follia. La musica africana di quegli anni – lo abbiamo detto molte volte – è espressione di un sogno di riscatto, e manifesta l’entusiasmo di un continente che aveva ottenuto l’indipendenza dopo secoli di oppressione. Un sogno che purtroppo si è infranto a causa dell’avidità degli stati euroamericani e delle loro economie predatrici.

L’Africa di oggi paga il conto di un sontuoso banchetto al quale non ha partecipato. La sua gente sembra debole e senza scampo, ma la loro passione per la vita ci sovrasta, e passa nella loro musica. La nostra civiltà stanca e depressa ha un disperato bisogno di rivitalizzarsi, e dischi come quello che recensiamo oggi aiutano a farlo.

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African Scream Contest – Raw & Psychedelic Afro Sounds from Benin & Togo 70s – è una raccolta di brani provenienti soprattutto dal Benin, ex Dahomey, un piccolo paese francofono che si affaccia sul Golfo di Guinea stretto tra il Togo e la Nigeria. Il Benin, il cui nome improprio deriva da un antico impero il cui centro si trovava nell’attuale Edo State in Nigeria, fu uno dei principali luoghi di partenza della tratta degli schiavi portoghese. Alla fine dell’800 la “Sparta nera” – come veniva chiamata per la sua cultura guerriera - fu colonizzata dai francesi, ai quali opposero resistenza – tra gli altri – il famoso e feroce corpo militare femminile delle Amazzoni del Dahomey. Dopo un secolo di colonizzazione ottenne l’indipendenza nel 1960.

Cotonou e Portonovo, le due principali città del Benin, erano porti di scambio con il mondo, e come Conakry, Abidjan e Lagos divennero crogiuoli di una produzione musicale meticcia che attingeva sia dalle tradizioni autoctone, impregnate di voudoun, che dalla musica proveniente dai vicini giganti africani come il Ghana, la Nigeria e il Congo, da oltre Atlantico – Cuba e Stati Uniti – e dall’Europa. Non avendo però il Benin il supporto dell’industria discografica internazionale, la sua musica rimase più che in altri luoghi africani un fenomeno locale, e persino la sua orchestra più prolifica, la T.P. Orchestre Polyrytmo de Cotonou, è conosciuta da noi soltanto attraverso due raccolte postume. Per questo la compilation di Analog Africa assume un rilievo particolare.

Analog Africa è un’etichetta da tenere d’occhio. Creata a Francoforte da Samy Ben Rdjeb e supportata da uno splendido blog, il suo focus è il vintage sound africano degli anni ’70 di paesi poco rappresentati. Prima di Scream Contest sono uscite due monografie intriganti dedicate rispettivamente ai Green Arrows e alla Hallelujah Chicken Run Band, entrambe dello Zimbabwe.

Guidato da Clement Melome, storico bandleader dei Polyrythmo, Samy è stato alcuni mesi in Benin, ricercando dischi, incontrando artisti sopravvissuti e ricostruendo parte di una storia dimenticata. Il booklet di oltre 40 pagine racconta la ricerca di Samy, le ore passate nei polverosi magazzini pieni di LP e scorpioni, il suo ritorno a Francoforte con 3.800 dischi, la selezione e il successivo ritorno in Benin per contattare gli artisti. Scopriamo così che la produzione musicale beninese, affidata all’inizio a produzioni come Albarika Store, che registrava localmente e mandava all’estero i master tape per la stampa, ebbe un’esplosiane a partire dal 1973, quando nacquero prolifiche etichette locali come la Satel e star del funky beninesecome the Black Santiago e El Rego et son Commanders.

African Scream Contest è, speriamo, solo la prima di una serie di compilation. Confesso che preferisco il funky nigeriano e ghanese delle produzioni targate Soundway, li trovo più originali ed esplosivi. Ma una compilation è il frutto di chi la mette insieme, e forse la mia preferenza dipende soltanto dall’avere gusti differenti rispetto a quelli di Samy.

Scream Contest, come le altre produzioni di Analog Africa, ha comunque il pregio di esplorare territori poco conosciuti riportando alla luce non solo qualche grottesca imitazione di James Brown, ma anche alcune perle dimenticate, come il lungo afrobeat di Tidiane Kone – maliano fondatore di Les Ambassadeurs – accompagnato dall’Orchestre Polyrythmo, ma anche il togolese Napo De Mi Amor et ses Black Devils e, naturalmente, i brani dei Polyrythmo e dei Black Santiago.

African Scream Contest è un disco da acquistare, non solo per la sua musica, ma anche per la sua veste grafica e per il booklet pieno di fotografie e storie curiose. Le recensioni ne parlano in modo entusiastico, e io non ho certo intenzione di scoraggiare l’acquisto di un disco che nasce da una ricerca faticosa e appassionata, soltanto perché non risponde esattamente ai miei gusti. Ascoltatelo sul blog di Analog Africa, se vi piace acquistatelo, e fatemi sapere cosa ne pensate.


Autore: AAVV
Titolo: African Scream Contest – Raw & Psychedelic Afro Sounds from Benin & Togo 70s
Anno: 2008
Label: Analog Africa


Brani:

1. Lokonon André & Les Volcans - Mi kple Dogbekpo
2. Picoby Band D´Abomey - Mi Ma Kpe Dji
3. Gabo Brown & Orchestre Poly-Rythmo - It´s a Vanity
4. El Rego et ses commandos - Se Na Min
5. Napo de Mi Amor Et Ses Black Devil´s - Leki Santchi
6. Orchestre Poly-Rythmo - Gbeti Madjro
7. Roger Damawuzan - Wait For Me
8. Ouinsou Corneille & Black Santiagos - Vinon so Minsou
9. Orchestre Super Jheevs des Paillotes - Ye Nan Lon An
10. Tidiani Kone - Djanfi Magni
11. Discafric Band - Houiou Djin Nan Zon Aklumon
12. Le Super Borgou de Parakou - Congolaise Benin Ye
13. Vincent Ahehehinnou - Ou c´est Lui Ou C´est Moi
14. Les Volcans de la Capital - Oya Ka Jojo

1 commento:

icastico ha detto...

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