16 marzo 2008

Miriam Makeba - The Guinea Years

Miriam MakebaOltre un quarto di secolo prima della nascita del fenomeno della world music, il pubblico euro-americano scoprì la musica dell’Africa grazie a una canzone, che in breve scalò le classifiche prima negli Stati Uniti, poi in Europa. Era l’inizio degli anni ‘60 e il single si chiamava Pata Pata, di una giovane e affascinante cantante sudafricana in esilio il cui nome era Miriam Makeba.

Pata Pata ebbe un discreto successo persino in Italia. Ricordo almeno un paio di compagni di scuola che tirarono fuori quel disco dal mucchio dei vecchi e polverosi LP che erano stati dei loro genitori e, cosa davvero incredibile, quella miscela esplosiva e coinvolgente di salsa e calypso condita da uno splendido coro femminile e da parole esotiche entusiasmava anche noi, adolescenti degli anni ’70. Negli anni successivi, avendo conosciuto qualcosa della sua storia, Miriam Makeba divenne per me – come lo era per molti - una sorta di icona non solo della musica africana, ma soprattutto della lotta per i diritti civili degli oppressi e contro il governo dell’apharteid, affiancandosi ad altri nomi leggendari come Stephen Biko e Nelson Mandela.

copertina patapataMiriam Makeba è nata il 4 marzo 1932 a Johannesburg, da madre sangoma e padre xhsosa, due etnie autoctone della regione. La sua carriera musicale iniziò negli anni ’50 con i Mahattan Brothers, un gruppo vocale maschile guidato da Nathan Dambuza Mdledle che suonava una sorta di spiritual-jazz influenzato dai canti e dai ritmi tradizionale, che in seguito divenne uno dei gruppi più famosi del panorama musicale sudafricano. Poco dopo Makeba fondò il suo proprio gruppo vocale femminile, le Skylarks. Raggiunse la notorietà nel suo paese non solo come cantante a fianco di Hugh Masekela, ma anche come attrice, grazie allo storico musical King Kong, la storia di un pugile che uccide sua moglie in cui Makeba era la protagonista al fianco di Nathan Mdledle, che girò il Sudafrica e l'Inghilterra e fu un successo anche tra i bianchi.

Nel 1959 Makeba recitò nel film Come Back Africa, una storia che ruotava attorno ai misfatti del regime dell’apartheid. Il film fu presentato al festival di Venezia e vinse il premio della critica. A Venezia Makeba divenne una star, non solo per la sua interpretazione, ma perché rilasciò interviste parlando della drammatica situazione del suo paese, fatto questo che non piacque al suo governo, e che gli comportò il ritiro del passaporto. Fu allora che Makeba, aiutata e sostenuta niente meno che da Harry Belafonte, si trasferì negli Stati Uniti, preceduta dalla fama e dall’affetto procuratole da quell’esilio improvviso.

La sua carriera americana procedette di successo in successo. Makeba pubblicò ben 12 dischi con la RCA, tra cui appunto Pata Pata, Click Song e Malaika, vinse il Grammy assieme a Belafonte con An Evening with Belafonte/Makeba e cantò in ogni angolo degli States. Come rifuggiata politica si impegnò anche nella denuncia delle violenze che avvenivano nel suo paese, soprattutto a seguito del massacro di Makeba all'ONUSharpville del 1961, in cui tra i civili uccisi c’erano anche alcuni suoi parenti. Testimoniò tra l’altro al Comitato contro l’Apartheid delle Nazioni Unite, fatto che la fece inserire definitivamente nella lista dei criminali soggetti all’arresto se fosse stata trovata in suolo sudafricano. Nel 1964 sposò il grande trombettista sudafricano Hugh Masekela, anch'egli in esilio, da cui divorziò nel 1966. Nel 1967 si recò per la rima volta in Guinea Conakry, invitata dall’allora presidente Sekou Toure, di cui abbiamo già parlato ampiamente in altri articoli. Toure rimase davvero impressionato non solo dall’artista, ma dalla figura di questa giovane donna che incarnava la forza della lotta contro l’imperialismo in Africa, e la invitò a traferirsi in Guinea a vivere.

Stokely CarmichaelLa sua notorietà sia come attivista politica che come artista era all’apice quando, nel 1968, sposò il leader carismatico delle Black Panther, Stokely Carmichael. Da allora fu inserita, assieme al marito, nelle liste dei sorvegliati speciali dell’FBI, e la sua vita conobbe nuove difficoltà. Apprentemente senza ragione furono annullati tutti i suoi concerti, e la RCA sciolse il contratto discografico che aveva portato alla pubblicazione di molti successi. Quando fu ucciso Martin Luther King, il 4 aprile del 1968, Carmichael fu accusato di aver incitato alla rivolta i neri di Washington, la situazione precipitò e costrinse marito e moglie a trasferirsi precipitosamente in Guinea, rispondendo all’invito di Sekou Toure. Per Miriam Makeba era il secondo esilio.

Toure utilizzò la preparazione politica di Carmichael, il fascino e la fama da star di Makeba e la notoretà di entrambi a supporto del suo governo e dell’ideologia socialista e pan-africanista. Entrambi i coniugi divennero una sorta di ambasciatori speciali, girarono il paese con il presidente e lo accompagnarono in molti incontri ufficiali, comunque convinti che stessero facendo la cosa giusta per il popolo e per l’Africa intera. In Guinea rimasero ben 17 anni, durante i quali Makeba rilasciò 11 single e 2 LP, il primo, Appel a l’Afrique fu registrato dal vivo al Palais du People di Conakry, mentre il secondo, Miriam Makeba & Bongi, fu registrato in studio assieme a sua figlia, Bongi Makeba.

“Mi piaceva la loro cultura, soprattutto mi piaceva il fatto che la gente stava riscoprendo le loro radici attraverso la musica” disse in seguito Makeba. Ciò era dovuto alla forte impostazione ideologica della Guinea di Sekou Toure, che promosse in ogni modo possibile la musica e la cultura tradizionale, finanziando orchestre, ensamble e balletti, e fondando un’etichetta di stato – la Syliphone – che produsse in meno di 20 anni oltre 100 LP e altrettanti single. La qualità e la disponibilità della musica e della danza della Guinea di quegli anni rappresenta una delle vette più alte e meglio documentate nel panorama dell’arte africana.

Sekou Toure assegnò a Miriam Makeba un gruppo di musicisti, il Quintette Guinéenne, formato da giovani artisti di grande talento, provenienti da una delle più famose orchestre nazionali guineiane: Balla et ses Balladins. Erano Sekou "Le Docteur" Diabate alla chitarra, Kemo Kouyate alla chitarra ritmica, Famoro Kouyate al basso, Amadou Thiam e Abdou "Tumbas" Camara alle percussioni. Il quintetto si esibiva anche senza Miriam Makeba, facendosi chiamare Solo Quintette. Un loro brano in questa configurazione è presente nella compilation Discotheque 71.

The Guinea Years pubblicato dalla Stern nel 2001, è una raccolta di 16 brani tratti sia dai single che dai due LP pubblicati dalla Syliphone in quegli anni. I brani sono cantati in francese, inglese, arabo e ben sei linguaggi africani. Alcuni di essi, cantati in malinke, sono tratti dal repertorio dei djeli mandengue, come Djuiginira, versione del classico Keme Burama dedicato al grande imperatore del Wassoulou Samory Toure, o Malouyame, conosciuto localmente anche come Bani, dedicato a Sekou Toure. Altri due brani sono dedicati al Presidente, nello stile dei djeli che narrano le gesta degli uomini importanti, un’usanza particolarmente “sentita” durante l’epoca di Sekou Toure in Guinea. Praticamente tutte le orchestre guineiane, e persino artisti mandengue non guineiani –come Salif Keita nel suo Mandjou – hanno registrato canti di lode in onore del presidente di Guinea.

Alcuni dei brani di The Guinea Years sono straordinari, e la voce di Miriam Makeba è matura, venata di jazz, intensa ed emozionante. Tra le curiosità troviamo una versioni di Forbidden Games, giochi proibiti, e una canzone del compositore algerino Lamine Bechuchi. Alcuni dei brani sono della grande cantante dello Zimbabwe Dorothy Masuka, mentre Lovely Lies appartiene al repertorio dei Mahattan Brothers.

Makeba rimase in Guinea anche dopo il divorzio con Carmichael avvenuto nel 1978, e dopo la morte di Sekou Toure, nel 1984. A partire dalla crisi economica della fine degli anni ’70 e dal declino della Syliphone visse per molti anni in una casa modesta a Dalaba, un remoto villaggio nell’interno, dove oltre a continuare la sua attività musicale si impegnò in progetti legati allo sviluppo e alla sanità. Si trasferì a Bruxelles nel 1985, dopo la morte di sua figlia Bongi. Nel 1987 Paul Simon pubblicò Graceland, con il gruppo vocale zulu Ladysmith Black Mambazo, un evento fondamentale per la nascita della world music. Makeba partecipò alla tournée mondiale di Graceland assieme a Paul Simon. Il suo ritorno trionfale in Sud Africa avvenne nel 1990, su invito di Nelson Mandela, che finalmente era stato liberato. Milioni di persone in tutto il mondo assistettero per televisione alla sua esibizione del 1994, in occasione della elezione democratica di Nelson Mandela a presidente del Sud Africa.

Personalmente ho visto Miriam Makeba in concerto due volte, la prima a Roma nel 1991, assieme a Dizzy Gillespie, la seconda a Siena, alcuni anni fa. In entrambe le occasioni mi sono emozionato, non solo per la sua voce straordinaria e per la sua musica, ma per il modo disinvolto con cui porta in giro il suo carisma, per la sua simpatia e incredibile vitalità.


Autore: Miriam Makeba
Titolo: The Guinea Years
Label: Stern
Anno: 2001

Brani:
1. Teya Teya (single)
2. L'enfant Et La Gazelle (da Miriam Makeba et Bongi)
3. Milele (da Miriam Makeba et Bongi)
4. Amampondo (da Miriam Makeba et Bongi)
5. Toure Barika (single)
6. Lovely Lies (da Miriam Makeba et Bongi)
7. Ifrikia (da Miriam Makeba et Bongi)
8. Maobhe Guinee (single)
9. Jeux Interdits (da Miriam Makeba et Bongi)
10. West Wind Unification
11. Dakhla Yunik (da Miriam Makeba et Bongi)
12. Teya Teya (single)
13. Djuiginira (da Appel a l’Afrique)
14. Malouyame (da Discotheque 73)
15. Kadeya Deya (da Appel a l’Afrique)
16. Sekou Famake (da Appel a l’Afrique)

3 commenti:

jazzfromitaly ha detto...

Grande post GM,
e meritata dedica ad una bellissima, regale, donna africana ed artista fondamentale della musica del '900.

Dei suoi esordi posso ricordare la sua voce in prestito ai Buban Brothers ('52) e,
del suo palese impegno nella lotta per l'Africa libera,
uno stralcio del discorso
(da My Story, New American Library - 1987)
che fece alle Nazioni Unite ('63) e che le varrà il divieto di soggiorno in Sudafrica,
nella sua terra:
"...faccio appello alle Nazioni Unite perchè usino la loro influenza per aprire le porte delle prigioni e dei campi di concentramento in Sudafrica, dove migliaia di esponenti del mio popolo, uomini, donne e bambini sono attualmente detenuti..."

Poi l'amicizia con Nina Simone
ed il suo impegno nella stessa lotta per i diritti dei neri americani
"...vivo in un nuovo paese ma ritrovo lo stesso razzismo.
In Sudafrica si chiama apartheid. Qui, nel Sud degli USA, lo chiamate Jim Crow..."

Ora devo assolutamente procurarmi The Guinea Years, per colmare la mia ignoranza nei confronti della sua musica.

Insomma,
una grande che, attraverso la sua storia, mi ha fatto scoprire l'importanza della figura di Harry Belafonte, da me sottovalutata.

Grande post GM.

P.S.
anche mia madre aveva una versione in 45rpm di Pata Pata, of course.

Anonimo ha detto...

quanto ho ballato con il pata pata... Volevo dirti che ho acquistato Nigeria Special e mi è piaciuto molto, l'ascolto spesso. Davvero un buon consiglio! Grazie, Egeria

Anonimo ha detto...

...l'ultima volta che l'ho ascoltata è stato a Roma in Villa celimontana...luglio 2002, direi il 25 luglio...bel concerto

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